Elisa, ricuperata in brevissimo termine, la salute, come si è scritto

nel precedente Capitolo, parte seconda, era diventata ancor più

allegra di prima. La salute è la cosa più preziosa che vi sia al

mondo, perchè indispensabile alla vita e la vita piace a tutti,

compresi coloro, che fanno continue preci onde guadagnare il Paradiso,

il quale non è, credesi, in questo mondo. Elisa cantava male, non

aveva orecchio musicale, ma voleva canticchiare sempre, rovinando le

orecchie del prossimo, in argomento più dilicato. In quei giorni essa

aveva improvvisata un arietta, consimile a quella di Cirillo, ma

diversa nelle parole. Ad onta che fosse distratta dal palpeggiamento

delle pietre preziose, essa comprese, pare, certe frasi della lettera

del cugino d'America, per cui cantava:

«A quel che par, a giudicar

Altri milioni denno arrivar»

e così la pensava anche Maddalena, quantunque appartenesse alla

categoria degli aspiranti a quell'altra miglior vita. Del resto Elisa,

aveva tutte le ragioni per essere la più lieta, perchè era la più

giovane. Quanto ad Alfredo siamo alle solite. Si direbbe che il di lui

cugino in secondo grado, gli avesse mandate quindici bastonate sulla

groppa. Egli, cominciava già a pensare nel suo infelice interno,

siccome Violetta sapendolo straricco, si allontanasse piuttosto che

accostarsi. Pensava di regalarle il violoncello, ma che potea farne

essa? L'avrebbe donato all'Enrichetto od al Droghiere forse, che

probabilmente non sapevano suonarlo! Insomma un mondo di dispiaceri,

in luogo dei piaceri, che quell'essere incompreso potea procurarsi.

Anche Lord, l'enfant gatè di casa Blandis, annoiato di non andare più,

da sì lungo tempo, a scovare la lepre, di cui talvolta ne mangiava un

terzo, minacciava di ammalarsi per quella vita sedentaria. A lui non

piacevano affatto le Columbie e le pietre preziose: _projicere

margheritas ante porcos_. Un bel giorno pertanto, decise di andare

solo all'aperto e lo fece, stando disertore per una buona settimana.

Povera bestia, avrà voluto cercare anche lui, pel mondo avaro, qualche

avventura canina.

I tre fratelli desolati per la scomparsa di Lord andavano cercandolo

per ogni canto di quei dintorni, spendendo denaro e promettendo grosse

mancie a chiunque lo riconducesse. Quello che più impensieriva

Maddalena ed Elisa, per l'assenza di Lord, era lo stare la notte senza

alcuna guardia, più necessaria ora che prima, causa il tesoro da

custodire, perchè non ancora impiegato o venduto. Lord, siccome tutti

i cani in pluralità, aveva finissimo l'udito, latrando dì e notte al

minimo insolito rumore, e specialmente ad un passo forestiero. Saria

stato capace anche di assalire chiunque, non noto, avesse voluto

entrare di notte nella casa dei suoi padroni. Fatalità, esclamavano

quelle due buone fanciulle, assentarsi Lord appunto in questi momenti

di maggior pericolo!!.....

Alfredo pure deplorava l'incidente, quantunque possedesse due fucili a

doppia canna, e bastante coraggio, in caso della necessaria difesa, di

usarne. Ma non si sa mai, pensava, auri sacra fames, e l'occasione

talvolta fa l'uomo ladro. La pubblica forza, era in numero

insufficiente per certi grossi casi, ed inoltre lontano da casa

Blandis quasi un chilometro. Telefono non v'era, ed Alfredo non aveva

peranco pensato a quel nuovo portato della scienza acustica. Ed

infine, da quell'originale di prima forza, che egli era, aveva

antipatico il far conoscere agli altri, le sue apprensioni. Care

sorelle egli dicea, Lord, a quanto sembra, o non ritornerà più, perchè

l'avranno ucciso mentre rubava i suoi soliti salami, o ritornerà ben

tardi. Dovremo quindi vegliare qualche notte ancora, infino a che io

possa collocare sicuramente, queste benedette ricchezze, che già mi

pesano sul petto, siccome palle di cannone.

Il danaro talvolta è morte, ripetea spesso quella buon anima di nostro

padre, e quando io ero piccino, mi narrava sovente di alcuni brutti

fatti accaduti in proposito. Intanto, energia signorine, aiutatemi a

portare in cantina tutta questa roba, meno le Banconote che nasconderò

nel mio studiolo di pittura al pian terreno. La cantina è sotterranea,

a volto, con muri massicci e cancello sicuro. Lasciamo però calare la

notte affinchè nessuno dei vicini possa fare il curioso. Comprendo che

la voce dello spettacoloso avvenimento sarà già diffusa per ogni

dintorno. In certi affari parlano anche i muri, ma poco importa. Ora

ci vuole occhio ed orecchio fine, mente pronta ed acuta, non che una

discreta dose di ardimento. Ora carichiamo le armi, non si sa mai, e

beviamo tutti del caffè denso onde stare svegli. Le due sorelle a tali

discorsi e preparativi, sentivano già in corpo una maledetta paura, e

quasi quasi maledivano anch'esse alla improvvisa fortuna. Ciascuna

perciò recitava, in silenzio, delle giaculatorie. Elisa si provò a

suggerire la chiamata di alcuni vicini, per guardia e sicurezza, ma

Alfredo scartò quel progetto siccome pericoloso, perchè potea

divulgarsi il segreto del nascondiglio, cosa tuttavia ignota al

pubblico.«Fidarsi è bene e non fidarsi è meglio». A notte avanzata,

tutti tre i fratelli, con mille precauzioni e non senza sudore,

trasportarono dal salotto in cantina, il sacro peso, nascondendolo

sotto un mucchio di sabbia, da gran tempo ivi esistente fra rottami di

mattoni e calce. Quella tribolata fraterna dovette farvi tredici

viaggi (il numero favorito di nessuno, eccettuato Alfredo). Chiusero

la cantina a doppia chiave, e risalite le scale, disposti a vegliare

stando in cucina (primo ambiente vicino alle medesime), taciturni

avevano in cuore diverso pensiero. Alfredo pensava sempre alla sua

ingrata Violetta, ed auguravasi press'apoco, che in quella notte

venissero i malandrini a sgozzarlo, così dicea, guarirò del mio amore.

Le due sorelle invece confidavano sempre nella Provvidenza, offrendole

qualche Gloria patri, ma scattando in piedi improvvisamente, al più

lieve rumore, prodotto da qualche gatto sui tetti, o da qualche topo

sul granaio. Maddalena si fece coraggio, andando nella sua camera in

punta di piedi, ad accendere il solito lumicino d'innanzi alla Vergine

dei sette dolori, ma nell'andarvi si volgeva sempre indietro,

sembrandole di avere i ladri alle calcagna. Alfredo fumava nella pipa,

che ad ogni momento spegnevasi con suo grande dispetto. Eravamo

d'estate, ma quella notte, non finiva mai. La timida Elisa, immobile

sul suo scanno, si limitava a far conca colle mani dietro le orecchie,

onde udire meglio qualsiasi rumore. Le due dopo mezzanotte scoccano

intanto all'orologio del paese. Un'ora e mezza ancora, e poi l'alba

farà cessare la loro agitazione febbrile......

A questo punto, il martello della porta di strada, manda un legger

suono, tutti tre tendono l'orecchio, sembrò che alcuno facesse

l'esperimento o di aprire con grimaldello la porta, o di assicurarsi

se casa Blandis vegliasse. I fratelli si guardano in volto senza

profferir verbo. Le donne tremano, sentono il freddo correr loro nelle

spalle e sul viso. Dopo un istante una chiave gira nella toppa, ma

inutilmente causa il catenaccio interno, poi un lieve fischio, poi un

rumore insolito, siccome di sfregamento di piedi lungo la cappa del

camino, indi tosto un colpo di pistola, ed il guaito contemporaneo di

un cane, di voce nota. Dio, Dio, esclama Alfredo, il mio Lord

certamente ferito. Le due donne cadono in ginocchio. Ma Alfredo non sa

resistere, vuol andare in aiuto del suo fido amico, e col fucile al

pronti, corre alla porta, l'apre e spara un colpo a sorte verso la

piazza dal basso in alto. Intanto veloce siccome il lampo, entra Lord,

sanguinante da una gamba, ma non per questo cessa dalle immense

cerimonie verso il suo padrone.

Alfredo contraccambia con carezze..... in quel mentre si vede

circondato da tre mascherati, con coltelli in pugno, che gli intimano

il silenzio coll'indice sulla bocca. La sorpresa fu tale, che Alfredo

rimase paralizzato, nè ebbe il tempo di spiccare un salto

all'indietro, e sparare un secondo colpo in direzione più efficace.

Quei signori eransi celati senza dubbio dietro i pilastri del

cancello, mentre Alfredo, esciva a cercare Lord. La fiamma del suo

fucile non bastò a scoprirli, perchè erano fra l'ombre, ed intanto che

Alfredo, dimentico! di chiudere tosto la porta, accarezzava il cane,

essi, siccome scoiattoli, entrarono e lo presero in mezzo.

Illustrissimo, noi siamo buona gente, disse a voce bassissima, uno dei

tre, ma la Giustizia ci insegue, abbiamo bisogno del suo aiuto, per

poter salvarsi all'estero. Basteranno, per ora trecento Columbie, che

fanno cento a testa.

Non si muova, non gridi, che allora saremo sempre buoni amici. Ed

Alfredo--Vi raccomando di non salire, che le mie sorelle morrebbero di

paura, Venite con me qui abbasso e sarete contenti. Non ho più

Columbie, ma qualche banconota, e farà lo stesso, (coi ladri si fè

lecito mentire). Entrarono tutti quattro nello studio, ed alla sua

volta Alfredo, spianando il fucile, disse, nessuno di voi si avanzi.

Egli colla mano sinistra aprì il cassetto, del tavolo dei colori, e

trasse tre carte.... eccole, sono trentamila lire, e se tacerete voi,

tacerò anch'io. Andate. Essi partirono, volgendosi però indietro (per

ragione forse della pelle) ed Alfredo rinchiuse a catenaccio la porta.

Tutto questo affare fu compiuto in meno di 15 minuti.

Ma che hai fatto mai in tutto questo tempo? disse Elisa al fratello,

non appena egli rientrò in cucina collo schioppo in mano. Noi siamo

qui trepidanti da un quarto d'ora! Guarda qua il nostro Lord, che fa

sangue da una gamba, sembra però cosa leggera, e tu dove sei stato?

Che è accaduto? parla.... Oh! nulla nulla, rispose Alfredo. Quando

vidi Lord salire le scale, rinchiusi la porta ed entrai nello studio

onde assicurarmi sul nascondiglio dei valori in carta, e quanto alla

ferita del cane si vede che un qualunque viaggiatore pedestre nel

timore di essere morsicato, gli sparò una revolverata. Tutti in

giornata hanno rivoltelle, perchè costan pochissimo, e perchè tengon

in tasca poco spazio. Quanto al divieto di portarle, senza speciale

permesso, è precisamente siccome dire al nostro Lord di non mangiar

salami. Le sorelle, riavutesi alquanto dallo spavento toccato in quei

venti minuti di allarme, minuti che a loro parvero un mese, andarono a

letto, ringraziando Iddio di averla passata liscia, senza spendere un

soldo! Cose di questo mondo. Ciò che si vede e ciò che non si vede. La

storia contemporanea è spesso falsa.

Care le mie fanciulle, a suo tempo saprete il vero Stanotte per voi

era troppo presto.........

Alfredo aspettò il giorno, che sorse in breve. Decise intanto di non

denunziare il fatto, tanto per non derogare dalla sua abitudine.

Comincierei troppo presto, pensò, per la miseria di trentamila lire.

Verrà di peggio in seguito, miei cari, e se qualche Banca depositaria

fallirà, allora saranno dippiù. Sono del resto impressionato, perocchè

mi sembra di aver riconosciuta la voce del malandrino che mi chiese le

300 Columbie. Sbaglierò, ma potrebbe essere il Tizio che mi ha

pedinato sulle Alpi!.... oh! almeno Violetta sapesse di questa mia

nuova sventura... (volevamo ben dire noi! sempre la stessa novità.)

PARTE TERZA

CAPITOLO II.

Visita inattesa in Teatro, alla Capitale.

L'avvenimento della notte qui retro descritto, decise la famiglia

Blandis a mutare temporaneamente residenza. Si progettò dunque di

passare la maggior parte dell'anno a Roma, ad eccezione di due mesi

d'estate e di due all'autunno, nei quali sarebbe ritornata alla

vecchia casina villereccia. Non appena installati alla Capitale, i tre

fratelli, ricevettero dall'ufficio postale del luogo prima da loro

abitato, due ritratti in fotografia, uno antico fatto a New-York, ed

era del cugino milionario da noi conosciuto, l'altro recente, fatto

con maestria a Vienna, ed era dell'amica Zaira, altra nostra

conoscente.

Alfredo aveva abbandonato con angoscia i luoghi delle sue più care

aspirazioni e perciò si trovava a disagio nella nuova dimora. E come

fare altrimenti? L'affetto alle sorelle, dominate dopo la famosa

notte, da incurabile paura, lo esigeva, Sono le abnegazioni solite che

esigono il dovere ed il cuore. Altra delle cause della nuova noja di

Alfredo, era inoltre, l'arrivo in tutti i giorni di molte lettere da

ogni parte d'Italia e dall'estero, spesse volte poi da persone a lui

ignote. Una sera ne ha dovuto leggere cinquantotto, il numero della

morte, secondo la Cabala del lotto. Un mondo di esibizioni da

commercianti in genere, e di progetti di industriali per imprese in

grande, quando fossero incoraggiate dai Capitali Blandis, ma di questo

con maggior diffusione, diremo in appresso.

Una sera del principio del mese di Settembre 18... rappresentandosi da

bravi artisti al Teatro Costanzi la _Traviata_, Alfredo, tanto per

distrarsi un poco, andò colle sorelle all'Opera noleggiando un buon

palchetto, in seconda fila, sinistra N. 13. Ma appena seduti in palco,

Elisa, la più vivace e curiosa, scòrse nelle sedie chiuse due persone

a lei note, che indicò tosto ai fratelli. Alfredo, a momento

opportuno, fe' loro segno di salire al palco, sebbene per quei due

personaggi non fosse troppo tenero, ma lo fece nella brama di avere

per loro mezzo, anche accidentalmente, notizie sulle località

abbandonate. Dopo pochi minuti, fra un intermezzo entrano in palco

quei due campagnoli, i quali salutando i fratelli enfaticamente,

presentarono ad Alfredo, un terzo loro amico, che rispettoso restava

sul limitare. Quanta voglia avevamo, cominciò il Sig. Balena, di

rivedere quel caro Don Alfredo (scusi, ma io non sono ancora Don,

interruppe Alfredo). Fa lo stesso, gridò ridendo Balena. Questi

soggiunse poi, è il Sig. Bricchetti Galeno, vice speziale, nostra

vecchia conoscenza, già marito, come saprà, di donna Tullia, e questo

il nostro amabilissimo Sig. Gaudenzio Esperti, commerciante in

coloniali, marito recentissimo della gentile Signora Violetta

Giacinto, in corso tuttora di luna di miele... Alfredo scolorì

alquanto, ma tosto dominandosi, in modo da sembrare indifferente,

strinse la mano a tutti e li pregò a sedere. Egli anzi, pel primo,

introdusse il discorso, sulle novità dei paesi a loro comuni. Niente

niente di importante, mio signor Don, anzi no, scusi, semplicemente

Alfredo, disse correggendosi Balena, siamo venuti tutti tre alla

Capitale, e per diporto e per gli affari agricoli e di commercio. Ci

siamo fermati due giorni a Firenze, ed abbiamo potuto vedere, nella

Galleria degli Uffici il suo splendido quadro. Credo il _Convento del

Parlatorio_, o meglio, il _Parlatorio del Convento_.

Io poco mi intendo di Pittura, ma ho sentito dire da altri visitatori

che è un quadro stupendo.--Gliene faccio quindi le mie più sincere

congratulazioni.--(Alfredo intanto ordinava all'inserviente dei

palchi, tre bottiglie di Bordeaux, da servirsi nel camerino adiacente)

Veramente non spetterebbe a me, disse sommessamente Alfredo; ma

confesso che anch'io fui soddisfatto di quel mio lavoro, perchè vi

trasfusi tutta l'anima mia, anzi vi ho fatto appendere il cartellino:

_Venduto_, perchè non amava che alcuno lo comperasse, vorrei

conservarlo io, infine a che, a suo tempo, possa donarlo a persona di

mia vecchia conoscenza (e qui senza volerlo ei rivolse lo sguardo al

Sig. Esperti). Intanto Maddalena ed Elisa che non avevano ancora

veduti spettacoli teatrali di città, non distraevano occhio e orecchio

dal palcoscenico dove in quella sera si ripetevano i nomi di Alfredo e

Violetta. E come si trova il Sig. Esperti laggiù, continuò Alfredo.

Eh!... così, così, rispose il Sig. Gaudenzio. Si vivacchia, e qualche

volta del resto, nei paesucci bisogna annoiarsi, perchè non vi ho

ancora trovata una compagnia a modo mio per passare la sera, facendo

quattro chiacchere col bicchiere in mano.

Taccia lei, sclamò Balena, che è tuttora nella luna di miele, e che io

per solito, la chiamo di latte e miele, anche qui il Sig. Brichetti

l'ha appena compiuta la sua luna, anzi mezzaluna, pel motivo che

l'altra mezza, Donna Tullia l'ha passata tempo addietro col primo suo

marito defunto. Si conchiuse scherzosamente dai presenti che Balena

era una famosa lingua in salmy, e calato il sipario del secondo atto,

quei quattro uomini, andarono a bere nel camerino adiacente. Alfredo

fuori di pasto, beveva quasi mai vino. Brichetti vice-speziale, beveva

poco per soggezione, al contrario Balena ed il Sig. Gaudenzio,

bevevano bene e senza tante cerimonie, per cui, senza accorgersene,

asciugarono due delle tre bottiglie di quel vino eccellente. _In vino

veritas_, perocchè dopo alcuni bicchieri di vino generoso,

naturalmente il troppo riserbo se ne va, e comincia ai bevitori la

parlantina più sincera.

Dopo una ventina di minuti, in principio al terzo atto dell'opera, i

nostri interlocutori, un po' rossi in volto (perchè il Bordeaux

riscalda presto) voleano per discrezione o per pigliar fresco,

accomiatarsi, ma Alfredo li trattenne cortesemente in palco, essi

accettarono, tanto più che la famiglia Blandis non conosceva

etichetta, e, nuova alla capitale, non aveva altre visite.

Balena, a questo punto, non sapendo che dire di meglio, ricordò ad

Alfredo, di aver veduto in casa Esperti, un violoncello accostato alla

parete, presso l'arpa della signora Violetta, e di sapere che quel

violoncello era suo. Qui il sig. Esperti sorse a dire.... Se il sig.

Alfredo vuole che glielo spedisca qui, comandi, oppure se nell'autunno

vicino, V. S. vorrà venire in persona a riprenderlo, farà sempre

piacere. Oh! no, ne faccio un dono alla sua Signora, rispose Alfredo,

quale ricordo delle gradite ore trascorse, suonando insieme delle

Romanze d'effetto. La sua Signora tratta egregiamente l'arpa. Balena,

non potendo più stare nei panni, sorse a dire vociando, come di suo

costume; Fa bene Don, anzi nò, il Sig. Alfredo; di arpe e violoncelli,

co' suoi lauti mezzi, può trovarne anche a Roma, senza far viaggiare

istrumenti di corda, sempre delicati. Squisito quel vostro Bordeaux.

Il Sig. Gaudenzio, uomo non troppo fiero, accetto, disse, a nome di

mia moglie, e sono anch'io soddisfatto del regalo gentilissimo, per

cui la ringrazio. Tutti tre poi, sul finire dell'opera se ne andarono,

e Alfredo sempre più pensieroso ed afflitto, non appena a casa colle

sorelle, si coricò, sognando tutta la notte restante, di mille

aneddoti confusi, ora consolanti ora disgustosi. Elisa e Maddalena

soddisfattissime pregarono il fratello di condurle più di frequente a

teatro.

Reduce dal Teatro, Alfredo non ebbe voglia (tanto era preoccupato per

mesti ricordi) di aprire una ventina di piccoli e grossi dispacci,

deposti sul suo tavolo da notte, dalla portinaia, come al solito.

Rimandò al mattino seguente quel lavoro, talvolta uggioso, e talvolta

ameno. Era uno dei vantaggi meno graditi, della ricchezza. Aprì e

lesse in prima una letterina nitida calligrafia stampatello, in piedi,

con tanti ornatissimi ed illustrissimi in principio, a metà, in fine.

Guardata la firma, era di Don Stecca Pancetti, il nostro buon

Capellano, che chiedeva sussidio onde poter erigere in paese, e in

luogo salubre, elevato e isolato, un'oratorio femminile, adatto a

raccogliere nei dì festivi, tutte le giovanette non abbastanza

istruite, ed a scanso di altre compromettenti distrazioni. Lasci pure

che si raccolgano dove lor piaccia, disse di mal'umore Alfredo,

egregio Don Stecca. Se non fosse villania, meriterebbe non

rispondergli affatto, ma si potrà rispondergli che le giovanette, alla

festa, stanno meglio od in famiglia od al passeggio. Ora vediamo

quest'altra--«Signore tutti abbiamo diritto di vivere (giustissimo)

qui sono tutti cani, senza un momento di cuoraccione. Fra una

settimana, corro, volo in America od in Africa, e se mi manda, magari

un bijetto da mille, io lo difenderò, in ogni occasione, a spada

tratta. Domani, pensò Alfredo ti mando il biglietto preciso che

cerchi, prima di tutto perchè sei certamente un capo ameno, e poi

perchè non ti colga il ticchio di venire in persona a pigliare quanto

ti occorre. I matti sono bensì tutti sotto la mia protezione, ma però

alla larga.

Leggiamo la terza; una lettera a stampa, un manifesto rèclame. Viene

da San Secondo (Parma). In testa al foglio un majale grasso; firmato:

Società di incoraggiamento all'industria porcina. Vuol farsi fornitore

della mia casa, a prezzi ridotti, ed esalta le sue famose spalle.

Risponderemo, dice Alfredo, che non sono le sue, le spalle che mi

piacciono dippiù; così la pensa anche il mio amico Cirillo.

Andiamo avanti, disse Alfredo, che era diventato quasi di buon umore.

Ecco una quarta--una antica conoscenza della città di B., che mi

rammenta i bei giorni passati, e che ora ha tre figlie da marito,

piene di salute se non altro, di capigliatura diversa l'una

dall'altra, come pure il volto, ma tutte simpatiche, e che anch'esse

vorrebbero aver l'onore di conoscermi. Me ne spiace, amica mia

dilettissima, dice fra se Alfredo, ma io non mi mariterò più. Ciò è

scritto nel Fato, specialmente poi se ve ne fosse una dalla chioma

bruna, perocchè essa mi risveglierebbe memorie crudeli.

Vediamo ora anche questa busta con fotografia. Un ritratto di donna

giovanissima di Torino. Mimì, seconda mima al Teatro Regio, porta N.

3277, Viale Po, quarto piano, verso corte scala a destra....

raccomanda di andarla a trovare a qualunque ora, meno la sera. Questa

qui, ad onta che sia bellina tanto, sclamò Alfredo, la metteremo in

compagnia del Sig. _qui sono tutti cani, senza un momento di

cuoraccione_, giacchè potranno combinarsi perfettamente intorno al

modo di pensare, ed intanto, domani le manderemo un biglietto da

_500_. Così quei due mattoidi con _1500_ lire faranno gazzarra per una

buona settimana. Però quella cara Mimì, è stata abbastanza discreta a

non chiedere senz'altro, danaro. Leggiamone, disse Alfredo, già

stanco, ancora un paio, ed il resto a domani. Questa viene dal Club

velocipedistico di Milano, mista di scrittura a mano e di stampato.

Chiede di poter correre nel mio parco alla Villa di N. N. (quale?),

per la prossima Fiera di S. Antonio da Padova. Corsa con premi,

duecento inscritti. Ringrazia anticipatamente del favore, e si firma:

Società Saetta e viceversa. La direzione..... Alfredo, sebbene ne

avesse poca voglia, sorrise, pensando, che il suo parco fino ad ora

consisteva nel piccolo orto di 35 metri quadrati dove quei duecento

inscritti potrebbero forse correre un poco, quando non facciano però

insieme il viceversa. La saetta verrebbe a scaricarsi nel vicino

fossato.

All'ultima adunque per oggi. Sono due medici primari di

Costantinopoli, d'origine italiana, specialisti in Psichiatria. Mi

vorrebbero socio nella erezione di una grandiosa fabbrica di ultimo

modello, capace per mille pazzi, puramente maschile, e concorrendo io

col capitale di mezzo milione, ad interesse certo del 7 p. O|O, mi

farebbero patrono benemerito a vita oltre all'interesse di cui sopra.

Veramente, pensò Alfredo, disgustato, non si dovrebbe rispondere a

questa lettera perocchè con molta probabilità, si tratta di un scherzo

di cattivo genere, ma siccome vedo, _quel ferma in posta,

Costantinopoli lettere Z. Y. K._, così si potrà rispondere per

esempio: Impossibile l'attuazione del progetto, perchè non faremmo mai

locale capace a contenervi pazzi colossali quanto i due progettisti

Signori Z. Y e K.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

E siccome poi Alfredo, venne chiamato dalle sorelle, cuoche e

cameriere insieme, per la colazione, così sospese la lettura delle

altre _13_ lettere a tempo più opportuno.

I ladri della pace · 第 8 / 12 段