IV. -- _Periodo della dispersione._

A quel modo, che nei tempi nostri, dopo la reazione del 1815 e lo

smembramento d'Italia, i nostri emigrati, profughi e dispersi in ogni

parte del mondo, presero a cospirare contro l'Austria, che rappresentava

allora ogni dispotismo, e si recarono a combattere in Spagna, in Grecia,

Svizzera e nelle Americhe per la libertà, non altrimenti gli Ebrei, dopo

la caduta del tempio, schiavi o dispersi in ogni parte del mondo antico,

iniziarono una guerra sorda e tenace di opposizione e di cospirazioni

contro Cesare, come contro la costituzione sociale del mondo pagano.

Erano state spezzate nelle loro mani le armi materiali, ma rimanevano

loro invisibili, inoppugnabili, quelle intellettuali e morali: la

fierezza di un popolo, la fede nella giustizia e nella verità. Milioni

di Ebrei, tratti in cattività a Roma e nelle grandi città, erano

condannati a lavorare nei pubblici edifizî, ad erigere in Roma il

Colosseo, le Terme, il palazzo di Cesare. Quivi si affiatavano, si

associavano cogli schiavi ed operai delle Gallie, della Germania, delle

provincie italiane, uniti da un odio comune, e da una stessa sete di

vendetta contro Roma, la terribile conquistatrice e tiranna delle genti,

e contrapponevano le dottrine religiose e sociali, uscite dal seno

dell'Ebraismo, contro quelle pagane. Così, mentre l'operaio lavorava a

sollevare le Terme ed il Colosseo, orgoglio dei Cesari, minava e

scalzava dalla base l'edifizio dello impero di Cesare e di Roma.

Il Cristianesimo, mentre Sionne ed il tempio erano ancora in piedi, si

era appena diffuso fuori delle sue mura, e delle provincie Siriache;

caduta Sionne, prese uno slancio subitaneo e cominciò a propagarsi nel

mondo greco-latino, nelle grandi capitali dell'Asia Minore, ed a

penetrare in Roma. Il Cristianesimo ne' suoi primordii rispondeva agli

ideali ebraici, così religiosi come sociali. Cristo, come si vede dalle

stesse epistole di S. Paolo, era per essi, più che persona storica, un

ideale, il quale, simbolo della parola dei loro profeti, corrispondeva

alle passioni ardenti e tormentose, che si agitavano nel profondo dei

loro cuori. Nella sua dottrina morale, come nella passione e morte,

trovavano, personificate, le dottrine dei loro avi, le sofferenze, la

crocifissione di tutto un popolo immolato. Al pari dei nostri martiri

patrioti, nei tempi dei Carbonari e martiri della libertà, egli divenne

il centro intorno a cui si raccoglievano tutti gli oppressi, i

sofferenti, e quanti aspiravano a libertà. La maggior parte dei primi

apostoli e martiri erano usciti dal seno degli Ebrei; essi

contrapponevano il Cristo, all'imperatore, il loro Dio, alle divinità

dell'Olimpo Greco-Romano. Voi, dicevano, nell'ardore delle loro

passioni, nell'entusiasmo della fede, voi credeste di trionfare di noi,

di soggiogarci, annientarci, e noi afferriamo uno dei più umili fra i

nostri fratelli, figlio d'un semplice operaio, nato nella piccola terra

di Betlemme, noi lo solleviamo sulle nostre braccia, invano incatenate,

lo gettiamo contro Cesare e Roma, dicendo: Questo sarà il vostro Re,

Imperatore e Dio. _Rex Romanorum_.

Per circa tre secoli, Cristiani ed Ebrei formarono una medesima

comunione, associati nelle stesse dottrine, rivolti ad uno scopo: La

diffusione ed il trionfo del messianismo. Avversi del pari alle

istituzioni pagane, ribelli al dominio di Cesare, perseguitati del pari,

essi si strinsero in fratellanze segrete, per modo che molti dei martiri

cui il Cristianesimo attribuì a se stesso e santificò, furono Ebrei.

Essi avevano comuni le scuole, come i sepolcri; e nelle recenti

scoperte, in fondo alle catacombe, dalle iscrizioni e dai simboli si

riconosce, che molti dei sepolcri e delle urne coprono le salme di

Ebrei.

La scissura dei due rami, nati dallo stesso ceppo, cominciò veramente

con Costantino, e venne vieppiù allargandosi dopo che la Chiesa si unì e

si associò all'impero.

Dante, nel poema nazionale, in una visione meravigliosa di poesia e di

verità storica, descrive e segna questo momento storico con parole

roventi.

L'aquila vidi scender giù nell'arca

del carro, e lasciar lei di sè pennuta;

. . . . . . . . .

O navicella mia, come mal se' carca[9].

[9] Purgatorio c. 32, v. 125 e segg.

Il Cristianesimo primitivo fu trasformato, adulterato e sopra il carro

vide:

Seder sovr'esso una puttana sciolta:

Di costa a lei dritto un gigante

E baciavansi insieme alcuna volta[10].

[10] Id. c. 32, v. 149 e segg.

Fu in ogni tempo fina politica della Chiesa romana cedere, modificarsi

secondo le circostanze e le necessità dei tempi. In tal modo la vediamo

ancora nel nostro secolo, nel 1814 e 1815, essa è a capo della Santa

Alleanza, appoggia ogni sorta di despotismo. Mutate le condizioni

politiche, il Vaticano diviene repubblicano, demagogo in Francia,

socialista, antisemita a Vienna, moderato a Berlino, a Pietroburgo,

avverso ad ogni libertà costituzionale e all'unità, in Italia.

Dopo Costantino cominciò veramente, e venne vieppiù allargandosi, la

scissura fra il Cristianesimo trasformato ed il Giudaismo. Pullularono

le eresie sempre più numerose e ribelli nel seno del Cristianesimo; esse

accusavano la Chiesa Romana di essersi dilungata da quei principi che

formavano la essenza del Cristianesimo: negli ordini religiosi, esse

dicevano, divenne un altro Paganesimo; all'Uno, ineffabile, sostituì un

Dio in più persone, poi il culto delle Imagini, e dei Santi, coi quali

edificò un nuovo Olimpo, impose la Mariolatria. Sostituì tutta una

gerarchia, una teocrazia all'uguaglianza democratica della chiesa

primitiva: negli ordini sociali, altra scissione fra eletti e rejetti,

sacerdoti e secolari; scissure, che si tradussero in seguito nelle

divisioni di classe, clero, nobili e plebei che si combattevano nel seno

della società; quindi alla legge subentrò il privilegio, al principio

assoluto di Giustizia, che dominava la legge antica, contrappose la

dottrina della grazia, e con essa il mercato delle assoluzioni e delle

indulgenze.

In mezzo a queste scissure e conflitti, l'Ebraismo si raccolse in sè

stesso e continuò a reggersi, inflessibile sempre, sopra i principî

antichi. Allora dalla Chiesa venne considerato, più che un'eresia,

un'empietà, un pericolo. Infatti, egli colla semplicità dei suoi riti,

colle tradizioni che personificava in sè, si levava quale un'accusa, un

rimprovero contro la Chiesa pomposa e trionfante; la sua perduranza e

tenacità creava un pericolo, per cui sarebbe stata politica avveduta

l'annientarlo, come una specie di pretendente, il quale aspirava, se non

al trono, all'altare. Ma sopprimerlo, come si fece di molte eresie col

ferro e col fuoco, riesciva impossibile, disseminati quali erano gli

Ebrei in ogni parte del mondo, in Oriente ed in Occidente, ed ove la sua

potestà non poteva raggiungerli. Adottò quindi una politica più

terribile e più fina: isolarli in mezzo alla Società, umiliarli,

vituperarli.

Si predicò, che su di loro pesava l'ira e la vendetta di Dio, che essi

erano colpevoli di Deicidio: Quasi che Dio potesse morire; ogni giorno

s'inventava una calunnia per colpire la razza e gli individui; e s'aprì

l'êra delle persecuzioni più atroci e pertinaci, che rammentino le

istorie religiose.

Ahasvero nell'Isola del Diavolo: versi preceduti da uno studio su l'Ebraismo e la rivoluzione francese · 第 12 / 30 题