I due giovani rimangono per alcuni istanti silenziosi e pensierosi.

Quella bimba, così costante nelle simpatie e nelle antipatie, che

ricorda tutto, che vede tutto, alla quale non sfugge una parola, un

ette, non avrebbe certo dimenticato tanto presto «il suo papà!»

Ormai, per prudenza, non bisogna più parlare di gelato rosso. Col

gelato, Lulù comincia a volere anche il papà e se non si fa presto a

distrarla, sono lacrime e strilli.

Anche a proposito delle scarpine nuove c'è stato un po' di pericolo, ma

poi la vanità femminile ha finito per avere il sopravvento.

-- Anche il mio papà, ha promesso... belle scarpine... nuove...

dopodomani.

-- Sì; anche il tuo papà.

-- Voglio scarpine mio papà!... Scarpine mio papà! Più belle... scarpine

del mio papà!

-- Sì cara; molto più belle! Ma intanto queste che hai, bisogna

cambiarle. Sono rotte! Sono brutte!... Guarda come sono brutte!

-- Brutte... rotte... brutte... -- continua a borbottare Lulù, ma

docilmente allunga intanto i piedini, si lascia mettere le scarpette

nuove e dopo, compiacendosene, rimane un pezzo seduta per terra a

guardarle, a toccarle, a palpeggiarle, stringendo i piedini colle

manucce.

Il Roero si rivolge a un tratto all'Olivieri, domandandogli:

-- E la signora Eugenia, ha poi risposto?

-- Sì. Domattina sei libero, verso le dieci?

-- Sempre; sono sempre libero, tutto il giorno.

-- Allora vengo a prenderti e si va insieme dalla signora Eugenia, per

combinare.

-- Speriamo che non dispiaccia a Lulù!

-- Speriamo!

Questa signora Eugenia è la maestra, l'educatrice, l'istitutrice

proposta dall'Olivieri.

-- Domattina, alle dieci... -- pensa fra sè il Roero. -- Allora, aspetterò

domani mattina.

Egli vuol parlare all'amico di Stefania, per sfogarsi contro Stefania;

gli vuol raccontare di una certa visitina che gli ha fatto don Giulio, e

lo vuol pregare -- è questo che più preme -- di recarsi dalla baronessa

col pretesto di sapere che cosa dice di lui, o inventa contro di lui, ma

in realtà, nella speranza che quell'incontro fra donna Stefania e

l'avvocato possa rendere inevitabile un riavvicinamento.

Egli è deciso: non vuol più andare da quella civetta insopportabile!...

Ma come vorrebbe esser costretto «per forza» a ritornarci!

La mattina dopo l'avvocato è puntuale; ed anche il Roero è già pronto,

sulla porta, ad aspettarlo.

-- Lulù stamattina sente il tempo! Ha fatto il diavolo a quattro! Non

voleva a nessun costo lasciarmi alzare! Mi ha strappato i capelli, mi ha

rintontito a furia di baci e di botte! Finalmente, stanca morta, s'è

addormentata sul mio letto.

-- Ha ragione Giovanni: hai proprio trovato il tuo bel da fare!

-- Ma è strano, come dal primo giorno, fin dal primo momento, ha preso

subito a volermi bene.

-- Ha subito capito che con te avrebbe potuto fare a suo modo. Le

bambine, caro mio, sanno mettere il loro cuore a posto, molto meglio

delle donne.

-- La signora Eugenia dove sta?

-- In fondo al corso Venezia.

-- Andiamo a piedi. C'è tempo!

Il commediografo prende a braccetto l'avvocato.

-- Discorreremo, intanto. Voglio dirti una cosa... e chiederti forse

anche un favore. Ma tutto ciò, prometti, deve restar fra di noi.

L'avvocato gli dà un'occhiata, poi risponde sorridendo:

-- Ho capito!... La baronessa!... Prometto il segreto professionale.

-- Ieri mattina è stato da me don Giulio Arcolei a farmi la predica, a

darmi grandi consigli a proposito di Lulù!

-- Che diamine! Perchè mai donna Stefania non te l'ha fatta lei stessa la

predica, direttamente?

-- Non ho più messo i piedi in casa Arcolei -- te l'ho detto? -- da quella

sera famosa, dopo il duello!

-- E allora, come mai la baronessa ha saputo di Lulù?

-- Quella gente sa sempre tutto! Ha un servizio di polizia particolare.

L'avvocato dà un'altra occhiatina all'amico:

-- Siete in collera?

-- No. Mi secco in quella casa, e non ci vado più; ecco tutto!

-- Gelosie di Zelinda... o gelosie di Lindoro?

-- Ho detto che mi secco, mi secco, mi stufo!

Il Roero quasi si arrabbia; non è più tornato dalla Fáni, verissimo, ma

per certi suoi calcoli che ormai, pur troppo, comincia a riconoscere

sbagliati.

«Non andandoci più io», aveva pensato, «finirà col venir lei!... Verrà

lei!»

E già la rivede seduta lì, nel suo studio, proprio lì, dinanzi alla sua

scrivania, e colla smania, colla febbre sente ancora quel bacio... il

tremito delle labbra, quella carezza della guancia ardente, vellutata,

mentre il povero Nespola urla e strepita sotto la finestra!

-- Tornerà! Tornerà! -- Invece...

La Signorina: Romanzo · 第 20 / 50 题