Molte di quelle idee, che i filosofi del secolo decimoottavo, maturavano
nel silenzio del loro gabinetto, la Rivoluzione, al pari di lava
irrompendo dal cratere aperto in Parigi, propagò e diffuse sul terreno
di tutti i paesi d'Europa colla parola, cogli eserciti e le società
secrete.
Tutti i partiti retrivi, devoti al culto delle tradizioni antiche, e
interessate a conservare i loro privilegi e abusi, si coalizzarono
insieme per restaurare l'antico edifizio, che vedevano sfasciarsi e
crollare, e per combattere la Rivoluzione. La lotta perdurò tutta la
prima metà del nostro secolo; quando la controrivoluzione pareva ormai
prevalere, tutti i popoli d'Europa si levarono, concordi come un solo
popolo, nel 1848. L'antico edifizio politico fu crollato dalle
fondamenta e, meglio ancora che colla violenza e le rivolte sanguinose,
e colla forza, col progresso, l'educazione, per le necessità politiche;
e prevalsero le idee nuove. Alle monarchie per diritto divino successero
monarchie liberali per diritto dei popoli, agli Stati piccoli,
frazionati, le nazionalità costituite, e i monarchi stessi ne divennero
il vincolo e la personificazione insieme colle rappresentanze sorte dal
seno del popolo e dal suo suffragio: Si procedette a larghe riforme
negli ordini politici e civili; ed, o per opera loro, o per virtù di
principi provvidi, come di popoli, noi vediamo, in questa seconda metà
del secolo, elevarsi una nuova Europa, che si va costituendo e
unificandosi.
Ma la reazione non si dà per vinta.
Essa ebbe e conservò sempre fautori e partigiani potenti ed abili in
ogni contrada, e sopratutto nella Francia. Da essa partì la spinta
rivoluzionaria, e quindi convenne sopra tutto concentrare contro di lei
tutte le forze per incatenarla e comprimerla. Durante tutto il secolo fu
una vicenda continuata di rivoluzioni e controrivoluzioni. La
controrivoluzione ha elementi ordinati, numerosi e potenti, sparsi nelle
diverse classi sociali: clero, militarismo, aristocrazia, plutocrazia,
capitalisti. È guidata da mani abili il cui centro fu sempre e tuttora è
Roma. Le ramificazioni si stendono in ogni città, in ogni luogo;
parocchie, conventi, sacristie e monasteri della Francia, non ristanno
dal cospirare nel mistero, prepararsi nel silenzio, per prorompere,
quando l'occasione si presenti, a guerra aperta. Tre volte affrontò
questa battaglia nella prima metà del secolo, e tre volte fu vinta: col
colpo di Stato dei Borboni nel luglio 1830, poscia colla resistenza
degli Orléans nel 1848, infine colla catastrofe del 1870. Finchè il
popolo francese, stanco degli esperimenti monarchici, proclamò la
repubblica. Ed i reazionari continuarono a cospirare sotto la
repubblica, si fecero alla loro volta demagoghi, repubblicani,
socialisti, profittando della libertà per istrozzare la libertà. Vinta
la rivoluzione nel suo focolare, a Parigi, sperano di ottenere facile
vittoria sui principi da lei proclamati, in tutta l'Europa, per modo che
il centro della rivoluzione possa divenire centro della reazione.
La Francia, Parigi si dibattono, da oltre venti anni, entro una rete
d'intrighi, di cospirazioni, di tentativi, che invano abortiscono, sono
sfatati; si rinnovano senza posa ricorrendo sempre a nuovi intrighi, a
mezzi diversi; a mendacie, calunnie, pregiudizi vieti e risuscitati, si
afferrano ad ogni mezzo pur di trarre a sè le forze della Francia,
rendersene padroni, e dominare. Ci riesciranno?
Noi non possiamo, non vogliamo crederlo. La Francia, Parigi, non possono
smentire sè stessi, abdicare al mandato della civiltà Europea. La
Francia ha subìto un Sedan militare, ma lo seppe riparare in pochi anni
e si rialzò nella sua grandezza. Ma non così accadrebbe se andasse
incontro ad un Sedan morale, stamperebbe sulla sua fronte un suggello
d'obbrobrio, che non si potrebbe più cancellare e che segnerebbe la sua
decadenza.