fosse oggi) alle puledre puro sangue. E' difficile domarle, esclamava,
e si finisce col restare domati nel fossato. Quel caro vecchio,
soggiungeva, che le donne sono le Imperatrici di tutto l'orbe, e
quando non ottengono colla forza, lo ottengono colla malizia. Dunque
le donne non sarebbero il sesso debole, come dicono i naturalisti
cerimoniosi, ma sibbene il sesso forte.
_Don Barnaba_--Lei, via, se ne intende un po' troppo della materia.
Tanto giovane ed anche Reverendo, dovrebbe, per riserbo, tacere
intorno ad argomenti che non sono del suo ministero!
_Abatino_--Piano, piano, io, _relata refero_, e non parlo perchè me ne
intenda. Giacchè si era in discorso, e stante la loro discrezione, o
signori io narrai le cose de' miei vecchi, scordando un istante il mio
carattere. Ma chi siamo noi che non possiamo interloquire su certi
argomenti siccome fa tutto il mondo?
_Balena_--Bravo Abatino. Lei mi piace, è sincero, e dice benissimo,
rammentandosi forse del contegno della sua Perpetua, emigrata in causa
della rispettiva incompatibilità di carattere.
_Abatino_--Sempre caustico il signor Balena.
_Don Barnaba_--Lei dovrebbe chiamarsi fortunato, perchè fra pochi
giorni andrà parroco nel migliore dei nostri paeselli di montagna.
Fortunato, fortunato, sì davvero.... mentre avrebbe potuto incorrere
anche.... basta così.
_Balena_--Anch'io, per esempio, ricordo di avere avuto al servizio un
Fattore, disgraziato colla moglie, di cui era geloso. Battibecchi seri
ad ogni momento. Lui sgridava, ella graffiavalo. Egli la cacciava di
casa, ella poco dopo rientrava dalla porta dell'orto. Un giorno la
chiuse sul granaio, ed essa fuggì pei tetti. In somma, una moglie,
come il faut. Ed ora che me ne risovvengo quella donna, aveva un altro
difetto, per es. quando voleva una cosa, diceva no, quando non la
voleva diceva si.
_Donna Tullia_--Perdonino se interloquisco anch'io, mentre non lo
dovrei essendo loro ben poco gentili con noi donne ma Don Barnaba da
un certo lato credo abbia ragione quando parla del defunto Signore. Il
compianto Alfredo, a cui auguro il Paradiso, o per lo meno il
Purgatorio, avrebbe voluto che due amanti, faccessero all'amore a
guisa dei gatti sui tetti, con grave disturbo del vicinato. Egli
faceva talvolta l'apologia degli amori dell'antichità. Secondo lui,
anche Didone, Messalina, Semiramide, Cleopatra, e compagnia bella,
erano state donne ammodo, ed in ogni caso, compatibili in forza dei
costumi dell'epoca remota, e del clima; ma vi pare? Egli non sapeva
tollerare i sensali di matrimonio, necessari sempre e vieppiù se
appartengono ai famigliari. Egli voleva l'amore spontaneo, eccelso,
l'amore prodotto dalla corrente elettrica, simpatica, senza ambizione
od interesse, senza troppa ingerenza dei congiunti. Odiava i
_matrimoni-contratto_. Da qui il torto marcio della buon'anima del fu
Sig. Alfredo. Conviene uniformarsi ai tempi! Che ne dici mio Galeno?
(Donna Tullia era navigatissima).
_Brichetti Galeno_ il vice-speziale--Sicuramente, a fare siccome i
gatti, si potria cadere dal tetto e rompersi l'osso sacro.
Quanto ai Figari, è un mestiere come un altro, talvolta è utile,
talvolta frutta bastonate, chi lo fa per ricompensa, chi lo fa _ad
honorem_.
_Balena_--Bravissimo Bricchetti, anzi Sig. Bricchetti io non la
giudicava di tanta esperienza in materia.
_Bricchetti_--Udite questa, che è caratteristica. Il defunto Alfredo,
discorrendo con me in argomento, faceva dell'amore tre categorie, e mi
pare, avessero la desinenza in _oso_. Sicuro ora mi rammento
appuntino. L'amore pomposo, l'amore lucroso, l'amore ritroso.
_Balena_--Benissimo, l'amore per ambizione, l'amore per avarizia e
l'amore pudico. Quest'ultimo, lo si ritiene il più santo e durevole,
perocchè a forza di stentare nel manifestarlo, non finisce più.
_Don Barnaba_--Così, quella egregia creatura del fu Sig. Alfredo,
colla sua pittura e colla sua poesia, è morto, non vorrei, quale un
ateo. Fu con molti larghissimo, non mancò di filantropia, ma nel suo
testamento olografo, _quindi poco sicuro_ (?) mi fece delle
restrizioni affatto superflue, riguardo al mio oratorio, che
assolutamente egli lo volea maschile appena.
Comprendo che io non gli ero troppo simpatico, nè saprei il perchè,
mentre qui l'abatino, futuro Parroco, l'aveva in cuore, tanto è vero
che legò mille lire alla ex sua governante. Ma Dio l'abbia ugualmente
nella sua infinita gloria. E dopo una breve pausa, Don Barnaba, il
quale si sentiva probabilmente nel gozzo qualche rimasuglio
ripigliava:
--Il Sig. Alfredo in vita sua, era, inoltre assolutamente un'immenso
eccentrico!.... Udite.... Trovandomi, io negli ultimi giorni di sua
esistenza, in buona relazione con lui, arrischiai proporgli un piccolo
Triduo.....
_Balena_.--O dentro, o fuori, ma in fretta.
_Don Barnaba_--....onde ottenesse più facilmente la la sua guarigione,
e naturalmente aggiunsi che era costume di suonare le campane a
distesa. Non lo avessi mai fatto! che, egli, inquieto, mi pregò di
rinunziare al progetto, non tanto pel Triduo, sul quale era
indifferente, ma pel suono delle campane, le quali egli, diceva,
rompono il timpano, ed io amo la musica gentile, quella dell'arpa a
mo' d'esempio. Lasciatemi quieto, soggiungeva, almeno in questi ultimi
istanti.
Io lo consigliai di altre belle cose, ma lui dichiarò che vi era più
tempo che vita. Finirò col dirvi che riportai sempre impressione
sinistra a di lui riguardo, ogni qual volta il fu Sig. Alfredo,
discorrendo, usava un linguaggio ironico, caustico, quantunque lo
colorisse di umorismo. Pareva sempre che colui avesse del fiele da
sputare, ed io non ne indovinava la cagione.
A questo punto Balena, che da mezz'ora tratteneva a stento il fiato,
dandosi qualche legger pugno sul ventre, scoppiò gridando a tutto
polmone: E' una malignità, una calunnia!!... Sarà stato uno de' suoi
soliti miti lamenti, specialmente negli ultimi giorni di sua vita. Un
sistema innocuo, consentito dalle sue sventure, antiche e recenti.
Sarà stata la naturale reazione degli individui sinceri, di cuore,
d'ingegno, per vedersi maltrattati più d'una volta ed in diverse
tristi maniere, dal destino. Anche Gesù morendo, si lagnò di essere
abbandonato dal suo Divin Padre.
Il disgraziato Alfredo, intanto, non ha recato danno ad alcuno. Ha
fatto del bene; nè del suo oro fece cattivo uso. La sua vendetta fu
quella soltanto di obliare.
Quasi un'ingenuo, non seppe piegarsi alla odierna «_inferma etade_»¹.
Ha tentato di correggere l'altrui mala fede, ma indarno. Così, con
quella sua non comune franchezza, si è creati nemici ed ingrati, e
sopratutto invidiosi. E voi Don Barnaba, non ricordate, si vede
benissimo, delle due bisaccie di Socrate. In quella davanti noi
teniamo i difetti altrui, in quella di dietro, i nostri, e Balena
eccitato continuò:
¹ Ferrari--La _Satira_ e _Parini_.
Alla fin fine io credo che il fu Blandis, ad onta dei suoi difetti,
fosse un uomo giusto, siccome il Cristo che egli spesso additava agli
amici. Ed è inoltre probabile che egli conoscesse, in vita, parecchi
de' proprii difetti. _Nosce te ipsum_, dei quali talvolta, in società,
non faceva mistero! . . . Che ne dite caro Don Barnaba?
Allora, stupito finalmente, il buon Reverendo, per la inaspettata
dottrina dell'incolto agricoltore Balena, chiuse la sua valvola della
maldicenza, e si turò il naso con mezz'oncia di Caradà grosso.
Tutti quei conferenzieri escirono una buona volta dalla farmacia,
permettendo così ai beati coniugi Brichetti una più attenta confezione
delle polveri del Dower, efficaci tanto agli uomini che alle bestie.
Se non chè, il gruppo di operai in vacanza, come sopra, avendo tutto
ascoltato, si permise di fischiare sonoramente il già mortificato Don
Gomma elastica.
E il povero Alfredo che non è più fra i vivi? Tutti, meno Balena,
contro di lui, anche dopo morto, mentre è di prammatica, che ogni
defunto, sia stato invariabilmente ricolmo di tutte le virtù.
I MARTELLIANI di Paolo Ferrari
La SATIRA e PARINI--_Commedia_.
. . . . . . . . . . . . . . La Satira cos'è
E' un istinto invincibile ch'ogni coscienza invade
D'aborrimento ai guasti usi d'inferma etade,
Se questo istinto è in alma cui la virtù non frena,
Che affetta essa pur sia dalla comun cancrena,
Ecco la turpe satira, verme vil che si pasce
D'altri vermi, e dilata la cancrena ond'ei nasce:
Se invece è in alma nobile, ecco allora l'urbana
Satira, eroico caustico, che abbrucia ma risana
Quello d'invidia e d'ozio nacque, prole bastarda,
Quanto l'ozio e l'invidia neghittosa e codarda:
Questa operosa e ardita in lealtà somiglia
La virtude e lo studio, ond'ella è ingenua figlia;
Come i bastardi quella nome non porta, e come
D'un delatore il figlio, nasconde il proprio nome;
Secura e altera questa; sprezza le insidie e l'onte,
Chè d'un padre onorato mostrar può il nome in fronte;
L'una è sempre l'infido pugnal del traditore,
Cade, e del suo padrone divien l'accusatore;
L'altra è spada impugnata in legittima gara,
Che altrui porta i suoi colpi e i colpi altrui ripara:
Quella nessun corregge, perchè offende sol uno;
Questa ammaestra tutti perchè non guarda alcuno:
Là fu tema il vizioso, qui la virtude è il tema;
Là morirà un libello, qui resterà un poema!
PARTE TERZA
CAPITOLO XI.
Muore malamente eziandio il nostro buon amico Balena.
Sventurato, siccome molti altri in questo mondaccio, e senza gravi
colpe, fatta astrazione della sua lingua mordace, talora equanime e
talora piacevole.
Figuratevi che a sessantatre anni (non è poi un secolo) e provvisto di
ben di Dio, ha dovuto soccombere in fretta, per causa unica del suo
ventre troppo conico. Egli fece una solenne ribaltata, nell'andare ad
un vicino pranzo di sposi, suoi parenti.... N'ebbe contuse
orribilmente le interiora per aver battuto il suo globo contro una
colonnetta di granito, detta paracarro, sulla strada provinciale che
mena ad una vicina nota città. Ne conseguì la subitanea commozione
intestinale, con effetto di incoercibile dissenteria, le quali lo
tradussero in ventiquattro ore alla cassa da morto. Peccato, giacchè
egli era stato un eccellente compagnone, ed aveva anche del cuore in
proporzione. Tutto il paese ne fu dolente, compresi gli osti e la sua
Perpetua, essendo esso impenitente celibatario.
E per quanto riflette a' suoi fidanzati nipotini, dessi hanno dovuto
rinviare la cerimonia nuziale tanto agognata, a tre giorni dopo causa
il lutto. Il sabbato andarono al funerale dell'amato zio, ed alla sera
del martedì salivano in treno per il viaggio di nozze, ricordando
tuttavia le di lui buone qualità!!! Ma la matura sua governante poi,
ne rimase assolutamente inconsolata, perchè un caro padrone simile,
diceva piangendo, ce ne vorrà del tempo, prima di trovarne un altro,
fosse pure senza pancia.
Il fu Balena era stato uomo di molto senno pratico ed aveva saputo
farsi amare in vita, sebbene non si lasciasse troppo governare dalle
governanti, per le quali i maturi celibi, in massima si inteneriscono
facilmente. Requie eterna dunque all'anima sua pacifica, ed una ben
solida poltrona a bracciuoli pel corpo, nel Limbo dei Santi Vergini
voluminosi...
Potria darsi che Donna Tullia, col suo Brichetti Galeno, abbia
pensato, derivasse probabilmente la cattiva morte di Balena, dall'aver
voluto egli difendere Alfredo, l'uomo fatale, contro le accuse di Don
Barnaba post mortem.
Ora per norma dei lettori di bontà incommensurabile noi avvertiremo,
che i trapassati a miglior vita, durante la breve confezione del
nostro Libro, furono appena sette compreso Lord, individuo di quattro
gambe, non trascurabile.
FINE.
INDICE
PROEMIO Pag. 5
PARTE PRIMA
CAPITOLO I.--I Ladri della pace » 7
» II.--Le solite monomanie di persecuzione e di grandezza » 12
» III.--La lettera di Alfredo » 16
» IV.--Una conversazione alla moda » 21
» V.--Un disguido costato meno caro di quanto poteva » 21
» VI.--La parola è d'argento, il silenzio è d'oro,
(antico proverbio arabo) » 27
» VII.--Nulla die sine linea (non un giorno senza
un disgusto) » 30
» VIII.--Il veglione » 39
» IX.--Sourtout pas trop de zéle » 48
» X.--Non tutti i mali vengono per nuocere » 52
» XI.--Idillj di montagna » 64
» XII.--L'aria fine è un farmaco potente » 76
» XIII.--Una quarta parte monomaniaci » 78
» XIV.--La Chiesuola dell'Alpe » 81
PARTE SECONDA
CAPITOLO I.--Il ritorno di Alfredo » 87
» II.--Talune influenze sono spesse volte dannose » 93
» III.--Lo studio di pittura » 95
» IV.--Beneficenza delicata di una ex artista di canto » 103
» V.--Violetta non và più monaca, ma si marita » 106
» VI.--Il sogno di Elisa Blandis realizzato » 109
» VII.--La lettera del cugino in secondo grado » 112
» VIII.--Sempre la iettatura » 117
PARTE TERZA
CAPITOLO I.--Troppa ricchezza, poca sicurezza » 119
» II.--Visita inattesa in Teatro alla Capitale » 125
» III.--Uno zigaro ha costato 3250 lire » 137
» IV.--Disastro in mare » 139
» V.--Non impedir lo suo fatale andare (Dante
Inferno Canto V.) » 144
» VI.--I sogni della notte sono imagini del dì guaste
e corrotte (cioè false e confuse) » 147
» VII.--Come tutto va a finire in questa valle del pianto » 154
» VIII.--Il vuoto dell'anima » 157
» IX.--Chi ha vissuto col cuore, perisce pel cuore » 161
» X. Altri ladri della pace, anche dopo morte » 171
» XI.--Muore malamente, eziandio, il nostro buon
amico Balena » 180
ERRATA CORRIGE
PARTE PRIMA
Alla pag. 6 del Proemio linea 7, invece di _abbiamo_ leggasi _abbiano_.
» 7 linea 21 sopprimere il ; fra le parole nullatenente celibe.
» 12 linea 13 invece di _persecuzioni_ leggasi _persecuzione_.
» 14 linea 27 invece di _medesimo_ leggasi _medesmo_.
» 16 linea 13 invece di _aria_ leggasi _arpa_.
» 19 linea 3 invece di _malanimo_ leggasi _mal'animo_.
» 20 linea 22 invece di _veniva limitata_ leggasi _venivano limitate_
» 20 linea 25 invece di _fra la quiete, l'apatia_ leggasi _della
quiete, dell'apatia_.
» 28 linea 4 invece di _misi_ leggasi _nisi_.
» 32 linea 5 invece di _proventi_ leggasi _viventi_ ed invece di
_anche_ leggasi _avrete_.
» 32 linea 33 invece di _ammirava_ leggasi _avveniva_.
» 53 linea 11 invece di _elopuente_ leggasi _eloquente_.
» 63 linea 8 invece di _Siriana_, leggasi _Stiriana_.
» 64 linea 9 invece di _Müller_ leggasi _Myller_.
» 66 linea 6 invece di _spesso e da solo_ leggasi _spesso de solo_.
» 67 linea 22 invece di _istromento_ leggasi _istrumento_.
» 72 linee 22 e 23 invece di _e quando ha mangiato_ leggasi
_e dopo il pasto_
PARTE TERZA
» 123 linea 25 invece di _dimenticò_ leggasi _dimentico!_
» 124 linea 13 invece di _trepitanti_ leggasi _trepidanti_.
» 124 linea 25 invece di _tengon_ leggasi _tengono_.
» 124 linea 26 invece di _salame_ leggasi _salami_.
» 131 linea 20 invece di Costantinapoli leggasi Costantinopoli.
» 131 linea 21 invece di _Psichiatra_ leggasi _Psichiatria_.
» 138 linea 16 invece di _torpando_ leggasi _tarpando_.
» 160 linea 14 invece di _non delle_ leggasi _e non dalle_.
» 160 linea 16 si deve sopprimere il secondo con.
» 167 linea 6 invece di _qui mali pense_ leggasi _qui mal i pense_.
» 174 linea 26 invece di _quando_ leggasi _quanto_.
» 176 linea 16 invece di _ricompenso_ leggasi _ricompensa_.
N.B. -- Ogni qualvolta si troverà nel libro il nome di _Arringa_ si
intenda scritto con una sola _erre_.
NOTA DEL TRASCRITTORE: queste correzioni sono state applicate al
testo, ed inoltre sono stati corretti i seguenti refusi:
p. 34 in ritratti e paesaggi, e ritorma a convivere
p. 40 Una folla di di allegri giovinotti
p. 43 Ma che centra Violetta, ma che c'entra
p. 43 Sovvienti spessso della storica antica risposta;
p. 70 alla mia carisssima e buona maestra
p. 94 Dunqe prudenza, e tempo e libertà d'azione.
p. 97 anche una Teodora in vida sorella
p. 104 io non aveva ancora ventincinque anni
p. 162 la sua Signora e mi abbia con tutta stimn
p. 169 poter appartenere anchio a quel numero
p. 179 n. Questa operosa e ardita in lealtà somiglio