È questa un'altra delle accuse, che si suole scagliare contro gli Ebrei.
Essi non hanno patria, sono cosmopoliti. Invano hanno però dimostrato
coi fatti in tutto il secolo come sono affezionati al paese ove nacquero
e hanno pugnato al fianco dei loro concittadini in Francia, in Germania,
Polonia e Italia, sia per servire i Governi costituiti, sia per
combattere le battaglie della libertà e rivendicare la indipendenza
nazionale. Devoti al paese in cui sono nati, essi mirano tuttavia più
alto e più lontano. Dopo il cittadino havvi l'uomo, dopo la patria,
l'umanità.
Questo sentimento di cosmopolismo, che favella pure nel cuore di ogni
uomo di alto sentire presso ogni nazione, è come ingenito nella razza
ebrea, tal che sembra quale un suggello impresso sulla sua fronte, sin
dalle origini dalla Provvidenza, e ne determina i destini in mezzo ai
popoli.
Essa, come fu notato da molti scrittori e da quasi tutti gli scienziati,
è la sola fra le razze umane del globo, che possa resistere alle
intemperie di ogni clima e d'ogni regione, fra i ghiacci della Siberia,
come sotto il sole rovente dei tropici, nelle Indie, come nel clima
temperato d'Europa, noi lo vediamo allignare, perdurare, e lavora e
prospera.
Ed anche in questa tendenza cosmopolita, egli non fece che precedere e
aprire la via ad altre civiltà più avanzate. Chi omai in Europa, senza
cessare di essere cittadino del proprio paese, non è, in qualche modo,
internazionale? nessuno può chiudersi, al pari della chiocciola, entro
il proprio guscio: tutti hanno bisogno di aria, di spazio più vasto, per
corrispondere ai nuovi bisogni, alle proprie aspirazioni.
Tutto è divenuto o va facendosi internazionale. Dai congressi
scientifici, dalle università, agli annunzi nella quarta pagina su pei
giornali. Non parliamo della diplomazia, la quale lo è per origine e per
essenza, dei traffici, dei grandi istituti di credito, ma gli operai, i
compagnoni e proletari, sparsi nel mondo intero, tutti omai tendono a
comprendersi, e abbattendo le antiche barriere, mossi da interessi
comuni, mirano in ogni parte di Europa ad associarsi, a stringersi in
vincoli di solidarietà, e costituire una stessa famiglia. Nel passato
solo le scienze, le lettere si appellavano repubbliche universali, ora
anche le arti, le quali per indole e per essenza sono la espressione più
perfetta del particolarismo, assumono forma, colorito, idee e
aspirazioni universali; le lingue, in questo mezzo secolo, noi le
vediamo intorno a noi trasformate; dizioni eteroclite ed ibride passano
dall'una in altra nazione, sono accolte e s'immedesimano fra loro. I
puristi, ciò appellano, e non senza qualche ragione, barbarie, ma il
popolo non cura tali accuse, procede oltre, obbedisce al genio del
secolo, vede o prevede; e comincia per tal modo a formarsi una lingua
europea: come già il latino nelle età di mezzo: Ciò che avviene nelle
lingue, nelle arti, vediamo a poco a poco succedere nelle religioni, e
nei Numi. Negli ultimi secoli del Paganesimo, Roma accoglieva nella
città _Urbi et Orbi_ tutte le divinità venute dall'Asia, dalle Gallie,
dall'Etruria; loro consentiva un seggio nel gran Panteon: così accade
omai nell'Europa. Però con questo divario, che Roma antica le accoglieva
tutte, ne accettava i riti, le cerimonie e spesso credeva e adorava.
L'Europa moderna invece li sottopone, al pari del chimico, al suo
crogiuolo, li esamina, li critica, li discute e dubita. I Lari, i
Penati, gli stessi Santi, che proteggevano le nostre case, le nostre
città, le nazioni vanno ecclissandosi.
Al particolarismo divino stanno per succedere idee più ampie e
comprensive; ai dommi imposti subentrano sistemi più o meno scientifici
e razionali; alle religioni, la religione, o il sentimento religioso; ai
Numi, un Divino che tutti li abbraccia e li comprende.
Chi è che potrà essere quello Iddio, che diviene?
Il naturalismo antico e le sue leggende e miti, la fenomenologia, come
l'antropomorfismo moderno, più non corrispondono ai nuovi bisogni della
società, non appagano nè il sentimento, nè il pensiero. A tutte coteste
forze, potenze, geni e spiriti, la scienza contrappone la Unità delle
forze, al dualismo antico, materia e spirito, la scienza contrappone la
sostanza unica universale. La quale, in altri termini, sarebbe
l'onnipotente, il _Sadai_ dell'Antico Testamento, il filosofo, l'Ente
Universale, l'assoluto, l'Essere degl'Esseri. L'uomo religioso adora
l'Ente ancora, che è, fu, sarà; l'eterno, il quale, elevandosi al
disopra del tempo e dello spazio, alza la mano ai cieli e dice: «Io sono
in eterno».