La Francia, secondo la felice espressione di Ernesto Lavisse, fu la
prima a fondare il Governo della ragione.
I popoli d'Europa concorsero con materiali diversi, ma sopra le stesse
basi, ad innalzare l'edifizio delle Società moderne; ora spetta alla
Francia ancora, l'audace iniziatrice, l'onore, il dovere di secondare
gli sforzi dell'Europa liberale e cooperare seco a condurre l'edifizio
all'anelata altezza.
La Rivoluzione, elevandosi al disopra degli interessi particolari, delle
tradizioni storiche, delle credenze, partendo da principi generali di
moralità e giustizia, proclamò il diritto comune per tutti gli uomini.
Questi principi allignarono sopra il suolo d'Europa e gettarono larghe
radici. Conviene da essi dedurre le conseguenze, tradurli nella pratica,
formulare i diritti generali e individuali, che derivano dalla celebre
triade. In altri termini, svolgere, ridurre in legge i principi di
libertà, di uguaglianza, fraternità o solidarietà, per modo che si possa
formulare e sancire una specie di codice del genere umano.
Il secolo decimonono è stato essenzialmente politico; ha svolto,
applicato abbastanza largamente il principio di libertà, di nazionalità;
il secolo ventesimo sarà sopratutto sociale: si apre infatti col nome e
la bandiera del Socialismo. Questo è il nome, la tendenza, ma è lontano
dall'essere un programma, un sistema: diviene, più che non è. Esso è
ancora in formazione. È un concetto, che non ha ancora acquistata intera
e chiara la coscienza di sè stesso. Accade quindi del Socialismo, come
di tutti gli esseri in formazione, essi hanno dei loro intenti
un'intuizione vaga, non si affermano, ma cercano a tentoni fra meandri e
sentieri diversi, aperti innanzi a loro, quale di essi potrà condurli a
meta sicura.
Le teorie più diverse e contraddicenti si agitano, si confondono nel suo
seno, e creano le perturbazioni presenti. Ora esso parla di libertà e
fantastica il collettivismo, la Statolatria, che condurrebbe al
despotismo, a favoritismi, a privilegi e arbitrii più violenti, che non
quelli che si vollero distruggere. Ora parla d'ordine sociale, e
predica, erige in sistema l'anarchia: ora predica la fratellanza, e
bandisce l'odio, l'invidia, la guerra di classe; affetta di essere una
alta aspirazione, una speranza, e diviene una minaccia: si presenta alla
società turbata, come un'àncora di salvezza, e diviene un pericolo,
parla di sicurtà, di pacificazione, e spinge alla guerra e al
saccheggio. Nell'individuo, come nella società, egli non vede che gli
appetiti animali, gli interessi materiali. L'uomo per lui non avrebbe,
che uno scopo sulla terra, il benessere materiale, e godere: ogni grande
ideale sparisce. Cancella nell'umanità quanto in sè accoglie di divino.
L'uomo, secondo la tradizione biblica, fu bensì tratto dal fango e,
secondo la scienza, la quale, con forme e linguaggio diverso,
corrisponde al concetto dell'antica tradizione, è derivato
dall'animalità per una lenta evoluzione. Però la Bibbia, e la scienza,
l'una coll'alito del divino che passò sopra di lui, l'altra colle teorie
del progresso, accennano, che all'individuo, come alla società si aprono
orizzonti più sublimi e puri, e gli sono assegnati destini più elevati.
L'uomo è il Centauro, il quale dalla cintola in giù è animale, dal
fianco in su, col collo erto, la fronte spaziosa, le mosse irrequiete,
le narici dilatate, sente passare sopra di sè lo spirito dell'universo,
e tende all'infinito.
Anche il socialismo è, per alcune sue tendenze, tuttora sommerso
nell'animalità: lo spirito non è passato ancora sopra di lui. Invece di
elevare le plebi, le abbrutisce, invece di educare, vitupera, invece di
associare, come significa il suo nome, scinde e dissocia. Nella società
si preoccupa anzi tutto dei salari, capitale e lavoro: nell'individuo
conosce un organo solo, il ventre.
Ora il socialismo deve abbracciare l'individuo, ed i consorzi sociali
nelle varietà delle loro attitudini e manifestazioni. Non intendiamo,
che si ritorni al dualismo medioevale, che scinde l'individuo in due
parti, carne e spirito in continuo contrasto fra loro, e divide la
società in due campi del pari ostili, l'uno per signoreggiare e
sottomettere l'altro, come eletti e reietti, clero e laico, spirituale e
temporale, od il dualismo anche più funesto bandito da alcuni
socialisti, i quali scindono la società, in sfruttati e sfruttatori.
Il vero socialismo e, speriamo, il socialismo dell'avvenire, ha per
uffizio e scopo principale di unire, non dividere, procede ad un lento e
continuato miglioramento del proletario e del borghese, individuale e
sociale. Non conosce differenza tra l'idea e la realtà, considera l'uomo
come un'unità.
Esso diverrà una specie di religione. Non la religione che rilega,
incatena ed assoggetta individuo e società, e che predica una fede
imposta; ma sarà un'associazione libera, una dedizione spontanea, la
quale, mercè riforme progressive, stringe le diverse classi sociali in
una comunione d'interessi e d'idee. È la religione del giusto, del bello
e del vero: fede ad essa non sarà più un misticismo oscuro, ma la
scienza ed i suoi trovati, il sentimento e le sue aspirazioni; culto, la
moralità e la giustizia; scopo, il miglioramento fisico, morale
intellettuale dell'individuo e della specie.
Nel passato, la morale religiosa venne riassunta nel precetto: ama il
prossimo come te stesso. L'Etica sociale dirà invece: opera per ottenere
il miglioramento altrui, e così assicuri il bene proprio. Non vivi solo
in te, e per te, ma per la Società. Ciascuno è solidario per tutti:
tutti per ciascuno.