artistico da Milano a Trieste e ricordo di non essermi punto annoiato,
perchè il vostro conversare è piacevole. È vero, o prendo io forse
abbaglio?
SIGNORA--É verissimo! (Capperi. Chiacchera meno la donna dell'uomo!)
ALFREDO--E se non erro, voi, com'io, siete artista!
SIGNORA--Sì, io fui cantante, e ricordo che voi siete Pittore, per
quanto in quel viaggio, mi avete esposto (memoria di ferro).
ALFREDO--Perdonate, vi prego, alla mia curiosità.... ma perchè, voi,
giovane ancora, avete abbandonata l'arte?
SIGNORA--Perchè il Conte Alfredo Stirtlizt, triestino, mio marito,
assai ricco, non lo permise. Egli viaggiando, mi sentì cantare nella
_Traviata_ a Barcellona, se ne innamorò, mi sposò, e mi condusse a
Trieste. Ma, signore, io perdetti quel caro amico, dopo soli tre anni
di convivenza, e non sono per anco due mesi che egli passò a miglior
vita. Mi lasciò ricca, senza figli, ma col vuoto nell'anima. (Due
creature pertanto, che contemporaneamente, avevano il vuoto
nell'anima!)
ALFREDO--Anche voi, dunque, sventurata! Anch'io sono infelice, sono
celibe ancora, amo e non sono riamato. Ma credete, amo assai, e vi
prego non chiedetemi il nome suo.... Ditemi piuttosto il vostro. Io
intanto vi vi dirò il mio.... Mi chiamo Blandis Alfredo, lo stesso
nome del fu vostro sposo.
SIGNORA--Ed io mi chiamo Carlotta Zaira Coriktzin, Stiriana. Il nome
Carlotta l'ho lasciato, per non evocare mesti ricordi. Ma ohimè, a che
valgono le mie ricchezze, se non ho più chi a me pensi? Il cuore non
ama le ricchezze. Il cuore vuole un cuore, e niente più. A 30 anni, e
vi giuro che non ne rubo alcuno, io sono già morta sulla terra, e non
so consolarmene, perchè il mio defunto marito mi voleva tanto bene, e
d'ogni premura mi colmava.
Perfino il mio vecchio fedel servo, un meticcio, acquistato all'Avana,
il buon Jon, accenna ora ad ammalarsi, e l'altro dì, lo dovetti
rimandare a Trieste, portato da un somaro fino alla ferrovia... Il
poveretto, mentre pochi giorni fa, saliva con me questo monte, cadde e
ne ebbe forte distorsione al piede. Ora sono qua sola. Ho bisogno per
certuni piccoli incomodi, dell'aria balsamica delle montagne e vorrei
a piccole giornate, raggiungere l'Ospizio dell'Alpe; ove, troverò
forse qualche mia amica triestina.
ALFREDO--Io non ho destinazione fissa, perchè il precipuo mio intento
fu quello di allontanarmi da luoghi a me infausti. Sono lombardo, amo
la caccia, sono pittore, mi diletto di poesia che in questi monti, più
facilmente è nutrita e.... se.... mi tollerate... per vostro compagno
di viaggio, fino lassù, ne sarò lieto, perchè lo stare con voi sarà di
certo molto gradito.
SIGNORA--Accolgo, senza apprensione di sorta, la vostra proposta, e
senza esagerato rispetto alle cosidette convenienze sociali, nemiche
all'arte ed alla poesia. Noi, se vi piace, partiremo insieme anche
oggi stesso.
PARTE PRIMA
CAPITOLO XI.
Idilli di Montagna
Alfredo alla inattesa proposta della signora Stiriana, era contento sì
e no, in suo cuore. Sì, per nutrire, come diss'egli poc'anzi, la sua
innata poesia. No pel timore di desistere qualche minuto dal pensare
alla sua Violetta, che non la potea in niun modo sradicar dal cuore...
Un viaggio improvvisato con una bella, distinta ed ancor giovane
signora, non era cosa spregievole, e quindi in sua mente, ricordò: _Al
nuovo albore noi partirem_; colla differenza che Luisa Myller partiva
con suo padre, mentre lui celibotto, partiva con una vedovella
sconsolata. Per quanto riguarda la caccia ai Francolini, selvaggina
sceltissima, poteva dirsi, fin d'ora, un affare sballato, con grave
dispiacere di Lord. In massima, le signore detestano la caccia, perchè
distoglie gli uomini da altre meno rustiche cure. Alfredo, ebbe per un
istante la cattiva tentazione di fare lo Spartano, ma poi riflettendo
ai doveri della cavalleria, venne anche lui, siccome tanti altri, a
più miti propositi. Nelle stagioni o tepide o calde, e specialmente
fra i cento grati profumi delle piante alpestri, è facile improvvisare
confortanti relazioni. Evviva il sentimentalismo!!!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
La vecchia pastora, dolente per verità, della accelerata partenza
dell'ospite proficua, ma sempre di carattere bonario, diceva a suo
marito: Che brava zente tuti dò. Me giuraria che i se tole de boto. Ed
il pastore, di rimando, come il più navigato: Cara ti.... ma no ti à
capito, per Santa Veronica, che lù saria un bocon mato? El parla
sempre de solo, el dise de le cose che no se pol capire un'ostia. Anca
el so cane me par senza giudizio. Sta note gà roto el mel, gà disturbà
la Signora, gà magnà el me ultimo codeghin, e gà barufato cola nostra
bona Jena, corpo de Santa Frigonia!
Basta, nui semo abastanza contenti dei fiorini a bote che m'ha donai.
Dio benediga quela brava dona, e ghe manda un moroso, bon come el sò
povero marïo; ma che nò sia, tanto original, come el Casador
lustrissimo.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Nel pomeriggio del giorno medesimo, Alfredo e Zaira partirono assieme
dalla casina pastorizia nota e guidati per breve tratto dal
pastorello, percorrono il sentiero maestro, che li dovea condurre
all'Alpe Climatica. Ma presumendo essi di giungere alla meta, senza la
guida, intempestivamente la licenziano, previa lauta mancia. Ahimè,
que' due amici di fresca data, distratti forse dal caloroso dialogo
sui disinganni della vita, smarriscono il buon sentiero, e si trovano
impigliati fra sassi e rovi, e poi nel fitto bosco, ove la notte li
sorprende, ed in quel luogo disabitato, sono costretti a fermarsi. Non
sapremmo, se quei due Esseri vaganti fossero da compiangere o da
invidiare. Il viaggio però è allungato. La bella Stiriana, s'ebbe
degli strappi nella gonna nuova di foulard color cielo, senza punto
inquietarsene. Alfredo stavolta si diportò da vero cavaliere, perchè
fu sempre pronto a soccorrerla onde non cadesse. Scelto per alloggio
un angusto spazio erboso, cui faceva ombrello un Pino lussureggiante,
quei due amici anzichè trovarsi a disagio, sono lieti di quella
poesia, perfezionata dal tubare di due palumbe appollaiate sul Pino, e
forse sorprese di vedere persone a quell'ora, in luoghi tanto romiti.
Lasciamoli ora discorrere fra loro quei due artisti di cuore, e
lasciamoli riposare come meglio vorranno. Ivi nessun pericolo di
insidia. Qualcuno lo preferirebbe ad un posto di prima classe in treno
ferroviario.
Oh! ma il vecchio pastore, aveva affatto ragione, di spiegare a sua
moglie, come _quel sior lustrissimo, parlasse spesso de solo, e
dicesse cose che non si poteano comprendere un'ostia_. Alfredo credeva
infatti che Zaira dormisse su quel verde naturale tappeto, mentre
invece non era che lievemente assopita. Perciò eccolo poco stante a
recitare la famosa apostrofe all'amore, del maestro di poesia, Ariosto
Ingiustissimo amor, perchè sì raro
Corrispondenti fai nostri disiri?
Onde, perfido, avvien che t'è sì caro
Il discorde voler, che in duo cor miri,
Ir non mi lasci al facil guado e chiaro
E nel più cupo e maggior fondo tiri;
Da chi disia il mio amor tu m'allontani,
E chi m'ha in odio, vuoi che adori ed ami!
Zaira, che dicemmo parea dormisse, udì, ne fu dolente ma non lo
confessò e solo disse, rialzandosi alquanto, dal suo improvvisato
giaciglio: _Ma chi è mai, quella fortunata donna, che voi amate sì
fortemente, e che per ventura non vi corrisponde? È forse l'araba
Fenice?_.....
Pentito Alfredo allora, del proprio enfatico dire, chiese perdono
collo sguardo, e si tacque fino al levar del giorno.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Due dì ed una notte, impiegarono quei due buoni compagni di viaggio,
onde giungere, senza nuovi contrattempi alla meta prefissa, cioè il
paesello climatico di quelle altissime regioni. Con una buona guida,
si poteva fare anche più presto assai, ma vi furono le fermate
artistiche di una donna, e le esclamazioni poetiche di un uomo, che
hanno fatto perdere tempo.
Molti viaggiatori alla pesca del clima refrigerante, giuntivi per
diverse strade si trovavano già colassù, nel piccolo ma ben provveduto
albergo.
Quel movimento, quella vivacità, quella eleganza femminile, in una
parola, quell'andirivieni solito dei luoghi di bagni, di acque
ferruginose o sulfuree, o jodiche, e degli ospizi alpini, dove non si
fa altro che mangiare e bere (dicono) ed aspirare l'aria balsamica,
non spiacquero alla Signora Zaira, abbastanza lieta del suo arrivo
colà, sperando di vedervi qualche buona amica dei paesi natii. Alfredo
invece non solo trovava seccante quel frastuono, ma per lui era anche
l'antitesi della poesia. Organetti, chitarre, violini, contrabassi,
tromboni, insieme all'ocarina mal suonati, venditori girovaghi di
pessimi dolci, di fusa, di trottole, di S. Antonini, di fischietti, di
castagne secche, ecc. ecc. si mettevano sempre fra i piedi,
interrompendo ogni discorso, anche di qualche importanza. Per oggi,
nessun incontro di persone note e care, incontri tanto soavi alla
esistenza.
Quello che più seccava ad Alfredo, e che da un certo lato lo accorava,
erano i questuanti laceri, tutti provvisti però di un istrumento
qualunque.
N. B.--Tutti o quasi i questuanti del Regno, sono diventati da poco in
quà, virtuosi di suono o di canto.
La loro musica commovente, fino allo stridor di denti, è più
abbondante nei paesucoli. Ma che volete farci? Si devono compatire
quegli infelici, avendo dovuto essi innocentemente, eludere la Legge,
che confessiamolo, ha trovato soltanto di vietare la indecente questua
al minuto, perchè indizio di oziosità, mentre non ha peranco scoperto
il meccanismo di troncare la questua all'ingrosso, che è la prova
della demoralizzazione.
E fosse quest'ultimo il solo malanno sociale!
Sonvi inoltre nel consorzio umano, specialmente nella seconda metà del
Secolo XIX, _tre categorie_ di individui che fanatizzano i buoni
principi sociali-religiosi-politici.
L'una è quella dei _mangia-poveri_--l'altra quella dei
_mangia-preti_--la terza quella dei _mangia Signori_. Abbiamo usata la
frase di cui sopra, estranea, direte, e forse un po' troppo volgare,
ma fu anzi per esprimere con maggior significato, il vocabolo
distruzione, demolizione. Perciò dovete compatirci.
Queste tre categorie sono la rispettiva cagione dell'odio di classe, e
ne conseguono le esagerazioni, ed i danni. Chi ha creata la prima
categoria?--L'egoismo dei poveri fanulloni, senza pudore, che privano
perciò, spesse volte di soccorso i poveri buoni e fieri; fieri perchè
preferiscono soffocare fra quattro mura, la loro incolpevole miseria.
= Chi ha costituita la seconda categoria?--Gli stessi preti, parecchi
dei quali, dimentichi della loro santa missione, o scorretti od esosi
od intriganti hanno accumulato tutte le ire anche sui preti esemplari.
= E chi ha fatta nascere la terza categoria?--I ricchi medesimi,
perchè allucinati dagli eterni leccazampe inorgogliti dagli
inevitabili bassi adulatori, o da chi, per obbligazione, deve dar loro
sempre ragione, hanno finito per erigere fra essi ed il non abbiente
popolo onesto una nuova muraglia della China. Maggior intelligenza
pertanto, minor orgoglio, per avere concordia, e da questa il generale
ben essere.
Ormai, gridava un tale che moriva di inedia, ci mangiamo l'un l'altro,
e parlava giusto; noi facciamo come i pesci, _piscis pisciculum
vorat_, colla differenza però che i pesci mangiano per vivere, mentre
noi viviamo per mangiare. Molti, per poter pascersi a sazietà su tutta
la linea, alle spalle dei loro padroni, cercano in ogni modo lecito od
illecito, di allontanare dal mulino gli onesti amici del mugnajo.
Ahimè, soltanto ora, noi ci accorgiamo di esserci scostati un
centinaio di chilometri dall'argomento, di cui al Capitolo in corso,
ma procureremo dì ritornare sul sentiero maestro.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Caduta la notte di quel primo giorno d'arrivo di Zaira ed Alfredo,
all'ospizio Climatico, Alfredo andò nella sua cameretta fin troppo
modesta, perchè all'ultimo piano, verso corte, e quasi senza luce.
Lord dovette farsi la cuccia sotto il letto del padrone. Si vede che
l'Albergatore aveva buon naso, perchè tosto riconobbe la qualità
stentata del suo forestiero; il prezzo del resto, non era stato di
molto inferiore a quello delle altre camere possibili. Ma ciò non
dava alcun fastidio al nostro Pittore, perchè egli, di solito,
durante il giorno, passeggiava pei Colli circostanti, e la notte nel
cortile, siccome fanno i conigli.
Nel mattino seguente si vociferava che altri quattro forestieri
fossero giunti all'ospizio, cioè una signorina bella, giovane,
elegante; una cameriera antipatica e due signori maturi, e molto
impettiti. Lord, fa imbestialire anche il conduttore dell'ospizio,
perocchè, secondo il suo vizio speciale, aveva portato in camera del
proprio padrone, il prescritto registro dei forastieri. Gesummaria!!!
Alfredo, potè leggere tosto, nell'ultimo foglio, il nome dì Violetta
Giacinto. Un tremendo calcio a Lord, e la pronta restituzione al
padrone dell'Albergo di quel registro, con mille scuse. Il padrone
riconciliato con Lord (prudenza, quando si ha troppa paura dei grossi
cani) conchiuse che dovrà essere un bravo portatore del selvatico. Nè
per fortuna, si era peranco accorto, di un altro difettuccio del cane
in parola, quello vorrei dire, di rubare formaggi e salami in genere.
Dio ti ringrazio che mi hai portata vicino la mia Violetta!! Il cuore
me ne aveva dato il segnale più volte durante il viaggio! Esclamò
Alfredo.
Ma il giorno tutto, impiegato da Alfredo nel passare e ripassare sotto
le finestre dell'Albergo, non valse a vederla. Pare che gli ultimi
forestieri giunti, avessero il loro alloggio, al primo piano verso la
valle, come arrischiò a caso un cameriere, e che la signorina, non
fosse escita fin'ora dal detto alloggio. Anche Violetta, certamente,
non sapeva della presenza di Alfredo...... Il seguente pomeriggio,
Alfredo, fatta una passeggiata colla sua compagna di viaggio, la
lasciò per la di lei consueta toilette, e si provò a tentare anche
l'ala sinistra della Palazzina verso la valle...... Nessun risultato.
Se non chè ad un tratto, Alfredo vede venirgli incontro Lord, tutto
affannoso, tutto a salti, con un foglio in bocca. Quel ludro, me ne ha
fatta un'altra delle sue!! Porta qui subito, porta qui! Lord
obbediente, lascia cadere il foglio a terra, vicino al padrone.
Siccome il foglio era aperto, ed Alfredo, sempre precipitoso, non badò
alla soprascritta, potè leggerlo senz'altro.....
Oh! fallita speme!..... Alfredo credeva leggervi una lettera di
Violetta a lui. All'incontro Alfredo vi lesse quanto segue,
(rimanendone impietrito e cadendo al suolo).
(E cadde come corpo morto cade)
DANTE, cant. V _Inferno_.
Stimatissima Suor Maestra!
Dalla Stazione climatica alpi tirolesi,
14 Aprile 18....
_Sette anni che non ho la fortuna di baciare la mano alla mia
carissima e buona maestra di collegio. Oh! quel tempo era ben più
felice per me. Nessuna contrarietà. Nessun disinganno. Vita senza
pensieri, come i fanciulli. Ora tutto cambiato--e non ho che 23 anni
nessuna libertà; la società è cattiva. L'indipendenza, una chimera.
Gli ideali del cuore soffocati al loro nascere dagli intriganti. Ed
io mia buona e santa istitutrice, già stanca di vivere nel mondo, e
quantunque ancora giovane assai, ho deciso di ritornare al convento,
per farmi monaca, se la Madre Superiora mi vi accoglierà, come
spero.... Ciò avverrà fra un mese al più tardi. Siate per ora
segreta, ed abbiatemi, nel nome di Gesù, sempre la vostra
affezionatissima_
VIOLETTA.
e sotto stava l'indirizzo: «Convento delle Orsoline, città di
Ipsillon.»
Vi mancava questa pel misero Alfredo..... Ei rimase nel luogo dove
aveva letta la lettera fatale, tutta la notte. Qual colpo tremendo,
qual vuoto nel suo cuore tanto innamorato ed impressionabile. Porco
d'un cane, prenditi questo, fece, con disperazione, battendo sul capo
dell'inconsapevole Lord, la cassa della appena imprestatagli ghitarra,
nello scopo prefisso di fare la serenata alla sua Violetta. Povera
ghitarra, causa la sua antichità, se ne andò in quattro pezzi, come se
fossero quattro ghitarrine. Così, Alfredo, dovette poi pagare al
cameriere proprietario, lire venti, trovando la domanda anche troppo
discreta....
Spendili adagio, adagio, consigliava Maddalena al fratello, mentre gli
dava il gruzzolo dei risparmi, all'atto della partenza..... Povera
Maddalena, e povera Elisa..... il vostro Alfredo ha già consumato per
una vecchia ghitarra, il pranzo di una settimana. Noi speriamo del
resto, che il nostro artista, abbia appreso, siccome le migliori
serenate, siano quelle concertate..... in tempo utile!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Anche la carissima Zaira, dal canto suo, (vedi contrasti della vita)
pensava al suo simpatico compagno di viaggio, mentre stava
pettinandosi la lunga e nera treccia, coll'aiuto di una Kellnerin
dell'Albergo. Non sapea spiegarsi però l'improvvisa freddezza del
Pittore e conchiudeva... è un caro uomo, ma un distinto
eccentrico...... Parla piuttosto frequentemente da solo. Una sera, non
sapendo che io lo ascoltava, mi ha fatto la rassegna delle donne più
famose in amore, cioè la Mirra della tragedia dell'Alfieri, la
Francesca da Rimini, le figlie di Lot, Cleopatra, Semiramide, Adelaide
la figlia di Luigi XV, un trattato ab immemorabili, di mostruosi
incesti e che mi pare estraneo alle sue aspirazioni puramente
sentimentali; una specie di mostra artistica o per un pittore o per
uno scultore, ma non per un poeta gentile. Ma io non ho mai potuto
cavargli dalle labbra il nome di quel suo grande amore infelice, di
cui sospira sovente.
Compiuta l'acconciatura, la quale giova alle donne come l'avena ai
cavalli, andò Zaira a passeggiare sul viale dinnanzi all'Albergo, in
cerca, probabilmente del suo misantropo..... Lord, il girovago, mentre
stava trastullandosi con due o tre cagnolini, si accorse della
presenza della signora dai biscotti, e di galoppo le và incontro.
Lord, era l'antitesi del suo padrone; non era mai privo di appetito.
Zaira lo accarezza, gli dà un pan dolce. E.... dov'è il tuo padrone?
Dov'è.... parla caro Lord. Questi, simile alla brutta bestia del
Dante: _E dopo il pasto ha più fame che pria_, inghiotte d'un colpo il
panetto, dimena la coda e guardando Zaira, corre verso la valle. Zaira
ha compreso, lo segue, e presto vede il padrone di Lord a cavalcione
di un muricciuolo che pare dipinga a matita sopra un foglietto. Oh!
non v'ha a dubitarne. Farà il ritratto alla donna de' suoi pensieri,
che ormai conosco, senza saperne il nome, pensò Zaira. Lasciamo che si
persuada, quel buon giovane, e noi accontentiamci della sua amicizia,
che in realtà è preziosa.
Alfredo, nel guardarsi attorno, si accorge della sua gentile compagna
di viaggio, e naturalmente da perfetto cavaliere, le va incontro.
Zaira, gli sorride simpaticamente, e... come si và col barometro oggi?
interrogando Alfredo.... Male, male, mia carissima.... Tempo
burrascoso! Vado cercando, il mio tipo solito, per ritratti, o non v'è
caso di poterlo rilevare.... da qualcuna delle finestre dell'Albergo,
che guardano questa vallina. E perchè non avete ancora fatto il
ritratto a me, buon amico? A voi lo farò ad olio, ed in grande perchè
lo meritate. Bastò questa insolita gentilezza di Alfredo, perchè Zaira
ne fosse lietissima. Forse un po' di gelosia piccina piccina, e non
siccome la gelosia grossa di Alfredo, discendente in linea retta di
Otello. Zaira si assise sul muricciolo presso Alfredo, e lo pregò a
lasciare quell'abbozzo di ritratto a matita. State invece allegro,
sussurrò.
_«Nulla die sine linea»_ (nessun giorno, senza un fatto spiacente)
sclamò, inqueto Alfredo, gettando la matita sull'erba.... Jeri una
terribile scossa all'anima mia già troppo amareggiata, stamane lassù
all'Albergo, mi parve essere pedinato da un figuro sospetto, e mi
capirete buona Zaira, noi artisti del libero pensiero, in questi
giorni, nei quali sembra rigermoglino i partiti avversi l'un
l'altro.... potremmo avere in periglio la nostra libertà personale. E'
un brutto momento questo o amica. Dai modi diversi di vedere, nasce
l'odio. Si vorria, a difesa, imprigionare la mente, e non potendolo,
rendere schiavo il corpo. Speriamo che non si ritorni ai tempi di
ingrata memoria. Si teme della Democrazia, la grande alleata della
giustizia e della eguaglianza fra gli uomini, e la nemica, quindi, dei
privilegi.... Voi mi avrete compreso abbastanza, amabile donna.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Quella gentile Stiriana, così squisita nelle arti nobili, e non
profana della politica, aveva bene indovinati gli ideali di Alfredo, e
la cagione del suo recente lagno. Perciò non ne ebbe meraviglia: ma
anzi crebbe in simpatia verso di lui. Voi da pochi giorni, disse, mi
foste amico sincero.... lo confermi il nostro idillio fra i monti.
Un'altra volta, in tempo più lontano, vi incontrai, e ne ebbi
impressione gradevole. Cominciai allora a studiarvi. Voi siete un
egregio uomo, ma assai fantastico. Il vostro cervello, mi pare di
vederlo, bolle mai sempre siccome l'acqua di una caldaia a vapore, col
pericolo dello scoppio. Non siete completamente pazzo, ohibò, ma la
vostra testa, scusatemi, la mi sembra un pochino malata nella parte
che riflette le più concrete sensazioni umane. Voi vorreste, ma
invano, sottrarvi, alle necessità della vita moderna, e vivere sempre
tra le nubi, e fra gli angioli. Calmatevi ormai, e prendete il bene ed
il piacere, dove si trovano meno ritrosi, nè badate d'avvantaggio, da
qual parte arrivino; occasione, audacia, fortuna! Il valico arduo, ad
uno è facile, ad un altro!..... Questo è il mio debol modo di pensare
e di vivere..... perchè il mondo va così. Spetta a noi, in certi casi,
a fare da valvola moderatrice . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Mia bella Stiriana, soggiunse Alfredo; voi mi rappresentate oggi
splendidamente, lo scetticismo. Mi duole di non potervi seguire in
quella via..... Io amo da sette anni (ci siamo) una fanciulla divina;
l'amo dell'amore di paradiso. Ma questo sublime sentimento, mi ha
rubata la pace, perocchè temo (non è per fortuna la certezza), temo di
non essere da lei, e senza sua colpa, al pari riamato, e perchè
l'educazione sua, lo comprendo, differisce dalla mia. Diversa coltura,
educazione monastica e presenza di ascetici principii....
Anch'io, sorse a dire vivacemente Zaira, sentii una volta battermi
forte il cuore in petto, e già ve lo dichiarai, perchè al pari di voi
provo gli affetti! Anch'io ho bisogno di nutrire l'anima mia d'amore,
ma io mi rimango, per ora, qui sulla terra, e non viaggio come voi,
nelle più alte sfere della volta celeste, siccome fanno gli areonauti,
che poi finiscono a rompersi il collo sopra le piante dei campi.....