IX. -- _Sindacato e solidarietà._

Da oltre mezzo secolo l'Israelita in Francia si era cullato nella

speranza, che il periodo storico della _dispersione fra i popoli_ e del

suo isolamento in mezzo a' suoi concittadini, fosse cessato; e salutò

con entusiasmo l'aurora che pareva aprire il terzo ed ultimo periodo

storico, quello della _Fusione_; e, sotto l'egida di principii religiosi

più razionali ad un tempo e più morali ed equi, di essere alfine

cittadino fra i cittadini, uguale fra gli uguali. Perciò era divenuto

omai indifferente, oblioso di quei principi, che a lui erano stati forza

e usbergo in mezzo ai combattimenti affrontati, alle persecuzioni

sofferte nei secoli passati, e che sperava tramontati per sempre.

L'evento Dreyfus dissipò in parte queste illusioni, e lo scosse

dall'apatia in cui era piombato. Lo fece pur troppo accorto, che gli

odi, i pregiudizi dissimulati e celati, avevano ancora radici profonde

nel cuore delle plebi umane, chè occorrono secoli per essere svelti del

tutto, che i _Revenants_ dal sepolcro, entro cui si credevano chiusi, e

imputriditi, possono risorgere ancora e sopraffare, corrompere i vivi.

Allora sentì il dovere di correre al riparo per difendersi. Gli Ebrei

non costituirono verun sindacato, come adottando un termine di borsa, si

volle fantasticare; ma si destò più vivo in essi il sentimento, che fu

nei tempi di angoscia la loro fortezza e salute, il sentimento o meglio

il principio redentore della solidarietà. In questo sentimento si

trovarono consociati e uniti insieme tutti gli elementi, le frazioni di

un popolo.

Il gran capitalista col proletario, il banchiere col bottegajo e

merciajo, lo scienziato coll'operaio, il conservatore, il moderato col

radicale, e col socialista.

Ad essi non tardarono ad unirsi gli uomini di nobile cuore e

d'intelligenza di ogni partito e classe, che abbondano sempre in

Francia; sentirono non essere questa la causa di una setta, di una

confessione religiosa, ma causa d'umanità, ed una minaccia alla libertà

di tutti, un pericolo per la dignità della Francia, come per l'onore

dell'armata; conveniva all'uopo affrontare le contumelie, gli insulti e

violenze di una folla briaca o venduta, sagrificare sè stessi per

salvare l'onore e l'avvenire morale della nazione.

Un branco di arruffoni, intriganti, per coprire colpe proprie e deludere

la giustizia sui veri colpevoli e fuorviarla, si erano insinuati, come

bacilli morbosi, nell'organismo sano e forte della Francia, per

paralizzarne le libere mosse, avvelenarne il sangue, rendersi padroni

delle sue forze, guidarle a fini inconfessabili, a meta disastrosa; ma

la vera Francia saprà scoprire l'inganno, le frodi tese contro il suo

onore e la sua sicurezza: spezzare la rete, entro cui tentarono di

avvolgerla, sbattere quella turba di mestatori dalle sue spalle

titaniche, nel fango verminoso dal quale sono pullulati, ritemprarsi di

nuove forze e raggiare ancora nell'antico suo splendore.

X. -- _L'Esposizione del 1900 -- Missione della Francia -- L'Europa si

unifica e si espande._

I giorni dell'Esposizione si appressano. La Francia sta preparandosi

materialmente; però essa non deve, non può limitarsi a celebrare solo

una festa del lavoro, o una mostra industriale. Parigi, al pari della

nobiltà antica, obbliga: essa è l'areòpago, al quale è convocata tutta

l'Europa intelligente, e Parigi deve proporre a se stesso oltre

all'industriale, uno scopo altamente civile e morale.

Il 1900 segna il centenario della grande Rivoluzione, che aprì l'êra

nuova all'umanità, fondò la società moderna, e iniziò il governo della

ragione. Essa trasformò non solo la Francia, ma l'Europa.

E se Parigi non vuol perdere il suo primato d'iniziatrice, e che l'alto

mandato si trasferisca ad altra città o nazione, essa non solo deve

riconfermare questi principi, ma condurli a più ampia e intera

applicazione negli ordini politici, giuridici, e sociali, ed elevarli

come programma del secolo ventesimo.

Vieti pregiudizi e vanità fanno sì, che molti in Francia credono ancora

di mirare intorno a sè, come ai tempi di Luigi XIV o Napoleone I,

un'Europa da invadere e conquistare, nè vogliono avvedersi, che, al

soffio rinnovatore della Rivoluzione, tutto in Europa è mutato,

trasformato. Appo ogni popolo molte forze, sempre latenti, e che il

dispotismo tentò invano di comprimere e soffocare, rimbalzarono in tutta

la loro energia e anelano di svolgersi, ad agire.

L'Europa non è più scissa, come per lo passato, in regioni e piccoli

stati, facile preda alle invasioni di vicino più potente o prepotente,

ma ordinata in nazionalità compatte, fiere della loro indipendenza e

che, vuoi per simpatia, vuoi per interesse politico o commerciale, vuoi

per la reciproca difesa, si raggruppano in un fascio di nazioni per modo

che quest'Europa, già scissa in altrettanti nazioni, ora è quasi in

travaglio per costituire l'Europa una. Lavoro misterioso, lento, ma

indeclinabile, continuato, ed evidente all'occhio dei sensi e

dell'intelletto.

Un altro lavoro, ben altrimenti poderoso e fecondo, si va facendo in

questa Europa rinnovata: le Società umane, al pari delle forze cosmiche,

obbediscono alla duplice legge di concentramento e di espansione. Come

le nubolose, dopo aver concentrato le forze per formare un mondo od un

sistema planetario, si espandono, quali germi di altri mondi, non

altrimenti l'Europa, dopo essersi costituita in nazionalità, e quindi in

gruppi di nazionalità, ora, traboccante di forze, aspira a meta più

vasta.

Essa si sente ristretta entro gli angusti limiti a lei segnati dalla

geografia, quali sono il bacino mediterraneo e l'Atlantico, i

Dardanelli, i monti Urali e la Siberia; si agita per oltrepassarli.

Dispone di forze, sinora non pure sognate, per percorrerli a volo. Le

steppe sterminate della Siberia, che sinora dividevano due mondi, ora li

uniscono, gl'immedesimano insieme.

I convogli partiti dal fondo della Russia, fra pochi anni si

abbatteranno con quelli, che mossero dal nuovo mondo, la Transiberiana

colla Transfranciscana, e s'incontreranno sulle rive del mar Pacifico,

questo Mediterraneo dell'avvenire. L'oriente si confonde coll'occidente,

questo coll'Africa. Il vaticinio, che il Profeta Israele, rapito nelle

visioni dell'avvenire, già da tremila anni, annunziava ai popoli diviene

realtà. «Aprite, egli gridava da Sionne, aprite le strade, adeguate i

monti, togliete gli inciampi dal cammino dei popoli, poichè deve regnare

la Giustizia, si costituisce l'Umanità[16]».

[16] Isaia, cap. 54, 55.

Ahasvero nell'Isola del Diavolo: versi preceduti da uno studio su l'Ebraismo e la rivoluzione francese · 第 17 / 30 题