Cameroni insediata in un momento storico, la scultura del Magni
dimenticata con tutti quelli che non hanno potuto dire tutta la loro
_verità_; in funzione, Cremona, il grande, Dossi, Rovani, perchè non
hanno avuto paura di essere disconosciuti anche dai loro contemporanei,
non si dispersero, quindi non vennero sommersi dalla evoluzione, ma
l'ajutarono. Questa continuità rispetta la costanza ed ha ragione
sopra tutto che temendo il futuro, dimostra la propria debolezza. Dai
cofanetti de' ricordi, leviamo viole essicate e suscitiamo anime di
profumi trapassati colle ciarpe e le sete di un tempo. Scioriniamo
queste ricchezze al sole. Il sole, oh, come accarezza i cimelii smunti
e flosci teneramente, oh, come ci ride in faccia; e, sulla via rumorosa
di opere e di passanti, ecco, romba e rulla e stride e scampanella il
giallo carrozzone elettrico, meteora, tra la modernità dei palazzi.
Non tutto il nuovo è bello; ma non sempre Mefistofele, innamorato del
passato, ha ragione di ghignare la sua negazione; sopra queste assisi
è il processo estetico di Carlo Dossi; dond'egli è rimasto, senza
aver stretto il patto col Dimonio, anzi a suo marcio dispetto, tuttora
giovane.
V.
L'HUMORISMO LO VENDICA
Allora, riuscito dolorosamente dalla tempesta, per fortuna sua, ferito
ma non sconciato, mentre altri coetanei, troppo ammalati del morbo
del secolo, si erano lasciati sommergere dai flutti, o vi si erano
abbandonati, mal vivi, alla deriva; Carlo Dossi riguarda a torno;
ripensa e commemora il suo menegmo Alberto Pisani scomparso; numera ed
appostilla quanto si trova vicino, volti d'uomini, aspetti d'animali,
presenze di cose, avvicendarsi di gesti e di fenomeni, la cronaca
morale del paesaggio cotidiano, la pratica utilitaria condecorata
dal titolo di virtù cui la società ne richiede per il comodo della
ipocrisia, pel vantaggio dei privilegi, per la facilità di sopportarci
a vicenda, in bilancia, sull'odio e la paura reciproca, con urbanità,
verso il nostro prossimo.
Sì, egli è salvo; ma tutte le sue illusioni erano naufragate,
asfissiandosi nell'acque salse e putride, miste di lagrime, di
sangue, nel pantano termale e solfureo della comunione umana, chiamata
_società_. Alla prima tappa, lasciata a pena la mano preveggente e
consolatrice della madre e la protezione della malinconia, che lo fa
schivo e selvaggio, s'imbatte nell'_Amore_, e in un altro _amore_ che
non fu mai quello per cui Alberto si era sacrificato. Egli lo aveva
già chiesto come una necessità di estetica: «Non vi ha poeta senza
amore»; e, se non aveva composto versi, aveva pianto delle elegie in
prosa. L'amore dozzinale l'avevano cantato tutti, dai petrarchisti ai
manzoniani; e tutti avevano dimenticato di dipingerlo doppio, Eros ed
Anteros, a mo' de' Greci, ed a loro non erano giunte, per la strada
lunghissima del tempo, le parole sane e naturali di Dafni e Cloe,
perchè intiero potessero rievocarlo. Angiolo di crudeltà, le ali rosse,
e non bendato ma reggente, crudele, esasperato, le freccie incoccate
alla corda dell'arco, divinità aggressiva e deliberata, di lui, Carlo
Dossi, rinnova il vero ritratto, senza pudori. Chi per eccesso di
idealismo, si applicò a descrivere non l'_Amore_ ma _questo attuale
amore_, come un padre riformatore di costumi per la sincerità, può come
Rops formar col disegno le lussurie, non il piacere, per flagellare il
Bastardo nato dal Satiro e dalla Ipocrisia, nuda pandemia, le natiche
ricoperte a scherno da una maschera di velluto nero.
Ed eccone i fiori di bragia e di cenere; i fiori che sono in mostra
sopra di un cestello di vimini intrecciati e politi e coprono un
groviglio verminoso ed avvelenato di ceraste e di aspidi africani:
ecco, le bende intessute di seta e d'oro, che fasciano lo piaghe
purulente; i veli candidi, che vestono una sposa non più intatta.
Le venerabili, sacrosante e formidabili apparenze non lo arrestano
col loro parere, che sembra, a tutti una realtà; egli immette le
mani deliberate nella millantata lussuosità dell'apparato di grazia,
di ricchezza, di verginità. Il dolore gli ha fatto svellere le
zone proteggenti e menzognere, considerare l'abito e l'apparecchio
come la più grande menzogna; anzi, le foglie provvidenziali di
fico, posticcie sopra le così dette vergogne delle statue, reputò
ingombrante ruffianesimo, perchè alla santità della natura si innestano
come un riparo, che meglio richiama a supporre la perversità della
cerebrazione, donde il _Vizio_.
La delicatezza squisitissima, feminea, quasi permalosa della
estetica di Carlo Dossi non era disposta a resistere _in armonia_
colla grossolana bestialità di quelle soddisfazioni; non ne sopporta
l'atmosfera lutolenta e soffocante; come Baudelaire, al quale per
un lato assomiglia, l'autore di _Desinenza in A_ ha bisogno di
convalidarsi nella amara ironia della necessità. L'altro aveva pur
composto _Les Fleurs du Mal_, che la sciocchezza comune del secondo
impero pretese pornografia, mentre lasciò sfoggiare, per Compiègne,
le _caccie imperiali alle nude dame di Francia_, alla Montijo facili
adulterii ed il figurino delle mode accreditate presso una Cora Pearl
e Nana. Identica fortuna: il ribrezzo ed il disgusto, in Italia ed in
Francia, presero il nome di turpitudine letteraria; così, per Carducci,
perchè tornò a chiamare «_barba la barba e non l'onor del mento_»;
così per chi disse: «_J'appelle chat un chat!_»; così, nella pudibonda
e presbiterana Inghilterra, contro Swinburne, che veniva dannato come
l'_introduttore, nella moralissima isola di Regina Vittoria, della
scuola spumante della carnalità_.
Carlo Dossi, innamorato delle pure e naturali grazie d'amore, trovò la
femina; — innamorato della gloria, cui sente aver diritto, s'imbatte
nella indifferenza, quando non sia l'astio; — innamorato della vita
sana e gagliarda, ha con sè la malattia, coi tormenti della carne, coi
dubi angosciosi della mente, colla rivolta dello spirito superiore
e vittorioso della fralezza del corpo: — innamorato della bellezza
d'arte incontra i truffatori delle arti ben rimunerati e vantati dalla
terza Italia ufficiale, mentre li artisti geniali stentano il frusto
di pane giornaliero e sono derisi; — innamorato di tutto l'ideale
bellissimo e dominatore, lo vede, così, in mente; lo sente schiavo, nel
mondo. — È egli veramente ammalato e debole? «egli, la cui[60] vita
intellettuale è uno sforzo, e la materiate uno stento!» Non può? Che
gli dice lo specchio, l'arte sua? Riproponiti in una serie di imagini;
popola il mondo di te stesso; giudica da queste tue imagini: Hegel
gli aveva passato la definizione: «L'humorismo è attitudine speciale
dell'intelletto e del carattere, per cui l'artista pone sè stesso al
posto delle cose». Sostituire il fatto _reale_, col fatto _vero_, sino
a quando? ridere riconfortarsi nella propria onestà; dileggiare altrui,
manifestarsi lieto, non concedere al mondo la trista gioja d'esporgli
le proprie sofferenze, che appunto il mondo gl'impone? Certo, quel modo
di vivere, secondo le leggi artefatte sulla natura, secondo l'abnorme
golosità dei sensi e dei sessi, che trovan pretesto di farsi chiamare
piaceri onesti e civili, secondo le prove quotidiane dell'egoismo, che
passano per utili e progressivi aumenti sociali, non lo compiace, se
ne scansa, lo rifiuta, si mette in grado di non subirne i contatti;
e, — quando lo attenta, — lo rimuta, lo foggia come vuole. Desidera
che, intorno a lui, lo scenario sia completo, lo incornici bene; doni
al suo volto ed al porgere della sua persona: non altrimenti l'anima
estremo-orientale dei Nipponici, prima che la civiltà europea l'avesse
violentata colle necessità commerciali, politiche ed imperialiste dello
«_struggle for life_», si comportava nell'arte di fabricarsi i proprî
oggetti ed i proprî paesaggi, intonandoli al loro stato morale.
Questo è difendersi; questo è opporre violenza a violenza, volontà
testarda a volontà incosciente; quali armi, il ridicolo, la satira,
la falsa commiserazione, l'elogio a doppio taglio, come una bipenne,
l'incenso affatturato da suffumigi d'ospedale, il ghigno, che sembra
sorriso, la risata del disprezzo irrefrenato e convulsa, come una
bestemia!
L'arte personalissima di Carlo Dossi ha assunto per carattere
specifico, _l'humour_: l'istrumentista, che intonò, in sordina,
l'orchestra delli archi e dei legni, che amò i passaggi bemolizzati,
pastosi e caldi di velluto e di ciniglia, la patetica lenta e
sognatrice, rialza la gamma alli acuti, assume il crescendo rossiniano,
il fragore wagneriano. Dalla psicologia garbata, a tenerezze degradanti
e tenue a sfumature iridate, a compatimenti misericordiosi, di _Goccie
d'inchiostro_ — che sono meno nere di quanto non appajano a prima
vista — alli schizzi, tra la caricatura ed il grottesco, — così li
usò il Callot, il Goya, il Sattler, dai quali la vita si sforma in una
gajezza macabra — dai segni impressionisti di matita — Odilon Redon li
prescelse per le pagine martoriate delle sue acqueforti — dal bozzetto
chiazzato di ombre e luci, tra il giallo ed il violaceo — così procede
il Conconi; — erano riuscite le figure di Madama Ciriminaghi e della
sua amica, le macchiette avvisatrici della signora Isar e del suo degno
figliuolo, il professore Proverbi, quella povera vittima del maestro
Ghioldi, i musini bianchi e rosei, come mele appiole de' condiscepoli
di _L'Altrieri_. Ma altra torna ad essere qui l'appostazione; qui,
doveva rovesciarsi, tumido e violento, nell'esercizio incondizionato
delle sue facoltà intellettuali, _il suo modo_; fortuna a pochissimi
accordata. L'iniziale romanticismo si travolge, in una specie di
rammarico, di rancore, contro la vita che deve sofrire e questa
accusa di non essere stata per lui perfettissima; se ne ribella:
scatta l'_humour_. — Poco dopo, può dire di sè stesso: «Vi è un Dossi
buono ed un Dossi cattivo; donde due opere: il romanzo della bontà il
romanzo della malvagità». Poteva dire invece: «Vi è un Dossi che vede
le cose buone ed un Dossi che avverte e addolora per quelle cattive.
Verso le prime, accorre, si compiace, concorda, continua l'armonia;
colle seconde si irrita, discorda, interrompe i rapporti. Con quelle,
la placida comunione si distende in bellezza, sorride, determina
il piacere; per queste spasima, combatte, deforma e l'humorismo
ghigna stridulo e beffardo, altro sforzo e migliore, per i caratteri
idealisti, con cui tentano di ristabilire l'equilibrio. — Corre,
in fatti, ai ripari, si prova a colmare le soluzioni di continuità
apertesi nell'ordine e nel ritmo. Le lagrime ne approfondirebbero le
ferite sanguinose; il sorriso accoglie una benda leggiera e profumata
di balsami sopra le labra aperte e gementi di quella carne intagliata,
che piange. Ed, intanto, l'operatore vedesi in uno specchio colle
sue smorfie comicamente dolorose; sogghigna e singhiozza, perchè
l'interruzione del riposo, della compostezza della fresca attitudine
serena è caratteristicamente brutta, esteticamente suggestiva. Egli,
che tenta guarire ed evadere dalla malattia non può: l'humorismo,
in eccesso, dà dei risultati identici all'eccesso di amare: odia.
— Carlo Dossi, che odia il deforme, lo pratica per ragion d'arte
e per suggerirvi l'opposto: donde i suoi _Saggi di critica nuova,
— I Mattoidi al primo concorso pel monumento in Roma a Re Vittorio
Emanuele_.
L'accomanda al patrocinio dell'amico illustre Cesare Lombroso;
gli domanda perchè, «nessuno dei critici[61] nostri si occupò del
contingente enorme, che il cretinismo e la pazzia hanno dato al primo
concorso pel monumento al defunto Sovrano». Se ne imbizzarrisce. «Per
quanto non appresi[62] mai scienze mediche, nemmeno insegnai in alcuna
Università, nè, a disposizione de' miei sperimenti psichici, tengo
alcun manicomio, salvo quello de' libri; — nel silenzio de' dotti
è permesso, presumo, ad un ignorante di avventurar la sua voce, il
suo «_aqua alle corde_». Questo strazio della plastica, del disegno,
della architettura, questa ingiuria al buon senso, questi «poveri
bozzetti[63] fuggiti od avviati al manicomio, dinanzi ai quali, chi
prende la vita sul tragico, passa facendo atti di sdegno a chi la
prende, come si deve, a giuoco»; questo oltraggio alle buone lettere,
che accompagna la prova della demenza artistica colla grafomania delle
leggende che la vogliono spiegare, non rappresentano il fior fiore
dell'ingegno europeo, balzato fuori alla grida di un concorso per
onorare colui che chiamano il Padre della Patria? Italia dà questa
ricolta d'arte; essa, la madre autentica e pura delle Arti e delle
Grazie? Questa è la espressione più genuina e maggiore della sua
potenza creatrice, nel terzo suo risorgimento; con questi aborti, con
queste pseudologie, con questi deliri in gesso, con questi incubi
segnati a carboncino, a matita, all'acquarello, con tutti i mezzi
grafici a disposizione delle due mani, o zampe, dell'uomo? Quale indice
di coltura e di buon gusto! «Senonchè, l'imperizia della mano, quando
è accoppiata alle incongruenze della mente, o ad altri disordini
cerebrali, concorre ad accentuare le caratteristiche della pazzia».
Carlo Dossi le raccoglie, le enumera, le distende in rassegna, ne
riproduce le parole, i disegni, li atteggiamenti, le ripropone chiare
alla scienza: «Voi, insigne Lombroso[64], qual tema più eternamente
attuale della follia?» Prorompe in uno scoppio di risa echeggianti:
erasmiane.
Nè si accheta; la sua indagine continua serrata; avviluppa in una
rete di riprove capziose, tira il cappio al nodo scorsojo della
domanda suggestiva. Ne risulta _Ona famiglia de Cilapponi_; dove, la
catastrofe di una stirpe di nobili lombardi è ridicola, tra l'ignoranza
e la cattiveria; e vi regnano: _la Marchesa Matriggiani-Andegari_,
di ottant'anni, _cialla, superba e tegnonna_, marchesa Travasa in
diminuzione, collo sfarzo fesso e slabrato della decadenza; suoi
figliuoli, _el Cavalier Telesfor, maggior general, ciall resios e
doppi — Don Eleuteri, deputaa, cial, baloss e che voeur parì foin — el
Marches Calocer, ciall, bon e sempi;_ — e la nidiata implume e piumata
dei nipoti vanitosi, bugiardi, sciocchini, falsi e poltroni.
Si svolgono _I Bigottoni_; dove la satira non è per la religione, ma
se la dividono coloro, che, suoi ministri e pinzocchere e praticanti
e nonzoletti ortodossi esemplari, vanno giornalmente denigrando,
colle loro azioni, ogni e qualunque fede, avvilendone i nomi sacri
sulle labra, nomi di scongiuro formidabile, coi quali il sentimento
e la passionalità s'ajutano a vivere alla meno peggio. Perchè, se il
Dossi ammira ed invidia, alcune volte, il sincero fervore ascetico
e mistico di razza — vi prego di non confondere _misticismo_, che è
una sintesi razionalista, con _ascetismo_, che è una iperestesia di
sensualità religiosa; — e può entusiasmare per i fervori e la poesia
del delirio di Santa Teresa e di Santa Caterina; odia e dirige l'accusa
contro i bigotti — _Tartufe, le laïque d'Eglise_ — che ripullulano
assolutisti nelle loro convinzioni più del prete, che cedono e si
ripiegano sopra tutti i punti, nella vita, nelle opere, nei bisogni
fuorchè sul dogma di cui si sostituiscono gianizzeri e pretoriani. Egli
scoperse che _Tartufe_ non è l'ipocrita, ma è _lui_, categoria: scorse,
sotto la sua maschera, preannunciando, un Longinotti legislatore, un
Meda rappresentante di seminarii, un Cameroni deputato di varazzini
salesiani: questi, i _Tartufe_ sinceri; questi, i bigotti reali e
maggiori nella comedia sociale; i _Tartufe_ delle banche agricole,
delle deputazioni provinciali bergamasche, dei cinematografi istruttivi
e comodamente oscuri al palpeggiare; i politici amanti del Giolitti.
Anche il _Tartufe_ gentiluomo e gentildonna; _Tartufe_ di cui l'innata
fierezza, o l'atavica spilorceria, si trattengono compunte in sulla
buja prescienza di un peccato, in sul timore del castigo; si che
cattolici e nobili, o grassi borghesi nobilitati, il che fa lo stesso,
stanno in una umiltà che non impedisce l'esercizio de' loro privilegi,
per quanto recitino l'_Officio pro defunctis_ e l'altro _alla Vergine_,
rimanendo calmi, tirchi, in albagia, ultimi venuti _raillés_ ai Savoja
nel trapasso della monarchia verso il socialismo, — ultima tirannia
— per poter ricondurre a Roma li Scioani del Brembo ad instaurarvi,
compiacente Enrico Ferri, il Papa-Re, s'egli darà un bajocco di più
all'ora alli operai evoluti ed organizzati da' parroci democristi e
dalle _Camere del Lavoro_, dimentiche d'ogni patriottica italianità.
Quindi, troveremo ne' suoi inediti _Il libro delle bizzarrie_. dove
sarà condensato il triplo estratto e la quinta essenza dell'arguzia e
del pensiero dossiano, riposta nel barattolo _color di cielo sudicio,
dall'epigrafe «Filosofia»_. Preziosissima conserva di esperienza, su
cui il paradosso regna sovrano: il male ed il bene vi si innestano
a vicenda; si fecondano, aprono la cataratta al vaso di Pandora;
partoriscono le cose, li uomini e li avvenimenti; si determinano,
dalle categorie, i gradini e nulla appare dannoso «_nè dannosa la
malattia[65] nè la Farmacia e nemmeno la malattia, che fa pregiata
la sanità_». Leggendo, voi sapete, che, come Erasmo lodò _La Follia_,
egli inneggerà _al Colera_; che, come von Grabbe, goticamente, rimise
in discussione il Demonio con Dio, egli li riporrà di fronte; che,
come Hoxmann fu il demiurgo di pupattole mecaniche ed originalissime,
e Gustavo Kahn rivide il _Puppen-Fée, a delizia dei bambini grandi_;
egli, memore di Condorcet, per il ridicolo delli uomini politici,
scriverà una petizione al Parlamento Nazionale, di un mecanico, colla
quale propone a re costituzionale un suo fantoccio contrafatto, a viti
d'orologio ed a vita d'automa, che, ricaricato nelle solenne adunanze,
faccia, con maggior compitezza, l'ufficio di quest'altro di carne e
vivente.
La piacevolezza stampata lo fece richiamare da un procurator generale,
che videsi comparir davanti un alto funzionario decoratissimo della
Consulta; donde la meraviglia. Che, se Alberto Pisani ha dovuto
servire alla Nazione, passando sotto i lavorini monarchici della
uniforme diplomatica, ha pur sempre permesso a Carlo Dossi il
piacere della ribellione, quando risponde alla costituzionalità in
questo modo:[66] «Il re costituzionale può essere paragonato ad una
meretrice, che è, per così dire, proprietà di chi lo paga, ossia del
ministro al potere. — Cambia il ministro, ed egli cambia di gusti,
di idee, di desideri, fossero pure contrari al programma precedente.
Liberale-clericale-socialista, volta a volta, anarchico, se occorra,
il re costituzionale è sempre passivo, vigliacco sempre» Ma se questi
sceglie, dimostra la sua mentalità: ed allora: «Ogni[67] sovrano
scelse sempre presso di sè consiglieri condegni del suo cuore e del
suo ingegno. Trajano ebbe Plinio e Nerone Sejano: Napoleone I, una
plejade di illustri: Vittorio Emanuele II, Cavour: Vittorio Emanuele
III, Giolitti ed altri _ejusdem farinae_;» sì che data la terribile
necessità di uno Stato, di un Governo, dentro cui la libertà di
ciascuno è dimezzata, egli sceglie il meglio amministrato. «Io
griderò[68] sempre con Napoleone: _viva l'Impero!_ col Senato di Roma:
_viva la Repubblica!_».
Sfoggia, così, una mirabile galleria di contemporanei, verso cui
intende la nostra malignità divertita, la malignità sana dell'uomo
moralmente costituito, perchè rispetta i termini. Vi ammireremo:
_La Desinenza in A_, che illustra il feminismo eterno, _Ritratti
umani_, che riproducono volti di malati, di medici, di seccatori,
d'impertinenti e di canaglie... oneste. «Il colore imperante di
questi ritratti è la privazione d'ogni colore, cioè il nero — un
gran malumore, contro gli individui di quella razza, alla quale, pur
io ho il disonore di appartenere. Del che mi si fa grave carico. I
signori uomini e, specialmente, le signore donne, si sarebbero oggi,
a quanto contano i turiferari del loro amor proprio, così insaponati,
da non serbare più traccia del preistorico cannibalismo e vivrebbero
in una idilliaca comunanza pecorelle di candido zucchero, con roseo
nastro, sui prati di felpa verde... Sarà benissimo, nel contesto;
ma, intanto, la storia, anche contemporanea dell'umanità, è tutto
un cibreo di delitti impastato col sangue e tale rimane, benchè
l'assassinio sia chiamato eufonicamente valor militare, conquista il
furto, colpo di stato il tradimento, esperienza parlamentare la truffa
politica[69]». — Uditelo a ghignare: gorgogli e scoppi repressi di risa
ben modulate sopra le dieresi ottative della sobbillazione estetica:
«Oh, queste, no, non sono delle canaglie autenticate dal codice penale
— il quale, del resto, ha rotto molte maglie alla sua rete, donde
riescono i più malvagi-ben-vestiti —: oh, questi sono solamente que'
_malvagi-ben-vestiti_, di cui sopra, nella libera circolazione della
società, nel libero flusso e riflusso delle passioni». Tutti i giorni
ne ha incontrato una dozzina; mentre discorrevano, ne schizzò il
profilo intenzionale e saporito, caricatura ingrossata a punta secca di
Holbein, acquarello disinvolto e libero di Hogarth.