sarà fatto con leggerezza, senza dar quasi importanza alla cosa_).
SALVO
È chiaro che i vostri amici del circolo non hanno mai veduto, neppur da
lontano, il mio libro.
VENIERO
Ah, questo è positivo!
FLAVIO
Perchè nel tuo libro è detto....?
SALVO
Ragazzi miei, appunto perchè nell’introduzione di esso mi son fatto
scrupolo d’attribuire a Bernardo Agliani qualche merito, tutti ora
dicono che avrei potuto farne a meno. Se non l’avessi fatto....
VENIERO
Avrebbero detto il contrario?
FLAVIO
Gl’incompetenti!
SALVO
No, i competenti, anzi! pur sapendo bene che nelle carte di Bernardo
Agliani non c’è nulla che lasci neppur lontanamente balenar l’idea
della scoperta, e che egli poneva lì, per altri fini, certi suoi
problemi di fisica.... Ma lasciamo andare! (_Cambiando tono, come se il
discorso si facesse soltanto ora serio e interessante_) Dite, dite: la
scissione, dunque, è proprio avvenuta?
FLAVIO
Ma che! Una pagliacciata!
VENIERO
Si risolverà per tutti quanti in una doppia spesa, d’ora in poi!
FLAVIO
Siamo andati a iscriverci socii anche del nuovo circolo!
SALVO
Ah sì? (_ride_).
VENIERO
In massa! Un’invasione!
FLAVIO
E questa sera si farà l’inaugurazione!
VENIERO
Lei senatore, verrà con noi?
SALVO
Voi siete matti!
FLAVIO
Ah no! Verrai con noi!
VENIERO
L’abbiamo promesso!
FLAVIO
Figurati se puoi mancare!
SALVO
Io, cari miei, me ne resto qua (_siede, o meglio, si sdraja beatamente
sull’ampia poltrona di cuojo presso la tavola ottagonale_) qua, come
ogni sera!
FLAVIO
Che! che! Ti strapperemo a viva forza!
SALVO
Mi strapperete? Se sapeste a qual prezzo me la sono guadagnata questa
poltrona!
FLAVIO
Ma via! Per una sera!
SALVO
Non mi par l’ora, ogni sera, che Giovanni, dopo cena, venga a girar la
chiavetta della luce e mi lasci, quasi al bujo...
VENIERO
No, senta: lei non ci farà questo tradimento!
FLAVIO
Del resto, non ci sarà neanche Palma stasera...
Rientra dal secondo uscio di fondo PALMA.
PALMA
Parlate di me?
VENIERO
Buona sera; marchesa.
PALMA
Buona sera, Bongiani. Che cos’è?
VENIERO
Persuadetelo voi per carità a venir con noi all’inaugurazione del nuovo
circolo!
PALMA
Ah, si farà poi stasera?
FLAVIO
(_a Salvo_) Vedrai che ti persuaderà lei!
SALVO
Non mi persuaderà nessuno!
FLAVIO
Perchè, Palma, a te toccherà d’andar di nuovo dalla mamma.
PALMA
Ma è proprio necessario?
SALVO
No, no, tu andrai, tu andrai...
FLAVIO
Ci son passato adesso e le ho promesso che saresti andata. Non c’è mica
bisogno che ti trattenga a lungo.
SALVO
Ecco. Un’oretta! E io t’aspetterò qua, senza rinunziare alla mia
delizia consueta!
FLAVIO
Mi fai rabbia, senti!
VENIERO
Ma vedrai che verrà!
SALVO
Non verrò!
PALMA
Ma sì! Lasciatelo stare!
VENIERO
Non possiamo! Non possiamo!
FLAVIO
Capisci che non ci faranno entrare, se ci presentiamo senza di lui?
SALVO
E voi non andate!
PALMA
Un bell’egoismo, dico! Mi toccherà prima andar là...
FLAVIO
Oh Dio mio, una visitina...
PALMA
No, scusa. Se non debbo trovar qui, al ritorno, neanche lui, tanto
vale allora che mi trattenga tutta la serata. Mentre voi andate a
divertirvi!
SALVO
Stai sicura, cara, stai sicura che mi lascerai qua, e mi ritroverai qua.
A questo punto, MARTINO LORI dalla comune, domanda:
LORI
Permesso?
Tutti hanno un gesto e un moto di fastidio.
FLAVIO
(_piano, sbuffando_) Oh Dio!
E la conversazione cade subito, mentre il Lori si fa avanti,
con esitazione, tra la freddezza generale.
LORI
Buona sera. Disturbo?
PALMA
No, per nulla.
SALVO
Vieni, vieni avanti... Non mi alzo...
LORI
(_appressandosi a Flavio, che ha tratto in disparte Veniero per parlare
con lui_) Buona sera, Flavio...
FLAVIO
(_voltandosi appena_) Ah, scusi. Buona sera.
VENIERO
Caro commendatore... (_gli stringe la mano_)
PALMA
(_A Lori_) Vieni a sedere...
SALVO
Qua, qua accanto a me, Martino.
FLAVIO
(_piano a Veniero_) Ma sì, è una fortuna! Vedrai che adesso verrà con
noi! (_E s’avviano tutti e due per il secondo uscio a sinistra_)
SALVO
Dove andate adesso voialtri?
FLAVIO
Qua al bigliardo un momento.
PALMA
Saremo subito a cena.
FLAVIO
Vieni, vieni anche tu, Palma, senti...
PALMA
Che cos’è?
FLAVIO
Dobbiamo dirti una cosa... Vieni...
PALMA
Con permesso...
Flavio, Veniero e Palma, via per il secondo uscio a sinistra.
SALVO
(_con un sospiro di stanchezza, rimanendo sdrajato sulla poltrona_)
Ebbene, mio caro vecchio amico?
LORI
(_impicciato, mortificato, angosciato, dice per non parere, con un
risolino_): Eccoci qua... (_Poi_): Stavate a dire forse qualche cosa
che non debbo sapere?
SALVO
No, no, niente. Hanno stasera l’inaugurazione d’un nuovo circolo, e
complottano contro di me, che mi son messo a riposo. Come te. Tu, dal
Consiglio di Stato; io da tutte le noje mondane, amico mio.
LORI
Anche da queste?
SALVO
Da tutte, da tutte...
LORI
(_con rincrescimento sincero e affettuoso_) È male, per te. Tu che
potresti avere ciò che vuoi...
SALVO
Ah, grazie tante, caro amico. Ne ho già fino alla gola. Per aver
qualche cosa, devi dare, dare, dare. Se ti fai il conto poi di quello
che hai dato e di quello che hai avuto...
LORI
Certo, sì. Ma appunto per questo io credo, che non si debba calcolare
per se stesso il valore di quel poco che s’ottiene...
SALVO
E come vorresti calcolarlo?
LORI
In rapporto a ciò che s’è dato.
SALVO
E non dico questo io? Tira le somme, è un fallimento!
LORI
No, scusa. Per modo, io dico, che a quel poco che si ottiene il valore
per noi venga da quanto abbiamo dato. Guaj se per me almeno non fosse
così!
SALVO
(_seccato da questo richiamo a sè che fa il Lori_) Ah, ho capito. Tu
parli d’altro adesso.
LORI
È un dare e avere anche questo.
SALVO
Un padre dà sempre tutto!
LORI
E più poco di così... (_Vorrebbe aggiungere: «non avrei potuto
ottenere» ma il Salvo non gliene lascia il tempo_)
SALVO
(_interrompendo, con sgarbo, per cangiar discorso_) Di’ un po’, di’ un
po’, hai liquidato, spero, il massimo della pensione?
LORI
(_ferito_) Che... che intendi dire?
SALVO
(_con indifferenza_) Niente. Domando.
LORI
(_c. s. e frenando appena l’ansia e l’angoscia che prorompono a mano a
mano con foga incalzante, quanto più Salvo Manfroni cerca d’arrestarle
con le sue domande e le sue risposte in diverso tono_) Tu non facesti
mai pesare su me, finora, il tuo grado, la tua dignità...
SALVO
Ma che dici?
LORI
Mi hai trattato sempre con la massima confidenza...
SALVO
Certo...
LORI
Con cordialità.
SALVO
Ma sì...
LORI
Fino a darmi e a farti dare del tu, quando questo poteva impacciarmi,
perchè trattando con te io ho veduto sempre nell’amico il superiore.
SALVO
Ma, santo Dio, che discorso mi stai facendo?
LORI
No, no... Lasciami dire! Io soffoco dall’angoscia...
SALVO
Ma perchè?
LORI
Mi domandi perchè? È il modo di trattarmi questo?
SALVO
Ma io sto parlando con te...
LORI
Non dico tu; tutti, qua... Capisco che a lui la moglie è venuta più
dalle tue mani che dalle mie...
SALVO
Ma questo, scusa...
LORI
Lo so; dalle mie mani non se la sarebbe presa. C’è troppa disparità di
condizione; anche di carattere, d’educazione...
SALVO
Dovevi prevederlo!
LORI
Ma sì, ma sì, è naturale, non può aver piacere di vedermi. Mi respinge!
SALVO
Ma no...
LORI
Se proprio non mi respinge, m’allontana col suo tratto.
SALVO
Scusa, scusa, dovresti capire...
LORI
Che i miei modi, forse sono stati troppo semplici, prima; e che ora
sono forse troppo circospetti?
SALVO
(_non potendone più_) Ma è tutto un modo di agire, il tuo, abbi
pazienza, anche di fronte a me...
LORI
(_stupito_) Il mio?
SALVO
Parliamoci chiaro, amico mio! Certe situazioni s’accettano o non
s’accettano, fin da principio. Quando si sono accettate, bisogna
sapersi rassegnare; risparmiarsi inutili dispiaceri e risparmiarli
anche agli altri.
LORI
Ma se mi sono astenuto e m’astengo quanto più posso dal venire...
SALVO
E ti sembra necessario?
LORI
(_c. s.)_ Che cosa? Venire?
SALVO
Certe volte, con codesta faccia che fai, mi sembra che provi gusto a
sconcertarmi. Venire! Nessuno t’ha detto finora di non venire. Vieni,
ma con un’aria, con un tono più conveniente, ormai, che renda anche
agli altri più agevole il trattare con te...
LORI
Ma mi sembra che io...
SALVO
Tu l’hai presa male fin dal primo principio, te l’ho già detto... e non
ci vedo più rimedio ormai! Sarebbe, credi, un gran sollievo per tutti,
anche per te, se tu trovassi qualche altro modo... Dico capisci, per il
rispetto di te stesso, che preme anche a me di salvare; e non da ora,
tu lo sai!
LORI
Sono rimasto solo... Avevo almeno prima il conforto dell’amicizia, di
cui per tanti anni tu, venendo ogni giorno a casa mia, avrei voluto
onorarmi...
SALVO
Ma mi sembra naturale, scusa, dopo tutto quello che ho fatto, che ora
io venga qua!
LORI
Sì, ma... almeno, dico, per l’apparenza... È troppo, via, che anche di
fronte a un estraneo io debba essere accolto così...
SALVO
Bongiani è un amico intimo. Caro mio, bisogna valutar bene le cause,
per rendersi conto degli effetti. E tu non puoi, perchè non ti vedi. Ti
vedo io, e t’assicuro che provochi questa reazione. Capisco, capisco
che a chi non sappia nulla, debba o possa apparir troppo. Ma Bongiani
sa, ciò che sanno tutti; ciò che, santo Dio, sai anche tu... E perciò
ti dico di smettere, di cambiare, come sono cambiate le condizioni...
LORI
E come potrei cambiare?
Entra dal primo uscio a sinistra la SIGNORINA CEI.
SIGNORINA CEI
Ecco, vanno già a tavola, signor senatore.
Dal secondo uscio a destra, vengono fuori PALMA, FLAVIO e
VENIERO.
FLAVIO
Subito, subito, Salvo! Bisogna far presto!
SALVO
Eccomi, sì, vengo. (_E s’avvia verso l’uscio con Flavio e Bongiani_)
PALMA
(_a Lori_) Se vuoi passar di là anche tu... (_indica l’uscio della sala
da pranzo_)
LORI
No, rimango qua...
PALMA
Tu ceni sempre tardi, al solito?
LORI
Sì, tardi...
FLAVIO
(_entrando con Salvo e Veniero nella sala da pranzo_) Su, Palma!
PALMA
Eccomi... Rimane qua lei, Gina?
SIGNORINA CEI
Rimango io, sì...
Palma, via con gli altri per il primo uscio a sinistra. Durante
la scena seguente si sentiranno a tratti le voci confuse, le
risa, l’acciottolìo dei piatti, ecc. dei quattro di là a cena.
LORI
Ma non s’incomodi per me, se ha da fare...
SIGNORINA CEI
No, non ho niente da fare...
LORI
Mi trattengo ancora un poco, perchè vorrei parlare con Palma.
SIGNORINA CEI
(_come per proporre un soggetto di conversazione aliena_) Ha saputo,
commendatore, della nuova onorificenza al signor senatore?
LORI
(_sovvenendosi e rammaricandosi della propria dimenticanza_) Ah, già!
Ho letto la notizia nei giornali... E mi son dimenticato...
SIGNORINA CEI
(_piano, come a spegner subito quel rammarico_) Lei dovrebbe custodire
più gelosamente un certo fascio d’appunti, che sono nella sua
scrivania...
LORI
(_di scatto, voltandosi, con uno stupore tra iroso e atterrito_) Come
lo sa?
SIGNORINA CEI
(_fredda, placida_) Si ricorda quel giorno che venni a trovarla al
Consiglio di Stato per domandarle quando sarei potuta venire a ritirare
gli ori della sua signora, da lei messi da parte, perchè li portassi
qua?
LORI
Sì, ebbene?
SIGNORINA CEI
Lei mi diede la chiave del cassetto della sua scrivania.
LORI
Ah, già! Ma lei allora...?
SIGNORINA CEI
Mi perdoni. Non seppi vincere la curiosità...
LORI
Ma quelli sono gli appunti, il primo abbozzo dell’opera dell’Agliani...
Ci avrà capito ben poco...
SIGNORINA CEI
Ho capito tutto, signor commendatore.
LORI
Ma no... Formule, calcoli...
SIGNORINA CEI
Lessi la nota scritta di suo pugno: «_A Silvia perchè di là mi
perdoni_».
LORI
(_con sgomento del segreto scoperto e di tutte le conseguenze
disastrose, che possono derivarne per il Manfroni_) Ah, quella nota...
Provai il bisogno di scusarmi con mia moglie...
SIGNORINA CEI
(_subito_) D’aver lasciato compiere un delitto?
LORI
(_con ansia di correre al riparo e, nello stesso tempo di scusarsi_)
No! Io ho taciuto... (_taglia subito la scusa per se, per aggiungere
imperioso_): e così voglio che taccia anche lei! (_e immediatamente,
attenuando, con aria e tono di preghiera_) me lo prometta, me lo
prometta, signorina!
SIGNORINA CEI
Lei è troppo generoso, signor Lori.
LORI
(_incalzando nella preghiera, agitatissimo_) No, no! Mi prometta che
tacerà, glielo chiedo in nome di ciò che ha più di sacro!
SIGNORINA CEI
(_per calmarlo, guardando verso l’uscio della sala da pranzo,
inquieta_) Glielo prometto. Ma non si faccia scorgere...
LORI
Ho taciuto, perchè, a parlare, mi sarebbe parso di commettere anch’io a
mia volta un delitto contro chi ripagava il male fatto a un morto, già
del resto glorioso, col bene che faceva a mia figlia! (_Con orgasmo_):
Avrei dovuto distruggere quegli appunti!
SIGNORINA CEI
Non lo faccia! Non lo faccia! Salvo Manfroni non sa certamente che lei
li possiede.
LORI
Li trovai dopo, dopo che egli, morta mia moglie e contro la volontà di
lei, s’era prese e portate via con sè tutte le carte del padre.
SIGNORINA CEI
Ah, quelle sì, egli le avrà distrutte!
LORI
Per carità, per carità, entri nel mio sentimento...
SIGNORINA CEI
Sì, signor Lori. Ma egli abusa odiosamente della sua gratitudine,
perchè non sa il male che potrebbe venirgli da lei...
LORI
No, nessun male!
SIGNORINA CEI
Eh, lo so, che lei non glielo farebbe! Ma dico che lui e gli altri qua
non lo tratterebbero più così, se sapessero che lei possiede quegli
appunti...
LORI
Io li distruggerò!
SIGNORINA CEI
Non lo faccia!
LORI
Creda che glieli avrei io stesso consegnati, se non avessi temuto...
SIGNORINA CEI
Di mortificarlo?
LORI
Eh, più! Lei non sa che cosa è stata per me la scoperta di quegli
appunti... non solo perchè ha offeso in me, offuscato tutt’a un tratto
la stima, l’ammirazione infinita che avevo per lui; no, no, non per
questo soltanto. Lui, in fondo... non lo scuso, no... ma... via, penso
che ebbe la debolezza di non saper resistere alla trista tentazione di
profittare di tutto quel bene che si trovò ad avere in mano...
SIGNORINA CEI
Ma no, che dice! Ha commesso un’azione...
LORI
Orribile, sì! Ma lo vede? Non ne gode... È così annojato di tutto...
SIGNORINA CEI
Oh, non lo vedo affatto! Almeno qua....
LORI
Ma sì, è così amaro, da tanti anni... Io l’ho conosciuto ben altro! È
divenuto sempre più acre... E poi, scusi, non si può dire neppure che
si dia vanto...
SIGNORINA CEI
Ostentazione...
LORI
No, no. Per me, la cosa più grave è un’altra. Dico, per ciò che
riguarda me; la ragione per cui ho taciuto, pur sentendo che il mio
silenzio si faceva complice della frode, davanti a mia moglie morta,
così gelosa dell’opera e del nome del padre.
SIGNORINA CEI
Ecco! Non avrebbe dovuto farlo per lei!
LORI
Ma è appunto questo il sentimento, in cui la ho pregata di entrare,
per spiegarsi tutto: la mia condotta, i miei modi... Io accetto,
veda, accetto come un castigo, come un castigo meritato, il non dover
godere di questa vita, di questa fortuna di mia figlia. Mi sono tratto
indietro, quanto più ho potuto. Ho caro, quasi, di non essere invitato
a parteciparne...
SIGNORINA CEI
Ah, è dunque per questo?
LORI
Sì. Mi parrebbe, veda, di divenir più complice, se ne partecipassi...
SIGNORINA CEI
Sì, capisco.
LORI
Ho la scusa, in questo castigo e nel trattamento che m’è usato —
l’unica scusa — o meglio, l’unico mezzo che mi sia dato per pagare il
gravissimo debito verso la memoria della mia compagna. Veda, è questo!
SIGNORINA CEI
Già; ma questo può spiegare perchè lei sia così... così tollerante. Ma
non scusa mica loro!
LORI
Sì, è vero. E difatti a me premerebbe, che sapessero salvare un po’
meglio le apparenze, per non suscitare... ecco, in lei per esempio,
codesto sdegno...
SIGNORINA CEI
Ma è indignazione, altro che sdegno! Tanto più che sarebbe loro così
facile...
LORI
Già, sì... E questo, questo ho detto... sì, sì, a lui, poco fa. Glie
l’ho detto! E lo ripeterò ora anche a mia figlia, non dubiti. (_Di
nuovo, con aria e tono di preghiera_): Ma lei, signorina...
SIGNORINA CEI
(_subito troncando_) Zitto! Si levano di tavola!
Rientra in iscena PALMA, la quale, tenendo i due battenti
dell’uscio a vetri, parla rivolta verso l’interno.
PALMA
Sì, subito. Tu dunque resti?
LA VOCE DI SALVO
Sì, resto! resto!
VOCI DI FLAVIO E DI VENIERO
(_insieme e confuse_) No, no! Viene con noi! Viene con noi!
LA VOCE DI SALVO
(_dominando le altre due_) Nient’affatto! Ti dico che resto!
PALMA
E allora sta bene! (_Lascia i due battenti e avviandosi di fretta verso
il secondo uscio di fondo, dice alla signorina Cei_): Vuol venire di
qua un momento, Gina?
Via Palma e la signorina Cei per il secondo uscio di fondo.
Lori si alza. Rientrano dalla sala da pranzo, conversando tra
loro, SALVO, FLAVIO e VENIERO.
SALVO
Ma sì, certo, ci vuole ogni tanto qualcuno che metta un po’ di
confusione nell’ordine della gente savia...
VENIERO
Ma no, perchè confusione?
SALVO
Anche confusione, per far vedere che in tutto quell’ordine c’è polvere
di vecchiaja! Ma badate che la polvere che leverete, non impedisca
anche a voi di veder poi qual ordine nuovo sia da rimettere!
FLAVIO
Ecco! Benissimo!
SALVO
Caro Bongiani, e quanto alla polvere, non vi illudete: ricadrà sempre,
e presto, su codesto vostro ordine nuovo; perchè è del mondo, che
è vecchio, questa polvere, (_queste parole, quasi cantarellate_). E
voi vi sciupereste i polmoni a furia di soffiarci su. La solleverete
per un po’; tornerà a posarsi su tutte le cose, inevitabilmente.
(_Accostandosi al Lori e ponendogli una mano sulla spalla_) Sei ancora
qua?
VENIERO
Ma capirà che con codesta filosofia...
SALVO
No, basta, amico mio. Non ci guastiamo la digestione...
FLAVIO
E allora, andiamo via! Se proprio non vuoi guastartela, scusa...
(_ammicca furtivamente al Lori, per significare «rimanendo qua, te la
guasteresti di sicuro»_).
VENIERO
Già! già! Il meglio che le convenga fare, ormai...
SALVO
(_come se non udisse, rivolto al Lori_) Ma Palma, sai, deve uscire a
momenti...
LORI
Tu vai con lei?
SALVO
Io no!
VENIERO
Verrà con noi, lui; è ormai stabilito!
FLAVIO
Andiamo, su! andiamo!
SALVO
Aspettate, perdio! (_A Lori_) Tu vuoi parlarle?
LORI
Vorrei dirle una cosa...
SALVO
Ma non avrà tempo, credo...
LORI
Oh, non sarà un lungo discorso...
SALVO
(_voltandosi agli altri due_) Eh, quasi quasi, allora...
FLAVIO
Ma sì! Andiamo! andiamo! andiamo!
VENIERO
Garantito che si divertirà!
SALVO
Quanto a questo poi! (_A Lori_) Oh, fammi il piacere di dire a Palma
ch’io vado con loro.
Saluti reciproci, con molta freddezza; e Salvo, Flavio e
Veniero escono per la comune. Lori resta un momento come
indeciso, e poi siede sulla poltrona di cuojo, su cui ogni sera
è solito sedere, dopo cena, Salvo Manfroni. Momento d’attesa.
Poco dopo, dall’uscio della sala da pranzo entra il CAMERIERE e
smorza il lampadario, lasciando solo accesi i tre lumi a fusto.
La luce bisogna che risulti di molto attenuata sulla scena.
Il cameriere si ritira subito. Entra alla fine col cappello in
capo e una mantella addosso, PALMA dal secondo uscio di fondo.
PALMA
(_dirigendosi alla poltrona e sporgendo di sulla spalliera le mani per
cingerle al mento di chi sta seduto, dice piano, teneramente_) Papà...
LORI
(_subito, con slancio, commosso di riconoscenza_) Figlia mia!
PALMA
(_nello stupore di non trovar lì Salvo Manfroni non riuscendo a frenare
un grido, tra di ribrezzo e di paura, ritraendosi_) Ah!... Tu? E come?
LORI
(_allibito nella certezza che quell’appellativo non era rivolto a lui_)
Io... Ma dunque, sei arrivata anche a chiamarlo così, da sola a solo?
PALMA
(_esasperata e spinta dallo sdegno per il suo stesso errore a
un’estrema risolutezza_): Oh, finiamola! Io lo chiamo così, perchè
debbo chiamarlo così!
LORI
Perchè t’ha fatto lui da padre?
PALMA
Ma no! via! Finiamo una buona volta questa commedia! Io ne sono stufa!
LORI
Commedia? Che dici?
PALMA
Commedia! Commedia! Ne sono stufa, ti dico! Tu sai bene che mio padre è
lui, e che io non debbo chiamare così altri che lui!
LORI
(_come colpito in testa, non raccapezzandosi_) Lui... tuo padre?...
Che... che dici?
PALMA
Vuoi fingere ancora di non saperlo?
LORI
(_afferrandola per le braccia, ancora smarrito, ma già con la violenza
di ciò che comincia a presentire_) Che dici? Che dici? Chi te l’ha
detto? lui?
PALMA
(_svincolandosi_) Ma sì, lui, lasciami, basta!
LORI
T’ha detto che tu sei sua figlia?
PALMA
(_ferma, recisa_) E che tu sai tutto!
LORI
(_trasecolato_) Io?
PALMA
(_restando alla voce di lui e guardandolo così trasecolato_) Ma come?
LORI
T’ha detto che io so? (_Di fronte allo smarrimento di lei, quasi
vanendo e aggrappandosi alle sue stesse esclamazioni per sorreggersi_)
Oh Dio... Oh Dio!... Ah che cosa!... (_Tornando a prenderle un
braccio_) Come t’ha detto? dimmi come t’ha detto!
PALMA
(_intendendo il senso riposto della domanda, che si riferisce alla
madre_) Che vuoi che m’abbia detto?
LORI
Voglio saperlo! voglio saperlo!
PALMA
(_con rammarico quasi pauroso, e pur quasi cercando di non cedere
ancora all’evidenza_) Ma dunque non sai davvero?
LORI
Non so nulla! Ti disse che tua madre...? Parla! Parla!
PALMA
Ma io non so... M’accennò...
LORI
Che lei... di’? di’?
PALMA
Ma non so nulla io...
LORI
Ti disse che fu la sua amante?
PALMA
Ma no...
LORI
No? Come no? Se ti disse che sei sua figlia! Vero o non vero questo,
se potè dirtelo, è certo che lei... Oh Dio... oh Dio... Possibile?
Possibile?... Lei!... Non è possibile! No! Egli ha mentito... ha
mentito... ha mentito... perchè... perchè non... non è possibile...
che lei... (_Come a un baleno_) Ah Dio! Ma allora?... No, no... Dio! Ah
Dio... tranne che non fosse stato allora! Ah... E come?... e come potè
poi?... No, non è possibile!... Lei?... Lei?... Lei?... (_Dirà questi
tre «lei» con tre diversi toni, pieni dell’orrore, di tre diverse
visioni; e alla fine cascherà, come schiantato, a sedere, rompendo in
un pianto convulso_)
PALMA
(_commossa, accostandogli_) Perdonami... perdonami... Io non sapevo...
Credevo... M’assicurò che a te era noto tutto... Ma tu stesso, per
quello che sei stato per me... per ciò che hai lasciato fare...
LORI
(_balzando a queste ultime parole, come per un lampo di speranza_) Ah,
ma dunque forse per questo? Te l’avrà detto forse perchè ho lasciato
fare a lui da padre? (_E resta a spiar Palma, che col suo atteggiamento
lo disillude_) No? Ti disse che sei proprio sua figlia? (_Per un
bisogno istintivo d’offenderla subito_) E tu dunque ti sei gloriata
del disonore di tua madre? Perchè vuol dire che lei fu la sua amante! E
allora... allora per questo m’avete trattato così?
PALMA
Ma abbiamo creduto che tu sapessi!
LORI
Questo? io? potevo saper questo e sopportare d’esser trattato così?
e che lui... Ah Dio... fu certo allora... Sì, sì... Dovette essere
allora... Sì... L’insegnamento... Voleva riprender l’insegnamento...
Diceva che non potevo avere opinioni, io, perchè non avevo nervi...
Ecco perchè tutto quell’inferno del primo anno! S’innamorò subito,
s’innamorò subito, venuta da Perugia alla morte del padre, si innamorò
subito del suo giovane deputato... Eh, perciò tutta accesa, quando
venne con lui da me al Ministero, per farsi presentare e raccomandare
da lui. Era stato allievo del padre; era ora il deputato... S’innamorò
subito di lui — e sposò me! Ma già! Ma ecco... ecco perchè lui, quando
fu Ministro, prese me... E io abbagliato, abbagliato da due glorie, da
quella del padre, dal prestigio di lui, mio capo supremo, mio padrone,
non vidi nulla! non vidi nulla!... E poi vennero fuori quelle carte del
padre... — per questo! per questo! — Ma lei s’era già pentita! S’era
già pentita! Quando tu nascesti, s’era già pentita! Era mia! era mia!
Fu mia da allora, fu mia, mia, mia soltanto, dalla tua nascita alla
sua morte, per tre anni, mia, come nessuna donna fu mai d’un uomo!
Per questo io sono rimasto così! Non m’accorsi di nulla prima; non era
possibile che me n’accorgessi più, dopo! Lo cancellò lei, lei con tutto
quel suo amore, ogni vestigio del tradimento. E fu tanto, tanto quel
suo amore, che m’ha impedito di scoprirlo anche dopo la sua morte...
(_Ripigliandosi_) Ma come... come hai potuto credere tu che io lo
sapessi? Tu m’hai pur veduto, m’hai pur veduto fin da bambina andare
ogni giorno alla fossa di lei!
PALMA
Sì... ma... per ciò appunto... io...
LORI
Che cosa?
PALMA
Io non t’ho nascosto...
LORI