Un dietroscena politico.
Ruggeri ebbe un pentimento di aver insistito per la partenza immediata.
Il diretto Roma-Firenze-Milano lo lasciava a Piacenza, ove, dopo lunga
attesa, un treno misto lo avrebbe condotto a Miralto alle tre dopo la
mezzanotte.
I trasbordi notturni invernali, le continue interminabili fermate a
tutti i punti neri della carta geografica ferroviaria, lo squallore
delle stazioni secondarie deserte, l’aggirarsi silenzioso, come di
ombre, de’ guardafreni muniti di lanterne, i bagliori intermittenti
delle torcie a vento dalle fiamme rossiccie, la lentezza del treno,
hanno qualche cosa di funereo; un supplizio orribile per chi è afflitto
dalla febbre dell’impazienza di giungere alla meta.
L’orario prometteva l’arrivo per le tre; Ettore scese di carrozza alle
quattro.
Qual vantaggio su Giuliano, che sarebbe giunto alle dieci del mattino?
Alle quattro di notte, a Miralto, in novembre, perfino i lucignoli
delle lampade a petrolio dormono avvolti nel lenzuolo di nebbia, che
tutti gli Edison del mondo non riuscirebbero a rendere trasparente.
I due alberghi, il _Leone di San Marco_, e la _Croce di Malta_, a
quell’ora, certamente chiusi; non un facchino per portare la valigia, e
la stazione immediatamente chiusa appena ripartito il treno; una lunga
infilata di carrettoni funebri, simili a quelli dell’ospedale; fra il
rosseggiare delle torcie a vento, un grandioso funerale di miserabili.
Ettore, trovatosi solo sul piazzale della stazione, si dolse di
averne lasciata chiudere la porta. Meglio avrebbe fatto chiedendo
ospitalità per qualche ora. Solo, in quella immensità di bujo e di
nebbia non avrebbe mai potuto orizzontarsi per quanto pratico dei
luoghi... Un gran piazzale fiancheggiato da due allee di alberi, due
ripide scarpe a destra ed a sinistra senza parapetto, e più innanzi
lo stradone provinciale, una specie di argine più alto di parecchi
metri del fossato delle antiche mura, parallele alla strada, e dei
prati svolgentisi sulla destra, poi ancora una svolta a mano manca
per giungere alla porta di San Valerio, tagliata nello spessore
degli enormi muraglioni medievali. Entrato in città, meno male!
tastando le muraglie, colla scorta dei radi bagliori dei fanali,
affogati nell’atmosfera fumosa, viscida e nera, avrebbe forse potuto
raccapezzarsi. Ma come giungere fino alla porta, lontana più di un
chilometro?
— Decisamente Giuliano aveva ragione. Meglio era partire col diretto...
Ma, in provincia, i duelli, come nei romanzi, si fanno pur sempre
all’alba; necessario quindi, per impedirlo, giungere prima del giorno.
«Il giorno? Quando verrà? Con questa maledetta nebbia sarà notte anche
a mezzodì.
«E quel signor sottoprefetto che non si è neppur degnato di mandarmi ad
incontrare? Scommetto, Giuliano si è dimenticato di telegrafargli!
Ettore calunniava il degno funzionario, troppo cortese per non aver
dato ordine a due agenti di incontrare l’ex-deputato e di scortarlo in
città.
Anche il proprietario della _Croce di Malta_ era stato prevenuto
dell’arrivo di Ruggeri; ma, meno previdente, l’albergatore non si era
curato di mandare alla stazione.
Ruggeri, nel più grande imbarazzo, si accingeva ad affrontare il bujo,
tentando la traversata.
— Sarò guardingo per non precipitare nel fossato... Per altro, come
imboccare lo stradone?
Mentre in pensiero si proponeva la soluzione del difficile problema,
sentì rumore di passi e credette intravedere a pochi metri un barlume.
— Chi è là?
Una voce rispose interrogando:
— L’onorevole Ruggeri?
— Sì. E voi, chi siete?
— Mi manda il commendatore Cerasi.
— Perchè non eravate all’arrivo del treno?
— La nebbia è tanto densa, che io ed il mio compagno ci siamo smarriti.
Non abbiamo avuto mai un nebbione tanto fitto. Mi sono orizzontato
soltanto quando sentii il fischio della locomotiva. Ho lasciato il mio
compagno sullo stradale; rispondendo al mio richiamo, ci indicherà la
direzione che dobbiamo seguire.