La storia di questo popolo si divide in tre periodi, i quali segnano lo
svolgimento graduale di questi principii, e l'applicazione di queste
idee in mezzo alle nazioni.
Il primo periodo l'appelleremo di _Concentramento_; il secondo di
_Dispersione_; il terzo di _Fusione_.
Nel primo, egli combatte per conquistarsi una patria onde ordinarsi e
costituirsi in nazione. La regione che, per tradizioni di famiglia, come
pel mandato imposto ad Israel, doveva essere la sua sede, il punto per
raccogliersi, fu la Siria o Palestina. Era questa la terra sacra, la
terra eletta o di elezione, terra, diremmo, provvidenziale: La Siria è
un istmo che, mentre è chiuso in sè, come una fortezza, tra i monti, il
deserto ed il mare, rannoda insieme i tre continenti del mondo antico,
Asia, Africa, Europa, è la meta verso cui si sono rivolti gl'invasori da
ogni parte del mondo; è la meta che invoglia le cupidigie di ogni
conquistatore, soggetta a continue guerre e travolta in trasformazioni
violente di razze, di religioni, di imperi, che si rovesciano, si
sovrappongono l'uno sull'altro; ed è pure il punto centrale, cui il
mondo antico appellò _umbilicus terræ_, il punto in cui s'incontravano
tutti i popoli dell'antichità, e, ad un tempo, era punto d'appoggio, da
cui, intermezzando fra tre mondi, si può esercitare un'azione potente
sopra tutti i popoli; punto di concentramento e di espansione, che
raggruppa e snoda, annoda ed espande.
Dopo lungo periodo di guerre, Israel appena cominciò a stabilirsi in
questa regione, a consolidarsi, e prese a svolgere, applicare i suoi
principii sociali, non sì tosto divenne una forza, egli vide levarsi
contro di lui i popoli, i grandi imperi che lo circondavano, Egizî,
Assiri, Babilonesi; e dovette combattere contro tutti, a difesa della
sua nazionalità, e de' suoi principii.
Questi imperi, oltre all'interesse politico e strategico di rendersi
padroni della Siria, la quale offriva il passaggio per l'Egitto, nei
vasti imperi dell'Asia centrale, e per l'occidente, avevano pure un
interesse speciale, religioso e sociale, per combattere l'Ebreo: e
s'iniziò quella guerra contro l'Ebreo, che ora si dice antisemitismo, e
che in quei tempi veniva combattuta spesso dagli stessi semiti.
Le sue leggi, la sua religione, la sua costituzione sociale, era per
loro un pericolo, una minaccia, però ciascuno aveva interesse che
l'Ebreo non pervenisse a consolidarsi fortemente. La costituzione
sociale dell'Ebraismo era l'antitesi, la negazione di quella di tutti i
popoli e regni dell'antichità, e, come diremmo con parola moderna, era
una minaccia permanente contro _l'ordine_. Tutti i regni adoravano una
moltitudine di Numi d'ogni forma, avevano culti feroci, voluttuosi,
osceni, o Nume loro era lo stesso imperatore od il conquistatore.
L'Ebreo, invece, opponeva un Dio solo in cielo, una legge in terra.
Quelli erano divisi in caste, in classi; e le classi privilegiate erano
tutto, il popolo o la massa nulla, l'operaio, il contadino oppressi,
calpestati, schiavi: appo l'Ebreo non esistevano classi, l'operaio, il
contadino il popolo erano tutto, e il sacerdozio stesso era confinato,
isolato all'altare, chiuso, diremmo, nel tempio, e unico re _la legge_.
Là era autocrazia, teocrazia, e quindi il dispotismo, l'arbitrio che
dominava; qui la legge sovrana, la uguaglianza sociale. Era la Svizzera,
l'Olanda, dell'antichità e come diceva Renan, e prima di lui disse
Michelet: fu la prima e vera democrazia dell'antichità. A quel modo che
tutti i despoti moderni, la Spagna, l'Austria, la Francia, la Corte di
Roma combattevano una lotta accanita contro l'Olanda, la Fiandra, la
Svizzera protestante e poscia contro la Rivoluzione Francese, non
altrimenti tutti i dispotismi e le teocrazie dell'antichità mossero una
guerra continua, accanita contro questo piccolo popolo libero, e nulla
fu risparmiato per ischiacciarlo, sopprimerlo.
Questa la prima e forse l'unica cagione degli odii e delle ostilità di
ogni nazione contro l'Ebreo, la origine e causa vera dell'Antisemitismo
nel mondo antico e nel moderno.
Egli era la condanna d'ogni dispotismo e d'ogni superstizione, con cui e
per cui regnavano, e che volevano far prevalere pel loro interesse, in
nome dell'ordine. Tutti combattevano colla forza degli eserciti, le
calunnie, le mali arti di governo contro lui; ed egli colla sua legge, i
suoi principii religiosi e politici, si levava solo a lottare contro
tutti. _Inde irae_.
E prima gli convenne combattere contro i potenti imperi dell'Asia
Centrale, Babilonesi, Assiri, Persiani. Essi, che invasero la Siria con
forze sterminate, ebbero facile vittoria sopra questo popolo, piccolo di
numero ed ordinato più per la pace e pel lavoro, che non per le arti
della guerra. Sionne fu espugnata, il tempio arso, il popolo disperso e
fatto schiavo. Ma, se era debole per forze materiali, era indomito per
forze morali. Questo popolo raccolse di nuovo le sue forze, ricostituì
il suo regno, si rifece nazione, potenza; e s'iniziò un secondo periodo
di concentramento: Ma allora nuove forze, altre potenze, mosse dallo
stesso antagonismo politico e religioso, si levarono contro di lui
dall'occidente.
I Seleni, i popoli Greco-Macedoni, i quali miravano specialmente a
combattere e sopprimere il suo culto, la sua legge, e imporre i loro
Numi nel tempio di Sionne; Israel combattè contro di loro una pugna
eroica; quelli furono vinti, il tempio purificato. Allora sorse contro
di loro Roma. Guidava sotto il suo stendardo tutti i popoli, associava a
sè tutte le forze del mondo, e le avventò contro il Dio Ebreo, contro il
popolo, la legge. L'Ebreo si trovò a fronte con Roma, tutto il mondo
schierato contro un pugno d'armati. Fu una guerra di nazionalità, una
resistenza delle più eroiche e grandiose che ricordino le istorie:
l'Ebreo solo, fra tutti i popoli, osava resistere a Roma[8]; colla sua
resistenza ne feriva l'orgoglio: conveniva trionfare ad ogni costo,
sopprimerlo. Roma, dopo una lotta di oltre dieci anni, vinse, Sionne fu
espugnata, distrutto il tempio, arso, il popolo condotto in esiglio e
disperso.
[8] _Angebat iras_, scrive Tacito, _quod soli Judaei non cessissent_.
E qui comincia il secondo periodo della sua storia, ed il più tragico;
quello della dispersione.