XIII. -- _Il programma politico-morale del Secolo ventesimo._

La Francia, secondo la felice espressione di Ernesto Lavisse, fu la

prima a fondare il Governo della ragione.

I popoli d'Europa concorsero con materiali diversi, ma sopra le stesse

basi, ad innalzare l'edifizio delle Società moderne; ora spetta alla

Francia ancora, l'audace iniziatrice, l'onore, il dovere di secondare

gli sforzi dell'Europa liberale e cooperare seco a condurre l'edifizio

all'anelata altezza.

La Rivoluzione, elevandosi al disopra degli interessi particolari, delle

tradizioni storiche, delle credenze, partendo da principi generali di

moralità e giustizia, proclamò il diritto comune per tutti gli uomini.

Questi principi allignarono sopra il suolo d'Europa e gettarono larghe

radici. Conviene da essi dedurre le conseguenze, tradurli nella pratica,

formulare i diritti generali e individuali, che derivano dalla celebre

triade. In altri termini, svolgere, ridurre in legge i principi di

libertà, di uguaglianza, fraternità o solidarietà, per modo che si possa

formulare e sancire una specie di codice del genere umano.

Il secolo decimonono è stato essenzialmente politico; ha svolto,

applicato abbastanza largamente il principio di libertà, di nazionalità;

il secolo ventesimo sarà sopratutto sociale: si apre infatti col nome e

la bandiera del Socialismo. Questo è il nome, la tendenza, ma è lontano

dall'essere un programma, un sistema: diviene, più che non è. Esso è

ancora in formazione. È un concetto, che non ha ancora acquistata intera

e chiara la coscienza di sè stesso. Accade quindi del Socialismo, come

di tutti gli esseri in formazione, essi hanno dei loro intenti

un'intuizione vaga, non si affermano, ma cercano a tentoni fra meandri e

sentieri diversi, aperti innanzi a loro, quale di essi potrà condurli a

meta sicura.

Le teorie più diverse e contraddicenti si agitano, si confondono nel suo

seno, e creano le perturbazioni presenti. Ora esso parla di libertà e

fantastica il collettivismo, la Statolatria, che condurrebbe al

despotismo, a favoritismi, a privilegi e arbitrii più violenti, che non

quelli che si vollero distruggere. Ora parla d'ordine sociale, e

predica, erige in sistema l'anarchia: ora predica la fratellanza, e

bandisce l'odio, l'invidia, la guerra di classe; affetta di essere una

alta aspirazione, una speranza, e diviene una minaccia: si presenta alla

società turbata, come un'àncora di salvezza, e diviene un pericolo,

parla di sicurtà, di pacificazione, e spinge alla guerra e al

saccheggio. Nell'individuo, come nella società, egli non vede che gli

appetiti animali, gli interessi materiali. L'uomo per lui non avrebbe,

che uno scopo sulla terra, il benessere materiale, e godere: ogni grande

ideale sparisce. Cancella nell'umanità quanto in sè accoglie di divino.

L'uomo, secondo la tradizione biblica, fu bensì tratto dal fango e,

secondo la scienza, la quale, con forme e linguaggio diverso,

corrisponde al concetto dell'antica tradizione, è derivato

dall'animalità per una lenta evoluzione. Però la Bibbia, e la scienza,

l'una coll'alito del divino che passò sopra di lui, l'altra colle teorie

del progresso, accennano, che all'individuo, come alla società si aprono

orizzonti più sublimi e puri, e gli sono assegnati destini più elevati.

L'uomo è il Centauro, il quale dalla cintola in giù è animale, dal

fianco in su, col collo erto, la fronte spaziosa, le mosse irrequiete,

le narici dilatate, sente passare sopra di sè lo spirito dell'universo,

e tende all'infinito.

Anche il socialismo è, per alcune sue tendenze, tuttora sommerso

nell'animalità: lo spirito non è passato ancora sopra di lui. Invece di

elevare le plebi, le abbrutisce, invece di educare, vitupera, invece di

associare, come significa il suo nome, scinde e dissocia. Nella società

si preoccupa anzi tutto dei salari, capitale e lavoro: nell'individuo

conosce un organo solo, il ventre.

Ora il socialismo deve abbracciare l'individuo, ed i consorzi sociali

nelle varietà delle loro attitudini e manifestazioni. Non intendiamo,

che si ritorni al dualismo medioevale, che scinde l'individuo in due

parti, carne e spirito in continuo contrasto fra loro, e divide la

società in due campi del pari ostili, l'uno per signoreggiare e

sottomettere l'altro, come eletti e reietti, clero e laico, spirituale e

temporale, od il dualismo anche più funesto bandito da alcuni

socialisti, i quali scindono la società, in sfruttati e sfruttatori.

Il vero socialismo e, speriamo, il socialismo dell'avvenire, ha per

uffizio e scopo principale di unire, non dividere, procede ad un lento e

continuato miglioramento del proletario e del borghese, individuale e

sociale. Non conosce differenza tra l'idea e la realtà, considera l'uomo

come un'unità.

Esso diverrà una specie di religione. Non la religione che rilega,

incatena ed assoggetta individuo e società, e che predica una fede

imposta; ma sarà un'associazione libera, una dedizione spontanea, la

quale, mercè riforme progressive, stringe le diverse classi sociali in

una comunione d'interessi e d'idee. È la religione del giusto, del bello

e del vero: fede ad essa non sarà più un misticismo oscuro, ma la

scienza ed i suoi trovati, il sentimento e le sue aspirazioni; culto, la

moralità e la giustizia; scopo, il miglioramento fisico, morale

intellettuale dell'individuo e della specie.

Nel passato, la morale religiosa venne riassunta nel precetto: ama il

prossimo come te stesso. L'Etica sociale dirà invece: opera per ottenere

il miglioramento altrui, e così assicuri il bene proprio. Non vivi solo

in te, e per te, ma per la Società. Ciascuno è solidario per tutti:

tutti per ciascuno.

Ahasvero nell'Isola del Diavolo: versi preceduti da uno studio su l'Ebraismo e la rivoluzione francese · 第 20 / 30 题