ALFREDO--Io vi ho incontrata tre anni or sono, nel mio viaggio

artistico da Milano a Trieste e ricordo di non essermi punto annoiato,

perchè il vostro conversare è piacevole. È vero, o prendo io forse

abbaglio?

SIGNORA--É verissimo! (Capperi. Chiacchera meno la donna dell'uomo!)

ALFREDO--E se non erro, voi, com'io, siete artista!

SIGNORA--Sì, io fui cantante, e ricordo che voi siete Pittore, per

quanto in quel viaggio, mi avete esposto (memoria di ferro).

ALFREDO--Perdonate, vi prego, alla mia curiosità.... ma perchè, voi,

giovane ancora, avete abbandonata l'arte?

SIGNORA--Perchè il Conte Alfredo Stirtlizt, triestino, mio marito,

assai ricco, non lo permise. Egli viaggiando, mi sentì cantare nella

_Traviata_ a Barcellona, se ne innamorò, mi sposò, e mi condusse a

Trieste. Ma, signore, io perdetti quel caro amico, dopo soli tre anni

di convivenza, e non sono per anco due mesi che egli passò a miglior

vita. Mi lasciò ricca, senza figli, ma col vuoto nell'anima. (Due

creature pertanto, che contemporaneamente, avevano il vuoto

nell'anima!)

ALFREDO--Anche voi, dunque, sventurata! Anch'io sono infelice, sono

celibe ancora, amo e non sono riamato. Ma credete, amo assai, e vi

prego non chiedetemi il nome suo.... Ditemi piuttosto il vostro. Io

intanto vi vi dirò il mio.... Mi chiamo Blandis Alfredo, lo stesso

nome del fu vostro sposo.

SIGNORA--Ed io mi chiamo Carlotta Zaira Coriktzin, Stiriana. Il nome

Carlotta l'ho lasciato, per non evocare mesti ricordi. Ma ohimè, a che

valgono le mie ricchezze, se non ho più chi a me pensi? Il cuore non

ama le ricchezze. Il cuore vuole un cuore, e niente più. A 30 anni, e

vi giuro che non ne rubo alcuno, io sono già morta sulla terra, e non

so consolarmene, perchè il mio defunto marito mi voleva tanto bene, e

d'ogni premura mi colmava.

Perfino il mio vecchio fedel servo, un meticcio, acquistato all'Avana,

il buon Jon, accenna ora ad ammalarsi, e l'altro dì, lo dovetti

rimandare a Trieste, portato da un somaro fino alla ferrovia... Il

poveretto, mentre pochi giorni fa, saliva con me questo monte, cadde e

ne ebbe forte distorsione al piede. Ora sono qua sola. Ho bisogno per

certuni piccoli incomodi, dell'aria balsamica delle montagne e vorrei

a piccole giornate, raggiungere l'Ospizio dell'Alpe; ove, troverò

forse qualche mia amica triestina.

ALFREDO--Io non ho destinazione fissa, perchè il precipuo mio intento

fu quello di allontanarmi da luoghi a me infausti. Sono lombardo, amo

la caccia, sono pittore, mi diletto di poesia che in questi monti, più

facilmente è nutrita e.... se.... mi tollerate... per vostro compagno

di viaggio, fino lassù, ne sarò lieto, perchè lo stare con voi sarà di

certo molto gradito.

SIGNORA--Accolgo, senza apprensione di sorta, la vostra proposta, e

senza esagerato rispetto alle cosidette convenienze sociali, nemiche

all'arte ed alla poesia. Noi, se vi piace, partiremo insieme anche

oggi stesso.

PARTE PRIMA

CAPITOLO XI.

Idilli di Montagna

Alfredo alla inattesa proposta della signora Stiriana, era contento sì

e no, in suo cuore. Sì, per nutrire, come diss'egli poc'anzi, la sua

innata poesia. No pel timore di desistere qualche minuto dal pensare

alla sua Violetta, che non la potea in niun modo sradicar dal cuore...

Un viaggio improvvisato con una bella, distinta ed ancor giovane

signora, non era cosa spregievole, e quindi in sua mente, ricordò: _Al

nuovo albore noi partirem_; colla differenza che Luisa Myller partiva

con suo padre, mentre lui celibotto, partiva con una vedovella

sconsolata. Per quanto riguarda la caccia ai Francolini, selvaggina

sceltissima, poteva dirsi, fin d'ora, un affare sballato, con grave

dispiacere di Lord. In massima, le signore detestano la caccia, perchè

distoglie gli uomini da altre meno rustiche cure. Alfredo, ebbe per un

istante la cattiva tentazione di fare lo Spartano, ma poi riflettendo

ai doveri della cavalleria, venne anche lui, siccome tanti altri, a

più miti propositi. Nelle stagioni o tepide o calde, e specialmente

fra i cento grati profumi delle piante alpestri, è facile improvvisare

confortanti relazioni. Evviva il sentimentalismo!!!

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

La vecchia pastora, dolente per verità, della accelerata partenza

dell'ospite proficua, ma sempre di carattere bonario, diceva a suo

marito: Che brava zente tuti dò. Me giuraria che i se tole de boto. Ed

il pastore, di rimando, come il più navigato: Cara ti.... ma no ti à

capito, per Santa Veronica, che lù saria un bocon mato? El parla

sempre de solo, el dise de le cose che no se pol capire un'ostia. Anca

el so cane me par senza giudizio. Sta note gà roto el mel, gà disturbà

la Signora, gà magnà el me ultimo codeghin, e gà barufato cola nostra

bona Jena, corpo de Santa Frigonia!

Basta, nui semo abastanza contenti dei fiorini a bote che m'ha donai.

Dio benediga quela brava dona, e ghe manda un moroso, bon come el sò

povero marïo; ma che nò sia, tanto original, come el Casador

lustrissimo.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Nel pomeriggio del giorno medesimo, Alfredo e Zaira partirono assieme

dalla casina pastorizia nota e guidati per breve tratto dal

pastorello, percorrono il sentiero maestro, che li dovea condurre

all'Alpe Climatica. Ma presumendo essi di giungere alla meta, senza la

guida, intempestivamente la licenziano, previa lauta mancia. Ahimè,

que' due amici di fresca data, distratti forse dal caloroso dialogo

sui disinganni della vita, smarriscono il buon sentiero, e si trovano

impigliati fra sassi e rovi, e poi nel fitto bosco, ove la notte li

sorprende, ed in quel luogo disabitato, sono costretti a fermarsi. Non

sapremmo, se quei due Esseri vaganti fossero da compiangere o da

invidiare. Il viaggio però è allungato. La bella Stiriana, s'ebbe

degli strappi nella gonna nuova di foulard color cielo, senza punto

inquietarsene. Alfredo stavolta si diportò da vero cavaliere, perchè

fu sempre pronto a soccorrerla onde non cadesse. Scelto per alloggio

un angusto spazio erboso, cui faceva ombrello un Pino lussureggiante,

quei due amici anzichè trovarsi a disagio, sono lieti di quella

poesia, perfezionata dal tubare di due palumbe appollaiate sul Pino, e

forse sorprese di vedere persone a quell'ora, in luoghi tanto romiti.

Lasciamoli ora discorrere fra loro quei due artisti di cuore, e

lasciamoli riposare come meglio vorranno. Ivi nessun pericolo di

insidia. Qualcuno lo preferirebbe ad un posto di prima classe in treno

ferroviario.

Oh! ma il vecchio pastore, aveva affatto ragione, di spiegare a sua

moglie, come _quel sior lustrissimo, parlasse spesso de solo, e

dicesse cose che non si poteano comprendere un'ostia_. Alfredo credeva

infatti che Zaira dormisse su quel verde naturale tappeto, mentre

invece non era che lievemente assopita. Perciò eccolo poco stante a

recitare la famosa apostrofe all'amore, del maestro di poesia, Ariosto

Ingiustissimo amor, perchè sì raro

Corrispondenti fai nostri disiri?

Onde, perfido, avvien che t'è sì caro

Il discorde voler, che in duo cor miri,

Ir non mi lasci al facil guado e chiaro

E nel più cupo e maggior fondo tiri;

Da chi disia il mio amor tu m'allontani,

E chi m'ha in odio, vuoi che adori ed ami!

Zaira, che dicemmo parea dormisse, udì, ne fu dolente ma non lo

confessò e solo disse, rialzandosi alquanto, dal suo improvvisato

giaciglio: _Ma chi è mai, quella fortunata donna, che voi amate sì

fortemente, e che per ventura non vi corrisponde? È forse l'araba

Fenice?_.....

Pentito Alfredo allora, del proprio enfatico dire, chiese perdono

collo sguardo, e si tacque fino al levar del giorno.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Due dì ed una notte, impiegarono quei due buoni compagni di viaggio,

onde giungere, senza nuovi contrattempi alla meta prefissa, cioè il

paesello climatico di quelle altissime regioni. Con una buona guida,

si poteva fare anche più presto assai, ma vi furono le fermate

artistiche di una donna, e le esclamazioni poetiche di un uomo, che

hanno fatto perdere tempo.

Molti viaggiatori alla pesca del clima refrigerante, giuntivi per

diverse strade si trovavano già colassù, nel piccolo ma ben provveduto

albergo.

Quel movimento, quella vivacità, quella eleganza femminile, in una

parola, quell'andirivieni solito dei luoghi di bagni, di acque

ferruginose o sulfuree, o jodiche, e degli ospizi alpini, dove non si

fa altro che mangiare e bere (dicono) ed aspirare l'aria balsamica,

non spiacquero alla Signora Zaira, abbastanza lieta del suo arrivo

colà, sperando di vedervi qualche buona amica dei paesi natii. Alfredo

invece non solo trovava seccante quel frastuono, ma per lui era anche

l'antitesi della poesia. Organetti, chitarre, violini, contrabassi,

tromboni, insieme all'ocarina mal suonati, venditori girovaghi di

pessimi dolci, di fusa, di trottole, di S. Antonini, di fischietti, di

castagne secche, ecc. ecc. si mettevano sempre fra i piedi,

interrompendo ogni discorso, anche di qualche importanza. Per oggi,

nessun incontro di persone note e care, incontri tanto soavi alla

esistenza.

Quello che più seccava ad Alfredo, e che da un certo lato lo accorava,

erano i questuanti laceri, tutti provvisti però di un istrumento

qualunque.

N. B.--Tutti o quasi i questuanti del Regno, sono diventati da poco in

quà, virtuosi di suono o di canto.

La loro musica commovente, fino allo stridor di denti, è più

abbondante nei paesucoli. Ma che volete farci? Si devono compatire

quegli infelici, avendo dovuto essi innocentemente, eludere la Legge,

che confessiamolo, ha trovato soltanto di vietare la indecente questua

al minuto, perchè indizio di oziosità, mentre non ha peranco scoperto

il meccanismo di troncare la questua all'ingrosso, che è la prova

della demoralizzazione.

E fosse quest'ultimo il solo malanno sociale!

Sonvi inoltre nel consorzio umano, specialmente nella seconda metà del

Secolo XIX, _tre categorie_ di individui che fanatizzano i buoni

principi sociali-religiosi-politici.

L'una è quella dei _mangia-poveri_--l'altra quella dei

_mangia-preti_--la terza quella dei _mangia Signori_. Abbiamo usata la

frase di cui sopra, estranea, direte, e forse un po' troppo volgare,

ma fu anzi per esprimere con maggior significato, il vocabolo

distruzione, demolizione. Perciò dovete compatirci.

Queste tre categorie sono la rispettiva cagione dell'odio di classe, e

ne conseguono le esagerazioni, ed i danni. Chi ha creata la prima

categoria?--L'egoismo dei poveri fanulloni, senza pudore, che privano

perciò, spesse volte di soccorso i poveri buoni e fieri; fieri perchè

preferiscono soffocare fra quattro mura, la loro incolpevole miseria.

= Chi ha costituita la seconda categoria?--Gli stessi preti, parecchi

dei quali, dimentichi della loro santa missione, o scorretti od esosi

od intriganti hanno accumulato tutte le ire anche sui preti esemplari.

= E chi ha fatta nascere la terza categoria?--I ricchi medesimi,

perchè allucinati dagli eterni leccazampe inorgogliti dagli

inevitabili bassi adulatori, o da chi, per obbligazione, deve dar loro

sempre ragione, hanno finito per erigere fra essi ed il non abbiente

popolo onesto una nuova muraglia della China. Maggior intelligenza

pertanto, minor orgoglio, per avere concordia, e da questa il generale

ben essere.

Ormai, gridava un tale che moriva di inedia, ci mangiamo l'un l'altro,

e parlava giusto; noi facciamo come i pesci, _piscis pisciculum

vorat_, colla differenza però che i pesci mangiano per vivere, mentre

noi viviamo per mangiare. Molti, per poter pascersi a sazietà su tutta

la linea, alle spalle dei loro padroni, cercano in ogni modo lecito od

illecito, di allontanare dal mulino gli onesti amici del mugnajo.

Ahimè, soltanto ora, noi ci accorgiamo di esserci scostati un

centinaio di chilometri dall'argomento, di cui al Capitolo in corso,

ma procureremo dì ritornare sul sentiero maestro.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Caduta la notte di quel primo giorno d'arrivo di Zaira ed Alfredo,

all'ospizio Climatico, Alfredo andò nella sua cameretta fin troppo

modesta, perchè all'ultimo piano, verso corte, e quasi senza luce.

Lord dovette farsi la cuccia sotto il letto del padrone. Si vede che

l'Albergatore aveva buon naso, perchè tosto riconobbe la qualità

stentata del suo forestiero; il prezzo del resto, non era stato di

molto inferiore a quello delle altre camere possibili. Ma ciò non

dava alcun fastidio al nostro Pittore, perchè egli, di solito,

durante il giorno, passeggiava pei Colli circostanti, e la notte nel

cortile, siccome fanno i conigli.

Nel mattino seguente si vociferava che altri quattro forestieri

fossero giunti all'ospizio, cioè una signorina bella, giovane,

elegante; una cameriera antipatica e due signori maturi, e molto

impettiti. Lord, fa imbestialire anche il conduttore dell'ospizio,

perocchè, secondo il suo vizio speciale, aveva portato in camera del

proprio padrone, il prescritto registro dei forastieri. Gesummaria!!!

Alfredo, potè leggere tosto, nell'ultimo foglio, il nome dì Violetta

Giacinto. Un tremendo calcio a Lord, e la pronta restituzione al

padrone dell'Albergo di quel registro, con mille scuse. Il padrone

riconciliato con Lord (prudenza, quando si ha troppa paura dei grossi

cani) conchiuse che dovrà essere un bravo portatore del selvatico. Nè

per fortuna, si era peranco accorto, di un altro difettuccio del cane

in parola, quello vorrei dire, di rubare formaggi e salami in genere.

Dio ti ringrazio che mi hai portata vicino la mia Violetta!! Il cuore

me ne aveva dato il segnale più volte durante il viaggio! Esclamò

Alfredo.

Ma il giorno tutto, impiegato da Alfredo nel passare e ripassare sotto

le finestre dell'Albergo, non valse a vederla. Pare che gli ultimi

forestieri giunti, avessero il loro alloggio, al primo piano verso la

valle, come arrischiò a caso un cameriere, e che la signorina, non

fosse escita fin'ora dal detto alloggio. Anche Violetta, certamente,

non sapeva della presenza di Alfredo...... Il seguente pomeriggio,

Alfredo, fatta una passeggiata colla sua compagna di viaggio, la

lasciò per la di lei consueta toilette, e si provò a tentare anche

l'ala sinistra della Palazzina verso la valle...... Nessun risultato.

Se non chè ad un tratto, Alfredo vede venirgli incontro Lord, tutto

affannoso, tutto a salti, con un foglio in bocca. Quel ludro, me ne ha

fatta un'altra delle sue!! Porta qui subito, porta qui! Lord

obbediente, lascia cadere il foglio a terra, vicino al padrone.

Siccome il foglio era aperto, ed Alfredo, sempre precipitoso, non badò

alla soprascritta, potè leggerlo senz'altro.....

Oh! fallita speme!..... Alfredo credeva leggervi una lettera di

Violetta a lui. All'incontro Alfredo vi lesse quanto segue,

(rimanendone impietrito e cadendo al suolo).

(E cadde come corpo morto cade)

DANTE, cant. V _Inferno_.

Stimatissima Suor Maestra!

Dalla Stazione climatica alpi tirolesi,

14 Aprile 18....

_Sette anni che non ho la fortuna di baciare la mano alla mia

carissima e buona maestra di collegio. Oh! quel tempo era ben più

felice per me. Nessuna contrarietà. Nessun disinganno. Vita senza

pensieri, come i fanciulli. Ora tutto cambiato--e non ho che 23 anni

nessuna libertà; la società è cattiva. L'indipendenza, una chimera.

Gli ideali del cuore soffocati al loro nascere dagli intriganti. Ed

io mia buona e santa istitutrice, già stanca di vivere nel mondo, e

quantunque ancora giovane assai, ho deciso di ritornare al convento,

per farmi monaca, se la Madre Superiora mi vi accoglierà, come

spero.... Ciò avverrà fra un mese al più tardi. Siate per ora

segreta, ed abbiatemi, nel nome di Gesù, sempre la vostra

affezionatissima_

VIOLETTA.

e sotto stava l'indirizzo: «Convento delle Orsoline, città di

Ipsillon.»

Vi mancava questa pel misero Alfredo..... Ei rimase nel luogo dove

aveva letta la lettera fatale, tutta la notte. Qual colpo tremendo,

qual vuoto nel suo cuore tanto innamorato ed impressionabile. Porco

d'un cane, prenditi questo, fece, con disperazione, battendo sul capo

dell'inconsapevole Lord, la cassa della appena imprestatagli ghitarra,

nello scopo prefisso di fare la serenata alla sua Violetta. Povera

ghitarra, causa la sua antichità, se ne andò in quattro pezzi, come se

fossero quattro ghitarrine. Così, Alfredo, dovette poi pagare al

cameriere proprietario, lire venti, trovando la domanda anche troppo

discreta....

Spendili adagio, adagio, consigliava Maddalena al fratello, mentre gli

dava il gruzzolo dei risparmi, all'atto della partenza..... Povera

Maddalena, e povera Elisa..... il vostro Alfredo ha già consumato per

una vecchia ghitarra, il pranzo di una settimana. Noi speriamo del

resto, che il nostro artista, abbia appreso, siccome le migliori

serenate, siano quelle concertate..... in tempo utile!

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Anche la carissima Zaira, dal canto suo, (vedi contrasti della vita)

pensava al suo simpatico compagno di viaggio, mentre stava

pettinandosi la lunga e nera treccia, coll'aiuto di una Kellnerin

dell'Albergo. Non sapea spiegarsi però l'improvvisa freddezza del

Pittore e conchiudeva... è un caro uomo, ma un distinto

eccentrico...... Parla piuttosto frequentemente da solo. Una sera, non

sapendo che io lo ascoltava, mi ha fatto la rassegna delle donne più

famose in amore, cioè la Mirra della tragedia dell'Alfieri, la

Francesca da Rimini, le figlie di Lot, Cleopatra, Semiramide, Adelaide

la figlia di Luigi XV, un trattato ab immemorabili, di mostruosi

incesti e che mi pare estraneo alle sue aspirazioni puramente

sentimentali; una specie di mostra artistica o per un pittore o per

uno scultore, ma non per un poeta gentile. Ma io non ho mai potuto

cavargli dalle labbra il nome di quel suo grande amore infelice, di

cui sospira sovente.

Compiuta l'acconciatura, la quale giova alle donne come l'avena ai

cavalli, andò Zaira a passeggiare sul viale dinnanzi all'Albergo, in

cerca, probabilmente del suo misantropo..... Lord, il girovago, mentre

stava trastullandosi con due o tre cagnolini, si accorse della

presenza della signora dai biscotti, e di galoppo le và incontro.

Lord, era l'antitesi del suo padrone; non era mai privo di appetito.

Zaira lo accarezza, gli dà un pan dolce. E.... dov'è il tuo padrone?

Dov'è.... parla caro Lord. Questi, simile alla brutta bestia del

Dante: _E dopo il pasto ha più fame che pria_, inghiotte d'un colpo il

panetto, dimena la coda e guardando Zaira, corre verso la valle. Zaira

ha compreso, lo segue, e presto vede il padrone di Lord a cavalcione

di un muricciuolo che pare dipinga a matita sopra un foglietto. Oh!

non v'ha a dubitarne. Farà il ritratto alla donna de' suoi pensieri,

che ormai conosco, senza saperne il nome, pensò Zaira. Lasciamo che si

persuada, quel buon giovane, e noi accontentiamci della sua amicizia,

che in realtà è preziosa.

Alfredo, nel guardarsi attorno, si accorge della sua gentile compagna

di viaggio, e naturalmente da perfetto cavaliere, le va incontro.

Zaira, gli sorride simpaticamente, e... come si và col barometro oggi?

interrogando Alfredo.... Male, male, mia carissima.... Tempo

burrascoso! Vado cercando, il mio tipo solito, per ritratti, o non v'è

caso di poterlo rilevare.... da qualcuna delle finestre dell'Albergo,

che guardano questa vallina. E perchè non avete ancora fatto il

ritratto a me, buon amico? A voi lo farò ad olio, ed in grande perchè

lo meritate. Bastò questa insolita gentilezza di Alfredo, perchè Zaira

ne fosse lietissima. Forse un po' di gelosia piccina piccina, e non

siccome la gelosia grossa di Alfredo, discendente in linea retta di

Otello. Zaira si assise sul muricciolo presso Alfredo, e lo pregò a

lasciare quell'abbozzo di ritratto a matita. State invece allegro,

sussurrò.

_«Nulla die sine linea»_ (nessun giorno, senza un fatto spiacente)

sclamò, inqueto Alfredo, gettando la matita sull'erba.... Jeri una

terribile scossa all'anima mia già troppo amareggiata, stamane lassù

all'Albergo, mi parve essere pedinato da un figuro sospetto, e mi

capirete buona Zaira, noi artisti del libero pensiero, in questi

giorni, nei quali sembra rigermoglino i partiti avversi l'un

l'altro.... potremmo avere in periglio la nostra libertà personale. E'

un brutto momento questo o amica. Dai modi diversi di vedere, nasce

l'odio. Si vorria, a difesa, imprigionare la mente, e non potendolo,

rendere schiavo il corpo. Speriamo che non si ritorni ai tempi di

ingrata memoria. Si teme della Democrazia, la grande alleata della

giustizia e della eguaglianza fra gli uomini, e la nemica, quindi, dei

privilegi.... Voi mi avrete compreso abbastanza, amabile donna.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Quella gentile Stiriana, così squisita nelle arti nobili, e non

profana della politica, aveva bene indovinati gli ideali di Alfredo, e

la cagione del suo recente lagno. Perciò non ne ebbe meraviglia: ma

anzi crebbe in simpatia verso di lui. Voi da pochi giorni, disse, mi

foste amico sincero.... lo confermi il nostro idillio fra i monti.

Un'altra volta, in tempo più lontano, vi incontrai, e ne ebbi

impressione gradevole. Cominciai allora a studiarvi. Voi siete un

egregio uomo, ma assai fantastico. Il vostro cervello, mi pare di

vederlo, bolle mai sempre siccome l'acqua di una caldaia a vapore, col

pericolo dello scoppio. Non siete completamente pazzo, ohibò, ma la

vostra testa, scusatemi, la mi sembra un pochino malata nella parte

che riflette le più concrete sensazioni umane. Voi vorreste, ma

invano, sottrarvi, alle necessità della vita moderna, e vivere sempre

tra le nubi, e fra gli angioli. Calmatevi ormai, e prendete il bene ed

il piacere, dove si trovano meno ritrosi, nè badate d'avvantaggio, da

qual parte arrivino; occasione, audacia, fortuna! Il valico arduo, ad

uno è facile, ad un altro!..... Questo è il mio debol modo di pensare

e di vivere..... perchè il mondo va così. Spetta a noi, in certi casi,

a fare da valvola moderatrice . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Mia bella Stiriana, soggiunse Alfredo; voi mi rappresentate oggi

splendidamente, lo scetticismo. Mi duole di non potervi seguire in

quella via..... Io amo da sette anni (ci siamo) una fanciulla divina;

l'amo dell'amore di paradiso. Ma questo sublime sentimento, mi ha

rubata la pace, perocchè temo (non è per fortuna la certezza), temo di

non essere da lei, e senza sua colpa, al pari riamato, e perchè

l'educazione sua, lo comprendo, differisce dalla mia. Diversa coltura,

educazione monastica e presenza di ascetici principii....

Anch'io, sorse a dire vivacemente Zaira, sentii una volta battermi

forte il cuore in petto, e già ve lo dichiarai, perchè al pari di voi

provo gli affetti! Anch'io ho bisogno di nutrire l'anima mia d'amore,

ma io mi rimango, per ora, qui sulla terra, e non viaggio come voi,

nelle più alte sfere della volta celeste, siccome fanno gli areonauti,

che poi finiscono a rompersi il collo sopra le piante dei campi.....

I ladri della pace · 第 4 / 12 段