Ma invece di tornar lei, ha mandato suo marito

-- E così, -- domanda l'avvocato scotendo Francesco per un braccio, -- che

cosa ti ha detto quel bonomo dell'Arcolei?

-- Di non pregiudicarmi troppo leggermente, di pensare al mio avvenire,

di non arrischiare la mia libertà. Il giorno, per esempio, in cui

volessi prender moglie?... «Che impiccio in casa propria una figlia, non

si sa di chi!» Mi ha detto, quasi mi ha imposto di mettere Lulù in

collegio, in qualche istituto femminile. Figurati! una bimba che non

avrà più di cinque anni! «Fatela istruire, fatela educare! Assegnatele

un piccolo capitale, una dote; ma tenerla con voi? Allevarla come

figlia? Diventate matto? Sarebbe un gravissimo errore! Una pazzia!» Ah!

Ah! Sua moglie deve odiarla molto la povera Lulù!

L'Olivieri si ferma un momento su due piedi, poi domanda:

-- Posso parlar chiaro?

-- Quanto vuoi.

-- Ebbene, mi par naturalissimo che donna Stefania voglia sbarazzar lei e

te da questo impiccio. Aggiungi poi, nel caso particolare, che Lulù è

anche la figlia... di Nespola! Ma come? -- esclama l'avvocato con una

risatina ironica. -- La baronessa fa di tutto per nobilitarti, per

renderti, almeno all'aspetto, somigliante al marchese Estensi e al conte

Faraggiola, e tu continui ancora a sgusciarle di mano? Prima,

incanaglisci democraticamente facendo da testimonio al padre contro il

Bonaldi e adesso vorresti addossarti anche la figlia, _non si sa di

chi?_... Ohibò!

-- Che cosa credi? Tu credi che donna Stefania sia la mia amante?

-- Non credo. Suppongo, immagino!

-- Ebbene, no! -- Prorompe il Roero con impeto, arrossendo di collera e

anche di dispetto.

L'altro, allora, finge comicamente il massimo stupore.

-- Noo?...

-- No! Quella donna, -- e non gliene faccio un merito, -- non sarà mai

l'amante di nessuno.

-- Questa poi... è un'esagerazione!... Perchè?

-- Perchè non ha cuore.

-- Che c'entra il cuore? Le donne che non hanno cuore sono quelle, anzi,

che amano di più! E il cuore, precisamente, che spesso spesso impedisce

di amare! Per lo meno di amarne più d'uno... alla volta!

L'ironia dell'avvocato diventa sempre più acre, pungente. Sembra ch'egli

abbia una ruggine secreta colla baronessa e che abbia in odio tutti

gl'innamorati. Presto però s'accorge d'essere andato troppo oltre e

prende lui sotto braccio l'amico domandandogli per rabbonirlo:

-- Hai detto di volermi chiedere qualche cosa, un favore?... Che cosa

vuoi?

Il Roero non risponde; ha un muso lungo un palmo.

-- Sei in collera?

-- No.

-- Che cosa vuoi, dunque? Che cosa devo fare?

-- Nel favore che volevo chiederti, c'entra appunto... donna Stefania.

È l'avvocato, questa volta, che raggrotta lo ciglia.

Il Roero continua:

-- Tuttavia, ti dirò di che si tratta. Capirai se non altro che sebbene

io abbia fatto la corte a quella signora, sono rimasto... a mezza

strada. E adesso mi hanno troppo seccato lei, suo marito... e compagnia!

Rinuncio all'impresa! Pure, soltanto per curiosità ed anche per

regolarmi all'occorrenza, vorrei sapere che cosa dicono di me, o stanno

inventando sul mio conto in casa Arcolei. Il favore che pensavo di

chiederti, che ti chiederei ancora, è questo: fare una visita a donna

Stefania, per sentire, per capire... così, che vento spira.

-- Come?... Come?...

L'avvocato rimane attonito, e pensa tra se: -- Ma è vero? Proprio vero?

Non è ancora l'amante? In fatti, se già lo fosse, non avrebbe più

bisogno di mandar qualcheduno a tastar terreno! Non avrebbe più bisogno

di me!... Ma allora se c'è tempo, finchè c'è tempo, bisogna salvarlo!

Tentare di salvarlo! -- Si avvicina all'amico e gli parla, adesso, con

un'espressione affettuosa, con un tono che diventa, a mano a mano, più

confidenziale, più intimo:

-- Caro mio, questa volta... non posso proprio servirti.

-- No?

-- No. Devi sapere che anch'io, come te, non vado più dalla baronessa

Stefania.

-- Oh?... -- Francesco si ferma di colpo e fissa a lungo interrogando

cogli occhi l'Olivieri che lentamente, accennando col capo, risponde di

sì. -- Anche tu?...

-- Anch'io.

-- Ma... se non me ne sono mai accorto?

-- È stato un baleno, un lampo, fortunatamente senza tuono, senza

fulmine!... Al primo indizio del temporale mi son messo a scappare... e

scappo ancora!

-- E donna Stefania?

-- Donna Stefania?... -- L'Olivieri continua a ridere, ma il suo riso

diventa forzato. -- Ella non se n'è accorta, o non ha voluto

accorgersene! _De minimis..._ eccetera! Ed io non sono nè un uomo alla

moda, nè un uomo influente, nè un uomo celebre e nemmeno un bel giovane.

E tu... tu, amico mio, se appena puoi, se sei ancora a tempo, ascolta il

mio consiglio, scappa scappa a tua volta, scappa come il vento, scappa,

scappa a costo di dar la testa nel muro! Meglio rompersi il naso, che

rompersi il collo! Queste donne sono la rovina, sono il fallimento, mio

caro, per chi ha da lavorare come noi; per chi può e deve riuscire a far

qualche cosa di buono, come te! Per chi, sopra tutto, vuol pensare colla

propria testa e vuol agire secondo la propria coscienza!

-- Certo!... Sicuro!... Hai ragione!

Il Roero è sbalordito, confuso. Anche l'Olivieri c'è cascato... e anche

l'Olivieri ha fatto fiasco!

-- Si, certo, è una civetta insopportabile che bisogna fuggire. -- Ma

intanto, per quella stessa confessione così straordinaria la Fáni

diventa più viva che mai, più viva e più bella e, dal profondo del

cuore, sfugge a Francesco un lungo sospiro di desiderio, di rimpianto.

L'avvocato osserva il Roero:

-- Coraggio! Strapparsi una bella donna dal cuore è doloroso come farsi

strappare un dente, ma il giorno dopo che liberazione! Coraggio!

Coraggio, poeta! -- Gli batte colla mano amichevolmente sopra una spalla

e ormai, sbandita ogni ombra di amarezza, si mette a ridere di cuore: --

Veniamo alla conclusione?

-- Bisogna guardarsi dalle donne?

-- Dalle donne... che amano ad occhi aperti.

L'Olivieri continua a ridere, sperando di far ridere anche l'amico. --

Non hai osservato, tu che scrivi commedie? Tutte queste donne serie e

savie per le quali l'amore è un mezzo per governare, per trionfare, per

fare della politica, per preparare le elezioni, per avere in mano il

Municipio, amano tutte ad occhi aperti! Anche nell'estasi

dell'abbandono, esse non chiudono gli occhi, non li socchiudono nemmeno:

la loro pupilla è sempre lì, fissa su di te, vigile, diffidente,

scrutatrice. Persino il bacio! Ti danno anche il primo bacio cogli occhi

spalancati: vogliono vedere fino a che punto ti fanno tremare e

impallidire! Oh queste donne sono brave! Si divertono, ma con giudizio,

studiando e imparando dall'esperienza e così potendo a buon diritto

esclamare anche dopo la resa: tutto è perduto, tranne l'onore!

Francesco sorride appena scrollando il capo.

-- No? Tu dici di no? Guarda... donna Stefania! Ti serva di esempio,

appunto, la nostra carissima donna Stefania! Studiando, osservando essa

ha imparato che il mondo perdona tutto facilmente a chi sa farlo ridere

alle spalle di qualcheduno, ed essa riesce a mantenersi a galla in mezzo

alla pubblica stima, facendolo ridere alle spalle de' suoi... diremo,

amici! Sai come ti chiama il pubblico, cioè quelle cinquecento persone

che costituiscono «il gran pubblico» dei club, dei teatri, dei salotti?

Il Roero fissa inquieto l'Olivieri.

-- Non capisco! Mi chiameranno, spero, col mio nome?

-- No! Ti chiamano Francesco primo.

-- Francesco primo? Perchè Francesco primo?

-- Per la stessa ragione per la quale chiamano il marchese Estensi,

Emanuele secondo, e il Faraggiola, Carlo terzo. Siete uno dopo l'altro e

tutti insieme, i tre re, regnanti!

-- Per Dio!... Potrei dare una lezione...

-- A chi? A cinquecento persone che diventano mille, che diventano

_tutti_, come, quando le cerchi, possono anche diventare... nessuno?

Il Roero si arriccia, si morde i baffi, vorrebbe ribellarsi, attaccar

lite, rispondere all'Olivieri, che parla così per dispetto, per rabbia,

perchè... ha fatto fiasco... Ma pure in tanta esagerazione c'è, pur

troppo, anche qualche cosa di vero!

-- E questa signora Eugenia, -- esclama a un tratto, pieno di stizza, --

dov'è cacciata?... In capo al mondo?

-- A porta Venezia; te l'ho detto. Attraversiamo i giardini; ci siamo

subito.

L'Olivieri vede bene di aver fatto andare in collera l'amico senza

essere riuscito ancora a persuaderlo, a convincerlo e perciò,

affrettando il passo, ripiglia con più calore, con più forza:

-- E oltre le beffe, il danno! Queste donne prudenti, che riflettono, che

calcolano, che sanno dominarsi per poter dominare, vogliono tutto, ti

prendono tutto, come sei, intelligenza coscienza e cuore, e ti cambiano,

ti mutano, ti trasformano a loro talento! Ma non hai notato come gli

amanti, gli amici di queste signore in voga, finiscono per

rassomigliarsi tutti, il marito compreso? Il loro seno è un gran

crogiuolo nel quale entrano per fondersi insieme e prendere la stessa

anima e quasi anche la stessa faccia, l'uomo di talento e l'imbecille!

Sei ancora a tempo? -- L'Olivieri obbliga il Roero a voltarsi, ad alzare

il capo, a guardarlo. -- Sei ancora a tempo? In tal caso via, via di

corsa; salvati perchè il pericolo è imminente!... Hai già il taglio dei

capelli e del paltò; hai già le cravatte come Emanuele secondo e Carlo

terzo! E bada, Francesco mio, se non ti salvi, il ridicolo non peserà

soltanto su di te, ma anche, e più, sulla tua arte. La sera in cui si

darà l'_Arianna_, il pubblico non verrà a teatro per sentire la tua

commedia, ma la commedia di Francesco primo. Ne' tuoi personaggi, nelle

tue scene, cercherà soltanto di scoprire i tuoi casi e i tuoi rivali e

tu non sarai preso sul serio, avessi anche scritto un capolavoro! E

questo ancora... poco male! L'opera non è meno bella anche se l'autore è

sfortunato, ma finirai col non prenderti sul serio tu stesso e resterai

tutta la vita il commediografo elegante per uso delle signore! Non ho

ragione?... Ho ragione sì o no?

L'altro non risponde; le mani ficcate nelle tasche del paltò, continua a

rodersi i baffi e le labbra nervosamente.

L'Olivieri gli mette una mano sulla spalla, per tirarselo più vicino,

quasi volesse abbracciarlo:

-- Tu vuoi, tu devi, tu diventerai _qualcheduno_, ma ad un patto, uscire

dal «gran mondo» di donna Stefania, che non è poi altro che la solita

baracca dei soliti burattini dove si recita sempre la stessa decrepita

commedia, per entrare nella folla, per studiare il cuore, l'anima, la

vita della folla nelle sue angosce e nelle sue speranze. Questa è l'arte

che io voglio da te, che io aspetto da te; ma per far questo bisogna

essere semplicemente quello che sei, Francesco Roero, il figlio di tuo

padre, del campagnuolo umile, gran lavoratore, al quale devi la tua

bella, ingenua onestà, così piena di scrupoli... borghesi, come deve,

invece, la baronessa Stefania, la sua smania d'intrighi e di prepotenze,

alle sue matrone del Regno Italico e a' suoi ciambellani di Casa

d'Austria. Le rivoluzioni son rimaste alla superfice, e poi non sono

state fatte per distruggere gli stemmi, ma per darne a chi ne desidera.

I pregiudizi sono sempre gli stessi; le due razze, rivali, sono sempre

di fronte: quella della baronessa col sentimento dell'impero, la tua,

con quello della sudditanza! Ti arriderà assai facilmente la vittoria,

ma la conquista sarà dall'altra parte. Donna Stefania, resterà sempre

lei, sempre come sua nonna, ma tu, invece, dovrai cessare d'essere il

figlio di tuo padre, per diventare un mezzo gentiluomo. Sudditanza e

sommissione! Hai visto le ire sorde a proposito del duello del povero

Nespola?... Le prime avvisaglie contro Lulù? Abbasso l'indipendenza,

caro mio! Il cuore alla moglie e il voto al marito!

Erano giunti alla casa della signora Eugenia: l'avvocato si ferma

indicando la porta all'amico.

-- Sta qui. Ed ora che ho parlato tanto, dimmi la verità, il parlare,

colla speranza di poter convincere, è anche questo un vecchio

pregiudizio rimasto agli avvocati?

Il Roero è buono, è giovine. A tanto calore, a tanta effusione è rimasto

scosso, commosso:

-- Hai ragione. Fuggire come il vento!

-- Pensando sempre, per non perdere la paura, che se donna Stefania ti

raggiunge e _vuole_, essa, con tutte le mie chiacchiere, non avrà

perduto niente e sarò io, invece, che avrò perduto un amico!

L'avvocato continua a ridere, ma poi ripensa all'idea buttata lì, quasi

per ischerzo, e a poco a poco finisce col sospirare a sua volta

mormorando:

-- Chi sa?... Quando io pure ho avuto quel baleno, quel lampo?... Chi

sa?... Chi mai potrà sapere se sono stato proprio io a fuggire, o se,

invece, non è stata lei stessa, donna Stefania, ad aprir le mani per

lasciarmi andare?

La Signorina: Romanzo · 第 21 / 50 题