CAPITOLO IX.

Un dietroscena politico.

Ruggeri ebbe un pentimento di aver insistito per la partenza immediata.

Il diretto Roma-Firenze-Milano lo lasciava a Piacenza, ove, dopo lunga

attesa, un treno misto lo avrebbe condotto a Miralto alle tre dopo la

mezzanotte.

I trasbordi notturni invernali, le continue interminabili fermate a

tutti i punti neri della carta geografica ferroviaria, lo squallore

delle stazioni secondarie deserte, l’aggirarsi silenzioso, come di

ombre, de’ guardafreni muniti di lanterne, i bagliori intermittenti

delle torcie a vento dalle fiamme rossiccie, la lentezza del treno,

hanno qualche cosa di funereo; un supplizio orribile per chi è afflitto

dalla febbre dell’impazienza di giungere alla meta.

L’orario prometteva l’arrivo per le tre; Ettore scese di carrozza alle

quattro.

Qual vantaggio su Giuliano, che sarebbe giunto alle dieci del mattino?

Alle quattro di notte, a Miralto, in novembre, perfino i lucignoli

delle lampade a petrolio dormono avvolti nel lenzuolo di nebbia, che

tutti gli Edison del mondo non riuscirebbero a rendere trasparente.

I due alberghi, il _Leone di San Marco_, e la _Croce di Malta_, a

quell’ora, certamente chiusi; non un facchino per portare la valigia, e

la stazione immediatamente chiusa appena ripartito il treno; una lunga

infilata di carrettoni funebri, simili a quelli dell’ospedale; fra il

rosseggiare delle torcie a vento, un grandioso funerale di miserabili.

Ettore, trovatosi solo sul piazzale della stazione, si dolse di

averne lasciata chiudere la porta. Meglio avrebbe fatto chiedendo

ospitalità per qualche ora. Solo, in quella immensità di bujo e di

nebbia non avrebbe mai potuto orizzontarsi per quanto pratico dei

luoghi... Un gran piazzale fiancheggiato da due allee di alberi, due

ripide scarpe a destra ed a sinistra senza parapetto, e più innanzi

lo stradone provinciale, una specie di argine più alto di parecchi

metri del fossato delle antiche mura, parallele alla strada, e dei

prati svolgentisi sulla destra, poi ancora una svolta a mano manca

per giungere alla porta di San Valerio, tagliata nello spessore

degli enormi muraglioni medievali. Entrato in città, meno male!

tastando le muraglie, colla scorta dei radi bagliori dei fanali,

affogati nell’atmosfera fumosa, viscida e nera, avrebbe forse potuto

raccapezzarsi. Ma come giungere fino alla porta, lontana più di un

chilometro?

— Decisamente Giuliano aveva ragione. Meglio era partire col diretto...

Ma, in provincia, i duelli, come nei romanzi, si fanno pur sempre

all’alba; necessario quindi, per impedirlo, giungere prima del giorno.

«Il giorno? Quando verrà? Con questa maledetta nebbia sarà notte anche

a mezzodì.

«E quel signor sottoprefetto che non si è neppur degnato di mandarmi ad

incontrare? Scommetto, Giuliano si è dimenticato di telegrafargli!

Ettore calunniava il degno funzionario, troppo cortese per non aver

dato ordine a due agenti di incontrare l’ex-deputato e di scortarlo in

città.

Anche il proprietario della _Croce di Malta_ era stato prevenuto

dell’arrivo di Ruggeri; ma, meno previdente, l’albergatore non si era

curato di mandare alla stazione.

Ruggeri, nel più grande imbarazzo, si accingeva ad affrontare il bujo,

tentando la traversata.

— Sarò guardingo per non precipitare nel fossato... Per altro, come

imboccare lo stradone?

Mentre in pensiero si proponeva la soluzione del difficile problema,

sentì rumore di passi e credette intravedere a pochi metri un barlume.

— Chi è là?

Una voce rispose interrogando:

— L’onorevole Ruggeri?

— Sì. E voi, chi siete?

— Mi manda il commendatore Cerasi.

— Perchè non eravate all’arrivo del treno?

— La nebbia è tanto densa, che io ed il mio compagno ci siamo smarriti.

Non abbiamo avuto mai un nebbione tanto fitto. Mi sono orizzontato

soltanto quando sentii il fischio della locomotiva. Ho lasciato il mio

compagno sullo stradale; rispondendo al mio richiamo, ci indicherà la

direzione che dobbiamo seguire.

L'onorevole · 第 17 / 39 题