....Alfredo ha 19 anni.... Compiuti gli studi di pittura all'accademia

di P., lavora giá discretamente ad olio, acquarello e carboncino, in

ritratti e paesaggi, e ritorna a convivere, nel paese natio, colla

famiglia paterna. Passeggiando però egli ogni sera, sulle amene sponde

di quel Lago, vedea, semi nascosta dietro le persiane, Letizia, una

piacente ed espressiva fanciulla. Presto e volentieri quei quattro

occhi si incontrarono, creando una corrente elettrica, di

soddisfacente potenza. La ninfa pudica non vorria essere la prima a

far sapere della propria attrazione magnetica verso il Pittore, per

cui Alfredo, che istintivamente ha compreso, si slancia pel primo, e

speriamo che si vada a finir bene.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Dopo parecchie sere di reciproca corrispondenza epistolare, senza

posta e francobolli, perocchè le lettere volavano dalla piazza alla

finestra e dalla finestra alla piazza, ravvolte in fazzolletti col

solito sassolino, Alfredo ottiene un convegno notturno, innocentissimo

del resto, perchè la fanciulla sarebbe stata al verone ed il giovane

su di un alto muro coi gomiti appoggiati al verone medesimo.

Romanticismo puro e niente altro. E siccome la Luna è talora incommoda

ai convegni amorosi, fu scelta, di comune accordo, una delle notti

buie di Novembre. Se non chè, pochi istanti dopo, per effetto di una

interna chiamata dell'infermo di lei parente, la fanciulla deve

chiudere in fretta le imposte, troncando bruscamente l'Idillio.

Vacilla Alfredo, ed onde non mettersi in trappola col saltare nel

cortiletto interno, salta invece all'indietro verso la piazza, ma in

luogo di sentire la dura terra sotto i piedi, sente sotto di essi un

corpo elastico, un corpo quasi rotondo ed ode un grido. Era di un

corpo umano sottoposto ad altro corpo umano che veniva dall'alto

siccome lo Spirito Santo. I due corpi per l'equilibrio perduto,

naturalmente stramazzano e lasciano ciascuno, sul terreno, il

rispettivo copricapo. Cioè una beretta da prete, ed un cappello alla

pouffe. Quello della berretta era un mezzo santo, tutto concentrato

nel pensiero della destinazione dell'anima di una vecchia moribonda a

lui affidata e che in quel momento, per suo ministero, esciva sulla

piazza, quello del cappello, era il nostro Alfredo, il quale per la

suesposta interruzione, s'ebbe incolumi le gambe mentre il povero

pretino si ammalò per lo spavento.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

_E due!_ . . . . . Siate sofferenti, o lettori!. . . . . .

ne abbiamo ancora un'altra sola e basterà . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Lungi una ventina di miglia dalla città di N. N. siede al sud il paese

di K..... Un nuovo ideale seduce il nostro Raffaello. Vi andrà a

cavallo, così per variare, e per la gentilezza dell'amico Conte

X....., che desidera si provi un suo nuovo Pony da sella. Fine Maggio,

partenza ore 20, arrivo presunto ore 24, cioè l'ora intesa. Età del

cavallo anni 4, suo valore L. 4000. Età del cavaliero anni 22. Senza

valore. Di passo in principio, di trotto poi, di galoppo in fine, il

viaggio è compiuto qualche minuto prima delle 24.

Per motivi di reciproco rispetto, il campione delle crociate, lascia

il sudato destriero fuori dell'abitato, attorcigliandone la briglia ad

un pioppo. Il fiume Giordano non vi era. Deserto e muto è il paese di

K..... I lampioni già spenti. Il pescatore di idillj, procede cauto,

verso la meta vicina, mancano ancora pochi passi, e potrà baciare la

mano alla sua sospirata Clorinda.

Se non chè..... due occhi di bragia splendenti fra le tenebre, lo

arrestano di colpo..... Era un cagnaccio da pagliaio, girovago, che

gli brontolava alle calcagna.

Nello stesso tempo lampi non interrotti e nuvoloni di pessimo augurio,

presagivano imminente l'uragano. Pare che l'idillio, al nostro secondo

Raffaello incominci male! Nè il cagnaccio di pelame oscuro si

allontana ad onta dei furiosi calci sferratigli da Alfredo, anzi urla

disperatamente, assecondato da parecchi botoli, che, più di lui recan

molestia. Già Alfredo, è più del cagnaccio rabbioso, e nella sua ira,

lo stringe alla gola con mani nervose e forti. Il cane grosso, a

quella stretta, si ammansa alquanto gemendo, ma i botoli liberi,

ostinatissimi nel latrare, hanno richiamato ai balconi, qualche

lumicino, forse di gente sospettosa di qualche impresa ladresca. La

pioggia a catinelle intanto viene a portare il cosidetto colpo di

grazia, siccome fa la cavalleria dietro il nemico fuggente, dopo una

battaglia vinta.....

Ahi misero Rinaldo..... tutto sommato, ti è giocoforza rinviare

l'impresa colla sospirata Clorinda, ad altra meno infernale

occasione.....

Ritorneremo al Pony, decide, umiliato Alfredo, ma vedi altra dolorosa

sorpresa!..... Al pioppo non trovò che la sola briglia. E il

cavallerizzo?...... Venti miglia a piedi di notte per ritornare a

casa, co' suoi speroni, col suo fouet e con una briglia altrui.....

_E tre_ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

La sera del giorno seguente, trovatosi Alfredo, col Conte X... sul corso

della suaccennata città, potè stabilire che il cavallo inglese aveva il

vizio di scappare, cavandosi prima la briglia. Quell'intelligente

animale, all'incontro, era ritornato di carriera alla sua cara stalla

rifacendo la lunga strada dianzi percorsa..... Pochi giorni dopo,

Alfredo, visitò, per convenienza, il Pony, in scuderia, ma questi, per

la sua memoria di ferro, o forse perchè alleato del noto cagnaccio, gli

mandò un calcio nelle regioni meridionali, scansato per miracolo, dal

destinatario. I pittori a lungo andare, non sono tanto sfortunati!....

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Oh! i bei tempi antichi, in cui i convegni galanti avvenivano durante

una caccia alle belve, fra lampi e tuoni, come quello di Enea e Didone,

nella famosa grotta, da Virgilio splendidamente descritto.

. . . . . In questa il cielo,

»Mormorando turbossi e pioggia e grandine

Diluviando d'ogni parte in fuga

Ascanio, i Teucri, i Tiri, ai più propinqui

Tetti si ritirano; e fiumi intanto

Sceser da monti ed allagaro i piani,

Solo con sola Dido Enea ridotto,

In un'antro medesimo s'accolse.

Diè di quel che seguì la terra segno,

E la pronuba Giuno. I lampi, i tuoni,

Fur de le nozze lor le faci e i canti.

Testimoni assistenti, e consapevoli

Sol ne fur l'aria, e l'antro, e sopra 'l monte

N'ulularon le Ninfe . . . . .»

Annibal Caro--Eneide di Virgilio

libro IV per.º 11.º.

Ora quei convegni, sono al riparo dalla pioggia, dal vento, dal sole, e

da altri pericoli, e perfino le tenebre, talora simpatiche, sono

respinte dalla luce elettrica. In luogo delle grotte, abbiamo dei

camerini addobbati, in luogo dell'aria, del monte, della foresta, e

della pronuba Giuno, guide, testimoni, protettori dei sublimi innamorati

abbiamo valletti retribuiti, d'ambo i sessi, e segreti infino a che non

mutano padrone.....

..... Alfredo però dovea pensare qualche volta secondo il costume

moderno più ragionevole, perocchè a lui, la notte, l'uragano, i cani

feroci ed il baiardo che fugge senza briglia, non hanno giovato in

verità. Oh! ma Alfredo alla prima occasione farà lo stesso.....

E noi, avendo sacra la vita dei nostri lettori faremo loro grazia del

racconto dettagliato di tutte le cadute di Alfredo dall'alto, e della

mezza dozzina di ribaltate per fortuna incruente, delle drammatiche

grassazioni finite senza morte o ferita, e con limitato dispendio, delle

ingiustizie subite senza irreparabile danno, dei naufragi

miracolosamente scongiurati, delle bastonate deluse, e di tre brevi

arresti per tre mal'intesi. E finalmente, dopo quanto sopra, qual

meraviglia se Alfredo, in una città lombarda, all'età di 13 anni, era

anche Venerdì, si avesse strappata una falda del suo primo palmerston

nuovissimo, in causa di una troppo frettolosa scantonata di un vandalo

garzone fabbro, che teneva in mano, due vecchi spiedi? Quegli inoltre

cantava correndo..... Fatalità, fatalità.

PARTE 1ª

CAPITOLO VIII.

Il Veglione.

Sono vicine le dieci. Il Ballo di Beneficenza che si dava nel Carnevale

18.. al Teatro Comunale di B...... cominciava soltanto in detta ora a

farsi animato.

Molte Signore e Signorine nei palchi. Toilettes femminili semplici, ma

di molto buon gusto. Una folla di allegri giovanotti, molti uomini

maturi che potrebbero restare a casa coi loro bimbi.

Qualche vecchio non ancor convinto. Varie mammine imbronciate non si sa

perchè e finalmente una scelta orchestra. Vi era anche Alfredo poco

lieto, e non danzava per anco. Pare che aspetti qualcuno o qualcuna che

non viene mai.

Ma eccola, Violetta, giunta in palco in quel momento, con due suoi

congiunti. Prima fila sinistra, _N. 13_. Qualche supestizioso proponeva

di togliere da tutti i teatri il _N. 13_; e di conservare quel numero

quando si fosse trattato di tredici milioni, invece di dodici, i quali

arrivassero pure in Venerdì.

Violetta era bella e più elegante in quella sera, ma si potrebbe

giurare, che appena giunta in teatro, non avesse il solito suo umore

giocondo (nervosismo). La maggior parte delle donne, quando si tratta di

balli, di soirees, diventa nervosa--o per incidenti nel vestito, o per

qualsiasi altra contrarietà intima.

Le signore e le Signorine vorrebbero e non vorrebbero andare alla

festa e talvolta finiscono coll'andarvi, ma tardi, ma di mal umore.

Violetta ballava a meraviglia...... Fatta dal suo palco una rivista in

platea (ridotta come di consueto a sala da ballo) corrispose con un

leggiero segno del capo al saluto dell'amico pittore, ma Alfredo per

la malaugurata perspicacia degli innamorati concepì il sospetto, come

la Signorina Violetta, si occupasse di cercare collo sguardo, un'altro

individuo, di sfoffa più appariscente, non ancora forse entrato in

teatro. _Vanitas vanitatum et omnia vanitas_, pensò Alfredo. Ma chi

potrà essere colui che Violetta attende? Cocciuto, in quella sua idea

gelosa, Alfredo cominciò a fare il permaloso, a girare sù e giù,

inquieto, pei corridoi, a spiare la porta d'ingresso alla platea e

contemporaneamente il palco di Violetta. Nè per quella sera egli andò

nel palco Giacinto.

Entrava, in quel mentre in teatro, Cirillo Buonpensieri, giovane

scultore, amico d'infanzia di Alfredo. Un simpaticone, pieno di

arguzie--leale di carattere e di mente concreta. Abbracciò il suo

Alfredo, si accorse del di lui pessimo umore, non ne fece gran caso,

perchè lo conosceva assai.

Cirillo, senz'altro, prese a fare un valtzer con una Signora

colossale, di mezza età, ma dovette fermarsi due volte per respirare,

giurando in suo cuore, di non ballare più con quell'omnibus vivente.

Entra in quel momento, a valtzer finito, un conoscente; è il

Commendatore Sig. Aringa; uomo di mezza età, esile appunto come il suo

nome, vestito sempre con ricercatezza--languissant di tutte le

eleganti signorine della Città. Un buon diavolo, in massima. Peccato

che si permetesse facilmente di pigliare in giro certuni suoi

conoscenti, dei quali era forse invidioso.

L'invidia è una droga, che entra in tutte le pietanze, e non v'è anima

al mondo, che non l'abbia assaggiata. Comincia dall'infanzia; voi la

vedete anche fra bambini quando si rubano l'un l'altro un dolce, od un

giocattolo. _Vita mortal, tutta d'invidia piena_ scrive l'Ariosto.

Naturalissimo pertanto che un pochino d'invidia, nutrisse anche il

buon Commendatore.

.... Un grande inchino, con saluto, al palco di Violetta, la quale

corrisponde con altrettanta espansione. Aringa detto fatto, va nel

palco della signorina e ritorna poco dopo, in platea, con essa, per

ballare la polka.

Ecco l'individuo che Violetta cercava appena giunta in palco, pensò

Alfredo, e credesi indovinasse. Se Violetta mi avesse salutato meno

freddamente, avrei ballato io con lei, pel primo. Ambiziosella! Tienti

il tuo decorato commendatore, chè, già le altre signorine non ti

invidiano. Esso, prima che a te ha fatta la corte a tutte loro, per

sistema, e poi quando assenti, le critica a meraviglia; meno male che

lo fa soltanto per taluna goffaggine, o per la loro discutibile

bellezza!..... Alfredo, del resto già pentito, (per la gentilezza

dell'animo suo) trova casuale il fatto e non progredisce nei dubbi

sulla bontà di Violetta. Gli rimane in corpo, soltanto, la solita

gelosia dell'ignoto. Bisogna escire a pigliare il fresco, caro Tamas

(il moro innamorato nella Gemma di Vergy). Converrà bere un

bicchierino, disse Cirillo, che tutto aveva veduto e compreso. Alfredo

accetta, ma di mala voglia, perchè brucia di gelosia e vorrebbe

restare, diremo sempre di guardia in teatro.

Cirillo ed Alfredo bevono una mezza bottiglia di Barolo, al vicino

restaurant. Cirillo che vuol cantarellare e non ne imbrocca una,

intuona l'aria del contralto, nella Maria di Rohan,«_A quel che par, a

giudicar, son le Lucrezie rare a trovar_.

Per Cirillo quell'aria è simpatica, ma Alfredo lo prega a smettere,

perchè mi guasti l'udito, osserva, e freme di ritornare al veglione.

Ma se non balli mai stasera, gli grida Cirillo! Ballerò, sta buono, e

presto e con delle ballerine cortesi e belle--conchiuse nervoso

Alfredo--ritorniamo dunque in teatro, mio otellissimo, fece ridendo,

Cirillo. I due amici sono già rientrati in platea, dov'è riposo

momentaneo del ballo, mentre però non cessa l'andirivieni. L'ambiente

si è riscaldato; si odono sonore risate. L'allegria, come sempre, è

cresciuta. Ma ormai la mezzanotte è vicinissima, e molti si dispongono

a partire per la cena di rito. Buon appetito, specialmente agli

uomini!!!. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Le signorine, morrebbero di languore, piuttosto che perdere un ballo,

ma è giocoforza che seguano i loro capi di famiglia, per le solite

convenienze sociali. Esce anche la famiglia Giacinto e con quella il

Commendatore. Questi nel vestibolo del teatro, incontra Alfredo, vuole

scherzare, come al solito, dicendogli: _Ma voi non avete ancora

ballato colla signorina Violetta_?

Alfredo, che sogna forse di veder accompagnate quelle parole, da un

sardonico sorriso, risponde iroso: Io non invidio il vostro titolo di

Commendatore. Quegli che per verità non si aspettava una tale

apostrofe, rimane interdetto, si morde le labbra e... _sarete voi_,

un... dice, ma per non fare scandali, preferisce seguire la famiglia

suindicata che va a cena. Provvederò domani, mastica fra i denti, ed

intanto va a cenare nella ospital casa, senza molto appetito...

Scusami, ma tu hai torto (dicea Cirillo ad Alfredo, mentre cenavano

alla trattoria, la quale, causa la folla impreveduta, serviva lenta ed

era esausta di provviste). Bisognava ribattere, con disinvoltura, lo

scherzo del Commendatore, fosse pure fatto con intenzione, e non

trascorrere all'ingiuria. Ma che c'entra Violetta, ma che c'entra il

sig. Aringa? Non ti sei accorto, che si tratta di abitudine per parte

del secondo e di un po' di vanità per parte della prima? soggiungeva

Cirillo. Queste sono simpatie e calori che durano 24 ore al più! Non

hai ancora imparato, essere forse i di Lei parenti quelli che

preferiscono Lui a te? Poniamo che sia, per un'embrione di

aristocrazia borghese, che guarisce presto. Violetta sposerà anche un

giovane povero, basta che le piaccia, ed io spero e desidero, da buon

vivant, che non affoghi in un cucchiaio d'acqua, come talvolta, sebben

raramente accade.... Sovvienti spesso della storica antica risposta;

_Se Messene piange, Sparta non ride_; ed impara il proverbio: _Si vous

la suivè elle vous fuit_ e viceversa, mio buon amico, e ridi una volta

buona, come faccio io, che mi chiamarono dalla nascita:

_Buonpensieri_. Folle, tu credi che tutto il mondo sia felice al tuo

confronto--e se pertanto domani vi sfiderete, penserò io a

riconciliarvi, previe le solite noiose pratiche per ritrattazioni,

rettifiche etc. e senza bisogno, in caso di duello, di quelle

successive strette di mano, che si usano, in stile cavalleresco, fra i

due individui in collera, dopo aver essi tentato invano di

sbudellarsi!

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Sono già le due dopo la mezzanotte. Nè il Commendatore, nè la famiglia

Giacinto ritorneranno al veglione. E di tale assenza Cirillo ed

Alfredo, già in platea, subito se ne accorsero. Alfredo, quasi

sollevato, per quella mancanza, chè prima aveva una pietra sullo

stomaco, disse, meglio così, e si diè tosto a ballare disperatamente,

anche cogli uomini corpulenti, fino alle 5 del mattino, quando il

teatro cominciava a vuotarsi delle persone meno inebbriabili.

Quelli che hanno cenato meglio, siano pure anche donne, sono sempre

gli ultimi a lasciare i veglioni, e gli estremi, definitivi balli, non

sono più danze, ma una vertigine spaventosa..... Il buon vino, è più

eccitante, si crede da molti, di una buona orchestra.

Alfredo e Cirillo, escono finalmente anch'essi. Corrono alle

rispettive dimore, dopo una cordiale stretta di mano. Alfredo si

abbandona vestito sul letto, e non dorme. Se un momento resta

assopito, pensa a quella sua eterna Violetta. Sogna di chiederle

scusa, (di che non si sa). Volea lagnarsi di lei ma no'l può, e

finisce come al solito, col tentare di darle un bacio tremante, senza

esito felice. . . . . . . . . . . . . . . . . . .

In quella sera pertanto, meno l'avarizia, che, era rimasta in casa

malata di _compiacenza_, al dire dei buoni contadini, erano andati al

veglione anche i quattro ladri della pace, cioè l'amore, la gelosia,

l'ambizione e l'invidia . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

La cena in casa Giacinto, andò così, così, quanto ad allegria. Tutti

ebbero scarsa loquacità. Il Commendatore sembrò ai convitati alquanto

preoccupato. Violetta fece gli onori di casa senza la solita

disinvoltura, e finì per mangiar poco, e bever nulla. Nessuno dei più

anziani, propose di ritornare al veglione dopo cena, per cui alle due

dopo mezzanotte o poco più, casa Giacinto, aveva già spenti i lumi,

disposta ad aspettare, dormendo, il nuovo sole. Il signor Aringa andò

al suo alloggio in carrozza; il suo cocchiere si rivolse due o tre

volte, per chiedere al padrone, cosa comandasse, perchè gli pareva di

essere stato chiamato, ma invece il Commendatore, non aveva chiamato

alcuno, aveva brontolato fra sè per il noto incidente con Alfredo.

Decise però di volerne soddisfazione.

Violetta pure si ebbe, durante la notte, il suo incubo. Le sembrava

che le Furie, strappate le coltri, la trascinassero per la treccia,

intorno alla Camera. Svegliatasi alfine a giorno fatto, chiamò i suoi,

che la trovarono inquieta e lievemente febbricitante. Ma, un cordiale,

ed un po' di riposo ancora, Violetta si ristabilì in breve, senza

l'opera di sanitario.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Tre giorni dippoi, correva la voce, come la Signorina

Giacinto, fosse partita, a visitare alcuni suoi parenti

lontani, onde migliorare di clima, e quella voce non era

una delle solite fole.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

La mattina dopo il veglione, mentre Alfredo stava vestendosi, entrò

nella sua camera Cirillo piuttosto eccitato. Egli sapeva della

imminente sfida. Te l'aveva detto ieri sera, o mio--_Guerra a

fondo_--che la tua era stata una deplorevole imprudenza? So di certo

che fra mezz'ora, tu sarai sfidato a duello! È quanto desidero da

tempo; disse Alfredo, è quanto voglio. Ma ti prego, mio Cirillo, non

facciamo melensaggini. Siamo intesi; non le solite convenzionalità

cavalleresche, che, in fatto di duelli, sono di troppo, e rasentano la

buffoneria. Morire o l'uno o l'altro.

Cirillo alla vista di quella faccia d'ira livida ebbe paura, e tosto,

per mettere, secondo la consueta sua bonarietà, possibilmente, un po'

di acqua sul fuoco, provò a dire, con flemma. _E che muoiano anche i

padrini_. Alfredo, non potè sorridere, tanto era inqueto. Cirillo

allora, giovane di cuore e di pronto ingegno, soggiunse: giacchè tu

vuoi così, ritorneremo, ai vecchi costumi della antica Grecia, o dei

popoli Indiani. Lascieremo in disparte, per un momento, la moderna

cavalleria, e ricorreremo alla barbara cicuta, od all'acido prussico

moderno. Inutile pertanto la spesa di sciabole, di fioretti, di

pistole, di carabine. Due misere pillolette, allestite dal nostro

amico vice speziale Brichetti, e tutto, in pochi minuti, sarà finito.

Sei contento così? Altro rimedio non v'ha, perchè noi non siamo

esperti nella scherma e le pistole possono tirare storto ammazzando

invece qualche innocente passeggero. Una Pillola dunque col veleno,

l'altra senza. Se muore il Commendatore avrà cessato di corteggiare le

Signorine, se morirai tu, avrai finito di essere innamorato fino nella

suola delle tue scarpe. Cirillo era una gran testa e trovava lì per

lì, espedienti famosi. La sfida venne, pochi momenti dopo. I padrini

del commendatore furono due ufficiali della Territoriale; quelli di

Alfredo--Balena e Cirillo.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Il vice farmacista signor Bricchetti Galeno (questo il suo nome di

battesimo, che i lettori ancora non sapevano) fece un balzo

all'indietro, (come quello tanto noto di Don Abbondio), quando udì

proporsi da Cirillo la confezione di una pillola avvelenata. Non aveva

tosto indovinata la intenzione di Cirillo, e senz'altro, se ne schermì

non senza meravigliarsene. Ma quando comprese meglio le sibilline

frasi di Cirillo, acconsentì sorridendo e raccomandandosi, del resto,

ad ogni buon conto, per il più profondo segreto. Non si sa mai,

diceva! Siamo in tempi molto rigorosi per le farmacie!

Le due pillole identiche, saranno allestite fra un'ora; e lei signor

Cirillo verrà a ritirare il pacchetto, con patto, ripeto, del massimo

riserbo...

Il seguente mattino, i due nemici, all'ora precisa, erano sul terreno.

La località, dietro il muro di cinta di nord, del cimitero della

città.

Non poteva scegliersi miglior luogo, per la ragione, che uno dovea

restare cadavere, ed all'istante, per la efficacia dell'acido

prussico.

I due ufficiali eran là seri, impettiti; Balena era più pallido dei

morti. Cirillo, fingeva distrazione. Alfredo ed Aringa, non si

guardavano, ma dimostrarono grande risoluzione.

Se non chè Cirillo, al punto di procedere, coll'intervento degli altri

padrini, alla scelta del numero pei duellanti, onde poi scegliessero

per primo o secondo l'una delle due pillole, propose, che,

contrariamente all'uso, avessero i duellanti a stringersi la mano,

prima del duello.

Nessuno oppose diverso parere, ed ecco il Commendatore ed Alfredo a

darsi la mano a vicenda. Quelle due mani, però non si staccarono sì

presto, ed i duellanti chiedendosi reciproco perdono, si abbracciarono

commossi, lasciando ciascuno cadere dagli occhi due goccie limpide,

che assomigliavano a brillanti davvero non chimici!

Lord che era dovunque, come l'aria, alla vista di due pillole di

pasta, gettate a terra da Cirillo, si affrettò ad ingoiarle. Non

allarmarti Alfredo, disse Cirillo! Nemmeno Lord ne morirà, perocchè in

quelle due pillole era soltanto farina bianca con zucchero!

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Un breve turbine, finito serenamente per la bontà d'animo di due

uomini, che avevano fatta a vicenda, od un'erronea interpretazione, od

una imprudenza e per la ingegnosa trovata di un sincero amico.

«Honny soit qui mal y pense!»

(Vitupero a chi pensa male!)

PARTE PRIMA

CAPITOLO IX

Sourtout pas trop de zèle

Passarono giorni parecchi, prima che Violetta ritornasse alla casa

paterna.

Alfredo intanto trascinava la vita sterile, miseranda. Aveva dipinto,

è vero, qualche piccola cosa, ma di mala voglia. Un paesaggio,

credesi, di proporzioni modeste, che non trovava acquirenti (tanto ne

vanno zeppe le Pinacoteche). Aveva fatti anche degli abbozzi al

carboncino, ritratti di donna, i quali, per caso, assomigliavano tutti

a chi mai? Indovinate?... a Violetta. Egli vivea colla diletta

famiglia d'ogni giorno, siccome cantò Aleardi nelle sue lettere a

Maria. Maddalena ed Elisa sorelle minori di Alfredo, erano carine

tanto, ma di carattere, in complesso, opposto al suo. Buone assai, ma

piuttosto fredde. Assomigliavano dippiù alla mamma che al papà,

entrambi defunti in età media. Quei tre fratelli, poveri in origine,

erano costretti a tosare man mano i tenui risparmi dei loro Genitori.

I ladri della pace · 第 2 / 12 段