Proxima Campano ponti quae villula tectum. Praebuit et _parochi_ quae
_debet ligna salemque_. Dice ORAZIO _Satyr._, V, 45, ed anche altrove
conferma che _parochi_ dicuntur qui _hospitibus et peregrinis publice
exhibent necessaria._
Qualche volta (cfr. _Cod. Theod._, II, 29, 1) son detti anche
_praepositi pagorum._
[461] _Capitulare mantuanum secundum generale_ c. 3., ed. BORETIUS cit.
n. 93, pag. 196.
[462] Cfr. _Capitul. Pippini Italiae regis_ a. 782-86 (ed. BORETIUS
cit., n. 91, pag. 191), c. 1.
[463] Cfr. MOMMSEN T. _Droit public romain_, to. VI, p. I, pag. 134,
trad. Girard, Paris, 1889; e VOIGT, _loc. cit._, pag. 156 e segg.
[464] Cfr. i passi riportati sotto queste voci dal FORCELLINI nel suo
_Lexicon_.
[465] Cfr. TIBULLO. _Elegie_, II, 1.
[466] SICULO FLACCO. _De condit. agror. cit. (ed cit._, pag. 164-65)
dice: Sed et pagi saepe significanter finiuntur. De quibus non puto
quaestionem futuram quorum territoriorum ipsi pagi sint, sed quatenus
territoria. Quod tamen intellegi potest vel ex hoc magistri pagorum
quod pagus lustrare soliti sunt; ut intueamur quatenus lustrent.
[467] Cfr. DUCHESNE L. _Les origines du culte chrétien, cit._ pag.
287-89, cap. 8, § 5, n. 9.
[468] Fu San Paolino da Nola che sagacemente pensò di utilizzare per il
culto cristiano le campane che prima avevano adoperato i pagani.
Cfr. a questo proposito le vecchie ma buone osservazioni di FERRARII B.
_De ritu sacrarum ecclesiae veteris concionum_, Ultrajecti, 1692, pag.
85.
[469] Cfr. MURATORI, _Anecdota cit._, I, pag. 18, comm. al v. 169 dei
Natale XI di S. Paolino di Nola.
[470] A Roma il giorno consacrato era il 25 aprile, data tradizionale
nella quale gli antichi Romani celebravano la festa dei _Robigalia_.
Il rito principale di essa era una processione che uscendo dalla città
per la via Flaminia si dirigeva verso il ponte Milvio, poi si portava
sino ad un santuario suburbano situato a qualche distanza, fino al
quinto miglio sulla via Claudia (cfr. Ovidio. Fasti, IV, 901). Il
_Flamen quirinalis_ immolava in questo tempio un cane e un montone. La
processione cristiana che le fu sostituita seguiva lo stesso percorso
fino al ponte Milvio; partiva dalla chiesa di S. Lorenzo in Lucina, la
più vicina alla porta Flaminia, faceva stazione a S. Valentino fuori
delle mura; poi al ponte Milvio. Di qui, invece di incamminarsi sulla
via claudia, volgeva a sinistra verso il Vaticano; si fermava ad una
croce di cui l'ubicazione non è specificata e poi nell'atrio di S.
Pietro ed infine entro questa chiesa, dove aveva luogo la stazione.
Se ne ha ricordo fino dal 598 (cfr. IAFFÈ 1153. _Ep._, app. 3).
Queste le testuali parole del DUCHESNE (_loc. cit._) il quale aggiunge
anche la spiegazione del perchè le feste cristiane si celebravano nelle
stesse epoche di quelle pagane.
Roma ci offre un esempio tipico per la limpidezza del fatto e
l'antichità dell'epoca; ma il fenomeno è generale ed avremo occasione
di parlarne più distesamente fra poco.
[471] Su ciò ho accennato qualche cosa nel § 5 della prima parte (pag.
20 e segg.); a proposito dei Flamini vedi il commento di Gotofredo alle
leggi 21, 46, 60, 75, 77, 148, 166 _De decur._ e il _paratitlon_ in
tit. _De paganis sacris et templ._; di cui (se non mi inganno) nè il
Mommsen nè il Marquardt hanno saputo trarre vantaggio.
[472] S. AMBROGIO. (_Opera omnia_ ed. G. DI FRISCE e N. LE NOURRI
1686-90, Ep. V, 30) chiama S. Damaso _romanae ecclesiae sacerdos_ e
nello stesso senso usano questa parola S. PAOLINO DA NOLA (_Natale_,
XIII, V. 568 in MURATORI _Anecdota cit._, I. pag. 102) e S. LEONE M.
(_Ep._, X, 6 e JAFFÈ _Reg. cit._, n. 407) imitando le leggi romane
(cfr. _Cod. Theod._, XII, 1, 148... ordinando _sacerdote provinciae_);
e l'uso continua fino al secolo decimoprimo.
[473] Cfr. il can. 6 del concilio ticinense dell'850 (ed. cit. XIV,
col. 931).
Oportet plebium archipresbyteri per singulos unumquemque patrem
familias conveniant, quatenus tam ipsi quam omnes in eorum domibus
commorantes, qui publice crimina perpetrarunt, publice poeniteant;
qui vero occulte deliquerunt, illis confiteantur quos episcopi et
plebium archipresbyteri idoneos ad secretiora vulnera mentium medicos
eligerint, qui si forsan in aliquo dubitaverint, episcoporum suorum non
dissimulent implorare sententiam. _Similiter autem et singulis urbium
vicis et suburbanis per municipalem archipresbyterum_ et reliquos ex
presbyteris strenuos ministros procuret episcopus.
[474] Risale ai primissimi tempi della chiesa: fu formulato rigidamente
in un canone di un concilio aquisgranense e di qui riportato da
Burcardo (III, 3). Cfr. MURATORI. _Antiq. Ital._, Diss. LXXIV, col.
408.
[475] Vedi i canoni dei concilî e le altre disposizioni riportate dal
LUPI. _De Parrochiis cit._, pag. 59-60; 97, 192, ecc.
[476] GREGORII TURONENSIS. _In gloria confessorum cit._, c. 56.
Securinum presbyterum diebus dominicis singulis in ecclesiis duabus
quae viginti millibus distarent inter se missas celebrasse.
[477] LUPI. _Cod. dipl. cit._, I, col. 362-63: E son da vedere anche
le buone osservazioni di A. ABATI OLIVIERI. _Memorie di Gnara, terra
del contado di Pesaro_, Bologna, 1777, pag. 43 e segg. e di G. COLUCCI.
_Treia, antica città picena oggi Monteschio_, Macerata, 1780, pag.
183-84.
[478] _Cod. dip. long._, TROYA n. 446.
Nel 724 specioso, vescovo di Firenze dona al capitolo della sua
chiesa la propria corte e le altre cose poste _in loco Greve ubi et
Cintoria nominatur infra plebe et episcopio beati Joannis Baptiste
vel Reparate_, unde ego episcopus esse ideor, seu _infra plebe et
territorio sancti Iuliani sito Septimo._
Il MURATORI (_Antiq. Ital._, diss. VI) pubblica un placito tenuto nel
comitato aretino _in loco Piscinate infra plebem sancti Stephani;_ nel
diploma dell'879 (cfr. PASQUI. _Docti cit._, n. 16). Carlo il Grosso
prende sotto la sua speciale protezione la chiesa aretina «cum omnibus
_ecclesiis baptismalibus ac titulis_».
Nei primi del secolo decimoprimo il vescovo di Torino Landolfo
(1030-1038) concede la pieve di S. Pietro di Gassino _cum titulis
quatuor_ (cfr. «Mon. Hist. Patr.», _Cartharum_, I, n. 519).
Da un documento dell'803 (ed. TIRABOSCHI G. _Memorie modenesi_, I,
cod. dipl., n. XVIII) appare che il _locus Colegaria_ era costituito
da sei decanie. L'imperatore Lotario nel suo diploma dell'833 alla
chiesa di Aquileia (MURATORI Diss. 70) parla di _ecclesias parochiales_
AC _titulos earum_. In altro documento dell'844 (ed. TIRABOSCHI _loc.
cit._, I, cod. dipl. n. XXIV) è ricordato il _salto bonetia in loco ubi
dicitur vico longo sito in plebe sancti Stephani_. Cfr. anche PÖHL A.
_Bischoffgut und Mensa episcopalis_, Bonn, 1911-12.
[479] Il LUPI (_Cod. dipl. berg. cit._, I, col. 262-63) ha dimostrato
che il nome di _ecclesia_ servì ad indicare le sole chiese cattedrali
e plebane rurali, mentre le altre chiese furono dette _basilicae_ ed
_oratorie_ e, più tardi, _capellae_.
Il concilio di Pavia dell'850 (ed. PERTZ in «Mon. Germ. Hist.» _Leges_,
III, pag. 397) stabilisce al can. 13 che _sicut episcopus matrici
preest, ita singuli plebibus archipresbyteros preesse volumus qui
imperiti vulgi sollicitudinem gerant et presbyterorum qui per minores
titulos habitant, vitam jugi circumspectione custodiant_.
E. HACHT (_Die Grundlegung der Kirchenverfassung Westeuropas_, Giessen,
1888, pag. 50-51) ritenne che l'istituzione delle pievi rurali sia
dovuta a questa disposizione; ma fin da un secolo circa prima di lui,
il nostro LUPI aveva dimostrato con un lavoro poderoso e geniale,
degno in tutto e per tutto della dissertazione — tanto lodata, e
giustamente, dal Savigny — premessa al codice diplomatico bergomense,
che esse risalgono indiscutibilmente ad una remota antichità. Cfr. _De
parrocchiis cit._, dissert. I. passim e specialmente cap. 5, 6, 7.
La ragione delle disposizioni emanate dai due concilî pavesi si deve
ricercare nel bisogno di rinsaldare le istituzioni ecclesiastiche,
che non potevano non risentire lo sgretolamento che preparava e
caratterizzava il feudo.
Vedine un rapido accenno a pag 83-84.
[480] Cfr. MAZZI A. _Note suburbane cit_. pag. 168.
[481] Cfr. nota 2 pag. 165.
[482] Cfr. il diploma del 1015 (ed. MURATORI. _Antiq. Ital._, Diss.
LXXIV) con il quale Enrico III concede a Marciano vescovo di Mantova
tutte le chiese battesimali della sua diocesi a cominciare dalla
_plebem mantuane civitatis_, che è ricordata anche nel diploma di
conferma del 1055 (Cfr. Id. _ibid_.).
[483] Cfr. LUPI _Cod. dipl. berg. cit._, II. col. 745-46, a. 1084 «...
basilica et _plebe sancti Alexandri et sancti Vincentii que est de
civitate Bergomi_».
Cfr. anche LUPI _De parrocchiis cit._, pag. 147 e segg. e MAZZI
A. _Studi bergomensi_, Bergamo, 1888, pag. 90-91 e MAZZI A. _Note
suburbane_, Bergamo, 1892, pag. 169-70.
[484] Cfr. la bolla di papa Niccolò II al capitolo dei canonici di
Sovana del 27 aprile 1061 (ed. MURATORI. _Antiq. Ital._, Diss. LXII)
nella quale si ricorda «Sigizo presbytero olim custos de _plebe in urbe
posita_», e il docto dell'850 edito dall'Ughelli, _loc. cit._, Vol. V,
col. 720-721.
[485] Cfr. il doc. dell'864 cit. a pag. 178 nota 2.
[486] Ecco un bellissimo passo di Amulone eletto vescovo di Lione
nell'anno 840 che specifica i varî attributi della pieve completando il
quadro offertoci dalla disposizione del concilio di Pavia riportata a
pag. 84 in nota.
Unaquaeque plebs in parroechiis et ecclesiis, quibus attributa est,
quieta consistat, ubi sacrum baptisma accipit, ubi sanguinem et
corpus Domini percipit, ubi missarum solemnia audire consuevit, ubi
a sacerdote suo poenitentiam de reatu, visitationem in infermitate,
sepulturam in morte consequitur, ubi etiam decimas et primitias suas
offerre praecipitur, ubi filios suos baptismati gratia initiari
gratulatur, ubi verbum Dei assidue audit, et agenda ac non agenda
cognoscit, illuc vota et oblationes suas alacriter perferat, ibi
orationes et supplicationes suas Domino effundat, ibi suffragia
sanctorum quaerat. ... Ibi itaque unaquaeque plebs pupillis et viduis
pauperibus et peregrinis de facultatibus quas Deus tribuit elemosinarum
largitionem exibeat, hospitalitatis officia impendat..... Haec est
enim legitima et ecclesiastica religionis forma, haec antiqua fidelium
consuetudo.
AMULONIS ARCHIEP. LUGDUNENSIS _Epistola I ad Theodboldum episcop.
lingonensem_. in «DE LA BIGNE _M. Maxima bibliotheca veterum patrum et
antiquorum scriptorum ecclesiasticorum_, Vol. XIV, Lugduni, 1677, pag.
331.
[487] Cfr. _Concil. agathense_, c. 21, ed. cit., Vol. IV, col. 1386.
[488] _Ibid_.
[489] Cfr. _Concil. antisiodor._ c. 3.
Non licere conventus in domibus propriis vel vigilias in festivitatibus
sanctorum facere
Su queste vigilie cfr. DUCHESNE, _Les origines cit_., pag. 230 e segg.
[490] In domibus ab episcopis sive presbyteris oblationes celebrare
nullatenus licet, dice papa Felice IV (a. 530, riportato nel DECRETO DI
GRAZIANO, _De consecratione_, D. I, c. 11) confermato da Gregorio Magno
che proibisce rigorosamente «missas publicas ab episcopo in coenobio
fieri.» (Cfr. _loc. cit. Epp_., II, 41).
[491] Satius est missam non cantare aut non audire quam in illis locis
ubi fieri non oportet, stabilisce il Decreto di papa Felice IV (a. 530)
riportato anch'esso nel DECRETO DI GRAZIANO (_De consecratione_, dist.
I, cap. 11).
[492] In dominicis diebus (stabilisce il c. 1, del Concil. Nanetense)
vel festis antequam missam celebrent, plebem interrogent, si alienus
parochianus in ecclesia sit, qui proprio contempto presbytero, ibi
missam velit audire.
Cfr. LUPI, _De parrochiis cit._, pag. 206.
[493] A Brescia erano vicinissimi alla città la corte di Cerropinto ed
i beni spettanti _ad curtem nostram publicam vel ad curtem ducalem_,
donati dal re Desiderio al monastero di S. Salvatore (cfr. _Cod. Dipl.
Long._ — TROYA — n. 727, a. 759 e n. 878, a. 767, su quest'ultimo vedi
anche quanto è stato detto a pag. 87,) e le altre terre tutte rimaste
alla pubblica autorità, come si rileva dal noto documento del 1037 nel
quale si dice _Monte Digno et Castenedolo sunt de foris muro ipsius
civitatis_, (cfr. GRADONICUS, _loc. cit._, pag. 159, e segg.).
A Cremona le selve che gli imperatori avevan concesse al vescovo e
sulle quali i cittadini vantavano ed esercitavano larghi diritti di
uso sono dette _in circuito civiatis_, (cfr. Diploma di Corrado I ai
cremonesi dell'a. _ed._ e _loc. cit._).
Lo stesso è a Lodi: nell'atto del 1142 con il quale il vescovo dà in
pegno tutte le rendite del patrimonio del vescovado si ricordano le
biade e i prati per due miglia intorno alla città. Cfr. _Cod. dipl.
laud. cit_., (ed. VIGNATI, n. 108, pag. 137-39).
A Pisa dal diploma di Enrico IV (ed. STUMPF _Die Kaiserurkunden
cit._, n. 4745) si sa di «terras que fuere _pascua_ vel paludes...
et _communia pascua_... in civitate vel _prope eam_ usque ad medium
miliarium».
Per Bergamo e per la generalità di questo fatto vedi MAZZI A. _Note
suburbane cit._, pag. 27 e segg.
[494] Tale è il caso della cappella di S. Grata a Bergamo secondo un
documento del 1176 con cui il vescovo Guala ne definisce i confini.
Cfr. MAZZI A. _Note suburbane cit_., pag. 142-43.
[495] Cfr. il doc. del 783 ed. dal MURATORI. _Antiq. Ital._, Diss.
LXXIV.
[496] LUPI. _Cod. dipl. cit._, II, col. 1087 e 1373.
[497] a. 899 gen. in «Monum. Hist. Patr.», Chart. I, n. 54, col. 89-91.
E la stessa formula è ripetuta nella donazione del vescovo Audace del
marzo del 905: cfr. _ibid_. I, n. 66, col. 111-13.
[498] ODORICI, _loc. cit._, VI, 30 e MAZZI. _Note suburbane cit._, pag.
170 e 184-85.
[499] LUPI. _Cod. dipl. bergom. cit._, I, col. 1185-86.
[500] Cfr. TROMBELLI G. C. _De cultu sanctorum dissertationes decem_,
Bologna, 1740, Vol. I, p. 2, Diss. VI, pag. 101 e segg.
[501] Cfr. DE ROSSI E. _Roma sotterranea cit._, I, pag. 129-30 e
_Bullett. Archeolog. crist. cit._, s. II, a. 5, pag. 150 e segg.
[502] _Dig_. XI, 7, 39.
[503] Cfr. il _Natale XI di S. Paolino da Nola_, v. 131, ed. cit.
[504] Cfr. PASCHINI. _Note cit._, pag. 15.
[505] Cfr. LUPI. _De Parrochiis cit._, pag. 185-86. L'idea prima
dell'altare è appunto quella di essere eretto sopra le ossa di un
santo.
[506] Vedi il commento del MURATORI, al _Natale XI e XIII di S. Paolino
da Nola_ nel Vol. I degli _Anecdota cit.;_ e _Delle Antichità longob.
milan. cit._, Diss. XIX, Vol. III, pag. 77 e 195.
[507] Cfr. S. AGOSTINO. _Ep_. 121. In oratorio praeter orandi et
psallendi cultum penitus agatur. Cfr. anche l'_ep_. 109.
[508] Cfr. DUCHESNE. _Origines cit_., pag. 283-84.
[509] Cfr. i passi respettivi (_In Hex._ III, 5 e _Confess_. IX, 6 e
X, 33) cit. nelle _Dissertaz. longob. milan_. _cit_., Diss. XXX, n. 17,
Vol. III, pag. 347-48.
[510] De vasis vero fusilibus vel etiam productilibus, quae simpliciter
signa vocantur, quia eorum sonoritate quibusdam pulsis excitata
significantur horae, quibus in domo Dei statuta celebrantur officia;
de his inquam, hic dicendum videtur, quod eorum usus non adeo apud
antiquos habitus proditur, quia nec tam multiplex apud eos conventuum
assiduitas, ut modo est, habebatur: apud alios enim devotio sola
cogebat ad statutas horas concurrere; alii _praenuntiationibus publicis
invitabantur et in una celebritate proxime futuram discebant._
WALAFRIDO STRABONE. _De officiis divinis sive de exordiis et
incrementis rerum ecclesiasticarum_ nello «Speculum antiquae
devotionis» del COHLÈE, Mons, 1549, c. 5.
[511] AMULONIS ARCHIEP. LUGDUN. _Epist_. I, _ad Theodboldum episc_. in
DE LA BIGNE, _loc. cit._, pag. 331-32.
Si votum et desiderium est populorum fidelium, diversorum martirum et
ceterorum sanctorum limina suppliciter frequentare, sunt dies certi
et legitimi, quibus id, iuxta antiquam ecclesiae observantiam, devote
exercere conveniat; tempore videlicet generalium rogationum, et pro
diversis tribulationibus et necessitatibus indictarum litaniarum,
seu quadragesimalium ieiuniorum, sive etiam in vigiliis et natalitiis
martirum. Quae omnia et ex universali ecclesiae lege descendunt, et
sacerdotum praedicatione ac denuntiatione commendantur, et omnium
fidelium obedientia et pietate attentius observanda sunt.
Fino dal secolo quarto, a detta di Teodoreto, i cristiani si recavano
agli oratorî dei martiri «non semel, bisve, aut quinquies quotannis sed
frequenter».
Cfr. LUPI _De parrochiis_ cit., pag. 226-27.
[512] Cfr. _Delle antichità long. milanesi cit_., to. I, diss. V.
[513] Cfr. MABILLON. _Praefationes in Acta Sanctorum ordinis S.
Benedicti, Praef. ad. sec. II_, § 42, obs. 7.
[514] Cfr. NITTI DI VITO F. _Di un'iscrizione reliquiaria anteriore al
1000_, Estr. dall'«Arch. Stor. Ital.» s. V, to. XII, a. 1893.
[515] _Sanctorum reliquiae in villaribus oratoriis non deponantur_
stabilisce il c. 25 del concilio epaonense del 617 _ed. cit._, IV, col.
1679.
[516] Il primo e più antico esempio ci è offerto dal _Liber
Pontificalis_ da cui si apprende che S. Simplicio, che pontificò nella
seconda metà del secolo quinto (460-483), stabilì presso la chiesa di
S. Pietro un turno settimanale affinchè vi fossero sempre dei preti per
accogliere i penitenti e somministrare il battesimo — «costituit ad S.
Petrum... ebdomadam, ut presbyteri manerent ibi propter poenitentes et
baptismum» — (ed. DUCHESNE, _cit._, pag. 126).
Tale esempio, però, non deve esser preso proprio come prototipo perchè
Roma ha una costituzione ecclesiastica tutt'affatto speciale.
[517] A. 864 dec. Manifesta causa est mihi Grecorii venerabilis
_presbiter de hordine sancte mediolanensis ecclesie_... ut rebus
omnibus.. quas habere... viso sum in vico et fundo Ueniaco... deveniat
integrum in iura et potestatem de _presbiteris decomanis, qui pro
tempore Officiales fuerint in ecclesia beati_ Cristi confessori
_Ambrosii_, ubi eius sanctum corpus requiescit, sita foris muro hac
civitate, et illis _decomanis oficialis_ videlicet _sancti Uictoris_,
ubi ad corpus dicitur; nec non et _uni ex oficialis sancti Naboris
et Felicis martirum, qui prior in tempore fuerit_, seo et _uni ex
oficialis sancte Ualerie, similiter qui prior fuerit_; ita volo ut
omnes isti prenom. oficiales abeant predictis rebus, ut quidquid Deus
omnipotens exinde dederit, equaliter omnes usifructuare et inter se
dividere debeant pro anime mee remedio; ea tamen racione ut unusquisque
eorum binas tantum missas per singulos menses canere debeat mihi....
et patri meo et matri mee et fratribus meis... et speciale oficium
uespertini seo matotini temporis cum nouem lectionibus faciant.
BUGATI G. _Memorie istorico-critiche intorno alle reliquie ed al culto
di S. Celso martire_ Milano, 1782, pag. 211-12. Serie delle carte n. 1.
Le sue disposizioni andarono in esecuzione tre anni dopo.
A. 867 nov. Breve divisionum qualiter diviserunt inter se, id sunt
_Presbiteris Oficialis Basilice Beati_ Christi Confessoris _Ambrosii_,
in qua eius s. corpus humadum quiescit, sita foris muro civitatis
Mediolani, et ille _Presbiter, qui modo prior est Oficiale Basilice
Sancte Valerie_, nec non et _illis presbiteris Oficialis Basilice
Sancti Uictoris_ qui dicitur ad Corpus, sed et ille _prebiter qui
modo prior est Oficiale Basilice Sancti Naboris et Felicis_...
ex ordinacione quondam Grecorii Presbitero de hordine S. mediol.
eccles.... sitis in uico et fundo Ueniaco.