MASCHERE NUDE
LUIGI PIRANDELLO
TUTTO PER BENE
COMMEDIA IN 3 ATTI
R. BEMPORAD & F. — EDITORI — FIRENZE
Librerie a Firenze, Milano, Roma, Pisa, Napoli, Palermo, Trieste
Torino e Genova: S. Lattes & C.
PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA
per tutti i paesi compresi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda
_Copyright 1920 by R. Bemporad e Figlio_
1920 — Tipografia Luigi Parma — Bologna — Via Tre Novembre, 7
PERSONAGGI
MARTINO LORI, consigliere di Stato.
Il senatore SALVO MANFRONI.
PALMA LORI.
Il marchese FLAVIO GUALDI.
LA BARBETTI, vedova Agliani, vedova Clarino.
CARLO CLARINO, suo figlio.
La signorina CEI.
Il conte VENIERO BONGIANI.
GIOVANNI, cameriere di casa Gualdi.
Un vecchio cameriere del Manfroni.
_A Roma — Oggi._
ATTO PRIMO
SCENA
Salotto di passaggio, in casa Lori, tra la sala di ricevimento e la
camera di Palma. Arredo signorile, ma non dovizioso. Usci laterali a
destra e a sinistra: quello a sinistra dà nella sala di ricevimento;
quello a destra, nella camera di Palma. Nella parete di fondo, verso
destra, s’apre un altro uscio, che dà su un corridojo. È il giorno
delle nozze di Palma, e anche qui nella saletta son ricchi mazzi e
ceste di fiori.
Al levarsi del sipario la scena è vuota. Poco dopo, dall’uscio
a sinistra entra, col cappello in capo, la BARBETTI seguita dal
figlio CARLO CLARINO.
La Barbetti ha sessantatre anni, ma è tutta tinta e goffamente
parata, come una ricca provinciale. È imperiosa e sguajata, in
fondo però non antipatica. Il figlio Cadetto, sui trent’anni,
veste all’ultima moda, con un’aria affettata di stanco vizioso,
annojato di tutto, trascinato dalla madre ricca e bisbetica a
far quello che non vorrebbe.
Entrano in iscena, come in cerca di qualcuno; la madre con una
certa risolutezza; il figlio, titubante.
LA BARBETTI
(_dalla soglia_) Permesso? Non c’è nessuno? Vieni, vieni, Carletto.
CARLETTO
(_col tono di chi avverte che può finir male_) Mammà, prudenza!
LA BARBETTI
Non mi seccare! Ci hanno piantato lì in salotto come due piuoli...
CARLETTO
Ma introdurci così...
LA BARBETTI
Bisogna ch’io sappia; che parli con qualcuno... (_Si guarda attorno_)
Ma non c’è un campanello in questa stanza?
CARLETTO
(_rassegnato, sospirando_) Vogliamo fare per forza una pessima figura,
facciamola!
LA BARBETTI
(_picchiando all’uscio a destra_) Permesso?... (_Attende un po’ e
ripicchia_) Permesso? (_Nuova attesa; si prova ad aprir l’uscio e
guarda dentro_) Neanche qua, nessuno... (_Al figlio, irata_) Perchè una
pessima figura, imbecille? Porto in regalo una «_broche_» di tremila
e settecento lire! (_Torna a guardarsi intorno_) Vorrei sapere dov’è
andato a ficcarsi quell’idiota di cameriere! (_Si fa all’altro uscio in
fondo e chiama_) Cameriere!... Cameriere!
CARLETTO
(_dopo una pausa_) Sarà andato in chiesa anche lui con tutta la servitù
per assistere allo sposalizio.
LA BARBETTI
E lasciano la casa sola?
CARLETTO
(_col tono di prima_) Forse è una fortuna, mammà! Svigniamocela! Siamo
ancora in tempo!
LA BARBETTI
Tu starai qua con me, perchè voglio così! Ti costringerò io a imparare
a vivere tra la gente per bene!
CARLETTO
Figuriamoci che allegria!
LA BARBETTI
Ah, tu hai finito di scialacquarti i miei denari, te lo dico io!
CARLETTO
Mammà! Ma Dio mio!
LA BARBETTI
D’ora in poi, vedrai!
CARLETTO
Perchè speri davvero che ci faranno una buona accoglienza?
LA BARBETTI
No, comunque! comunque! Son venuta via da Perugia per questo. Ti
metterai qua sulla buona strada, e con l’ajuto di tuo cognato...
CARLETTO
(_con uno scatto_) Ma che cognato, per carità! Non dire cognato, mammà,
in nome di Dio! Mi fai sudar freddo!
LA BARBETTI
Ma sì, che è tuo cognato! Che storie!
CARLETTO
Mammà, non dire cognato, sai, o io me ne scappo!
LA BARBETTI
Come vuoi che dica?
CARLETTO
Non voglio esser preso per le spalle e cacciato via con un calcio da
nessuno, io!
LA BARBETTI
(_risoluta, ponendoglisi davanti_) Scusa, sei figlio mio?
CARLETTO
Ma lascia andare, mammà!
LA BARBETTI
Non sei figlio mio?
CARLETTO
Ti dico di lasciare andare, mammà! Sai bene che non si tratta di te!
LA BARBETTI
(_adirandosi fieramente_) Che credi di dire, imbecille?
CARLETTO
Vuoi litigare qua, scusa?
LA BARBETTI
No! Tu devi parlare con rispetto!
CARLETTO
Ma io ti parlo con rispetto, mammà! E perchè vorrei che tutti ti
parlassero con rispetto, torno a ripeterti: andiamocene!
LA BARBETTI
No, no e no! Sei un povero di spirito, ecco quello che sei! Uno
sciocco! Perchè son tutte fisime! Se con tuo padre — posso ammettere —
ci fu in prima qualche irregolarità, poi ci sposammo.
CARLETTO
Va bene: _poi_.
LA BARBETTI
O prima o poi, diventasti anche tu legittimo, tale e quale come fu la
buon’anima di Silvia. Sorellastra, sì, sorellastra, va bene. Ma ciò
non toglie che questo signor Martino Lori, marito della povera Silvia
e perciò mio genero, non debba considerar te — almeno in qualche modo —
come suo cognato. Mi par chiaro!
CARLETTO
Già! Bello! Abolendo il _prima_!
LA BARBETTI
Che vuol dire abolendo?
CARLETTO
Ma sì! Tu abolisti il _prima_, mammà! Quella irregolarità di prima.
LA BARBETTI
Fisime! Chi vuoi che ci pensi più? Il mio primo marito è morto da
vent’anni.
CARLETTO
E io, che non sono suo figlio, ne ho _trentadue_ mamma! È una grave
irregolarità questa, a danno del tuo primo marito. Talmente grave che,
t’assicuro, non avresti avuto il coraggio di presentarti qua, con tua
figlia Silvia ancor viva!
LA BARBETTI
È morta, sì o no? E sono, sì o no, sedici anni che è morta? Sedici,
ohè, non sono un giorno!... Ora c’è qua la figlia di mia figlia che
sposa, e io me le presento con un bel regalo per le sue nozze.
CARLETTO
Ah, va bene! Così. Come nonna. Presentati come nonna! Nonna sei;
nessuno può metterlo in dubbio. Silvia era tua figlia; questa è
la figlia di Silvia; dunque c’è poco da dire: tu sei la nonna. Non
immischiarci gli uomini, mammà, la cui parentela, neanche tra padre e
figlio, santo Dio, può esser sicura; figùrati poi tra cognati!
Dall’uscio di fondo, attirata dal rumore delle voci, si
presenta la SIGNORINA CEI. Bionda, magra, alta, sulla trentina,
veste, per l’occasione, con sobria eleganza. Usa a nascondere
tutta la sua intima vita sotto una composta apparenza, parla
e guarda attenta, e dimostra in tutti i modi una finezza
naturalmente signorile.
SIGNORINA CEI
Chi è qua?
LA BARBETTI
(_voltandosi alla voce_) Ah, ecco... Abbiamo chiesto...
SIGNORINA CEI
Ma chi è lei, scusi?
LA BARBETTI
Sono la nonna della sposa; e questi, lo zio. (_Indica il figlio, che fa
un gesto di stizza_).
SIGNORINA CEI
(_notandolo e restando perplessa_) Ah... la nonna?
LA BARBETTI
(_come a farlo apposta_) E lo zio. Veniamo da Perugia.
SIGNORINA CEI
Ma la signora non era attesa, ch’io sappia...
LA BARBETTI
No no: arriviamo di sorpresa.
SIGNORINA CEI
(_all’una e all’altro)_ Prego... prego: s’accomodino.
LA BARBETTI
(_sedendo_) Grazie. E lei, scusi... sarebbe?
SIGNORINA CEI
Sono... — come vuol dire? — sono qua per tener compagnia alla signorina.
LA BARBETTI
Ah, la dama di compagnia?
SIGNORINA CEI
Se vuole... Ma sono piuttosto un’amica di Palma.
LA BARBETTI
Ah, bene, bene... di Palma (_ripete il nome, come una che lo apprenda
per la prima volta_).
SIGNORINA CEI
Mi dispiace che la signorina non m’abbia avvertita...
LA BARBETTI
Niente. Non si dia pena. Dev’essere una sorpresa.
SIGNORINA CEI
Già... ma, proprio sul punto...
CARLETTO
(_che si è agitato alla battuta precedente della madre_) Ecco! dicevo
appunto questo a mia madre...
LA BARBETTI
Tu stai zitto lì! (_Alla signorina Cei_) C’è stato uno sbaglio,
veda. Credevamo, per nostre informazioni, che il matrimonio dovesse
celebrarsi domattina. Volevamo arrivare alla vigilia.
SIGNORINA CEI
Ma è stato celebrato jeri, veramente...
LA BARBETTI
Ah, come! Jeri?
SIGNORINA CEI
Il matrimonio civile, sì signora. Stamattina, la cerimonia religiosa.
LA BARBETTI
Ah, jeri il civile, e ora il religioso?... Guarda!
SIGNORINA CEI
Credo che a momenti saranno di ritorno!
LA BARBETTI
Un gran corteo, m’immagino! Un gran festino!
SIGNORINA CEI
No, signora. Niente...
LA BARBETTI
Come, niente? La sala, di là (_indica a sinistra_) tutta piena di
fiori! (_Si guarda attorno)_ Anche qua!
SIGNORINA CEI
Sì, ma nessuna pompa. Jeri sì, ricevimento, pranzo; proprio però
nell’intimità...
CARLETTO
Ma sì, come usa adesso! In abito da viaggio...
SIGNORINA CEI
No, signore. Per questo, pochi amici, intimi; ma la sposa, come di
rito, stamattina, in bianco e col suo velo e i suoi fiori d’arancio. La
vedrà: una bellezza!
LA BARBETTI
Me l’immagino! Un amore! Ma, Dio mio, dico... sposando un marchese...
SIGNORINA CEI
Già, ma... forse per questo, veda... La signora Marchesa madre...
LA BARBETTI
Non avrebbe voluto questo matrimonio?
SIGNORINA CEI
No no, signora! Anzi! Vedesse che regali ha mandato! Ma... ecco... la
salute un po’ malferma...
CARLETTO
(_da uomo di mondo_) Comprendiamo, comprendiamo...
SIGNORINA CEI
Riceverà con grande festa la sposa nel suo palazzo al ritorno dal
viaggio di nozze.
LA BARBETTI
Cosicchè, ora, qua...
SIGNORINA CEI
Oh, tutto finito, ormai. Si fermeranno un po’, credo, per dar tempo
alla sposa di rivestirsi per il viaggio. Vi saranno i testimoni,
qualche amico del signor Marchese e del signor Senatore.
LA BARBETTI
Mio genero? (_A Carletto_) Ah senti! Lo hanno fatto anche senatore!
SIGNORINA CEI
(_sorridendo impercettibilmente_) No, signora. Dico del senator
Manfroni.
LA BARBETTI
Ah, non è mio genero? E chi è questo Manfroni?
CARLETTO
Ma Salvo Manfroni, mammà!, che fu nostro deputato, e poi anche
Ministro...
LA BARBETTI
Ah, lui? E come c’entra lui qua?
CARLETTO
Come c’entra! È quello che ha portato su tuo genero fino al Consiglio
di Stato!
LA BARBETTI
Ah, sì?
CARLETTO
Quando fu Ministro lo prese come capo-gabinetto; non ti ricordi che te
lo dissi a Perugia?
SIGNORINA CEI
E anch’io sono qua per il signor Senatore...
CARLETTO
Fu scolaro del tuo primo marito...
LA BARBETTI
Già, già! sì! Ora ricordo... Del mio primo marito!
SIGNORINA CEI
Il nonno della signorina?
LA BARBETTI
Un professorone, sa, il mio primo marito!
SIGNORINA CEI
(_con maraviglia mal dissimulata_) Ah, come... la signora... la moglie
di Bernardo Agliani?
LA BARBETTI
Io, io, sì!
SIGNORINA CEI
Un’illustrazione della scienza!
LA BARBETTI
Glie n’ha parlato la mia nipotina?
SIGNORINA CEI
Oh, ma ne parlano tutti i libri di scuola, signora...
LA BARBETTI
E morì disgraziato, sa? nel suo... (_a Carletto_) come si chiama?
CARLETTO
Laboratorio, mammà!
LA BARBETTI
Laboratorio di... di...
CARLETTO
Di fisica, mammà!
LA BARBETTI
Di fisica, già... Fulminato! Ne parlarono tutti i giornali.
SIGNORINA CEI
Eh, lo so bene, signora...
LA BARBETTI
Una disgrazia! E mi pentii tanto io, creda, quando avvenne, di non
aver avuto pazienza con lui fino all’ultimo. Dotto! Studiava sempre!
Stampava sempre! tanti libri!
CARLETTO
Ma sì, mammà! Non vedi che la signorina lo sa? E ne sa qualche cosa
anche Salvo Manfroni, mi pare, che ne stampò l’ultimo, postumo...
LA BARBETTI
Già! Un’opera... come si dice?
CARLETTO
Postuma, postuma, mammà!
LA BARBETTI
No! Dico un’opera che questo Manfroni si prese, perchè mio marito
l’aveva lasciata... come si dice?
CARLETTO
Ah, inedita!
LA BARBETTI
Come?
CARLETTO
Inedita, mammà!
LA BARBETTI
Ecco... così... Se la prese, e diventò celebre: senatore!
CARLETTO
Ma non dire così, che se la prese. Pare che l’abbia rubata! Erano
tracce, appunti di un’opera nuova...
SIGNORINA CEI
Salvo Manfroni la riprese, la sviluppò, la compì...
CARLETTO
E n’ebbe grandissimi onori!
SIGNORINA CEI
Meritati, io credo. Senza detrarre nulla alla fama del suo maestro.
LA BARBETTI
A Perugia non lo credono! Ah, non lo credono! E sono capace di
dirglielo io, sa!
CARLETTO
Ma no, mammà!
SIGNORINA CEI
Pare del resto, che sia stata una fortuna, questa, per la signorina; a
quanto ho sentito dire.
LA BARBETTI
Che cosa, una fortuna?
SIGNORINA CEI
Ma che il senator Manfroni abbia trovato in casa del signor Lori queste
carte inedite del suo maestro.
LA BARBETTI
Per lui, una fortuna!
SIGNORINA CEI
Sì, forse; ma anche per la signorina, bambina allora di pochi anni.
Costretto a lavorar qui, perchè pare che la signora morta fosse tanto
gelosa di queste carte del padre, le si affezionò fin d’allora; e
quando poi la signora morì, prese lui a proteggerla, povera orfanella.
Rimasto scapolo, ricco, se l’è cresciuta quasi come una figliuola; le
ha trovato ora questo ricco partito...
LA BARBETTI
E va bene! S’è sdebitato di quel che prese al nonno! Qualche favore
avrà fatto anche a mio genero....
SIGNORINA CEI
Ah, per il commendatore, l’abbiamo tutti veduto, proprio come un
fratello!
LA BARBETTI
E lui, lui, dica, mio genero: com’è?
SIGNORINA CEI
Mah! La signora lo saprà...
LA BARBETTI
Ah no, veda... Mia figlia è morta da tanti anni... S’era data
all’insegnamento. Venuta qua a Roma, dopo la morte del padre, conobbe
questo Lori, ch’era allora al Ministero, e lo sposò senza neanche
dirmene nulla. Sì... perchè, la povera Silvia, vittima anche lei, non
creda, della troppa scienza di quel benedett’uomo, ebbe sempre però
una vera adorazione per lui, e guaj a toccarglielo! Ora, capirà...
una figlia può anche compatire; ma una moglie si stanca; e io — glielo
dico chiaro — mi stancai. Separata dal padre, non ebbi più rapporti con
mia figlia. Dopo sette anni di matrimonio ella morì. Cosicchè io, mio
genero, non lo conosco.
SIGNORINA CEI
Ah, come! Non lo ha mai veduto?
LA BARBETTI
Mai!
SIGNORINA CEI
E neanche la signorina, dunque?
LA BARBETTI
No, neanche!
SIGNORINA CEI
Oh, ma allora...
CARLETTO
Il momento di presentarci non è scelto bene, è vero? Ho fatto notare
anche questo a mammà...
SIGNORINA CEI
È che... capiranno...
CARLETTO
Nel trambusto, lei vuol dire, signorina?
SIGNORINA CEI
Già... E poi...
CARLETTO
L’imbarazzo d’una spiegazione...
LA BARBETTI
Ma nient’affatto! Ma che imbarazzo! Che spiegazione! La nonna che viene
a portare il regalo di nozze alla sua nipotina! Sarebbe stato meglio,
certo, arrivare alla vigilia. Ma dopo tutto, che vuoi che importi a
lei la spiegazione di cose passate da tanto tempo; e anche a lui, a mio
genero, vedovo da sedici anni, che vuoi che gl’importi di suo suocero
che non ha conosciuto, dei rancori di sua moglie... Non ci penserà più
neanche, alla moglie!
SIGNORINA CEI
Ah no, signora, s’inganna!
LA BARBETTI
Ci pensa ancora?
SIGNORINA CEI
E come! Creda... per una donna... non so, è una cosa... una cosa che
fa quasi dispetto, ecco. Dispetto non per lui, ma per noi stesse,
signora, per la poca stima che abbiamo di noi. Vedere un uomo così
perduto, quasi svanito ancora, dopo tanti anni, per la morte della sua
compagna...
LA BARBETTI
Ah, sì? Come sarebbe, svanito?
SIGNORINA CEI
Ha certi occhi... non so! Vedesse come guarda! come ascolta! Come se
le cose, i rumori, le voci stesse a lui più note, quella della figlia,
dell’amico, avessero un aspetto, un suono, ch’egli non riuscisse più ad
avvertire. Come se la vita tutt’intorno, gli si fosse... non so, quasi
diradata... Sarà forse per l’abitudine che ha preso...
LA BARBETTI
(_accompagnando l’interrogazione col gesto_) Beve?
SIGNORINA CEI
(_con orrore, sorridendo_) No, signora! Che dice! (_Poi, triste_:)
L’abitudine d’andar là ogni giorno...
LA BARBETTI
Al camposanto?
SIGNORINA CEI
Tutti i giorni, con qualunque tempo! E ritorna così, come se guardasse
tutto da lontano.
CARLETTO
(_alzandosi, dopo una pausa_) Io credo, mammà, che sarebbe meglio
rimandare a un altro giorno la nostra presentazione.
LA BARBETTI
Sta’ seduto! Lasciami sentire... (_Alla signorina Cei, risolutamente,
come una a cui non sia facile darla a bere_) Scusi, che età ha?
SIGNORINA CEI
Mah... quarantacinque, quarantasei anni...
LA BARBETTI
Meno sedici, quanto fanno?
SIGNORINA CEI
Che vuol dire?
LA BARBETTI
Quarantasei, meno sedici?
SIGNORINA CEI
Eh... trenta...
LA BARBETTI
Trenta, signorina! A chi vuol darla a intendere il signor Lori, rimasto
vedovo a trent’anni, con quest’andare ogni giorno alla tomba della
moglie? Signorina mia! Siamo di carne, anche!
SIGNORINA CEI
Lei suppone?
LA BARBETTI
Ma ci vuol poco, scusi, a supporlo!
SIGNORINA CEI
Ebbene, creda che non lo dirà più, appena l’avrà veduto. E poi, si
saprebbe...
Entra dall’uscio in fondo il CAMERIERE in livrea per annunziare
in gran fretta:
CAMERIERE
Ecco, signorina: arrivano, arrivano...
E via di nuovo per l’uscio di fondo.
SIGNORINA CEI
(_alzandosi_) Eccoli qua. Mi permettano. O vogliono favorire in sala?
CARLETTO
(_c. s._) No no, per carità!
LA BARBETTI
Aspettiamo qua... sarà meglio.
SIGNORINA CEI
Come vogliono.
CARLETTO
Dica la nonna, per favore! La nonna, e basta!
La signorina Cei, via per l’uscio di sinistra.
LA BARBETTI
Ti raccomandi bene, imbecille! Meno male che ci sono qua io!
CARLETTO
Scusa: poni che ti trattino male: che devo fare io?
LA BARBETTI
Ma tu non farai niente!
CARLETTO
Lascerò insultare mia madre?
LA BARBETTI
Chi vuoi che m’insulti? Perchè mi si deve insultare?
Entra, turbato e concitato, dall’uscio a sinistra MARTINO LORI.
È quasi tutto bianco, benchè ancora sotto i cinquant’anni.
Curatissimo nelle vesti. Fisonomia viva, segnatamente negli
occhi, mobile, visibilmente sospesa ai continui avvertimenti
d’una mutevole, acutissima sensibilità, che subito però
svanisce, quasi smemorata d’improvviso, lasciando senza difesa
lo spirito, che si appalesa allora triste, remissivo e sopra
tutto credulo.
LORI
No no, mi scusi, signora. Non so come lei possa aver l’ardire di
presentarsi in casa mia!
LA BARBETTI
Parlo con mio genero?
LORI
Ma no! Che genero! La prego! Io non sono mai stato suo genero!
LA BARBETTI
Il commendator Lori?
LORI
Ma sì! Sono io.
LA BARBETTI
Se sposaste mia figlia...
LORI
Ma appunto per questo, signora! Possibile che lei non senta che è
un’offesa — un’offesa per me intollerabile — alla memoria di sua
figlia, la sua presenza in questa casa?
LA BARBETTI
Oh Dio mio, ho creduto che finite da tanti anni le ragioni...
LORI
Ma no, signora! Quand’io sposai sua figlia, del resto, lei aveva
cessato da un pezzo d’esser la moglie di Bernardo Agliani!
LA BARBETTI
Già, ma non la madre di lei!
LORI
Eh via! Che madre! Lei sa bene che Silvia non aveva più voluto da
allora considerarla come madre, e con ragione!
CARLETTO
Oh senta, io la prego...
LORI
Chi è lei?
LA BARBETTI
(_subito a riparo del figlio_) Questo è mio figlio... (_A Carletto_)
Lascia, lascia che parli io!
CARLETTO
No, aspetta! dirò io a questo signore, che per mio conto — io — non
volevo venire, e non sarei venuto...
LORI
E avreste fatto bene!
CARLETTO
No bene, benissimo! E l’ho detto io stesso a mia madre. Ma ciò non
toglie...
LA BARBETTI
(_subito, interrompendo e intromettendosi_) Che voi dobbiate parlare a
me così...
CARLETTO
(_c. s. a sua volta_) senza neanche sapere che cosa...
LA BARBETTI
(_c. s._) già! che cosa io sia venuta a far qui per mia nipote!
LORI
(_lottando per non smarrirsi_) Io non credo che mia figlia possa avere
un sentimento diverso dal mio per ciò che riguarda la memoria di sua
madre, e il rispetto che le si deve!
Si ode, a questo punto, dall’interno, a sinistra, la voce di
PALMA.
VOCE DI PALMA
Sì, sì, mi sbrigo in due minuti!
E sopravviene, dall’uscio a sinistra, PALMA, in abito da sposa,
avviata di furia verso l’uscio a destra, che dà nella sua
camera. Ha diciott’anni. È bellissima. Tratta il padre con mal
dissimulata freddezza. Subito al suo apparire, la Barbetti le
si fa innanzi tendendole le braccia.
LA BARBETTI
Ah, eccola qua! eccola qua! Oh figlia mia, come sei bella!
PALMA
(_così soprappresa, confusa, trattenendosi_) Scusi... lei?
LA BARBETTI
Sono la tua nonna! la tua nonna, figliuola mia!
PALMA
(_più stordita dapprima, che meravigliata_) La nonna? Come! (_Poi,
volgendosi al padre, con aria di comica incredulità_) Ho anche una
nonna?
LORI
No, no, Palma!
LA BARBETTI
(_al Lori_) Come no? (_E subito a Palma, con enfasi_) La madre della
tua mamma!
CARLETTO
(_al Lori_) Questo non potete negarlo!
LORI
Ma non m’obbligate a dire ciò che mia figlia del resto sa bene!
PALMA
(_sovvenendosi, ma senza dare alcun peso all’indegnità di quella nonna,
che per la sua goffaggine le sembra da burla_) Ah... lei... già!
LORI
Tu capisci, Palma, che se tua madre fosse qua...
PALMA
(_infastidita dall’impiccio imprevisto in cui la mette il padre;
stringendosi nelle spalle_) Sì... ma... non so! che vuoi fare adesso?
LA BARBETTI
Dice che ho fatto male a venire...
LORI
Malissimo!
PALMA
(_seccata, protestando_) Ma no! Non mi pare che sia più il caso di
pensare ormai...
LORI
(_ferito_) No? Come?
LA BARBETTI
(_subito, esultante_) Ecco, sì, è vero, è vero, figliuola mia?
LORI
Di pensare a tua madre?
PALMA
(_c. s._) Ma sì, la mamma, va bene! Ma per carità, ora che sto per
andar via...
LA BARBETTI
Ecco, già! sposa... Non ha più, dunque, neanche il diritto d’opporsi,
lui!
LORI
Ma io non m’oppongo in nome d’un diritto!
LA BARBETTI
E potete forse impedirmi d’aver le mie intenzioni su mia nipote?
PALMA
(_disgustata, fa per avviarsi_) Ah, è troppo! è troppo, via!
LA BARBETTI
(_ponendosi davanti, per placarla_) No, per carità, non turbarti...
vestita così...
PALMA
Debbo andare a rivestirmi per partire...
LORI
(_smarrito e cupo, ritraendosi_) Forse eccedo... forse eccedo...
PALMA
Eccedi, sì, proprio! Ah, ma se Dio vuole, basta!
LA BARBETTI
Mi dispiace, che per causa mia...
PALMA
(_rasserenandosi e tornando a vedere il lato grottesco di
quell’incontro inatteso_) No, no... Ci vuole un po’ di misura,
Dio benedetto! Era, dopo tutto, una graziosa sorpresa, trovar così
d’improvviso una nonna, sulla soglia...
LA BARBETTI
(_gongolante_) Come sei bella! Come sei cara! (_Volgendosi subito al
figlio per farsi dare il regalo di nozze_) Dà, dà, Carletto!
PALMA
(_non comprendendo_) Che cosa?
LA BARBETTI
T’avevo anche portato un piccolo regaluccio...
PALMA
(_volgendosi al padre per richiamarlo a una certa comica indulgenza)_
Ma vedi! Anche il regaluccio!
LA BARBETTI
E su, su, Carletto! (_A Palma presentandoglielo_) Questo è l’altro mio
figlio...
PALMA
Ah, piacere...
LA BARBETTI
(_seguitando_) Che sarebbe, sì... un fratellastro della tua povera
mamma.
PALMA
Ah! un quasi-zio, allora?
CARLETTO
Già, ecco, un quasi-zio... Veramente felice! (_Porgendo l’astuccio alla
madre_) Ecco, mammà.
LA BARBETTI
(_porgendolo a Palma_) Prendi, prendi, figliuola mia...
PALMA
(_aprendolo e ammirandolo, per compiacenza, esageratamente_) Oh bello!
bello!
LA BARBETTI
Ne avrai avuto di ben altri!
CAPRETTO
Con gli auguri d’ogni felicità!
LA BARBETTI
Sì, cara, di quella felicità che ti meriti! E poi penserò a fare ancora
dell’altro per te.
LORI
(_non riuscendo più a contenersi_) Tuo nonno, Bernardo Agliani,
restituì a costei tutti i suoi denari, anche quelli della dote, che
appartenevano a tua madre; e tua madre ne fu felicissima, e preferì,
rimasta orfana, guadagnarsi il pane, insegnando. Ma fai, fai, prendi
pure: turbo la tua festa, e non ho più neanche il diritto di parlare,
come t’ha detto la signora...
Sopravvengono, a questo punto, dall’uscio a sinistra SALVO
MANFRONI, il marchese FLAVIO GUALDI e il conte VENIERO
BONGIANI. Il senatore Salvo Manfroni è appena sulla
cinquantina, alto, rigido, magro. Se la nomina a senatore non
gli fosse venuta per meriti scientifici e accademici, oltre che
per il suo passato politico, avrebbe potuto venirgli per censo.
Si vede infatti in lui il gran signore, padrone degli altri, ma
sopratutto di sè. Il marchese Flavio Gualdi ha trentaquattro
anni, ancor biondo, anzi d’un biondo acceso, ma già quasi
calvo; lucido e roseo come una figurina di finissima porcellana
smaltata; parla piano, con accento più francese che piemontese,
affettando nella voce una tal quale benignità condiscendente,
che contrasta però in modo strano con lo sguardo freddo e duro
degli occhi azzurri, quasi vitrei. Il conte Veniero Bongiani ha
circa quarant’anni, elegantissimo, specula in cinematografia
e ha fondato una delle più ricche Case per la produzione dei
films.
MANFRONI
Che cos’è?
PALMA
Niente, niente: una bella sorpresa! Guarda, Flavio!
FLAVIO
Ma come, ancora così?
PALMA
Ho trovato una nonna, qua in anticamera!
FLAVIO
Una nonna?
VENIERO
(_contemporaneamente_) Oh bella!
SALVO
(_contemporaneamente_) La signora?
FLAVIO
(_indicando il Lori_) Sua madre?
PALMA
(_subito_) No, per fortuna! (_E immediatamente, rivolgendosi a
Carletto_): E anche... aspetta! qua... scusi, il suo nome?
CARLETTO
(_riscotendosi, con grazia_): Ah, Clarino... (_e si inchina_).
SALVO
(_con stupore, in tono di riprensione_) Ma che storia è questa? Palma!
PALMA
(_apparentemente, senza dargli retta_) Ecco, il signor Clarino, figlio
della nonna! Quasi-zio! (_Subito alla Barbetti_) Nonna Clarino, dunque?
Vedova?
LA BARBETTI
Sì, due volte, carina....
PALMA
(_quasi trionfante, rivolta al Lori_): E dunque, via! Come vedi, non
c’è proprio bisogno di ricordar Bernardo Agliani, la mamma; e si può
prender la cosa, così, leggermente, e anche (_si volta a Flavio con uno
sguardo d’intelligenza_): allegramente, Flavio; quando si sta per andar
via....
FLAVIO
Ma sì, per me, figùrati!
LA BARBETTI
(_con sincerità_) Ecco, già, come dicevo io!
LORI
(_ferito dalle ultime parole di Palma_): Potevo non volerlo anche per
te, mentre ti stacchi da questa casa....
SALVO
(_notando il tono appassionato del Lori e sembrandogli fuor di tempo,
fuori di luogo, subito lo interrompe, accostandoglisi_): Ma no, ma
no, basta! che cos’è, amico mio? (_E resta a conversar piano con lui
concitatamente_).
PALMA
(_a Salvo, che mostra di non ascoltarla_) Come se l’avesse invitata
lui, capisci? (_E viene accanto a Flavio e Veniero, che si tengono
presso l’uscio a sinistra_).
FLAVIO
(_a Palma con un sorriso_) Mi spiegherai poi...
PALMA
Ma sì! È da ridere veramente!
VENIERO
Una nonna in ottimo stato di conservazione!
PALMA
Impagabile! Dovreste scritturarla per la vostra casa
cinematografica!... (_A Flavio_): Ti spiegherò poi....
FLAVIO
Ma bisogna, cara, che tu ti sbrighi....
PALMA
Sì, ecco, subito... Ma portateveli di là... (_A Bongiani_): Fate, fate
la proposta anche al figlio... (_Poi, forte, conducendoli davanti alla
Barbetti_): Ecco, vi presento alla nonna: Il marchese Flavio Gualdi,
mio marito; il conte Veniero Bongiani. (_Rivolgendosi a Carletto_) Il
signor... Carlo, è vero?
CARLETTO
Carletto, sì....
PALMA
Zio Carletto! Ah; non credevo proprio che dovesse toccarmi di
far questa parte in abito da sposa! Con permesso. Vado subito a
levarmelo... Voi andate, andate di là....
Palma, via per l’uscio a destra.
LA BARBETTI
(_le grida dietro_) Cara!... Cara!... (_Poi, voltandosi a Flavio e
avviandosi verso l’uscio a sinistra_) Ah, sono proprio felice!....
FLAVIO
(_cedendole il passo, davanti all’uscio_) Prego... (_Ed esce dopo la
Barbetti_).
VENIERO
(_c. s.; a Carletto_) Prego....
CARLETTO
(_tirandosi indietro_) Ah, non permetto... (_mostrandogli l’uscio_)
Prego....
VENIERO
(_passando avanti_) È giusto... Lei è _quasi_ di casa....
Via per l’uscio a sinistra anche Veniero e Carletto.
LORI
(_seguitando a voce alta il discorso col Manfroni, appassionatamente_)
Posso ritrarmi da qualunque sentimento! Da questo, no! no! perchè non
vivo d’altro, tu lo sai!
SALVO
(_concitato, quasi tra sè_) È incredibile! incredibile! (_Poi,
aggressivo, rapidamente_): Va bene; persisti in codesta fissazione;
ma accorgiti almeno della pena che fai a chi ti vede intestato così, e
vorrebbe cacciarti dal ridicolo in cui ti metti da te stesso!
LORI
Dal ridicolo? Ti pare ridicolo?
SALVO
Ma sì, caro mio, perchè esageri, esageri maledettamente! E giusto ora
che Palma si libera e ti libera, santo Dio, potevi farne a meno!
LORI
Non ho potuto.
SALVO
Lo capisco! Ma perchè appunto ti sei fissato nella dimostrazione d’un
sentimento che... sì, va benissimo, è servito finora a scusar tante
cose, il tuo appartarti dalle cure che avresti dovuto darti di Palma...
LORI
Perchè c’eri tu...
SALVO
(_seguitando_) Benissimo; io che m’affezionai alla bambina nel vederla
trascurata...
LORI
(_protestando_) Ma no!
SALVO
(_per troncare, irritato_) Oh Dio mio, dico per gli altri, adesso!
LORI
(_come se guardasse lontano, nel tempo_) Eh lo so, che doveva apparir
così...
SALVO
(_con fastidio_) Ma nient’affatto, perchè è apparso invece anche
troppo, che il tuo lutto ti escludeva da quegli svaghi, che avresti
dovuto procurare alla figliuola. (_Con forza, esasperatamente_) Ma ora,
basta! Ora, basta! È finita! Lei se ne va! Tutto codesto sdegno per la
comparsa di quella megera, sul punto di partire, potevi risparmiartelo!
LORI
(_con penoso sdegno, quasi avvilito_): Con l’accoglienza che le ha
fatto lei?
SALVO
(_più che mai irritato_). Che accoglienza? Ma non hai visto che se l’è
presa a godere, togliendosi con molto spirito dall’impiccio in cui tu
l’hai messa con la tua esagerazione?
LORI
Ha accettato sotto i miei occhi il regalo che le han portato...
SALVO
Volevi che lo rifiutasse?
LORI
E la promessa della donazione d’un danaro di cui la madre ebbe schifo!
SALVO
(_impressionato_) Le ha fatto questa promessa?
LORI
Ma io le gridai in faccia la sua vergogna!
SALVO
(_sbalordito_) E non capisci... (_si nasconde la faccia_) Dio mio! non
capisci che non dovevi farlo?
LORI
Perchè? Grazie a Dio, Palma... (_si corregge_) dico grazie a Dio,
grazie a te, Palma non ha bisogno di quel danaro!
SALVO
Ma giusto per questo! (_Quasi tra sè_) È incredibile!
LORI
Giusto per questo? Perchè?
SALVO
Ma sì! ma sì! Non toccava a te di dirglielo, scusa!
LORI
Perchè non ne ho il diritto?
SALVO
Non l’hai! Non l’hai in nessun modo! Quella donna è ricchissima. E tu
non puoi sapere se il marito di Palma...
LORI
Con la dote che tu hai generosamente costituito a sua moglie...
SALVO
Ma lascia andare, chè il danaro non è mai troppo!
LORI
(_stupito e dolente_) Ah! scusa... non credevo...
SALVO
Che cosa?
LORI
Non m’aspettavo proprio da te che hai venerato e veneri la memoria di
Bernardo Agliani...
SALVO
(_scrollandosi, al colmo dell’irritazione, accennando ad avviarsi verso
l’uscio a sinistra_) Oh! ma fa’ il piacere! È veramente troppo!
Rientra a questo punto, di là, FLAVIO GUALDI.
FLAVIO
Permesso?
SALVO
Vieni, vieni avanti, Flavio!
FLAVIO
(_ridendo e alludendo alla Barbetti di là_) Ah, è bellissima!
bellissima! E il figlio, più bello ancora della madre! S’è ingaggiato
davvero, sai? per _cachet_ con Bongiani, che se li sta godendo...
Meravigliose!
SALVO
Tu hai capito dunque di che si tratta?
FLAVIO
Ma sì! Una farsa... (_Ripigliandosi, serio, con uno sguardo
d’intelligenza a Salvo_) Oh... naturalmente, ragione di più per... (_e
fa un gesto con la mano che significa: «per tagliar corto»_) ça va sans
dire...
LORI
Nessuno poteva prevedere che avesse l’impudenza di presentarsi...
SALVO
Hai capito, caro mio, che cosa hai guastato? Una farsa. La farsa che
quel vecchio pappagallo lì era venuta a offrirci inaspettatamente...
(_A Flavio_): Ma ti dirò poi qualche cosa... Vado io intanto a farle un
certo discorsetto... Vieni, vieni con me...
FLAVIO
Ecco, dico a Palma di far presto...
Salvo, via per l’uscio a sinistra. Flavio s’accosta a quello a
destra, picchia e sta in ascolto della voce di Palma.
LORI
Vorrei parlarti anch’io...
FLAVIO
(_seccato, freddo_) Scusi... (_Parlando verso la porta_) Sono io,
Palma... (_Pausa; sta a sentire; poi ridendo_): No, no, non voglio
entrare... (_Pausa c. s._) Ecco, sì, perchè è tardi... (_Pausa c. s._)
Ma lascia fare alla signorina; tu spicciati!... (_Pausa c. s._) Sì,
penso io... penso io... (_E s’avvia di fretta verso l’uscio di fondo_).
LORI
Vorrei dirti...
FLAVIO
Scusi, non ho tempo... (_Lo pianta e via_)
Il Lori resta come raggelato dallo sprezzo patente del Gualdi.
Egli non può supporre, che nessuno creda al suo sentimento;
suppone invece che tutti n’abbiano fastidio e non abbian per
lui nessuna considerazione, poichè la figlia, per la protezione
e le aderenze del Manfroni, uscendo dalla sua casa modesta,
entra ora col marito nel gran mondo. Rimane avvilito a guardare
innanzi a sè, in una lunga pausa. Finchè s’apre l’uscio a
destra e la SIGNORINA CEI si sporge e mette fuori borse,
borsette, cappelliere, che il CAMERIERE sopravvenuto dall’uscio
in fondo, man mano porta via.
SIGNORINA CEI
(_porgendo al Cameriere_) Ecco, Giovanni... E questo! Attento a
questo!... No no, a poco per volta...
Dallo stesso uscio a destra entra infine PALMA in un ricco
abito da viaggio; nell’atto di calzarsi i guanti.
PALMA
(_alla signorina Cei_) Mi farà il piacere, Gina, di raccomandare che
non sbaglino tra la roba da spedire come bagaglio e quella da portare
nello scompartimento.
SIGNORINA CEI
Ah, non dubiti. Andrà Giovanni stesso...
CAMERIERE
Sì, signora. Vado io. Non ci pensi...
PALMA
(_a Lori_) Tu vieni con noi alla stazione?
LORI
Sì, certo...
PALMA
(_alla signorina Cei che sta per andarsene per l’uscio in fondo_)
Aspetti, Gina... Lei va via di qua ora stesso, è vero?
SIGNORINA CEI
Se il signor Commendatore non ha bisogno di me...
LORI
No, no, grazie... Per me...
PALMA
Chi resta qui?
SIGNORINA CEI
Ma... non so... C’è la donna di servizio...
LORI
Non importa... non importa... Senti, Palma...
PALMA
Abbi pazienza, vorrei dare a Gina certi ordini...
LORI
Fai, fai...
PALMA
(_alla signorina Cei_) Lei sarà di ritorno prima della fine del mese?
SIGNORINA CEI
Potrei, se vuole, anche prima...
PALMA
No, no, basterà. Del resto, le scriverò...
SIGNORINA CEI
Non dubiti che al suo arrivo sarà tutto pronto, come lei m’ha detto.
PALMA
Quello stipetto, mi raccomando! (_A Lori_) E penserai tu, poi, per gli
ori della mamma.
LORI
Te li ho già messi da parte.
SIGNORINA CEI
Verrò io a ritirarli, al mio ritorno.
PALMA
Sta bene. E allora, a rivederla, Gina. Mi dia un bacio.
SIGNORINA CEI
Buon viaggio! E le rinnovo tutti i miei auguri.
PALMA
Grazie! Ma la saluterò ancora prima di partire.
La signorina Cei, via per l’uscio in fondo.
LORI
Non vorrei, Palma, che questo spiacevole incidente...
PALMA
Ma no, basta, non ne parliamo più! (_Alludendo alla nonna_) È ancora di
là?
LORI
Sì, credo...
PALMA
Sarà ora d’andare...
LORI
Aspetta un momento... Devo dirti una cosa che mi sta a cuore sopra
tutto.
PALMA
Oh Dio mio, ma perchè? Avrei capito prima! Ma ora?
LORI
No, ora, ora che te ne vai, figliuola mia...
PALMA
Ma se non ce n’è più bisogno, proprio!
LORI
Come! Vuoi che non ti dica, prima che te ne vada via per sempre da
questa casa, ciò che è stato ed è ancora il mio più segreto dolore?
PALMA
(_piano, con insofferenza, ma pur sentendo la necessità di venire a un
discorso che è spinosissimo toccare e che perciò sarebbe stato meglio
sfuggire_): Ma sì, io lo so...
LORI
Lo sai?
PALMA
(_c. s._) Sì, lo so. E perciò mi pare inutile, scusa, che me ne parli
adesso...
LORI
Non è inutile, perchè vedo che non hai indovinato, che prezzo diverso
da quello che ha avuto per te, ha avuto per me la parte che mi sono
assunta (_resta un po’ sospeso, e aggiunge con molta pena_) di padre
trascurato.
PALMA
Ma mi sembra che ora...
LORI
Lasciami dire! Per me, tutto questo, si riferisce a cose lontane, che
tu non puoi sapere, perchè eri allora bambina. Voglio che le sappia,
prima che tu vada via.
PALMA
(_con un sospiro, non nascondendo l’impazienza, ma rassegnandosi_)
Ebbene, allora! di’, di’...
LORI
Codesto tuo modo di trattarmi...
PALMA
Ma no, scusa...
LORI
Lasciami dire! Non te ne fo rimprovero. Codesto tuo modo di trattarmi,
sì, è vero, dà ragione ora a tua madre contro di me, doppiamente...
PALMA
Mi parli ancora della mamma?
LORI
(_con forza_) Sì! Perchè previde questo!
PALMA
(_un po’ stordita dal tono assunto da lui_) Che cosa?
LORI
(_s’arresta, pentito, e non risponde, perchè dovrebbe dirle: «che tu
non avresti più avuto per me nessuna considerazione». Poi dice, con
dolcezza triste_): Non voglio fàrtene un rimprovero, ripeto! Sento solo
il bisogno di dirti che ho voluto acquistarmi il diritto di dar torto a
lei, che non voleva, non voleva assolutamente...
PALMA
Che cosa, non voleva?
LORI
Ma che Salvo Manfroni stèsse qua, troppo attorno a te.
PALMA
Ebbene?
LORI
Ho voluto acquistarmelo, dicevo, questo diritto di non riconoscere
almeno le ragioni di lei, a costo d’una lunga sofferenza che tu — (non
dirmi di no, perchè è chiaro) — non hai, non hai indovinato, non hai
supposto, e non supponi ancora in me.
PALMA
Ma chi te lo dice, Dio mio?
LORI
Ecco. Il tono stesso con cui me lo domandi.
PALMA
No, scusa, questo tono è appunto perchè la conosco, e la conosco bene,
codesta tua sofferenza, su cui è edificata, vuoi dirmi questo? la mia
fortuna. Oh! e vuoi che non lo sappia, scusa?
LORI
Saperlo, non dovrebbe voler dire il fastidio che ne mostri.
PALMA
Ma non è fastidio; è che proprio non vedo più la ragione, scusa, per
cui vuoi ricordarmela anche adesso, quando ha già finito di pesar
tanto, credi, su te, su me, su tutti... Ecco: il tuo torto è questo,
permetti che te lo dica, poichè mi costringi!
LORI
Mi son tenuto tanto da parte...
PALMA
Troppo per un verso, troppo poco per un altro!
LORI
Cioè?
PALMA
Ma non ti pajono inutili adesso codeste recriminazioni? Via! via!
Rientrano dall’uscio a sinistra SALVO MANFRONI e FLAVIO GUALDI.
FLAVIO
(_impaziente_) Su, Palma, è tempo d’andare...
PALMA
Eccomi pronta, sì. Andiamo, andiamo... (_fa per avviarsi con Flavio_)
SALVO
Aspettate un momento. (_Al Lori_): Senti: è meglio che Palma si
licenzii qua da te.
LORI
(_restando_) Perchè? La accompagno alla stazione...
SALVO
No...
FLAVIO
Per quei due là... (_accenna alla sala, dove sono la nonna e Carletto_)
SALVO
Se vieni tu, capisci, verranno anche loro, e...
FLAVIO
Ci sarà mia sorella; ci saranno gli amici...
PALMA
(_subito_) Ah, no! È meglio qua, è meglio qua, allora...
LORI
Ma quei due si possono mandar via!
FLAVIO
Abbiamo già detto così...
SALVO
Che saresti rimasto anche tu. Si disponevano a venire!
PALMA
Pazienza, via! Licenziamoci qua!
LORI
(_raggelato, aprendo le braccia_) Pazienza...
PALMA
E allora, addio, eh? (_Lo abbraccia senza effusione d’affetto_)
LORI
(_dopo averla baciata in fronte_): Addio figliuola mia. Così
all’improvviso... Vorrei dirti tante cose; non so dirti nulla... Sii
felice...
SALVO
Andiamo, su, andiamo...
LORI
(_a Flavio che gli porge la mano_) Addio anche a te, e...
FLAVIO
Scusi. (_Si volge a Palma_) Vai, Palma, vai a licenziarti intanto di
là...
PALMA
Sì, eccomi, eccomi (_Via, per l’uscio a sinistra_)
FLAVIO
(_a Lori_) Diceva?
LORI
(_freddo, triste_) Niente. T’ho salutato...
FLAVIO
Ah, bene. L’ho salutato anch’io. Possiamo dunque andare...
SALVO
Sì, andiamo! (_A Lori, prima d’uscire dall’uscio a sinistra_) Noi ci
vediamo.
Via Flavio e Salvo. Il Lori resta assorto per lungo tratto
nella sua gelida delusione, finchè dall’uscio a sinistra non
rientrano in iscena LA BARBETTI e CARLETTO, in silenzio, l’una
ingrugnata e l’altro come una marionetta smontata, cascante di
noja.
LA BARBETTI
Eh, dico... una bella fortuna maritare una figliuola con un marchese...
CARLETTO
Mi piace che lui, tante storie per la nostra venuta, e poi...
LORI
E poi? Sono rimasto qua, appunto per la vostra venuta!
LA BARBETTI
Già! Ma vostra figlia...
LORI
Mi ha impedito di fare lo scandalo di cacciarvi via in presenza di suo
marito!
CARLETTO
Il quale ci ha accolto con tanta cortesia...
LA BARBETTI
(_subito, a rincalzo_) E benevolenza!
CARLETTO
Insieme con quel suo amico.
LA BARBETTI
E anche Salvo Manfroni, hai visto come mi ha parlato?
CARLETTO
Ma di quello non ti fidare, mammà!
LA BARBETTI
Io non so! Un padre... capisco, sacrificarsi per il bene della propria
figlia... ma farsi poi sostituire così...
LORI
(_contenendo a stento un fremito d’ira_) Io vi prego d’andarvene via!
CARLETTO
Subito! Ecco... ce n’andiamo da noi senza bisogno d’esser pregati.
LA BARBETTI
Ma in casa di vostra figlia, tra me e voi, sarò accolta meglio io che
voi...
CARLETTO
Andiamo, andiamo, mammà! Lascialo perdere!
LA BARBETTI
Di dove si esce?
CARLETTO
(_indicando l’uscio a sinistra_) Di qua, passa!
LA BARBETTI
(_uscendo_) Ma guarda che uomo!
CARLETTO
(_uscendo_) Lascialo perdere...
Prima che la Barbetti e Carletto escano, entra dall’uscio in
fondo la SIGNORINA CEI col cappellino in capo e una borsetta in
mano, pronta per andar via.
SIGNORINA CEI
(_al Lori_) Vuole che li accompagni?
LORI
(_con sdegno_) No, lasci!
SIGNORINA CEI
(_dopo avere atteso un po’_) E allora, signor Commendatore, se non ha
proprio bisogno di me...
LORI
No, grazie. Vada pure...
SIGNORINA CEI
Se mi permette, poichè tutti questi fiori rimangono qui...
LORI
(_come se li vedesse soltanto ora_) Ah, già! Bisogna pensarci... Mi
rimane così la casa, tutta piena di fiori...
SIGNORINA CEI
Già... Le possono anche far male...
LORI
Me li ha lasciati qui...
SIGNORINA CEI
Peccato! Ce n’è di così belli...
LORI
Prenda, prenda pure, tutti quelli che vuole...
SIGNORINA CEI
Grazie, ne prenderò un po’, di questi... (_si accosta a una cesta di
fiori_)
LORI
Non pensa lei che per un padre nessun sacrifizio possa esser di troppo,
quando si tratti di fare il bene della propria figliuola?
SIGNORINA CEI
Eh, per un padre come lei, signor commendatore.... Guardi, che rose!
(_gliele mostra nella cesta, da cui sta per prenderle_) Guardi!...
LORI
Belle, sì. Prenda... Vorrei prenderne anch’io... (_guarda l’orologio_)
SIGNORINA CEI
(_triste, alludendo alla sua visita consueta al cimitero_) Vuole andare
anche oggi?
LORI
Non mi han lasciato andare alla stazione, per via di quei due là; andrò
a portarle un po’ di questi fiori della figlia e a dire anche a lei che
non voleva, le mie ragioni.
TELA
ATTO SECONDO
SCENA
Ricco salone in casa Gualdi. In fondo, il tetto ha una impalcatura
più bassa, in legno, sostenuta da mensole. E sono in questa parete di
fondo due usci vetrati, di piccoli e spessi vetri opachi, impiombati:
da quello a destra si scende nel giardino; l’altro dà nell’interno
della casa. Tra i due usci è il camino, che si scorge appena, perchè
ha davanti, con la spalliera voltata verso il pubblico, un divano,
di modo che tra esso e il camino che gli sta dirimpetto, sia come
un salotto a parte, più intimo, raccolto attorno al fuoco. Accostato
alla spalliera del divano è un tavolino a sei piedi, antico, su cui
è un magnifico vaso di fiori. Di qua e di là del tavolino, due lumi
d’alto fusto, uguali, con ampio paralume di seta, e sedie e sgabelli
volti verso il proscenio. Sono nella parete a destra, la comune e una
finestra. Nella parete di sinistra due altri usci a vetri: quello più
vicino alla ribalta dà nella sala da pranzo; l’altro, in quella del
bigliardo. Sul davanti della scena, verso la comune, cioè a destra, è
una tavola ottagonale, con qualche rivista illustrata, qualche vaso e
altri soprammobili; una grande poltrona di cuojo, con dietro un altro
lume a fusto, come i primi due, e seggiole di stile con molti cuscini.
I rimanenti mobili del salone, disposti tra la comune e la finestra,
e tra i due usci di sinistra, siano di ricca e sobria eleganza, quali
s’addicono alla signorilità e al buon gusto di chi abita la casa. Il
salone è splendidamente illuminato.
Al levarsi della tela, la scena è vuota. Poco dopo dall’uscio
a vetri di fondo, che dà sul giardino, entrano, di ritorno
dal passeggio PALMA e SALVO MANFRONI seguiti dal CAMERIERE, a
cui il Manfroni dà il cappello e il soprabito. Il cameriere
va via subito per la comune; mentre gli altri due seguitano
il discorso già incominciato, scendendo dall’automobile in
giardino.
SALVO
(_mentre il cameriere gli toglie il soprabito_) Sì, sì... Ma c’è sempre
modo, credi (_il cameriere va via_), c’è sempre modo di dare agli altri
una stima di sè, che li accresca ai loro stessi occhi...
PALMA
(_subito, mentre si sfila i guanti_) E li renda insoffribilmente
presuntuosi!
SALVO
No, cara, e che nello stesso tempo, al contrario, riesca di vantaggio
anche a noi.
PALMA
Ma io noto ormai tante cose!
SALVO
Tu non noti niente. Sta’ bene attenta. Egli (_allude al marito_) ti
parla. Tu senti che sono parole, dette così per dire...
PALMA
Ma sì, sciocche, senza nessuna realtà!
SALVO
Bene. Nell’accoglierle, tu mostra che l’abbiano...
PALMA
Ma come? Se non ne hanno!
SALVO
Oh bella! Ma dandogliela tu, mettendocela dentro tu, una realtà, quella
che ti conviene, ma come se invece — capisci? — ce l’avesse messa lui,
che sarà felicissimo, credi, di vedere le sue parole «_consistere_»
in qualche modo. Tu te lo farai così, a poco a poco, a modo tuo; ma
lasciandogli l’illusione ch’egli sia invece sempre a modo suo. Mi sono
spiegato?
PALMA
Non è facile!
SALVO
Eh, lo so. Non ti sto mica dicendo che è facile. Ma credi a me, che
bisogna far così nella vita.
PALMA
Ci vuole una pazienza!
SALVO
Ah sì, cara. Sopra tutto, pazienza. (_Poi, pianissimo_) E non con tuo
marito soltanto, qua dentro.
PALMA
(_lo guarda un po’, poi domanda_): Vuoi dire con Gina?
SALVO
Mi pare che abbia un musino di volpe quella signorina!
PALMA
Le si è scoperto adesso, da che ha finito di servire nell’altra casa.
SALVO
Ti sei accorta anche tu del cambiamento?
PALMA
È sempre inappuntabile; bada!
SALVO
Ma è rimasta molto amica di là...
PALMA
Eppure sa, Dio mio...
SALVO
Zitta. Eccola!
Entra dal secondo uscio di fondo la SIGNORINA CEI, che
s’accosta a Palma, per liberarla del cappello e della
mantiglia.
SIGNORINA CEI
Vuole, signora marchesa...?
SALVO
Oh, buona sera, signorina.
SIGNORINA CEI
Buona sera, signor senatore.
PALMA
No, grazie, Gina. Vado io di là un momento. (_A Salvo_) Con permesso.
SALVO
Fai, fai. Ma credo che più tardi ti toccherà uscir di nuovo, per tua
suocera.
PALMA
Dio, che seccatura! Ancora?
SALVO
Le ha ripreso la febbre.
SIGNORINA CEI
Sì, signora! Ha mandato ad avvertirlo.
SALVO
(_con premura, alla signorina Cei_) Ma niente di grave!
SIGNORINA CEI
Al solito...
SALVO
(_a Palma_) Bisogna che tu vada...
PALMA
Sopra tutto, pazienza.
Palma, via per il secondo uscio di fondo. Salvo è presso la
tavola ottagonale, prende una rivista illustrata, la sfoglia,
in piedi.
SALVO
Cara signorina, io vorrei stare un po’ alla sua scuola.
SIGNORINA CEI
Lei, signor senatore? Ma che dice!
SALVO
(_senza guardarla, seguitando a sfogliar la rivista_) Ammiro i suoi
occhi.
SIGNORINA CEI
Ah sì? Non credo poi che siano così belli....
SALVO
Sono belli. Ma oltre che per questo, li ammiro perchè sono dotti.
SIGNORINA CEI
Dotti?
SALVO
Dotti vuol dire attenti. Ma attenti senza parere.
SIGNORINA CEI
I miei occhi le sembrano attenti?
SALVO
No. Appunto. Non sembrano affatto. Ma sono attenti. E io vorrei, le
dico, imparare da essi.
SIGNORINA CEI
Imparare che cosa?
SALVO
Ecco: a domandar così, per esempio, fingendo di non capir che cosa,
mentre lei ha capito benissimo.
SIGNORINA CEI
(_quasi sfidandolo_) Ah, dunque l’arte di far le viste di non capire?
SALVO
(_non risponde lì per lì, come se fosse intento a leggere nella
rivista; ma poi nega col dito, e dopo una breve pausa, soggiunge_):
Questa è un’arte più facile. Basta simular l’ignoranza. Ce n’è un’altra
più difficile: quella di _non far le viste di capire_, quando gli
altri si siano accorti che noi invece abbiamo capito benissimo (_per
attenuare ciò che ha detto, fingendo di non dargli importanza_) oh, una
cosa del resto, che già capiscono tutti....
SIGNORINA CEI
Sì? E allora!
SALVO
Ah, s’inganna. Ci vuole allora una naturalezza, che è assai più
difficile a simulare di quella finta ignoranza, che nessuno ci chiede e
che ci farebbe apparir sciocchi.
SIGNORINA CEI
Sarà. Forse però può non essere un’arte, signor senatore.
SALVO
No? E che, dunque?
SIGNORINA CEI
Mah! Una necessità penosa....
SALVO
Eh, cara signorina, forse s’impara bene, solo quando sia una necessità!
Entrano a questo punto, in abito da sera, FLAVIO GUALDI e
VENIERO BONGIANI, dalla comune.
FLAVIO
Ah, eccolo qua!
SALVO
Sono già qua da un pezzo.
La signorina Cei, via per il secondo uscio di fondo.
VENIERO
Illustre senatore, le mie più vive congratulazioni.
SALVO
Grazie, caro Bongiani.
FLAVIO
(_a Salvo_) Scusa, corrispondente o effettivo?
SALVO
(_come uno che non ne possa più_) Ma sì, effettivo, effettivo!
VENIERO
D’un’accademia straniera, e poi di quella! I socii corrispondenti saran
parecchi; gli effettivi, uno o due. Ma mi levi un dubbio, senatore....
SALVO
(_c. s._) No no, Bongiani, per carità, non me ne parli!
VENIERO
No, scusi; a proposito di codesta nuova onorificenza....
FLAVIO
Ecco, già; si discuteva al circolo, se era proprio necessario che tu
attribuissi il merito....
VENIERO
In parte....
FLAVIO
In parte, s’intende! il merito della tua scoperta scientifica a
Bernardo Agliani.
VENIERO