Ah, già... il tuo sdegno... Ah Dio, tutti... Ah, dunque per questo?...

Il vostro disprezzo... Credevate che io sapessi e mi stèssi zitto? Ma

perchè — dimmi un po’ — perchè mi sarei stato zitto, sapendo che tu

non eri mia figlia? perchè avrei finto di non accorgermi del vostro

disprezzo? Lo vedo, ora, lo vedo, voi mi avete disprezzato. Ma se io

sapevo che tu non eri mia figlia, non potevo fingere per un riguardo a

te, al tuo avvenire! E allora? Per che cosa? (_Pianissimo, accennando

più volte a sè con le mani, quasi non osando, non che dire, ma neppur

pensare l’orribile sospetto_) Per... per me?... per... avvantaggiarmi

nella carriera? Mi avete creduto capace di questo? fino al punto

d’andar lì ogni giorno a rappresentar quella commedia? (_Casca a sedere

con le mani sul volto. Poi, balzando in piedi_) Ma che essere vile sono

io dunque stato per voi?

PALMA

No... non questo... non vile...

LORI

Vile! vile! Ma come! Più vile di così?

PALMA

Ma no, abbiamo creduto che ti volessi ostinare...

LORI

Già... eh sì... tante volte me l’avete detto, che m’ostinavo, che

esageravo... Ma sì! Mi avete parlato sempre chiaro, voi! E io perciò

non comprendevo... Debbo darvi il merito della vostra franchezza...

Me l’avete dimostrato in tutti i modi, il vostro disprezzo!...

(_Smarrendosi, come alienato all’improvviso da tutto_) E dove sono

stato io?... Come sono stato?... Oh Dio! Ma allora non sono stato mai

nella vita, io... Non m’ha tradito nessuno! Non m’ha ingannato nessuno!

Io, io non ho visto... ma sì... sì... tante cose... Oh Dio! ma sì...

adesso, adesso mi vengono tutte a mente... (_Riafferrato dal dolore,

dopo lo sbalordimento, commovendosi di tenerezza per sè stesso così

crudelmente offeso_) E io l’ho pianta, l’ho pianta sedici anni, io,

quella donna! (_scoppia di nuovo a piangere_).

PALMA

(_provandosi a confortarlo_) Via... via... su... pensa che...

LORI

Mi muore adesso, mi muore adesso, uccisa dal suo tradimento! Capisci

che adesso non ho più nulla, io, che regga in me? Dove sono ora? Che

sto a far qui? Tu non sei mia figlia... Io lo so ora. Tu lo sapevi da

un pezzo, e me lo facevi intendere da un pezzo con tutti gli altri,

ch’era inutile che seguitassi venir qui...

PALMA

No... Io volevo...

LORI

Ma sfido! Hai ora tuo marito e lui — tuo padre — che puoi averlo qua,

ora, apertamente. Perciò egli m’ha detto... Ma sì... me l’ha detto

poco fa di non star più a venire. E tu lo chiami forse papà, ora, anche

davanti a tutti, è vero?

PALMA

No... no...

LORI

Non per me, certo... non per un riguardo a me... Ah Dio, più che cieco,

più che cieco... Non sono stato mai nulla, non sono più nulla, non ho

più nulla, neanche quella morta, più nulla! (_Di nuovo sbalordito, come

smemorato_) In una illusione ho vissuto senza nessun sostegno! perchè

voi tutti me li avete sempre tolti, tolti, perchè vi parevano inutili,

e mi lasciavate con scherno, con disprezzo appoggiare a quella morta

per la rappresentazione _esagerata_ della mia commedia. Ah, che cosa!

(_Con scatto di rabbia_) Ma almeno dirmelo, allora!

PALMA

Ma scusa...

LORI

Me lo avete forse detto?

PALMA

No, apertamente, mai...

LORI

È possibile anche questo, che voi me l’abbiate detto apertamente, e

che io non l’abbia capito. Avete creduto che non ci fosse nulla da

nascondermi, poichè io sapevo tutto...

PALMA

Capirai che se minimamente fosse nato il dubbio che tu non sapessi...

LORI

Che io non fossi quel miserabile...

PALMA

Ma no... non dirlo più!

LORI

Ma come fece lui a dirtelo, che tu eri sua figlia? Com’ebbe

quest’impudenza d’offendere in te tua madre?

PALMA

Ma me lo disse, quando non mi poteva più offendere, poichè tu gli avevi

lasciato il modo di dimostrarmelo, che era mio padre.

LORI

Eh già... io... sì... gli resi anche facile la via. E ora... e ora,

basta, eh? ora sono licenziato?

PALMA

Ma no! Perchè? Ora cambia tutto...

LORI

Che cambia?

PALMA

Se tu non sapevi...

LORI

Diventi mia figlia, perchè non sapevo?

PALMA

No, ma cambia, è già cambiato il mio sentimento per te!

LORI

Ma non sai tu che io ora... ora, io, io... sì! posso far cose, io...

io...

PALMA

Che cosa?

LORI

Cose... cose che io stesso non so... Io sono come... come tutto

vuotato... Non ho più nulla in me... E andando via di qua, quello

che... quello che può nascere in me, io non lo so... Io... io...

PALMA

Ma siedi... siedi, siedi qui... Tu tremi tutto... Siedi. (_Lo fa sedere

sulla poltrona; gli s’inginocchia davanti, pietosa, premurosa_) Io

posso esser per te quella che non sono stata finora...

LORI

(_voltandosi con scatto ferino_) E lui?

PALMA

Che vorresti più fare ora contro di lui?

LORI

Perchè m’ha pagato?

PALMA

No!

LORI

Sì. Pagato la moglie; pagato la figlia...

PALMA

No... no...

LORI

Come no? La mia devozione... Era come il sole per me!

PALMA

Io dico dopo tanti anni...

LORI

(_d’un tratto sorpreso da una visione lontana che lo fa fremere tutto_)

Che cosa sto vedendo... Senti. Morta. Io ero come un insensato. Morta

in tre giorni, per causa sua, per aver voluto portar te, piccina di

tre anni, a un circo equestre... D’inverno, prese freddo all’uscita,

e in tre giorni... quand’era già mia, tutta mia, e non voleva più

ch’egli ci venisse in casa, e se la prendeva con me, che non avevo il

coraggio d’impedirglielo... — ma tu capisci: era stato il mio superiore

— mi... mi morì allora! Io rimasi... non so, come sono adesso... vuoto.

Ebbene, lui mi cacciò via dalla camera mortuaria, mi forzò a recarmi

da te che volevi la tua mamma. Mi disse che sarebbe rimasto lui, a

vegliare. Mi lasciai mandar via; ma poi, nella notte, ricomparvi come

un’ombra nella camera. Lui era lì, con la faccia affondata nella sponda

del letto, su cui giaceva lei tra i quattro ceri. Mi parve dapprima

che, vinto dal sonno, avesse reclinato la testa inavvertitamente; poi,

osservando meglio, m’accorsi che il suo corpo era scosso a tratti, come

da singhiozzi soffocati. (_Si volta a guardar la figlia, sbalordito

ora di questa tracotanza del Manfroni_) La piangeva, la piangeva, là,

sotto i miei occhi... E io non capii, tanto ero ormai sicuro dell’amore

di quella morta là, e di lui. Il pianto, che finora non aveva potuto

rompermi dal cuore, assalì furiosamente anche me, allora, vedendo

pianger lui. Ma di scatto egli allora si levò, e com’io, convulso, gli

tendevo le mani per abbracciarlo, mi respinse, mi respinse con rabbia,

a spintoni nel petto; e io ricaddi nel mio stordimento e pensai che

fosse l’orgasmo del rimorso, e che non potesse vedermi piangere, perchè

il mio pianto lo accusava della sciagura che mi aveva cagionato. Ah,

ma quel pianto me lo paga! me lo paga, ora! (_Si alza, furente, per

andarsene. Palma lo trattiene. Le battute seguenti si succederanno con

la massima concitazione_).

PALMA

Ora?

LORI

Io lo so ora!

PALMA

Ma è assurdo, che dopo tanto tempo, scusa... Dove vai?

LORI

(_come un pazzo_) Non lo so...

PALMA

Che pensi di fare?

LORI

(_cercando di svincolarsi_) Non lo so.

PALMA

Rimani ancora qua.

LORI

No... no...

PALMA

Sì, a parlare ancora qua con me...

LORI

Con te? E perchè più?

PALMA

Ma sì, posso esser per te quella che tu mi credevi...

LORI

Per paura?

PALMA

No!

LORI

Per pietà?

PALMA

No!

LORI

Nulla tu per me, nulla io per te, più nulla. (_Si svincola e la

respinge da sè_) E se sapessi come lo sento adesso, tutt’a un tratto,

che sono tanti anni, di questo nulla!

TELA

ATTO TERZO

SCENA

Ampio scrittojo in casa di Salvo Manfroni, addobbato con austera

magnificenza. La comune è a sinistra.

La stessa sera del secondo atto. Poche ore dopo.

È in iscena, al levarsi della tela, MARTINO LORI. Ha una

faccia da morto; gli occhi fissi e come insensati. Attende,

chi sa da quanto tempo, nel silenzio della casa. A mano a

mano il volto gli s’atteggia a seconda dei varii sentimenti

che gli tumultuano dentro. Di tratto in tratto si scuote e

mormora tra sè parole inintelligibili, accompagnate da qualche

rapido gesto. Gli avviene anche d’abbandonarsi inconsciamente

a qualche distrazione, che può apparire strana per quanto

naturalissima, come ad esempio, d’andare a osservar davvicino

qualche oggetto sulla scrivania che gli abbia quasi puerilmente

svegliato la curiosità del solo senso visivo. Ma, arrivato lì

davanti, s’arresta, svanito, non sapendo più perchè si sia

alzato; e, ripreso dal suo interno farneticare, si rimette

senza voce a parlar con se stesso; se non che quell’oggetto

tutt’a un tratto torna ad avvistarglisi, e allora egli, senza

quasi saperlo, lo prende in mano, lo guarda ma come se non

riuscisse a vederlo e con esso in mano seguita a gestire il suo

pensiero tormentoso; poi posa l’oggetto e ritorna al suo posto.

Entra dalla comune il vecchio CAMERIERE di Salvo Manfroni.

CAMERIERE

Eh, tarda ancora, signor commendatore. Io non so, di solito le altre

sere a quest’ora è qui da un pezzo a scrivere o a leggere. È quasi

mezzanotte.

LORI

Ma sì... mi... mi rammento: è andato... dove?... Me l’ha detto...

Che anzi, già, prima d’uscire... (_Ricorda che il Manfroni gli disse

di annunziare a Palma che andava col Gualdi e col Bongiani; ma stima

inutile seguitare_) A un’inaugurazione... Con suo (_sta per dire

«genero» e accenna un ghigno che è come un singulto_) Sì sì... e con

quell’altro... il conte Bongiani.

CAMERIERE

A un’inaugurazione?

LORI

Mi pare d’un circolo, sì. Non voleva, e poi... quello lì (_ha proprio

la tentazione di dire «suo genero»; dice soltanto_): Suo... (_e guarda

il cameriere; poi apre di nuovo la bocca al ghigno, come se, vedendolo

così vecchio, gli nascesse un pensiero che lo agghiaccia, e alza un

dito verso di lui_) Voi è un pezzo che siete qua con lui?...

CAMERIERE

Col signor senatore? Eh!

LORI

Da quando era deputato?

CAMERIERE

Sono a momenti venticinque anni.

LORI

(_con un sorriso orribile, ammiccando_) La avrete allora veduta qui,

m’immagino!

CAMERIERE

(_stordito_) Come dice?

LORI

Eh, avventure! avventure del giovane deputato...

CAMERIERE

(_come per evadere, sulle generali_) Donne?

LORI

Chi sa quante!

CAMERIERE

Eh, ai suoi tempi...

LORI

Signorette maritate di fresco... E quando fu ministro poi, giovani

mogli d’impiegati... (_notando che il cameriere si turba, aggiunge

subito furbescamente_): Fui suo capo di gabinetto, e lo so... Posti

di fiducia! Non s’ottengono, caro mio, se non a costo di passare sotto

certe forche... (_fa le corna, pallido e ridente, e gliele mostra. Il

cameriere lo guarda sbigottito. Pausa_).

CAMERIERE

(_sospirando_) Cose antiche, signor commendatore!

LORI

Ah! Abbiamo già i capelli bianchi... Acqua passata!... Ormai! (_pausa_)

(_Il Cameriere torna a guardarlo più che mai sbigottito e costernato.

Ma egli è assorto, come se vedesse innanzi a sè sua moglie, giovine, là

in quello scrittojo, e parla quasi tra sè_): Era bella... Che occhi,

quando parlava! S’accendeva tutta. (_Con voce brillante e spiccata,

e gesto d’evidenza_) Lucida, precisa... (_Poi con amore, come se

carezzasse una lontana e riposta grazia di lei_). E voleva dominare,

con l’intelligenza. Ma una donna, quando è bella... Le si guardano gli

occhi, la bocca... come è fatta... E si sorride a quelle labbra che

parlano, senza badare a ciò che dicono. Se n’accorgeva subito, lei, e

se ne stizziva; ma, poi — donna — sorrideva di quello stesso sorriso di

chi le guardava le labbra... Ciò che voleva dire rispondere al bacio

che quegli occhi le davano... E allora... (_Resta un po’ assorto; poi

tentenna il capo e domanda_) — Ma io solo? (_Voltandosi d’improvviso,

trasfigurato, verso il cameriere_) Chi sa quante volte se la sarà

stretta qua, lui, così, e baciata, eh?

CAMERIERE

(_basito addirittura_) Signor commendatore...

LORI

Eh via! Cose vecchie... Si sanno!

SALVO MANFRONI a questo punto si presenta col cappello in capo

sulla soglia della comune.

CAMERIERE

(_riscotendosi_) Ah, ecco il signor senatore...

SALVO

Come, tu qua, Martino? Che cos’è (_costernato_) È accaduto qualche cosa?

LORI

No. Debbo parlarti.

SALVO

(_riferendosi alla scena del second’atto, con fastidio_) Ancora? E a

quest’ora?

LORI

No. Precisare, ormai. Due parole.

Intanto il cameriere avrà tolto il soprabito, il cappello e il

bastone a Salvo Manfroni e alla fine della battuta del Lori si

sarà ritirato.

SALVO

(_appressandosi con la mano tesa_) Dunque?

LORI

(_scartando la mano con un gesto secco_) Niente mano.

SALVO

(_restando_) Che significa?

LORI

Ecco. Aspetta. Quando ci saremo intesi, te la darò di nuovo.

SALVO

Ma che cos’è?

LORI

Niente! Niente! Per grazia di Dio, non c’è bisogno di spiegazioni. Il

fatto è certo e innegabile; tanto che tu e tutti eravate sicuri ch’io

lo sapessi; dunque, non si discute.

SALVO

Ma che dici, scusa?

LORI

Sono venuto a darti, semplicemente, due notizie e a levarmi una

curiosità.

SALVO

(_vedendolo muovere e parlare così_) Io non ti riconosco più!

LORI

Eh sfido! Sono un altro, da tre ore!

SALVO

Ma che è accaduto?

LORI

Niente. Tutto rovesciato; sottosopra. Sì. Il mondo che ti si ripresenta

tutt’a un tratto nuovo, come non ti eri mai neppur sognato di poterlo

vedere. Apro gli occhi adesso!

SALVO

Hai parlato con Palma?

LORI

(_fa cenno di sì col capo ripetutamente, poi_) Sbalordisci! Non

sa-pe-vo nul-la!

SALVO

(_con costernazione, restando_) Non... non sapevi?

LORI

Nulla. Nè che mia moglie fosse stata la tua amante, nè che Palma fosse

tua figlia...

SALVO

Te l’ha detto lei?

LORI

Lei. Che glie l’avevi detto tu, ch’era tua figlia; e che io lo sapevo.

SALVO

E non è vero?

LORI

(_semplice, in naturalissimo tono assertivo_) Non è vero! Non sapevo

nulla! (_Allo stupore del Manfroni_): Ma sì! È incredibile! Non sapevo

nulla! Da tre ore mi dico: Ma come? Meglio di così te lo dovevano far

capire? Te l’hanno cantato in tutti i toni; dimostrato apertamente,

sempre, in tutti i modi! Com’hai potuto credere che un deputato che

non ti conosceva, diventando ministro, prendesse te, umile segretario

di ministero, e solo perchè avevi sposato la figlia d’un suo maestro,

ti mettesse a capo del suo gabinetto? e poi, morta la moglie,

s’affezionasse tanto alla tua bambina, e te la crescesse come sua,

e le trovasse marito, costituendole una vistosissima dote? Credetti

all’onestà di quella donna, capisci? che morì troppo presto! Ma anche

se fosse vissuta a lungo, non mi sarei accorto di niente lo stesso,

perchè — ma sì, che vuoi! è incredibile — per me, era onesta! E credevo

nella tua amicizia, come nella luce del sole, in questa gran luce che

m’era entrata in casa e m’illuminava, m’accecava... Credetti nella tua

venerazione per il tuo maestro, non ostante che poi ebbi la prova che,

altro che venerazione, la tua!

SALVO

(_turbandosi vivamente_) Che vuoi dire?

LORI

Questa è l’altra notizia che ti darò. Aspetta! Ti devo dire tutto!

Quand’ebbi quest’altra prova, fu peggio.

SALVO

(_c. s._) Prova? Che prova?

LORI

La prova, la prova che complicò tutto; perchè mi fece trovare

d’improvviso la mia ingenuità come in un covo di spine, di spine che

la punsero da tutte le parti, a sangue, poverina, e la fecero tanto

soffrire! Ma coraggiosamente — ah! — lei le strappò, sì, le raccolse,

e se ne fece un cilizio per imparar a capire, a capir diversamente. Ma

sempre come può capire l’ingenuità, beninteso! (_Squillo del campanello

del telefono sulla scrivania_). Ah, senti! Ti chiamano al telefono.

SALVO

Loro? (_fa per prendere il ricevitore dell’apparecchio_)

LORI

(_trattenendogli il braccio_) No. Aspetta. Di’ che vengano qua.

SALVO

Qua? Ma sei pazzo? Perchè?

LORI

Perchè voglio che vengano! (_Nuovo squillo_).

SALVO

A quest’ora?

LORI

Con l’automobile faranno in due minuti.

SALVO

Ma che vuoi che vengano a fare qua? (_Nuovo squillo_).

LORI

Senti che premura? È lei. Ti vuol dire della spiegazione avuta con me.

(_Nuovo squillo_). Di’ pronto. Su.

SALVO

Ma no! Se prima non mi dici...

LORI

Voglio che c’intendiamo bene, tutti e quattro.

SALVO

Ma su che? Se siamo già intesi!

LORI

No. Per l’avvenire. Dobbiamo stabilire tante cose.

SALVO

Lo faremo domani, se mai!

LORI

Ora! ora! (_Nuovo squillo_).

SALVO

(_parlando all’apparecchio_) Pronto. (_Pausa_) Sì, Palma...

LORI

Di’ che ci sono io.

SALVO

(_c. s._) So... so... (_pausa_) Come? (_pausa_). Sì, senti... è qua da

me.

LORI

Di’ che vengano subito, subito.

SALVO

(_c. s._) Ma sì, purtroppo... Senti... (_pausa_) Che? (_pausa_) Sì,

sì... Ma è bene che tu venga qua (_pausa_) Ma sì, subito (_pausa_). Ma

per parlare (_pausa_). Con Flavio, sì. Come?

LORI

Non vuol venire?

SALVO

(_al Lori_) No, dice che non sa se l’automobile... (_tronca per

rispondere al telefono_) Sì, sì. Va bene. T’aspetto, allora. Fate

presto. (_Posa il ricevitore sull’apparecchio_). Su che cosa vuoi che

c’intendiamo bene tutt’e quattro?

LORI

Intendiamoci prima tra noi due. Voglio sapere quando fu!

SALVO

Ma lascia!

LORI

No. Rispondi. Subito dopo il mio matrimonio? (_Salvo scrolla le

spalle_) Rispondi. Perchè già v’eravate accordati, fin dal suo arrivo

da Perugia?

SALVO

Ma no! Io non ci pensai neppure, allora!

LORI

Ma forse ci pensò lei?

SALVO

No, no! (_Attenuando_) Almeno io non so. Non credo.

LORI

E allora fu quando cominciò a tempestare, che voleva riprendere la sua

carriera di maestra?

SALVO

(_per troncare_) Ma sì! ma sì!

LORI

Che un giorno non la trovai più a casa?

SALVO

Che vai ripensando più adesso?

LORI

Voleva fare come la madre. Andarsene. Venirsene con te. Eh, ma tu avevi

la tua carriera politica...

SALVO

Smetti, ti prego!

LORI

E persuadesti la pecorella a ritornare all’ovile!

SALVO

Non so che gusto provi...

LORI

Ma mi brucia adesso a me! mi brucia adesso!

SALVO

Capisco, capisco... Ma pensa che è finito da tanto tempo! È morta...

LORI

(_con scatto goffo e atroce, per l’insorgere d’un bisogno di vendetta_)

Oh! t’odiò, t’odiò, quando ritornò a me! S’accorse che a te era più

cara la tua ambizione, e t’odiò!

SALVO

Ma sì, lo so bene...

LORI

E odiò in sè anche il frutto del tuo amore. Non voleva esser madre, non

voleva, lo so. Fu la mia amante, più che la madre di quella lì. E io,

io che pur ne ero felice, ne soffrivo. Per la bambina che credevo mia,

nata da quella nostra riconciliazione.

SALVO

Basta, basta ora, ti prego!

LORI

Basta? Ah no, caro. Per me comincia adesso!

SALVO

Che comincia?

LORI

Ora lo vedrai. Mi ci son voluti diciannove anni per comprendere! Ora

che tutto era finito, voi dite, così, pulitamente, come usa fra gente

per bene...

SALVO

Ma scusa...

LORI

Oh lo so, gente che sa fare a modo le cose... — ora che non c’è più

niente da fare, è vero? morta da sedici anni la moglie; maritata la

figliuola, — basta, eh? là c’è la porta, tanti saluti. Ah no! Ora viene

la mia volta. Ho capito tutto. Vagliato tutto.

SALVO

Ma non vedi che tu farnetichi?

LORI

No. Lucidissimo. Ho pensato, pensato. E vedo tutto. Parlo così, mi

muovo così, perchè non posso farne a meno. Sono come un cavallo

scappato. Mi frustano tutte le cose, che mi sono all’improvviso

uscite dall’ombra da tutte le parti. Ma so ormai dove andrò a parare.

Guardatene! (_Lo afferra per un braccio_) Prima di tutto; sei convinto

ora, che non sono quel miserabile che m’avete creduto e rappresentato

agli occhi di tutti?

SALVO

Ma sì! E per ciò non vedo...

LORI

Che cosa io possa fare? Nulla, è vero? Avrei dovuto saperlo prima, ed

essere un miserabile della più vile specie per profittarne. Non l’ho

saputo; e dunque, tu pensi, dopo diciannove anni... Sbagli, caro mio!

SALVO

Vorresti profittarne adesso?

LORI

No! Sbagli, perchè, se l’avessi saputo subito, a tempo, non ne avrei

mai profittato, io! T’avrei ucciso!

SALVO

Non penserai d’uccidermi adesso...

LORI

Eh, lo so, ora non posso più! non... (_S’interrompe, per un’idea che

gli balena e lo agita d’improvviso_) Ma aspetta! Tu dici, profittarne

adesso? E... e come potrei... come potrei più, adesso?

SALVO

(_esitante_) Ma... non so, io... io potrei fare ancora qualche cosa per

te...

LORI

(_lo guarda prima terribilmente, poi, quasi saltandogli alla

gola, lo fa cadere su una poltrona; gualcendogli l’abito addosso_)

Tu? Meriteresti di essere ucciso ora, per questo che hai detto!

(_Ritraendosi inorridito, ripreso dall’idea che gli è balenata_) No!

Su, su... Rassettati, rassettati... C’è, c’è forse il modo... c’è, c’è

ancora il modo di profittarne...

Entrano a questo punto dalla comune PALMA e FLAVIO GUALDI,

ansiosi e sgomenti.

LORI

(_scorgendoli_) Ah, eccoli!

PALMA

Che cos’è? che cos’è?

LORI

Niente, niente, Palma! S’è chiarito, s’è chiarito, s’è chiarito tutto!

Ha dovuto riconoscere, richiamato da me a fatti, a dati precisi, che

s’era ingannato. Non è vero che tu sei sua figlia! Sei mia figlia! mia

figlia! (_A Salvo_): Dillo, dichiaralo forte, qua, a tutti e due! È

vero, è vero, che hai dovuto convenirne?

SALVO

Sì, è vero.

Momento di silenzio.

LORI

È vero! (_A Flavio_): Hai inteso, tu?

FLAVIO

(_a bassa voce, aprendo appena le braccia_) Ho inteso...

LORI

No! Dico che per il rispetto che tu mi devi d’ora in poi, come al padre

di tua moglie, che sono io! sono io!

FLAVIO

(_c. s._) Sì, va bene...

LORI

E perchè non debba arrischiarti più d’ora in poi d’accogliermi come un

intruso, come uno che non abbia saputo mai rappresentar le sue parti in

commedia. Sfido! Me le avete fatte rappresentare a mia insaputa, tutte:

quella del marito gabbato e contento; quella dell’amico; del vedovo;

del padre; del suocero. E le ho rappresentate male! Sfido! Non sapevo

di rappresentarle! Ma ora che lo so, ora che lo so; vedrete! (_Trapassa

così, senz’avvertirlo, trascinato dalla foga della passione, a palesar

la commedia che sta rappresentando dal sopraggiungere di Palma e di

Flavio_)

PALMA

(_avvertendolo, con stupore_): Come!

FLAVIO

(_c. s. rivolto a Salvo, che si tiene in disparte_): Che dice?

LORI

(_ripigliandosi_) Che dico? (_Si volta verso Palma_) Dico... dico che

tua madre... purtroppo, sì... resta, resta il tradimento... ma che

quest’altra infamia, no! quest’altra infamia non è vera! non è vera!

Lungo silenzio, Salvo Manfroni e Flavio restano a capo chino.

Palma è come interdetta, sospesa a un ansioso sgomento. Il Lori

guarda prima quei due; poi Palma. Nota quel suo atteggiamento e

se ne compenetra; provando anche lui, subito, quasi sgomento di

quella sua reiterata asserzione di fronte a lei così sospesa,

e della commedia che s’ostina a rappresentare. Non per tanto,

quasi a sfida del suo stesso sentimento, ripete, accostandosi

a lei amorosamente, con un tono diverso, quasi infuso d’ironia

per l’effimera soddisfazione che s’è presa:

LORI

Non è vero! Quantunque a te, eh! di’ la verità, forse non ti fa piacere!

PALMA

Ma sì... sì...

LORI

(_spiandola negli occhi, non volendo crederlo_) Sì?

PALMA

Sì.

LORI

Che sia io tuo padre?

PALMA

Ma sì.

LORI

Io, e non lui?

PALMA

Ti dico sì...

LORI

Quantunque io sia un pover’uomo, che tu, fino a poco fa, hai

disprezzato?

PALMA

Ma sì, per questo, anzi!

LORI

Uno che tutti, sempre disprezzeranno, perchè non posso più far credere

a nessuno, io, che non sapevo, capisci? Se lo dico, faccio ridere!

PALMA

Ma ci credo io! E ci ho creduto subito, appena tu me l’hai detto!

E tanto più ci credo ora, se tu mi dici che non è vero quanto lui

(_accenna al Manfroni_) aveva supposto!

LORI

(_commosso, rabbrividendo, quasi atterrito dal vuoto che tocca_) Vedi?

vedi? È spaventoso! Basta sapere una cosa, e cangia, cangia subito

tutto! Io ero così, come te, fino a poche ore fa! Mi credevo tuo

padre; e tu mi disprezzavi, perchè sapevi di non esser mia figlia! Ora,

invece, che tu cominci a credermi tuo padre, e ti volti a me cangiata,

io non posso, non posso riaccoglierti tra le braccia, perchè so, so

che non sei mia figlia, e che sto facendo la commedia davanti a lui,

davanti a tuo marito e a te!

PALMA

(_di nuovo, con stupore_) La commedia?

FLAVIO

(_c. s._) Ah, ma dunque...

LORI

(_nervosamente, aspro, quasi cattivo, per reagire alla sua commozione

e difendersene_) La commedia! E l’ho fatta bene, no? Tanto bene, che

per un momento ci avete creduto! (_Accenna un riso amaro_) Ah! ah!

E anch’io, ecco qua, senza volerlo (_si passa le dita sugli occhi

e poi le mostra_) fino alle lagrime! (_Accostandosi a Flavio_) No!

Tranquillo, caro, tranquillo!

FLAVIO

Dunque... non è vero?...

LORI

Non è vero! Ho tentato; ma non posso. Mi stomaca. Mi fa piangere...

SALVO

E dunque basta, via...

LORI

Tutto per bene: Commedia in 3 atti · 第 3 / 4 段