Fu indotta a dubitare quando il notajo, il vecchio amico di famiglia
dei loro cari defunti, si recò a farle visita. Caso veramente
straordinario, perchè le visite sue le erano da anni contate in
precedenza; il caso di visite eccezionali erasi verificato soltanto in
circostanze di speciale gravità.
Quando il notajo Invernizzi fu annunziato, Adele, gentile Penelope,
stava nel suo salotto intenta ad un ricamo, mentre Stella sorvegliava
il piccolo Gustavo che sudava tirando faticosamente delle aste sul
quinterno rigato.
— Vedi, diceva Stella, tu premi troppo colla mano, ed invece di aste
fai dei pali da telegrafo, ma non uno diritto. Tien leggiera la manina.
Gustavo assentiva del capo, ma la mano premeva ancor più pesantemente.
— Via, riposati... Ti affatichi meno quando vai a zappare nel tuo
giardinetto...
Adele sorrideva, e scorgendo la manina del bimbo tutta imbrattata
d’inchiostro:
— Gustavo, chiama l’Isabella e dille che ti lavi le mani; si direbbe
che hai intinte le dita nel calamajo e non la penna.
Gustavino non se lo fece ripetere, e sparì, lieto di sottrarsi alle
torture calligrafiche.
In quell’istante il domestico annunziava il dottor Pietro Invernizzi,
il notajo di Miralto.
Le due donne si guardarono sorprese; tale visita, a quell’ora
antimeridiana, di un personaggio visibile solo nelle grandi solennità
di capo d’anno, degli onomastici e genetliaci di famiglia, inquietò
Adele.
L’imbarazzo del vecchio legulejo non era fatto per tranquillare la
contessa, alzatasi ad incontrare il visitatore, il quale si profondeva
in iscuse per il disturbo, a quell’ora; ma gli affari passan sopra le
convenienze.
Tali cerimonie sembrarono ancor più inopportune, stante che il notajo
trattava tuttavia Adele col tu confidenziale, come da fanciulletta.
— Anzi, signor Pietro, è un favore doppio, perchè spero rimarrà a
colazione con noi. È un regalo; se non avessi Stella, che la sua mamma
mi concede l’intiera giornata, sarei sola con Gustavino, come santa
Genovieffa nella foresta... Si ricorda? Fu lei a regalarmene la storia
tutta illustrata, passata in eredità a Gustavino.
Il notajo sorrise a quel richiamo degli anni lontani, s’assise
ringraziando e scusandosi di non poter accettare l’invito:
— Gli affari, i clienti, lo studio, l’incapacità de’ commessi...
Poi, rabbujandosi, sottovoce:
— Adele devo parlarti d’affari.
Ed accennò a Stella, per far comprendere che non avrebbe voluto
testimonî.
Adele impallidì. Che cosa mai poteva essere sopravvenuto? Perchè quel
mistero?
— Oh, dottore, non tema di parlare in presenza di Stella; è la mia
confidente. In ogni modo le ripeterei ciò ch’ella mi avrà detto. Per
essa non ho segreti.
— Come vuoi, Adele.
Imbarazzato, il notajo entrò in materia con grande solennità.
— Tu sai che, dopo steso il contratto matrimoniale, io non mi sono
immischiato più nei vostri affari, all’infuori dell’amministrazione e
dell’impiego del capitale affidatomi dal conte Giuliano. E, devo dire
la verità, non solo del mio intervento non vi era bisogno, ma neppure
del mio consiglio, perchè nessun amministratore era più prudente e più
oculato di Giuliano. La tua dote poteva avere impiego più proficuo,
non più sicuro. H vostro reddito non era mai speso intieramente, e le
economie si capitalizzavano ingrossando il vostro patrimonio.
«Da sei mesi tutto è mutato, ed io sento dovere, per l’affetto che ho
portato ai vostri genitori, per il bene che vi voglio, di intervenire.
Adele lo fissò esterrefatta, senza dire parola. Stella aveva alzata la
pallida testa in atteggiamento di ansiosa attenzione.
— Dimmi la verità, Adele. Hai tu dato il consenso a tuo marito di
disporre altrimenti della tua dote, depositata alla Cassa di Risparmio?
— Sì! rispose Adele arrossendo. Avrei dovuto prevenirla. Ma Giuliano
non lo desiderava.
— Imprudente! Perchè non chiedermi consiglio? Non hai pensato che si
trattava non solo dell’interesse tuo, anche di quello di tuo figlio?...
di Gustavino?
— Di mio figlio? sclamò la madre sempre più ansiosa. Che è dunque
avvenuto? Dottore, per carità, mi dica tutto. Sono coraggiosa, mi dica
tutto.
— Tutto, figlia mia, perchè è necessario. Tutto ciò che so. Da giorni
avrei dovuto venire da te... Ma, la situazione non era come ora
allarmante, e poi io non sapevo del nuovo impiego della tua dote...
Perchè nascondermi la verità? L’Istituto Romano da tempo mi aveva
chiesto informazioni sulla condizione economica di tuo marito. Credendo
si trattasse dell’acquisto di qualche stabile, operazione mille volte
da me consigliata nel tuo interesse, le mandai eccellenti. Dissi la
verità... Ora, da Roma, mi si scrive... mi si scrive di consigliarti
a garantire la tua dote compromessa in operazioni di borsa, con una
ipoteca sugli stabili di tuo marito.
Adele scattò, esclamando:
— Non è possibile... Una nuova calunnia!
Il notajo, da uomo prudente, tacque aspettando che la bufera fosse
passata, per ritentare la carica al ritorno della calma.
La contessa Adele, dopo il primo scatto di ribellione, scoppiò in
pianto. Pur troppo la verità, alla quale si era ostinatamente rifiutata
di credere, si faceva strada nella sua mente, ed ormai le appariva
fulgida, inoppugnabile.
Si accovacciò nell’angolo del canapè, e, coprendosi il volto, per
nascondere le lacrime:
— Lo sentivo! Lo sentivo! Malaugurata elezione!
Stella ed il notajo stavano muti, rispettando il dolore della povera
donna...
Stella conosceva la vita dissipata di Giuliano, per le voci meno
ritegnose ch’erano giunte fino alla sua casa; ma s’era ben guardata
di parlarne all’amica, per non addolorarla, tentando anzi rassicurarla
allorchè, dubbiosa, Adele le confidava le sue ansie.
Stella, pentita del silenzio, accusando sè stessa di avere aggravata la
situazione, si avvicinò all’amica ed abbracciandola confuse le proprie
alle lacrime di lei, invocando perdono.
— Ora è necessario, Adele, che tu faccia ciò che il signor notajo ti
consiglia.
In quel punto entrò chiassoso il piccolo Gustavo che, sorpreso di
trovare nel salotto uno straniero, intimidito dalla di lui barba
bianca, ristette... Scorgendo la mamma in lacrime, fece atti di
minaccia contro il nuovo venuto, e piangendo egli pure corse a
nascondere la testina bionda sul seno materno...
— Mamma, perchè piangi? Che cosa ti ha fatto quel brutto signore?
Gruppo pietoso! Anche la pupilla del dottor Pietro era inumidita.
— Faccia ciò che crede nell’interesse del mio bimbo, signor dottore,
soggiunse la contessa, stringendo fra le braccia il piccino. Faccia
come vuole, e scriva lei; per carità, scriva a Giuliano di ritornare...
subito. Eravamo tanto felici! Troppo felici! Dio ci ha puniti...
«Almeno questa sventura valesse a farlo ritornare... Gli scriva! E
faccia ciò che vuole! Firmerò tutto!