sentimentalismo, non abbiano leggi e non conoscano il tornaconto, cioè
il nudo egoismo dei bruti. Voi forse non conoscete che il contrasto
aguzza le passioni, e che nella nostra anima è un ente misterioso, che
non ha nome chiaro, che non si può esattamente definire, che impera
sulla umanità, e che perciò soltanto la rende superiore alle bestie.
La dea Minerva non è conosciuta dal cuore, ed egli misero, sconta
talora a caro prezzo quella sua ignoranza. Questo ente sarà l'amore?
Probabile che sì, ma dell'amore, vi sono troppe varietà, a guisa dei
fiori. Alcuni, vedete, specialmente quelli alla moda, preferiscono
l'amore di occasione, proprio dei nostri odierni costumi, che si
incontra nei gabinetti artificialmente profumati ed illuminati, in
teatro, sul corso, ai balli, od in carrozza ad otto molle. Io
all'incontro, prediligo l'amore che si può trovare anche
improvvisamente nelle foreste, come avvenne di Oronte e Giselda al
tempo delle Crociate, ed anche senza il fiume Giordano, l'amore che si
può acquistare fuggendo colla rapita; o nel casolare di una
pastorella, o nella scalata di un vecchio castello, irto di pericoli
ed a ponte levatoio chiuso; al pattinaggio sulle rive di un lago
gelato, sotto una quercia o in una grotta. L'amore difficile, perchè
dura di più l'amore misterioso, geloso, sovraumano, contrastato,
periglioso. Io vorrei l'amore di Elisa col traditore Enea, vada pure
bruciata una seconda Cartagine, e lasciamo dire il contrario ai
seguaci di Loiola. E noi dal canto nostro, crediamo che Alfredo, non
sapesse di esagerare o di fare della parodia. Egli era certamente in
perfetta buona fede.
A tanta e sì spaventevole eccentricità, la bella Stiriana sentì
compassione, e se non avesse avuta, per Alfredo, già molta simpatia,
avrebbe certamente recitato in cuor suo, il _Libera nos domine, da
simili amanti_. A questo punto Alfredo offrì il braccio alla sua
graziosa compagna di viaggio, ed entrarono nei loro rispettivi
alloggi, avvertendo, che il pittore malcontento della cameraccia
destinatagli dall'oste buon naso, andò a sedersi ed a pensare in
cortile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
PARTE PRIMA
CAPITOLO XII.
L'aria fine è un farmaco potente
Quante guarigioni meravigliose, ha fatte l'aria delle alte
montagne!... V'è talora qualche pericolo ai polmoni delicati, col
salire, per esempio a 1800 metri sul livello del mare e collo stare
sotto le nevi eterne. Lasciando, del resto, in disparte, per oggi, le
eccezioni, è indiscutibile (come aveva detto il vecchio pastore di
nostra conoscenza) che più si va in alto (d'estate, già s'intende)
maggiore è il refrigerio di tutto il sistema nervoso. Colà viene
l'appetito anche ai morti. Peccato che i viaggi alpini, costino in
massima, quanto gli altri viaggi, per cui non sono sempre alla portata
di tutte le borse. Talvolta quei viaggi non sono che un semplice
passatempo, non dissimile dalle gite alle acque zulfuree, ferruginose,
ecc. ed ai bagni di mare. Taluno va ai monti, perchè sa che ivi andò
qualche persona, o famiglia di suo genio. Tal'altro, perchè nella
stagione tale (sempre quando in pianura fa caldo) sono andati
parecchi, e si ha vergogna di far sapere che si è rimasti al piano di
borgate o città, ove si è molto conosciuti. Taluno si reca alla cura
climatica, in vista di vantaggioso Imeneo od in cerca di avventure non
bene definite, ma che ponno restare semplicemente nella sua fervida
immaginazione, sia pur giovane o matura. Alcuna per sottrarsi
parecchie settimane, da maligne dicerie, o per sfuggire a talune
noiose o compromettenti assiduità. Infine per avervi maggiore libertà
d'azione. Le signorine vi potriano trovare un prossimo futuro
maritino, e probabili idilli, cose affatto chiare, secondo la
vocazione universale del sesso femminino. Negli alberghi piccoli o
grandi i viaggiatori alpestri stringono più facilmente relazione; ivi
si suona, si balla, si canta, si giuoca, e, naturalmente, a
somiglianza degli antichi patriarchi, si fa anche all'amore senza
tanta soggezione. Lassù pertanto, trovano conforti le varie classi dei
mortali, di tutti i gusti e di tutte le età. Voi colassù vedrete, in
maggior numero, dei celibatarii impenitenti, delle vedove sconsolate,
e qualche mal maritata. Tutta gente, siamo intesi, che ha buon tempo,
perchè ha quattrini a sufficienza. Quanto ai maturissimi che volessero
andarvi, quale 2.a edizione del _Don Pasquale_, in cerca di avventure
galanti, per essi giù di moda, li consiglierei a guardarsi di tre
cose: 1. Dal portare il lume--2. Dal capitalizzare senza interesse--3.
Da qualche ricordo sgradito alle spalle od al ventre. Colassù saranno
andate anche delle Rosaure o delle Colombine. (Vedi Goldoni Commedie).
Colassù, in una parola, troverete, con frequenza anche un buon nerbo
di cacciatori, per vocazione o meno, e di varie qualità, cioè, i
cacciatori così detti conservatori della specie (vedi il nostro
Alfredo) perocchè se anche tratto tratto, fanno fretta incutendo
spavento alla incontaminata selvaggina, pure ne conservano assai
spesso la esistenza, con gaudio dei cacciatori vandali ed esclusivisti.
I cacciatori di pecunia, con tutte le trappole insegnate dall'arte
venatoria, non escluso qualche lecito ricatto, ma colla probabilità di
essere presto o tardi burlati dalla selvaggina assalita... I
cacciatori di doti i quali sono affatto indifferenti intorno alla
qualità squisita del selvatico. Finalmente, ma qualche rara volta in
causa dell'aria troppo fine, vi si trovano cacciatori di ciondoli, pei
quali ogni mezzo è buono; fucili, reti, lacci ed imboscate. Noi
volevamo far grazia, per oggi, agli uccellatori di rinomanza, che può
diventare compassione, coll'arma dei libri a stampa, fra i quali il
sottoscritto co' suoi confratelli ed alle uccellatrici di
cortigianeria, colle potenti armi dello splendido volto e del
seducente abbigliamento; ma non vi seppimo resistere. Siccome
mitigante però diremo, che molti e molte vanno su quelle cime, senza
un secondo fine, ma per puro scopo di sollievo allo spirito, non
respingendo, in caso, taluni svaghi, concessi dalla Provvidenza.
Sarebbe una vera asinità, il rifiutarli!
PARTE PRIMA
CAPITOLO XIII
Una quarta parte monomaniaci
Ora che siamo in ballo, balleremo imperterriti, col disordinato nostro
sistema nel periodare, e colla forma quasi stenografica.
Il venticinque per cento della umanità, scusate lettori della
confidenza che ci prendiamo, sarebbe, diremo, poco seria. Non
intendiamo la serietà apparente soltanto dall'esterno, ma la vera
serietà che è sita nell'interno nostro.
Ed onde persuadervi, se sarà possibile, piglieremo ad esempio
l'argomento delle collezioni. Questo campo è vastissimo, fertile
assai..... Fate pure il vostro giro di storia naturale, fra i parenti,
gli amici e le conoscenze, entrate nelle loro ricche o modeste
abitazioni e vi troverete. Nell'una, dodici gatti o gatte di varie
grossezze, razze e pelo. Nell'altra otto o dieci cani, di specie
diverse, cioè dal botolo al mastino, che hanno l'istinto di lacerare i
pantaloni, ai visitatori del loro padrone. Nell'altra una ventina di
gabbiole e gabbioni, reclusori di passeri, fringuelli, canarini,
cingallegre, merli ed è miracolo se non vi staranno anco una civetta
od un corvo. Nell'altra una scuderia con dieci cavalli, di vario
pregio, dei quali soltanto la metà, è destinata a servire il padrone
gran Signore, la seconda metà deve rimanere inoperosa nella stalla,
esposta agli _amateur_, siccome le statue nei musei. In una casa di
mediocre censo, troverete centinaia di quadri oleografici, disseminati
in tutte le camere compresa la cucina e le cabinet de dècence.
Nel salotto di un mezzo Signore, mille monete di rame e d'argento
antichissime, e di quelle d'oro pochissime, in causa del sistema
cartaceo. Qua migliaia di francobolli d'ogni civile nazione,
distribuiti pazientemente su cento fogli, in Album elegante di
marocchino. Là centinaia di vasi e vasetti, colla varietà dei fiori,
accolti anche nella camera da letto, onde tenere nutrite le nevralgie
cerebrali..... Cambiate giro e facciamo un bricciolo di fisiologia.
Questi «_Logora i florid'anni e il censo avito_» fra i «_Lascivi balli
e le tarde cene_» nei Teatri, al giuoco d'azzardo e fra le studiose
della orizzontalità non precisa, verso gli amatori del centro di
gravità. Quegli fabbrica tutto l'anno, per causa del suo cosidetto
male della pietra erigendo e demolendo alternativamente e senza
intermezzo, la propria casa, tanto per non arrivare mai a farsi un
alloggio compiuto e confortable. Noi qui faremo grazia ai lettori,
forse già ristucchi, di molte altre monomanie, ma non potrei ommettere
quella compassionevole dello scrivere e dello stampare libri grossi e
piccini, della quale è vittima anche il sottoscritto, e che
propriamente va denominata la monomania di rinomanza, antica siccome
il mondo, numerosa quanto le stelle e che ha fruttato molto bene in
vero, e molto male talvolta. E' innegabile del resto, che «_La lettura
è la miglior maestra_.» Assioma accolto da mezzo mondo.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
In quel paese alpino, visitato, come si disse, dai pescatori della
salute florida, o delle avventure galanti, viveva un vegliardo che
chiamavano il _Romito_. Egli a guisa di Ippocrate, conosceva la
potenza di talune erbe e radici, ne possedeva una sterminata
collezione (probabilmente un altro monomaniaco) e ne faceva uso,
talvolta, con successo, verso chi, ne lo avesse richiesto, per
malattia reale od immaginaria.
Questi viveva quasi solitario, dicesi quasi, perocchè insieme a lui
viveva anche una specie di Maga, chiamata Proserpina, tanto brutta e
nera, da non smentire il nome della moglie di Plutone Dio
dell'Inferno. Essa dispensava a modico prezzo, il futuro, a quelle
persone dell'uno e dell'altro sesso (in maggioranza però donne), che
le prestavano credibilità. Di tali indovine ne van piene le fiere, i
mercati, le ville d'ogni parte del globo. Un mestiere siccome un
altro, tanto per mangiare senza troppi sudori.
La casupola del Romito e della Maga, era confiata da pochi ambienti e
mobilio di misero aspetto. Era situata nella parte più eminente di
quel villaggio, e si considerava quale un avvenimento strano, quello
di vedere i due soci in pubblico, e di giorno. Avranno passeggiato
forse insieme la notte, come talvolta faceva da solo, anche il nostro
amico pittore.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
PARTE PRIMA
CAPITOLO XIV
La Chiesuola dell'Alpe
Violetta era escita dalla casa della Indovina più mesta che prima. Non
si è mai potuto penetrare, quali auspici dell'avvenire madama
Proserpina le avesse fatti.
Violetta, appena risposto, con serietà, al saluto cortese di Zaira,
che incontrò sulla porta dell'Empirico, lo specialista contro i più
delicati incomodi nevralgici, sentì desiderio di andare alla Chiesa,
per essa dolce abitudine.
Sulla più alta prominenza di quel paesello alpestre, isolata e
discosta un tiro di fucile dalle casupole sparse, sorge una piccola
chiesa di povero aspetto, ma da poco tempo restaurata, sullo stile
gotico, geniale. Era capace soltanto di duecento persone circa, quando
stassero pigiate. Nel momento in cui Violetta s'inginocchiò su di una
panca, presso l'altare della vergine, nessuno stava in quel sacro
recinto. Un momento di grande poesia, per un artista, per un poeta, un
perfetto quadro di Raffaello, mentre colà pregava una seconda
Fornarina.
La quiete, il silenzio, l'isolamento di quel luogo, a Dio consacrato
dai fedeli, erano più cari alla già mesta Violetta. Tanto è vero, che
poco prima essa rimandava sola all'albergo, la sua antipatica e rozza
cameriera, che dovea informare quei due signori, parenti o tutori,
della breve assenza della signorina, pel noto scopo pietoso.
Ma per mero caso, ed alla stessa ora, anche Alfredo, per bisogno di
solitudine, a lui tanto amica, passeggiava nella località più eminente
del villaggio, presso la Chiesuola, d'onde godeasi lo spettacolo
grandioso dell'orizzonte che si stendeva fino alla pianura. Quanto
poeticamente mesto in quell'istante Alfredo. Quanti ricordi di
famiglia, quanti affetti diversi commovevano insieme la sua anima
gentile appassionata. Aveva gli occhi umidi di pianto e contemplava la
volta celeste! . . . Egli, in quel momento non sapeva certamente di
essere una creatura di questo mondo ingrato. Anche Alfredo, siccome
avea fatto Violetta, provò brama di visitare quel Romitaggio, per la
semplice ragione dell'arte sua od invece per la misteriosa attrazione
magnetica di due corpi? Egli andava quasi mai in Chiesa, sebbene in
cuore, religioso, perchè colà d'autunno e d'inverno si ode sempre
tossire forte, e quel rumore secco gli dava ai nervi. In Primavera si
sternuta, e d'estate vi si trovano pulci in quantità superiore al
bisogno. Sapeva però che la Chiesa quando è vuota o quasi, si presta
pietosamente a raccogliere le anime turbate, in pensieri soavi e
tranquilli (segreti del misticismo, misteri dell'anima umana). Colà
rinasce, per effetto della nostra debolezza, la speranza su ogni cosa,
e per questo le Chiese sono frequentate più dalle fidenti donne che
dagli uomini, comunque sia la rispettiva coscienza . . . . . Ma ora
proseguiamo . . . . . . . Alfredo rimane sulla porta aperta della
Chiesetta e si accorge di una giovane, che fra il silenzio mistico,
prega dinnanzi all'altare della Beata Vergine. Quantunque la pia
avessegli rivolte le spalle, egli la riconosce tosto . . . . è
Violetta! . . . . . . Numi del cielo, siate misericordiosi, e calmate
i violenti battiti del cuore di Alfredo! Quale consolazione per
quell'anima innamorata, che invano da tre giorni, cercava vedere
l'amata fanciulla!... Le gambe però non lo reggevano più e dovette
sedere sul gradino del primo altare.... Un sospiro mal rattenuto, fece
accorta anche Violetta che qualcuno era entrato in Chiesa. Si rivolse,
vide e riconobbe, nè potè frenare entro le labbra il suo ammagliante
peregrino sorriso, quel sorriso che aveva altre volte inebbriato
Alfredo, e che si può chiamare la fonte del suo grande amore. Quella
dolce rimembranza incoraggia Alfredo, ma la forte emozione, gli
innonda tosto di lagrime il volto, e siccome un fanciullo piange. Quei
due cuori sono dunque per volere del Cielo, riavvicinati? Il quadro di
Giulietta e Romeo, di Paolo e Virginia, sono di smorto colorito al
confronto del nostro quadro vivente, Alfredo e Violetta.
Essi finalmente si baciano, colla sfumatura possibile soltanto al
pennello fine del Correggio, e colla purezza degli angioli. Ma
Violetta ricompostasi ad un tratto e fissando i suoi begli occhi
sull'immagine della sovrastante madonna, allontana dolcemente Alfredo.
_Io sono votata a Dio sommessamente_ esclama: _Lasciatemi_.
Quanto era bella in quell'istante Violetta! Quanto scultorio il suo
collo d'alabastro! Nessuno certamente dei quattro Evangelisti, tanto
ricchi di scienza, dipinti sotto la volta della Chiesa, avrà deplorato
quell'incontro e quel contegno sì poetico. La poesia piaceva anche ai
Santi; piace anche a Dio, il quale pel primo, di poesia ha popolata la
terra, col Sole, colle Stelle, colla bellezza, col canto, col suono,
coi fiori, e coll'amore fra due esseri dissimili nel sesso! Alfredo
tanto rispettoso verso la donna in genere, e più ancora verso l'amata
Violetta, alla guisa dei cavalieri antichi (a quanto dicesi) lasciò
sola la sua Regina ed escì confuso all'aperto «_Errò senza Consiglio e
senza guida_» (Tasso, _Erminia_, Canto VII) ma nella sua anima
sensibile, assai confortato.
Quello strano essere, si accontentava di poco; aveva avuta in quel
momento l'intenzione di ridursi alla sua brutta camera dell'albergo,
non lontana dalla chiesa, ma invece si trovò, dopo cinque minuti,
nella valletta sottostante. Accortosi a questo punto come le gambe lo
avessero trasportato là dove non voleva il pensiero, senza stupirsene,
perchè cosa non nuova, decise di risalire il colle e di fare una
visita anche lui a Proserpina la vecchia indovina di quel paese vicino
al cielo. Quella signora, pensò Alfredo, essendo la moglie di Plutone
(come dice la mitologia) e la Regina dell'Inferno, dovrebbe saperne
più degli altri. Io non sono mai stato nè spiritista, nè
superstizioso, (Alfredo, come sappiamo, era soliloquo), ma in questo
momento, provo anch'io la tentazione di sentirmi predire il futuro.
Coraggio dunque.
In quattro altri salti, Alfredo è già sulla porta della donna padrona
dell'inferno. Non ebbe bisogno di fare anticamera, perocchè a due
passi dal vestibolo, era là in piedi la dea nera (certamente
un'africana) che con un cenno della mano lo invitò a sedere su di un
vecchio baule, da cui sporgevano pergamene antiche. Alfredo volea
parlare ma quella signora appoggiando verticalmente l'indice sulla
bocca, fece comprendere che bisognava tacere. Ed invece cominciò a
parlare ella, giacchè anche le donne dell'altro mondo, devono parlare
sempre e per le prime.
Dunque voi, giovanotto, ma sulla trentina, vorreste conoscere il
vostro avvenire?
Non importa che io sappia della vostra condizione. Mi pare del resto
che non siate nè un avvocato, nè un giudice, nè un professore di
statistica, nè un medico alienista, ma vi credo un mezzo artista, dal
modo di vestire, ed un mezzo poeta dal modo di portare il cappello
troppo alto sulla fronte. Ebbene il vostro avvenire, eccolo:«_Se
volete essere per lo innanzi, meno infelice, praticate senza
dilazione, col trapano, un piccolo foro al capo nella scattola
posteriore, cioè al cervelletto, lasciate escire tutta l'acqua calda,
e poi con una siringa, rimettetevi tutta acqua fredda_ (una inezia).
_Quanto alla durata della vostra vita, non si sà di preciso, ma posso
dirvi fin d'ora, che se proseguite colla stessa andatura di prima,
andrete più presto alla casa di Plutone mio parente, al quale però io
vi raccomanderò senza alcun fallo....ed abbiate inoltre spesso
presente, il_ Pedro adelante cum juicio, _del governatore spagnuolo di
Milano, al suo cocchiere, mentre passavano framezzo alla sommossa
popolare di quell'epoca_¹.
¹ Pietro và avanti con giudizio.
Quelle parole di Madama Proserpina, fecero su Alfredo l'effetto di un
litrone d'acquavite, perocchè quale un ubbriaco, non sapea levarsi da
quel perfido sedile, quantunque per alcuni chiodi si pungesse le
natiche. Non ebbe altra energia che quella di chiedere, _quanto era il
suo debito_? Nulla, esclamò la Indovina, perchè voi siete povero
com'io, ed intanto imparate ancorachè«_il male che noi facciamo, non
ci attira tante persecuzioni e tanto odio, quanto ce ne attirano le
nostre buone qualità_.».... addio!! Quella profetessa spinse in tal
modo, il malato a fare, come suol dirsi, le valigie pel ritorno
all'antica sua dimora.
Pertanto, i nostri compiacenti lettori sanno ora che alla Cura
Climatica Alpina, erano andati in quella primavera, fra molti altri,
anche alcuni personaggi importanti del nostro romanzo, cioè Violetta,
Alfredo, Zaira. La prima per riguadagnare la sua perduta giovialità;
il secondo, per far sbollire, potendolo, il calore del capo constatato
dai tecnici e dai profani, di quaranta gradi centigradi; la terza per
guarire in qualche maniera, da' suoi piccoli disturbi isterici. Perciò
non sarebbe strano, accogliere il paradosso; che per alloggiare le
menti positive o sedicenti serie, potriano bastare i manicomi vigenti;
mentre per ricoverare decentemente tutti i monomaniaci esterni, si
vorria un locale vasto quanto il globo terracqueo.
E se non altro, avremo il magnifico piacere, di vedervi rinchiusa,
come sopra, anche un po' di gente troppo seria.
PARTE SECONDA
CAPITOLO I.
Il ritorno di Alfredo
L'Episodio nella Chiesuola dell'Alpe, aveva bensì rialzato alquanto il
morale di Alfredo, ma la sua consolazione fu assai breve, perocchè il
giorno dopo Violetta ed i suoi seguaci, erano scomparsi dall'Albergo
climatico! Nè il preciso motivo di quella probabilmente intempestiva
partenza, fu noto. Alfredo, per la sua fantasia riscaldata, spiegava
il fatto siccome una improvvisa decisione di Violetta, onde
sollecitare il proprio ritiro nel Convento delle Orsoline, o forse
perchè sapesse della ricetta di Proserpina sua conoscente, suggerita
ad Alfredo, e per quanto sopra egli sempre impressionabilissimo, ne
provava rimorso ed affanno, tanto maggiore perchè aveva letta la
lettera portatagli pochi giorni innanzi, dal suo cane ladro. Se
Alfredo fosse stato un uomo come tanti altri, poteva anche presumere,
essere la partenza dei quattro personaggi suaccennati, un caso
qualunque; un affare ordinario; ma Egli, che, non aveva mai voluto
acconciarsi agli affari ordinari, vi almanaccava intorno, ripetendo:
_Non v'ha effetto senza una causa speciale, precisa. Violetta dunque,_
diceva a se stesso, _è partita da qui co' suoi tutori, decisamente, od
in causa della ricetta di Proserpina, forse anche a Lei nota, od in
causa del mio bacio in sfumatura, equivalente ad una terza parte
soltanto di quello della Francesca da Rimini, quindi in pena avrò il
Purgatorio secondo i credenti......_ Questa l'idea fissa di Alfredo e
noi sappiamo col Poeta gentile:--Che il cangiar di natura, è impresa
dura.
Vada pure in Convento la sciagurata, gridò, ma io la rivedrò anche in
quel recinto delle sepolte vive!
E come fare poi?--Niente di più facile--le monache Orsoline non hanno
penuria di danaro, perocchè esso suol entrare anche nei luoghi sacri.
Io faccio un quadro di grande formato, che rappresenti a mo'
d'esempio: _Il Parlatorio del Convento di monache_. Violetta, nel
quadro in parola, sarà la figura principale, la più espressiva, la più
seducente..... Ella starà dietro la cancellata frammezzo ad altre
monache meno belle, e meno giovani, e sorriderà, come una volta, ad un
visitatore. E quel visitatore?..... Alfredo, naturalmente!.....
Ciò compiuto, pensò, io vado al Convento, col mio quadrone e ne
propongo la vendita a quelle sante femmine. Le Orsoline lo acquistano:
Onde poi collocarlo bene e probabilmente nel Refettorio, converrà che
l'autore sia presente per la questione della luce, e per conseguenza
il Pittore entrerà nel monastero. Violetta certamente, quale amante
dei quadri di genere, sarà fra le monache che osservano il dipinto, ed
io in tal modo, potrò rivederla. Oh! se Violetta fosse quale la Suor
Teresa del noto Dramma, dovrebbe ritornare al secolo e.... volermi
bene più che prima, per forza di quel lavoro a lei sola
dedicato!......
E per dare esecuzione sollecita al famoso progetto (che al
vaneggiamento assomigliava) il Pittore decise di ritornare in fretta
al suo studio, onde lavorare alacremente intorno al grandioso dipinto.
Dio voglia che allo sventurato pittore, non accada quanto occorse allo
stovigliere del Pignotti. _E con un colpo solo e in un momento--tutte
gettò le sue speranze al vento._ Il progettista nella sua superba
fantasia, avea mandati all'aria i bei sogni di grandezza, con un
calcio famoso nel paniere de' suoi vetri e cristalli!!
Sarà, del resto, dovere di gentiluomo, congedarsi prima amichevolmente
da Zaira, la quale, pel suo affettuoso contegno avea meritato tutti i
riguardi. Dessa si fece mesta a quell'annuncio, ma non mosse lamento.
Segnale, pensò, che noi non siamo dello stesso modo di vedere, e Zaira
aveva ragione, perocchè la Creatura umana sente simpatia maggiore
verso quegli esseri che hanno la medesima indole; e che nel proprio
interno a Lei sembrano assomigliarsi. _Similia similibus sequuntur._
E' questa una specie di scusa delle proprie opere o buone o prave. E
colla reciproca promessa di rivedersi presto in qualche angolo di
questo mondo, que' due buoni compagni di viaggio, si strinsero
espansivamente la mano e si lasciarono. Alfredo discese, a guisa di un
capriolo, quei monti, col suo indivisibile Lord, e coll'arrugginito
fucile. Povera caccia, quanto trascurata! Zaira si fermò colassù
qualche giornata ancora, insieme ad un amica compaesana, colla quale
poi si restituì al proprio domicilio. Durante il viaggio di ritorno a
Trieste, anche Zaira fermò in cuore un progetto, certamente meno
fantastico di quello d'Alfredo, colla speranza di mandarlo ad effetto
quanto prima.
Tanto era buona e generosa quella donna, verso gli infelici, i quali
il mondo gaudente abbandona, perchè sono troppo indipendenti o troppo
sinceri o perchè si annoia del loro antipositivismo.... Zaira era una
perfetta artista.
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Ed Alfredo dal canto suo, avrà potuto viaggiare stavolta senza tante
precauzioni, perocchè, in forza di un recente indulto esplicato dagli
incaricati, anche i sospetti rivoluzionari erano liberi, salvo gli
ulteriori provvedimenti del caso.
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