COMUNICATO.

«Riceviamo e di gran cuore pubblichiamo, rendendo omaggio alla

lealtà del nostro avversario:

«_Onorevole Direzione del giornale_ L’ONESTO.

«Avendo letto oggi sul giornale il Ventriloquo un articolo

contenente gravi insinuazioni a carico di una gentildonna e di una

rispettabile signorina, mi affretto a dichiarare che respingo ogni

solidarietà col disgraziato redattore, che acciecato trascorse a

tal punto, e deploro altamente l’inqualificabile pubblicazione. Per

i miei rapporti precedenti col citato giornale avrei potuto essere

sospettato annuente, però, a tutela del mio onore, mi rivolgo

alla di lei cortesia, signor Direttore, perchè voglia far pubblica

questa mia dichiarazione. Ringraziando:

«A. BERTASI EX DEPUTATO.»

— Come lo riconosco a tale lettera, il bravo Bertasi! È doloroso il

trovarsi in lotta contro di lui! sclamò Giuliano, alquanto tranquillato

dai due commenti all’articolo calunniatore.

— Vedi! vedi, qual uomo sei!? sclamò indispettito Ruggeri, che fra

l’altre aveva scoperta la lettera datata da Miralto, da Giuliano non

ancora aperta. Qui hai una lettera col timbro di Miralto, e non ti sei

neppure degnato di lacerarne la busta. Vedila subito; vi saranno altri

particolari.

— Ah, la lettera del commendatore Cerasi... disse Giuliano... Jeri sera

rientrai tardi; la mattinata l’ho passata scrivendo; stavo per aprirla,

quando sei venuto. Con mano tremante ruppe il suggello di cera portante

lo stemma dei Cerasi. Era una lunga lettera scritta a caratteri grossi,

inclinati a sinistra; a prima vista un manoscritto, gotico; l’illustre

professore Lombroso avrebbe potuto dedurre il carattere dell’uomo da

quella calligrafia, che nella dura regolarità rivelava la fermezza e la

metodicità del burocratico politico. Giuliano, nella paurosa curiosità,

saltò i primi foglietti, cominciando dalla chiusa, e lesse ad alta

voce:

«La signora contessa non ne sa nulla; per fortuna non legge i

giornali e non ricevendo alcuno, non è a temersi il pericolo di una

indiscrezione.

«L’indignazione in tutto il collegio è grande e, dal punto di vista

politico-elettorale, la sudicia pubblicazione ha giovato.

«Basterà presentare alla giunta delle elezioni un simile documento,

per provare in qual modo combattano ed abbiano combattuto i nostri

avversarî, che sono pure gli avversarî delle istituzioni. Il di

lei competitore, l’ex deputato Bertasi, tenta abilmente prevenire

il colpo con una lettera che l’_Onesto_, troppo ingenuamente, ha

pubblicata. Era al suo _Ventriloquo_ che doveva mandarla.

«Ma la giunta ed il pubblico non saranno tanto ingenui da prestar

fede alla ipocrita e tardiva resipiscenza...

— Ah, questo è troppo! sclamò Ruggeri. Bertasi è un galantuomo...

— Ne sono convinto anch’io, rispose Giuliano... Pure, ciò che dice il

sottoprefetto è assennato... Un documento simile deve essere una prova

capitale davanti alla giunta.

— E tu lo vorresti portare in giunta? Compromettere l’onore di

tua moglie, trascinare il di lei nome davanti a giudici cinici, i

quali, pur dandoti ragione, piglierebbero per vangelo le calunnie,

ridendo della tua ingenuità? Non sai che al male si crede sempre, più

facilmente che non al bene? Non ti basta dello scandalo di Miralto, per

volerlo rinnovare alla Camera? A Miralto la tua Adele è conosciuta,

quindi rispettata come una santa... A Miralto non vi è un solo

individuo che possa credere ad una sillaba di quell’articolo; ma, qui,

a Roma, la città degli scandali! Il tuo sottoprefetto, per avere avuta

una simile idea, deve essere un fiero farabutto.

Giuliano, che non aveva trovate obiezioni, ballottato nell’incertezza,

quantunque tranquillato dall’assicurazione che la sua Adele viveva

nella completa ignoranza dell’accaduto, continuò la lettura:

«È anche importante evitare il duello del mio segretario Guglielmi.

Un duello sanerebbe tutto dal punto di vista politico, perchè

la di lei personalità scomparirebbe e il grave scandalo, senza

scemare negli effetti morali, assumerebbe davanti ai magistrati

parlamentari il carattere di una bega di innamorati e non di un

fatto politico. La mia autorità non vale presso quel ragazzaccio

di Guglielmi, che al mio divieto rispose colle dimissioni.

Riservandomi di usare la forza in caso estremo, sarebbe bene che

ella intervenisse direttamente per ottenere la desistenza, senza

ch’io sia costretto ad aggravare lo scandalo.

«Venga dunque a Miralto, se gli affari glielo concedono. In ogni

modo telegrafi e scriva, affinchè io sappia a che attenermi.

«Con affetto e stima,

«_Suo devotissimo_ CERASI.»

— Siamo d’accordo! sclamò Ettore, quando la lettura fu finita.

D’accordo, partendo da punti diametralmente opposti. Egli vuole

gonfiare lo scandalo per servirsene come arma di difesa politica;

da Miralto vuol portarlo a Roma onde eternarlo negli archivi della

Camera, e propalarlo dal tribunale della giunta; io voglio che muoja

ove è nato, nel fango di Miralto. Le dimissioni di quell’imbecille di

segretario aggravano ancora il fatto, lo _Svegliarino_ di stamattina ne

ha già parlato.

«Via, prepara la valigia, annunzia per telegrafo il tuo ritorno e

piglia il treno delle tre.

«Un duello, e nessuno toglierà di testa alla gente che il Guglielmi sia

l’amante di tua moglie.

Giuliano non rispose. Gettata la lettera sul tavolo, senza neppur

leggerne i primi fogli, si mise a passeggiare concitato per l’angusto

salotto, indeciso sul da fare.

— Appunto alle tre dovrei essere presentato al presidente del

Consiglio, sclamò arrestandosi d’un tratto... Non posso mancare.

Partirò stasera.

— Stasera sarà troppo tardi! proruppe Ruggeri indignato. Metteresti

l’udienza del ministro in bilancia coll’onore della tua famiglia?

— Parti tu... sarà meglio. Io ti raggiungerò domattina, pigliando il

treno delle dieci stasera!

A Ruggeri caddero le braccia... Sdegnò aggiungere altre sollecitazioni.

— Partirò, disse; ma, dammi la parola d’onore che domattina sarai a

Miralto.

— Te la do, rispose Giuliano porgendo la mano all’amico.

Ettore finse di non avvedersene e non stese la sua. Susseguì lungo

silenzio, imbarazzante per entrambi.

Pure l’affetto, in Ruggeri, prevaleva allo sdegno. Sorgendo finalmente

da sedere, in atto di congedarsi, disse:

— Forse meglio così! Domattina a Miralto. Previeni il sottoprefetto

della mia partenza. Spero che, all’arrivo, tu avrai soltanto da

ratificare e mettere lo spolvero su ciò che avrò combinato. Tu va dal

tuo presidente del Consiglio, e dio te la mandi buona!

«A domani adunque! riprese sorridendo.

Ma, appena uscito, scotendo il capo mormorò:

— Disgraziato! Non c’è nulla da farne, nulla da sperarne. Ormai si

preoccupa più della convalidazione che della famiglia, del suo amore,

del suo onore!

L'onorevole · 第 16 / 39 题