XII. -- _La Francia e la nuova Europa._

Molte di quelle idee, che i filosofi del secolo decimoottavo, maturavano

nel silenzio del loro gabinetto, la Rivoluzione, al pari di lava

irrompendo dal cratere aperto in Parigi, propagò e diffuse sul terreno

di tutti i paesi d'Europa colla parola, cogli eserciti e le società

secrete.

Tutti i partiti retrivi, devoti al culto delle tradizioni antiche, e

interessate a conservare i loro privilegi e abusi, si coalizzarono

insieme per restaurare l'antico edifizio, che vedevano sfasciarsi e

crollare, e per combattere la Rivoluzione. La lotta perdurò tutta la

prima metà del nostro secolo; quando la controrivoluzione pareva ormai

prevalere, tutti i popoli d'Europa si levarono, concordi come un solo

popolo, nel 1848. L'antico edifizio politico fu crollato dalle

fondamenta e, meglio ancora che colla violenza e le rivolte sanguinose,

e colla forza, col progresso, l'educazione, per le necessità politiche;

e prevalsero le idee nuove. Alle monarchie per diritto divino successero

monarchie liberali per diritto dei popoli, agli Stati piccoli,

frazionati, le nazionalità costituite, e i monarchi stessi ne divennero

il vincolo e la personificazione insieme colle rappresentanze sorte dal

seno del popolo e dal suo suffragio: Si procedette a larghe riforme

negli ordini politici e civili; ed, o per opera loro, o per virtù di

principi provvidi, come di popoli, noi vediamo, in questa seconda metà

del secolo, elevarsi una nuova Europa, che si va costituendo e

unificandosi.

Ma la reazione non si dà per vinta.

Essa ebbe e conservò sempre fautori e partigiani potenti ed abili in

ogni contrada, e sopratutto nella Francia. Da essa partì la spinta

rivoluzionaria, e quindi convenne sopra tutto concentrare contro di lei

tutte le forze per incatenarla e comprimerla. Durante tutto il secolo fu

una vicenda continuata di rivoluzioni e controrivoluzioni. La

controrivoluzione ha elementi ordinati, numerosi e potenti, sparsi nelle

diverse classi sociali: clero, militarismo, aristocrazia, plutocrazia,

capitalisti. È guidata da mani abili il cui centro fu sempre e tuttora è

Roma. Le ramificazioni si stendono in ogni città, in ogni luogo;

parocchie, conventi, sacristie e monasteri della Francia, non ristanno

dal cospirare nel mistero, prepararsi nel silenzio, per prorompere,

quando l'occasione si presenti, a guerra aperta. Tre volte affrontò

questa battaglia nella prima metà del secolo, e tre volte fu vinta: col

colpo di Stato dei Borboni nel luglio 1830, poscia colla resistenza

degli Orléans nel 1848, infine colla catastrofe del 1870. Finchè il

popolo francese, stanco degli esperimenti monarchici, proclamò la

repubblica. Ed i reazionari continuarono a cospirare sotto la

repubblica, si fecero alla loro volta demagoghi, repubblicani,

socialisti, profittando della libertà per istrozzare la libertà. Vinta

la rivoluzione nel suo focolare, a Parigi, sperano di ottenere facile

vittoria sui principi da lei proclamati, in tutta l'Europa, per modo che

il centro della rivoluzione possa divenire centro della reazione.

La Francia, Parigi si dibattono, da oltre venti anni, entro una rete

d'intrighi, di cospirazioni, di tentativi, che invano abortiscono, sono

sfatati; si rinnovano senza posa ricorrendo sempre a nuovi intrighi, a

mezzi diversi; a mendacie, calunnie, pregiudizi vieti e risuscitati, si

afferrano ad ogni mezzo pur di trarre a sè le forze della Francia,

rendersene padroni, e dominare. Ci riesciranno?

Noi non possiamo, non vogliamo crederlo. La Francia, Parigi, non possono

smentire sè stessi, abdicare al mandato della civiltà Europea. La

Francia ha subìto un Sedan militare, ma lo seppe riparare in pochi anni

e si rialzò nella sua grandezza. Ma non così accadrebbe se andasse

incontro ad un Sedan morale, stamperebbe sulla sua fronte un suggello

d'obbrobrio, che non si potrebbe più cancellare e che segnerebbe la sua

decadenza.

Ahasvero nell'Isola del Diavolo: versi preceduti da uno studio su l'Ebraismo e la rivoluzione francese · 第 19 / 30 题