mai al moderno sistema della reclame, la quale, mediante corresponsione
più o meno lauta, ingrandisce, secondo i casi, le capacità artistiche e
letterarie, fruttando loro vantaggi o pecuniari od onorifici. Così per
l'avversione surriferita alla reclame, i quadri dello sventurato
pittore, restavano appesi nel suo studiolo, coperti di polvere, e degli
escrementi moschicini. Egli però non se ne accorava di troppo, perchè
sgraziatamente non aveva mai sentito l'universale, giustissimo desiderio
del danaro, rappresentante di tutti i valori, e manna migliore di quella
antica del deserto.
Unicamente Violetta gli era scolpita nel cuore e nella mente ad ogni
minuto del giorno e della notte. Provava talora, con sforzi erculei,
di allontanare quella imagine, onde avere un momento di requie, ma
ahimè! tutto inutile. Perciò, anche un mediocre contabile, sommando i
minuti di ogni ora, di ogni giorno, di ogni mese e moltiplicando per
sette anni, durata esatta di quell'amore, veniva con soddisfazione a
sapere, come Alfredo avesse costantemente pensato a Violetta tre
milioni seicento vent'otto mila e ottocento volte. Conto giusto.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
I medici alienisti, ascriveranno probabilmente questo fatto, ad
anomalie del cervello umano, senza speranza di guarigione, perchè
ridotte a cronicismo.
. . . . . . Alcuni sinceri amici di Alfredo, quantunque non avessero
mai potuto sapere da lui il nome della sua Diva fatale, si provarono a
persuaderlo, ma sempre invano perchè trattavasi di un'idea fissa,
essere più ragionevole il mutar l'amorosa ad ogni mutar di luna, come
si tollera nella enciclopedica nostra epoca, di quello che correre
dietro per sette anni ad un'ombra che fugge.
Se non che, per ritornare, in carreggiata, secondo l'argomento
indicato nel presente capitolo, vo' dimostrarvi la verità del detto
popolare, e cioè: _I calci vengono due alla volta_.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
In quel frattempo erano giunte ad un funzionario politico della
provincia «_Voci alte e fioche e suon di man con Elle_» (Dante INFERNO),
vale a dire, siccome parecchi giovani di condizioni diverse, ma
specialmente artisti, preparassero con detti e scritti, il malcontento
delle plebi (termine burocratico) contro la classe abbiente. Perciò
alquanto allarme, sebbene non pienamente giustificato, infiltravasi
nell'animo pauroso di quel raro funzionario, in modo che ha dovuto
decidersi a fin di bene, e per il tollerabile amore al suo pane
quotidiano, a lavorarvi attorno alla meglio, onde poi specialmente
garantire la quiete degli affezionati proprietari locali. Fece una
passeggiata nel Circondario, visitò i più influenti, ricorse alle
autorità minori, ai confidenti, della dignità immemori e fatto poi di
ogni cosa un grosso intingolo, trovò doveroso, a scanso di
responsabilità, ma però dopo bastante riflessione ed indugio (perchè
realmente egli non era poi un Attila), di fare e di spedire in alto, un
elenchino delle varie persone sospette, le quali insomma, anche per
semplice precauzione, dovessero, per qualche annata, abbandonare i
proprii lari, viaggiando gratis verso le ospitali piccole isole
mediterranee.
Criticare è facile, mentre difficile è il fare, sentenziava quel
burocratico. In certe evenienze, il procedimento regolare o ozioso,
basta l'opinamento dell'onesto o per lo meno zelante funzionario, per
allontanare dalla gente tranquilla ed utile, i facinorosi o quelli che
sono in voce di esserlo. Gli artisti per esempio, quei benedetti artisti
di ogni epoca e nazione, e la storia ne insegna, hanno quasi tutti la
testa calda, diceva nella sua diligente relazione quel buon diavolaccio
di funzionario, e soggiungeva che ciò era in contraddizione coll'arte,
senza accorgersi di bestemmiare. Dovrebbero essere precisi siccome i
pesi e misure a sistema decimale, od un quid simile, e sopratutto non
dovrebbero pensare troppo o vagliare l'operato dei maggiorenti e dei
reggitori della cosa pubblica, il quale, in massima è saggio e
conveniente, per chi se ne voglia accontentare. La relazione in parola,
sarà stata forse più lunga e più bella, ma press'a poco era nei termini
suindicati. Se non che, il ripetuto proverbio delle pentole e dei
coperchi, in cui c'entra il diavolo, fece in modo che l'elenchino di cui
sopra, fosse noto ad una certa persona gentile, prima ancora che
pigliasse la via in alto, e che quella persona avvisasse il nostro
Alfredo (in quell'elenco naturalmente compreso) a stare sull'_attenti_.
Pare sia stata una indiscrezione intima, cui torna supervacaneo
indagare. La selvaggina umana pertanto conflata da nove individui, fra
di loro inoltre, poco conosciuti, mercè la premura di quella mano
graziosa in pria e poi del buon pittore, ha potuto a suo tempo,
svignarsela per ignota, ma più sicura direzione e possibilmente in
località lontane, montuose ed in disparte dal noioso telegrafo.
Ma volle il destino od il caso fortunato, come meglio vi piaccia, che
la pratica preservativa del devoto Sopraintendente Provinciale,
andasse a finire, siccome tante altre cose umane, al pari cioè delle
bolle di sapone. Un cambiamento di governatori, una amnistia, un
trasloco del referente (felice questi di cavarsela dai rivoluzionari,
temuti più dei briganti) mutò d'incanto le sorti di quei nove
malcapitati. Peccato che i medesimi, non avendo tempo o voglia in quei
giorni di leggere i giornali, viaggieranno egualmente colla paura in
corpo. Soliti contrattempi.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Lasciamo andare ormai gli altri otto individui, ove loro piaccia ed
informiamoci anzitutto, dove probabilmente emigrerà il nostro buon
Alfredo. Senza danari non si può viaggiare in nessuna classe dei
treni, chè, le diverse Società ferroviarie, non vogliono saperne di
far liste. Ed inoltre, nel caso nostro, vi sarebbe quel benedetto
telegrafo, che vi precede più veloce delle antiche staffette. Su
certe viuzze e su montuosi sentieri, non si può andare in
vettura..... dunque fra poco anderemo a piedi, o Alfredo mio,
giacchè, se non sei temibile cacciatore, sei cacciatore instancabile.
Tu farai dunque l'alpinista per forza, e vi troverai certamente degli
alpinisti per diporto. Intanto, anche per questa volta, non si
viaggierà nei centri popolosi, colle manette ai polsi, alla guisa dei
borsaiuoli.
PARTE PRIMA
CAPITOLO X
«Non tutti i mali vengono per nuocere»
Care mie facciamola finita col piangere . . . . e poco mancava che
piangesse anch'egli . . . devo assolutamente partire, diceva Alfredo
alle sue sorelle, in un pomeriggio del principio d'Aprile di
quell'anno 18.. in cui temeva vicinissimo il principio del domicilio
coatto, essendo giunto pochi momenti prima il secondo inteso avviso
dall'amica incognita. Le due giovani, sebbene d'indole tranquilla,
pure, pel grande affetto verso il loro fratello, non potevano
rassegnarsi a quell'improvviso abbandono del quale non conoscevano la
precisa cagione. Esse erano buone semplici, timide, religiose per
principio, senza affettazione, quindi non sospettavano il male.... Che
è mai avvenuto, esclamava angosciata Maddalena, la più anziana? Perchè
ci lasci così? Tu ci farai morire di crepacuore! Eppure, soggiungeva
Alfredo, pel mio, pel vostro bene, è giocoforza che io parta da qui, è
una lodevole precauzione, e se indugiassi, potrei essere portato con
altri, alle piccole Isole meditteranee . . . Non posso dirvi dippiù.
Preparatemi un piccolo involto, leggero, leggero, che deporrete nel
carniere di caccia, raccomandatemi al vostro angelo custode, e niente
paura . . . .
Alfredo però, come suo costume, non aveva pensato al denaro
necessario, quasi in ogni cosa, e che certamente a lui mancava. Allora
Maddalena ed Elisa, persuase, come il fratello fosse irremovibile, si
diedero una fugace, ma abbastanza eloquente occhiatina, ed entrate
insieme nel loro gabinetto, ne ritornarono sorridenti, con un
mucchietto di biglietti di piccolo taglio, che erano stati il loro
paziente risparmio, per lavoro d'ago, cosa di cui soltanto le donne,
in massima più economiche e più previdenti degli uomini sanno fare.
Erano circa duecento lire, Prendi, disse la sorella maggiore, spendili
adagio, adagio, e non darti pena per noi, che, noi lavoreremo giorno e
sera, e coll'aiuto della nostra Madonna della Consolazione, vivremo
discretamente fino al tuo ritorno. Elisa, mesta mesta disse: tornerai
presto nevvero?..... Alla sua volta, sebbene non volesse farlo, toccò
ad Alfredo di piangere..... «_Tristo colui che non conosce la voluttà
del pianto_.»
Preso il fucile, il carniere, poche cartuccie, e chiamato Lord (che
rompeva le scatole a tutti tre, pei suoi salti d'allegria), Alfredo,
in fretta, in fretta si sottrasse agli abbracciamenti delle sue tanto
dilette sorelle, e rivoltosi al nord del paese, potè raggiungere dopo
tre ore di sollecito cammino, le _falde_ del monte B..... quando era
già il tramonto.....
Lord, il quale, più del solito, in detta giornata, aveva potuto
mangiare, per le premure delle sue padroncino, abbaia disperatamente
nell'escire di casa, saltellando dinnanzi al padrone, certamente,
secondo la sua grande intelligenza, per avvertire il pubblico, siccome
il suo padrone, quantunque ad ora tarda, andasse alla caccia!...
Alfredo, nervosissimo più del solito in quel momento, volea bastonare
quella cara bestia, ma poi pensò di tollerarla. Intanto, causa il
baccano dell'innocente Lord, le bottegaie del paese, in buona
relazione col nostro pittore, erano già venute sulla porta, ad
informarsi di quella novità, attesa l'ora vespertina, ed Alfredo, con
artificiali sorrisi, e mal repressa bile, accontentò, correndo
innanzi, ed inventando una frottola qualunque, le curiose compaesane .
. . . . . É costume dei piccoli centri, il voler sapere sempre, e ad
ogni costo, delle versazioni, passeggiate, viaggi, gesta, amori, dei
conterrieri, che naturalmente si devono incontrare dieci volte al
giorno. Non conviene inquietarsene, perocchè, quanto sopra, è un
rustico attestato di amicizia . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Alfredo sale già il monte, al chiaro di luna, egli è soliloquo, per
vizio congenito, cammina sempre in fretta e pensa, a chi mai? alla sua
Violetta!
Per oggi non maledice al proprio destino, perchè spera girando il
mondo in direzione speciale, di rivedere l'oggetto del suo grande
amore, fosse anche per un battere di polso. La salute di Alfredo, ad
onta delle cento ed una peripezie, è ancora sempre forte. Egli
cammina, cammina, divora la via, ma se, per caso, e per fortuna di
rado, incontra viandante sospetto, o gendarmi, gli batte con maggior
violenza il cuore, conoscendo bene la sua iettatura. Fin'ora, però,
grazie al Cielo, nessun incidente spiacevole. Tutto è silenzio,
interrotto quando quando, dal funereo lamento dei Gufi. Quel triste
canto ai superstiziosi non è di buon augurio, ma ad Alfredo piace
tanto come gli piace il Venerdì ed il numero tredici. Fra le roccie
delle alte montagne alberga più facilmente l'upupa e la civetta, i
paggi di madama la Morte, le donne hanno paura, ma Alfredo desidera
quella tetra musica, perchè si accompagna meglio alla sua bella
mestizia. Lord intanto, ad onta della notte, provvede agli urgenti
bisogni del suo immenso ventricolo, dissotterra e mangia topi di
qualsiasi dimensione..... Un bravo cane! La suscettibilità del
nostro profugo, non si muove, nè per le distrazioni di Lord, nè per
le ripide salite. Egli è ormai nel suo elemento, la solitudine. Egli
prova sempre vaghezza di poesia, anche quando di mestizia vestita,
perchè così, potrà liberamente pensare, a quella splendida figura
che gli è scolpita nel cuore!.... e recita ancora la sua romanza:
_Declina il sol morente, move pel Ciel la sera_......
Intanto Maddalena ed Elisa per tutta quella notte, non possono
addormentarsi. Stanno in decubito a recitare Ave marie, Salve regina,
e requiem ai poveri morti quantunque il loro fratello sia ancor vivo.
Anche Alfredo, seduto a riposare alquanto, su di un abete divelto dal
turbine, sospira, e pensa alle sue care sorelle.
Una nenia lontana, lo distrae e lo commuove. Sarà un pastore che
rincasa tardi dai colli sottostanti. Assomigliano quelle cadenze,
sebben rozze, a quelle del Ruy Blas: _O dolce voluttà, desìo del cor
gentil_, etc. Alfredo tende l'orecchio ed ode, perchè la voce
dell'incognito si avvicina, questi versi:
Noaltri montanar
Ghavem de pasta el cor
Vedem de l'alto el mar
E femo anca l'amor.
Viva l'amor.
Lord, contrario in massima alle cadenze musicali, và brontolando.....
Scorsi cinque minuti, il novello Trovatore, giunge presso il nostro
viandante, preceduto da un centinaio di pecore, cui frammiste poche
capre, e seguito da un somarello, col paiuolo sul basto, e da una
grossa e pelosa cagna della famosa razza francese guidatrice di
mandrie.
Lord, più fortunato del suo padrone, e di scelto olfato, cessò dal
brontolìo, e fa una corte spietata alla improvvisa amante, come fosse
una tenera antica sua conoscenza. Nè un istante l'abbandona.....
Bona sera--signor Casador lustrissimo (interloquì un pastorello sui 18
anni). Se el vole alogio alla nostra casina, cossì ala bona, gavarìa
piacere. Se el gà un mocio de cicare, faria grazia, bruso de la voja.
Nui faremo un trato de mezz'ora gnanca, e semo a logo.
Accettato, rispondeva Alfredo, perchè conveniva farlo in causa della
notte, della stanchezza e dei luoghi a lui sconosciuti. Eccoti uno
zigaro intiero. Tienti però chiamata la tua cagna, perchè temo che il
mio Lord se ne vada con essa, fino a Vienna. Ed il pastorello, ooh!
non ghe pericolo... La me Jena non bandona le so pegre. Domani, sul
fresco, sior Casador lustrissimo lo meno a copare de sicuro, do o tre
francolini.
In somma il pastorello ed il cacciatore sfortunato, erano di già
buoni amici e sì discorrendo, entrarono ben presto, senza noia alla
casina. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Rifocillato alquanto il nostro pittore, con polenta e latte di
capra, appena munto, offertogli da un uomo e da una donna in età
(probabilmente i genitori del giovanetto di nostra recentissima
conoscenza) escì sul praticello circostante alla casina, dal quale,
al chiaro di luna, potè rilevare quel magnifico panorama della
vallata. Colli e monti pittoreschi, bellezze incantevoli, che più
d'ogni altra, commuovono i cuori afflitti e le anime pensanti.
Peccato che sia pronta, ogni momento, una distrazione, in causa di
quell'originale di Lord, che converrà mettere al quinzaglio, avendo
già egli fatto scappare dalla stalla due capretti, e rubato un mezzo
stracchino esposto alla pubblica fede. Alfredo ne è dolente, ma non
sa ricorrere alla violenza, con quella sua cara bestia.
Rientrato in cucina, (la quale ai pastori serve contemporaneamente
di anticamera verso strada, di gabinetto, e di salotto) Alfredo si
rivolse al vecchio (si comprende che gli altri due erano già a
dormire) e gli chiese, se nulla di nuovo fosse in quei dintorni.
Niente del tuto, lustrissimo, rispose il Pastore. Noaltri no gavem
gazete; anche la signora che ze qua da oto zorni, la se lamenta de
la mancanza de nove. Quà no ghe ze altro che volpi e pojan. Anzi
bisogna, sioria, che se contenta de dormire sul fenil, perchè
l'unico letin ghe lo avemo dato a la siora. El so servitore, un
vecio, color de la tera, la lo gà mandà indrio, me par a Trieste,
perchè giera sopo per una cascada....... Io mi accontento presto,
disse Alfredo, e vi ringrazio del vostro buon cuore. Non si può
negare, del resto, che la notizia di una signora sola, forestiera,
dimorante da pochi giorni in quella casina (probabilmente per la
cura climatica) non stuzzicasse la curiosità dell'artista,
quantunque pieno di afflizione.
Siamo già alle tre ore di notte¹ e la conversazione
fra il vecchio pastore ed Alfredo continua.
¹ --I montanari non hanno bisogno di orologi, essi si regolano,
quanto all'ore, colle stelle, siccome agli antichi tempi. Per
esempio, sanno che manca un'ora all'alba quando i predèèr, o
predièèr (gruppo di stelle minori) perdono di intensità della
luce. E così sanno delle altre ore di notte dalle altre
stelle: Marte, Nettuno, Venere, Saturno, Diana, etc. Il
vocabolo _predéèr_, non è, credesi, astronomico, ma
semplicemente alpigiano. E quanto all'etimologia della
nostrale parola? Più probabilmente dal latino _preésse_ o
_predicere_, cioè gli astri precursori del giorno. Anche
l'autore, che or sono quarant'anni, cacciava sui monti, imparò
da que' mandriani, a conoscere, senza orologio, le ore, tanto
della notte come del giorno, ed allora era meno facile
sbagliare di grosso, come oggi, col meridiano internazionale.
Non siamo del resto nemici del progresso!
Seppe pertanto Alfredo che la famiglia dei pastori ospitali era
formata da tre sole persone, padre, madre e figlio, già noto al
lettore, che la signora dilicata di salute, l'aveva mandata
lassù--el sò dotor al fresco--che la giera nè molto zovine, nè
vecia, ma conservada. E che bela dona, lustrissimo. Che ghe giera
morto de colpo, el so omo a Trieste dò mesi indrio. Che la preferiva
stare de sola, e vestiva sempre metà de ciaro e metà de scuro, che
infine giera rica tanto, perchè piena de fiorini, e la pagava de
groso.
Alla domanda, sul nome e condizione della signora, il buon vecchio,
sonnecchiando, rispondeva: Lori nò i sà. Noaltri montanari andemo
zoso a la bona, e se fidemo senza tante sospetazion, e bondì
lustrissimo, no semo tanto curiosi; me par una brava dona, piena de
inzegno e ze basta. Felice note, lustrissimo, ed entrambi andarono a
letto...... sul fienile.
Quanto sono pittoresche quelle casupole bianche a cavaliere delle
gole montuose, o piantate nelle conche prative, sotto i cumignoli
dei monti cosparsi ancora dalla neve! Una perfetta poesia--un
effetto magico. La luna d'argento, che stava per spegnersi, essendo
già trascorsa la mezzanotte, rischiarava ancora, debolmente però,
quella scena.
Le bellezze dell'universo, ancora più grandiose fra i monti, sono
soavi tanto alle anime melanconiche, di vita e d'amore ricolme.
Nessun rumore fino all'alba. Qualche squittio di volpe, qualche
latrato lontano e null'altro. Ma Lord, il quale non si sa come,
aveva rotto il quinzaglio (avrà mangiata la corda) girava intanto la
casina e sotto e sopra, e bisogna dire che quello sfacciato
penetrasse nella mal chiusa stanza della signora, perocchè per un
momento si udì, un _marcia via_ di grazioso timbro femminino.
Alfredo, si assopì una breve ora, disteso sul fieno, senza
svestirsi. Sognò di Violetta, (miracolo), che girava su pei monti, e
di un'altra bella donna che le attraversava il passo... e che lui
era volato in difesa di Violetta.
«Nè però cessa amor con varie forme
«La sua pace turbar mentr'ella dorme.
TASSO _Canto VII_--ERMINIA.
E noi diremo mentr'egli poco dorme. Nientemeno che il nostro
artista, durante le sue caccie in pianura, incideva siccome
l'_Erminia_ del Tasso, il nome amato sulla corteccia dei pioppi.
Quindi caccia e amore sarebbero quali due cognate in famiglia!
L'alba è giunta finalmente. Le pecore si destano e dopo l'una le
altre tutte, belano, perchè impazienti di escire al pascolo. Il
vecchio pastore già mungeva le anziane. Il giovinetto cantarella:
_Sorge il sole alla collina_ etc.
La signora è già escita, forse per andare ad una vicina capelletta.
come fece il dì innanzi, risponde il pastorello ad Alfredo, già
sulla porta della casina in assetto di pseudo caccia. Lord si fa
chiamare tre volte, perchè era nella stalla ad inquietare la Jena.
Alfredo regala qualche moneta a quella buona famiglia, che potea
ripetere col poeta, di cui sopra
«E questo greggie e l'orticel dispensa
«Cibi non compri alla mia parca mensa.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Portiamoci più in alto, e più al sicuro, pensava intanto il profugo
Blandis, e fuggiamo sopratutto da qualsiasi avventura galante.
Sarebbe per me un delitto.
Avanti dunque, mio buon Alfredo, colla tua giovane guida, la quale
però, non appena ti avrà posto sul sentiero maestro, dovrà ritornare
al suo greggie. Quel giovanetto al vedersi attorno Lord, ridendo,
esclamò: _Brigante sto braco, jer sera me gà spazzà un salamo de
pianta!_ Alfredo, senza scomporsi, indennizzò il pastorello, e poco
male, disse, essere ladri di un salame, piuttosto che ladri della
pace. Il pastorello non comprende e propone breve caccia ai
Francolini, cui Alfredo, senza voglia, accetta.
Se non che al momento di lasciare la casina, ecco venire incontro la
gentile ospite dei pastori, molto mattiniera, con semplicità ma con
buon gusto vestita, reduce dal suo vicinissimo pellegrinaggio. Vi fu
un reciproco cortese saluto fra la Signora ed il Pittore, non
insolito fra quei monti tanto scarsi di passeggieri.
Entrambi, del resto, ebbero la percezione, di non essere affatto
nuovi fra loro, ed a ciascuno sembrò che qualche anno addietro, vi
fosse stata occasione di vedersi, probabilmente in un viaggio.
Entrambi nel loro interno, dissero: _quella figura non mi è nuova_!!
Quella donna era ancora bella, ancora giovane (sui 30, aspetto
distinto, capegli ed occhi neri, statura alta e snella, colorito
bruno pallido; portava sul petto un mazzolino di narcisi freschi; al
collo un nastrino di lutto; l'abito di stoffa grigia leggera, simile
alla mantellina.
E subito Lord, lo scioccone, a profondersi in cerimonie verso
l'incognita, siccome fosse di lei amico da gran tempo! mentre, una
sola volta, per la sua tracotanza, l'aveva visitata nella di lei
camera da letto. E la signora in contraccambio, ad accarezzarlo,
quali due vecchi amici. Oh! il mistero delle simpatie per riverbero!
La caccia fu breve, non uno dei Francolini incontrati, fu preso; ma
una sola Gazza, ammazzata per equivoco.
Caccia ed amore, sono antagonisti come il piacere ed il dolore.
D'altronde il pastorello, mortificato anche lui, per l'esito di
caccia negativo, dovea ritornare presto alla stalla poco lontana,
per abbeverarne il greggie, e se Alfredo S. lustrissimo, avesse
voluto compiacersi di seguirlo, disse quel giovincello, poteva in
breve ora, mettersi nuovamente a sua disposizione, quale guida.
Alfredo segue distrattamente il pastorello, e mezz'ora dippoi, siamo
ancora alla stessa casina del giorno innanzi........ Strana
combinazione!...... perocchè, se noi non ci inganniamo, sembravaci che
la mattina stessa, Alfredo, giurasse in cuore, di andarsene da colà
lontano ed in gran fretta, siccome astemio dalle avventure!
La signora era in cucina a far colazione, e la pastora tutta in
faccende a servirla. La colazione fu brevissima, e la Signora, con un
secondo gentile inchino, passò d'innanzi al Pittore, per assidersi al
di fuori su di un tronco d'abete, facente funzioni di poltrona. Il
cacciatore in attesa della sua guida, è sulla porta di cucina e beve
una tazza di latte stando in piedi.
Nessuno, però, dei due forastieri, potè esimersi dall'ingenuo piacere,
di un'altra occhiatina reciproca, più del lampo veloce, ed ora, chi
mai sarà il primo, a rompere, come suol dirsi, il ghiaccio? Per legge
cavalieresca, l'uomo, già s'intende, e perchè gli uomini, inoltre, non
sanno, quanto le donne, osservare scrupolosamente i precetti della
educazione, e della modestia. Le donne esprimono di più cogli occhi,
che colla favella.
La giovane guida intanto, potrà attendere liberamente a' suoi
pastorizi incombenti, mentre, chissà, non si avvii fra i due
sconosciuti mortali di sesso diverso, una conversazione qualunque,
tanto, per ingannare il tempo, in que' luoghi primitivi. Questo non è
nuovo, durante i viaggi, e non c'è pertanto a meravigliarsene. Nè
sarebbe intempestiva, per lo sgraziato Alfredo, qualche piccola
distrazione.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Siamo pertanto, lettori miei, in completo accordo, come dovesse essere
Alfredo, a non fare l'aristocratico ed a parlare pel primo.
Basterà soltanto che Alfredo, abbia presente, un pochino, il
proverbio: _L'occasione fa l'uomo ladro_.
Sentiamo cosa dirà, quel mezzo ingenuo d'artista, a mo' d'esordio!
ALFREDO--Se io non temessi che la signora, mi avesse a qualificare per
indiscreto, vorrei pregarla a lasciarmi sedere vicino a lei, su quel
rozzo, ma poetico sedile, onde, discorrendo, con persona graziosa, e
certamente colta, portare uno svago a' miei mali!...
SIGNORA--Fate come vi piace! Non v'ha titolo ad offendersene.