(_voltandosi di scatto_) Non ti va? Eppure dovrebbe seguitare, almeno

questa commedia; poichè il dramma passò nella mia vita senza che me

n’accorgessi; e non posso più farlo! Ma stai tranquillo anche tu. Non

posso far più neanche la commedia. Lo so! Se non la svelavo io, domani

andavi a casa loro, a dire che avevi dovuto far le viste di riconoscere

davanti a loro l’inganno, per pietà del mio stato; e li avresti

persuasi a far le viste di crederci anche loro...

SALVO

Ma no! Perchè t’immagini questo?

LORI

(_con forza_) Non sono mica un imbecille!

SALVO

Ma chi te lo dice?

LORI

Oh! Vi foste contentati di credermi soltanto un miserabile! Nossignori!

Anche un imbecille! Ma io ho potuto essere un imbecille, finchè ho

creduto a cose sante e pure: all’onestà! all’amicizia! Ora no, più! E

se, per vendicarmi, mi potessi sobbarcare a essere ancora, agli occhi

di tutti quel miserabile che m’avete fatto credere, non potrei esser

più umile, timido, schivo, quel pover’uomo che andava a fare quella

buffonata ogni giorno, là, al camposanto! Lo capite, questo? È chiaro!

E dunque... e dunque, io... io... (_si guarda smarrito intorno, come

se cercasse e non trovasse più via di scampo, e accenna un lieve e vano

annaspare delle mani; poi, recandosele al volto_) oh Dio, come... come

farò più a vivere io?

SALVO

Ma no! Ma perchè fai così?

PALMA

Se tutto è passato, finito!

LORI

Ma appunto per questo! Perchè tutto è finito, non posso più vivere!

Se è finito! se non posso più distruggerlo quello che sono stato per

gli altri! È qua — _in questo mio corpo_ — in questi miei occhi che

guardavano senza vedere chi ero per tutti; in questa mano che porgevo,

senza sapere che apparteneva a uno, di cui tutti ridevano o avevano

schifo! Come faccio più ora a guardare la gente? a porgere questa mano?

Ne ho io, ora, schifo e raccapriccio! Di me stesso, sì, quale ora mi

vedo e mi tocco: — _uno che non sono io, che non sono stato mai io_ —

e da cui non mi par l’ora di fuggire! non mi par l’ora! (_accenna così

dicendo, smarritamente, di volersene andare_) non mi _par l’ora_!

SALVO

(_parandoglisi davanti per impedirglielo_) Ma che vorresti fare?

LORI

(_lo guarda, come trasognato — poi, sovvenendosi_): Ah, sì: oltre a

questa, un’altra cosa. Me ne scordavo. L’unica che possa fare contro

te. E la faccio, non perchè me n’importi; la faccio per provarti che

non sono un imbecille. Mi vendico, sì, a freddo, mi vendico nell’unico

modo che mi sia possibile ormai: facendo a te ciò che tu hai fatto

a me: lasciarti vivo, ma come tu hai lasciato vivere me, senza

più la stima di nessuno, dimostrando che il miserabile sei tu, tu!

(_Voltandosi a Palma e a Flavio_) È lui, questo che tu ti sei gloriata

d’avere per padre, un miserabile, non solo per quello che ha fatto a

me, ma anche, sai? perchè è un ladro!

SALVO

(_facendoglisi sopra, minaccioso_) Che?

LORI

(_subito, fermo, tenendogli testa_) Un ladro! Un ladro! (_Voltandosi

agli altri due_) È un ladro, perchè ha rubato a Bernardo Agliani!

SALVO

(_rompendo a ridere sonoramente_) Ah! ah! ah!

LORI

(_lo guarda un pezzo, poi si volta a Palma e a Flavio, e dice_): Ride.

Ho la prova a casa!

SALVO

L’hanno data a intendere anche a te? Te l’hanno fabbricata a Perugia,

codesta prova?

LORI

No, caro. È di mano dello stesso Agliani.

SALVO

Ma se le ho io qua (_indica la scrivania_) le carte dell’Agliani!

LORI

Eh, tutte no!

SALVO

Tutte! tutte!

LORI

Tutte, no.

SALVO

(_smarrendosi di fronte alla reiterata affermazione_) Tranne che...

tranne che tu non ne abbia delle altre, che io ignoro...

LORI

Ti smarrisci...

SALVO

No!

LORI

Ti sei fatto pallido. E ora arrossisci!

SALVO

Ma perchè non vorrei che l’Agliani, in altri appunti posteriori...

LORI

No: sono anteriori: i primi! Il primo abbozzo di quella copia che hai

tu.

SALVO

Ma se nelle carte che ho qua dell’Agliani non c’è nulla che...

LORI

Non saranno tutte!

SALVO

Tutte! tutte!

LORI

Fin dove ti sarà convenuto di conservarle! Le altre, le avrai distrutte!

SALVO

Questa è una calunnia!

LORI

Te lo posso provare.

SALVO

Che cosa? Potrai provarmi, se mai, che forse all’Agliani, in seguito,

sorse da quei suoi problemi l’idea anche a lui...

LORI

Ecco, benissimo. Ma non _anche a lui_; a lui _soltanto_, e tu te

l’appropriasti. (_Voltandosi a Palma e a Flavio_) Ho gli appunti a

casa: un fascio così!

SALVO

Sta bene! E provamelo, se qua, nelle carte che ho qua, (_batte

furiosamente sulla scrivania_) non c’è neppure il più lontano cenno di

quell’idea! Provamelo!

LORI

Ah, ora non neghi più, mi sfidi!

SALVO

(_con sprezzo_) Ma che vuoi che sfidi, uno come te? Chi vuoi che presti

fede a te e non a me, se io affermo che non ho conosciuto — com’è vero

— codesti nuovi appunti dell’Agliani, ed esibisco le carte che ho qua

di lui.

LORI

Eh, già! Se non ci fosse il tuo libro...

SALVO

(_smarrendosi di nuovo_) Il mio libro?

LORI

A cui si deve prestar fede! A me, no; ma al tuo libro, sì. La prova è

lì!

SALVO

(_c. s._) Nel mio libro?

LORI

(_rivolgendosi agli altri due_) Ma come volete che uno, ignaro come

me, potesse capire qualche cosa in tutte quelle formule, in tutti quei

calcoli? L’evidenza del furto m’è saltata chiara davanti agli occhi,

senza cercarla, confrontando quegli appunti col suo libro.

SALVO

Non ti degno di risposta!

LORI

E l’ho scoperto da un pezzo, io, sai? e mi sono stato zitto per lei

(_indica Palma_), per il bene che facevi a mia figlia, perchè ignoravo

l’altro tuo delitto, di cui questo forse è soltanto la conseguenza

accidentale. Perchè non hai avuto mai nessuna vera passione tu;

e codeste carte dell’Agliani ti servirono soltanto, dapprima, per

nascondere la tresca; per darti il pretesto di stare a casa mia, vicino

a lei! Vuoi che pubblichi, se non hai nulla da temere, quegli appunti

che ho in casa, così come sono? Sarei venuto a darteli...

SALVO

(_subito_) Dàmmeli, e li pubblicherò io stesso, riconoscendo innanzi a

tutti...

LORI

Che cosa? La tua appropriazione indebita?

SALVO

(_con forza_) Questa non c’è! E non la crederà mai nessuno!

LORI

Eh già... Tra te e me... (_Voltandosi verso Palma e notando il suo

atteggiamento, tra sdegnato e avvilito_) Ma guarda! Mi basta che lo

creda lei — se glielo dico io — uno che per lei ha taciuto — uno che

non parlerà più, domani! Che vuoi che m’importi del tuo libro!...

di chi l’ha scritto!... di te!... (_Afferra per le braccia Palma,

spiandola negli occhi_) Tu mi credi?

PALMA

Sì!

LORI

Credi a me e non a lui?

PALMA

Sì! sì!

LORI

E mi basta questo! Non pubblico niente! non faccio niente! Ero venuto

qui per fare non so quante cose, contro te, contro tutti... Mi son

cadute di mano tutte le armi... Che armi? Non ne ho!... Neanche uno

spillo!... E poi perchè? È piccolo, è meschino e brutto quello che

ho fatto... Ne provo onta io stesso, ora... (_Rivolgendosi ancora una

volta a Palma_) Tu mi credi?

PALMA

Sì! sì! (_pausa_)

LORI

Mi basta questo. Addio.

PALMA

(_commosso, accorrendo a lui, abbracciandolo per trattenerlo_) Ah no!

no! Saprò impedirtelo io! Per vivere! per vivere ti deve bastare!

LORI

No... no...

PALMA

(_incalzando_) Come no? sì! Se ora tu hai tutta la mia stima, il mio

affetto! (_Invita con la mano Flavio ad accostarsi a farsi attorno,

premuroso_) Tutto il rispetto...

FLAVIO

(_eseguendo_) Sì, sì, certo...

LORI

(_cupo, quasi duro_) Io posso ormai, senza inganno, riaccostarmi solo

a chi, dopo la colpa, si pentì e mi compensò con tanto amore. L’unica

cosa viva e vera, ch’io m’abbia avuto, dopo il delitto. Tutto il resto

è stato inganno. Chi più m’ingannò, m’ingannò meno. Non potrei, non

potrei, senza ribrezzo per me e per voi, riaccostarmi alla vostra vita.

PALMA

Ma no! Perchè ribrezzo? Nessun ribrezzo! Quello che tu hai detto,

scusa, l’inganno suo (_indica Salvo Manfroni_), l’inganno suo sul mio

conto...

LORI

Ma non è vero!

PALMA

Eppure io l’ho creduto subito, entrando qua con lui (_indica Flavio_).

Ebbene, così lo crederanno anche gli altri! E sarò io, sarò io la prima

a farlo credere, a farlo credere a tutti, perchè tutti abbiano per te

rispetto, considerazione...

LORI

Tu? Ma non puoi mica dire...

PALMA

Non c’è bisogno di dire! Mi vedranno con te, accanto, intorno a te,

come nessuno finora m’ha veduta! E d’accordo tutti, qua, d’ora in

poi...

LORI

(_per tentare ancora una difesa contro questa carità di lei, che lo

investe, lo frastorna, e quasi lo fa mancare a sè stesso_) Ma... ma non

posso crederlo io!

PALMA

(_incalzando sempre più_) Anche tu! anche tu! lo crederai anche tu, per

forza!

LORI

(_c. s._) Io?... come?...

PALMA

Ma perchè è _vero_, vedi! è _vero_ ora il mio affetto per te! Non è

mica un inganno! Il mio affetto, la mia stima, sono _una realtà_, in

cui tu puoi vivere, e che s’imporrà a tutti e anche a te!

FLAVIO

È giusto! è giusto! Sarà così.

LORI

(_stremato, sfinito, come stroncato dalla commozione, si piega sul

braccio di Palma; poi, c. s., rialzando la faccia smorta e quasi

balbettando_): La... la commedia, allora?

PALMA

No! Nessuna commedia! Il mio affetto _vero_, ti dico!

FLAVIO

Sì, certo... Sarà così...

LORI

(_a Flavio_) Tutto per bene?...

PALMA

(_affettuosa, abbracciandolo, quasi sostenendolo_) Su, su! sarai tanto

stanco... Andiamo, andiamo... T’accompagneremo noi a casa...

FLAVIO

Sì, è già molto tardi...

PALMA

C’è giù l’automobile, faremo presto...

LORI

A casa... in automobile... Eh sì... tutto per bene... tutto per bene...

(_S’avvia con Palma, quasi rimbecillito, seguito da Flavio. A un

certo punto si ferma, si volta, guarda Salvo Manfroni, e dice a Palma,

indicandoglielo_): E... e lui?

PALMA

(_spiandolo, sospesa_) Che dici?

LORI

Eh, salutiamo anche lui, allora... (_Gli fa un saluto con le mani,

accennando anche un inchino, poi, rivolgendosi a Palma_): Tutto per

bene...

TELA

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

Tutto per bene: Commedia in 3 atti · 第 4 / 4 段