Finalmente solo!
L’onorevole Giuliano Sicuri al partire del treno stette lungamente allo
sportello, sventolando egli pure il fazzoletto; quando la stazione di
Miralto scomparve allo sguardo, dileguandosi nella nebbia, rialzato il
cristallo, si lasciò cadere affranto sul sedile, sclamando:
— Finalmente solo!
Poi, come punto da rimorso, soggiunse:
— Povera Adele!
Quel poco lusinghiero _finalmente_ non era stato pronunziato
all’indirizzo della sposa, bensì della folla degli acclamanti
importuni.
— Finalmente solo!
Da quindici giorni di agitazione febbrile, non un minuto di
raccoglimento, e fu con un senso di infinita soddisfazione che
finalmente si sentì liberato da’ suoi cari elettori, assai più caldi
negli entusiasmi della vittoria, che non nei cimenti della lotta e nel
concorso alle urne.
Infatti l’eletto aveva superato di un centinajo di voti appena il
candidato radicale.
Per una candidatura improvvisata era già un bel successo!
Successo? Il neo deputato sorrise con amarezza. Successo? L’appoggio e
le violenze del Governo, le migliaja, le molte migliaja di lire profuse
negli ultimi giorni della battaglia, la fondazione di un giornale,
l’_Onesto_, passività permanente, ventimila manifesti affissi fin
sugli alberi, in aperta campagna, la dedizione completa al ministero,
la sconfessione piena delle vagheggiate utopie politiche giovanili,
l’abbandono degli antichi amici, rotta la calma dolce della onesta
esistenza vissuta nell’adorazione della sua Adele e del bambino,
tutto ciò per gli sbaragli e le malsane agitazioni della carriera
parlamentare.
Fu una follìa! Se dovesse ricominciare ci penserebbe due volte,
tanto più che la vittoria non fu completa. I reclami degli elettori
avversarî potrebbero essere accolti dalla giunta delle elezioni. In
tal caso, l’onta e lo scorno della proclamazione dell’avversario, o
l’annullamento colle ansie tormentose, le angoscie, le brighe umilianti
di una nuova, rovinosa lotta elettorale.
Qual demone lo invase?
Pensoso stette a riguardare dal cristallo appannato la fuga vertiginosa
dei campi, che al rapido passaggio del treno sembrava precipitassero in
abissi invisibili.
I gelsi nani, le quercie, i pioppi giganteschi denudati del loro
fogliame, Briarei fuggenti colle braccia al cielo in atto di maledire,
gli sfilavano innanzi come fantasmi, fantasticamente veloci. Corteo
infinito, fiancheggiato dalla filata interminabile dei pali telegrafici
inseguentesi senza posa per abbattersi al suolo, quali raggi di una
immensa ruota della quale non veggasi che la sommità. Tratto tratto,
ad interrompere la desolante monotonia, un casello di cantoniere,
sparito appena intraveduto, qualche stazione di terz’ordine, negletta
dall’aristocratico diretto, che senza rallentare l’attraversa ululante.
Cinque minuti di fermata a Voghera e la corsa fu subito ripresa.
Frattanto abbujava.
Il tramonto di una giornata di nebbia non si descrive, è il funerale
della natura; nulla di più rattristante, e le fantasticherie del
conte Giuliano si facevano tetre; ormai gli pareva indubitabile
l’annullamento della propria elezione, avvenuta realmente in condizioni
troppo scandalose, ne conveniva.
— Come ritornare a Miralto dopo tale affronto? Bisognerà esulare, sarei
lo zimbello del collegio. Il giornale avversario, il _Ventriloquo_,
mi metterà in ridicolo ad ogni numero... Le minaccie di processi per
corruzione... E colle recriminazioni dei nemici, le condoglianze degli
amici! Andremo a vivere a Milano... Giuro di non ricaderci mai più!
Addio politica. Vivremo felici... Felici?!
«Si potrà essere felici, dopo un sì grave disastro morale?
«No! no! Il dado è tratto, sono deputato e deputato sarò, dovessi
mettere il mondo sossopra. Se la giunta annullerà l’elezione, rimarrò
sulla breccia, al mio posto di combattente... La vedremo! Sarò
rieletto, dovessi rovinarmi, dovessi costruire a spese mie gli argini
ed i ponti promessi dal Governo per favorire la mia candidatura. Meglio
la rovina economica del fallimento morale!........ E dire che soltanto
venti giorni fa non ci pensavo neppure!
*
* *
Il rimpianto dell’onorevole Sicuri si apponeva al vero; l’idea
della deputazione non gli era mai frullata pel capo, neppure nelle
fantasticherie giovanili di gloria, anche allorchè il suo amico, più
che amico fratello, un fratello maggiore... di vent’anni, allorchè
Ettore Ruggeri, vigente lo scrutinio di lista, fu l’eletto della
minoranza, Giuliano non sentì alcuna velleità parlamentare per
l’avvenire. È vero, bensì, che il deputato Ruggeri alle prime delusioni
si era ritirato dalla Camera, non volendo saperne altro di rielezione.
La prova gli era bastata ed i consigli suoi al giovane amico non furono
certo incoraggianti a tentare la sorte delle urne, allorchè Giuliano
avrebbe coi trent’anni raggiunta l’eleggibilità.
Il destino volle altrimenti. Sullo scorcio dell’ottobre, il conte
Sicuri ricevette la visita del sottoprefetto, il quale, scusandosi
dell’ora indebita, le nove del mattino, disse dovergli fare una
comunicazione di somma importanza.
— Una comunicazione di somma importanza a me? chiese meravigliato
Giuliano.
— Precisamente, a lei... Non si impensierisca. Le sono buone notizie,
tanto che non volli tardare a comunicargliele. La fortuna vien
dormendo, ed io ho sollecitato per recargli la buona novella al suo
svegliarsi, soggiunse con fare malizioso lo sperticato funzionario.
Poi, dopo essersi sdrajato in tutta la sua longitudine nella poltrona,
cortesemente additatagli da Giuliano:
— Indovini di che si tratta! Gliela do in mille.
E stette sorridente col capo appoggiato allo schienale, in attesa che
il suo Edipo sciogliesse l’enimma.
— Metterei inutilmente il cervello alla tortura, perchè davvero non
riesco ad imaginare neppur lontanamente di che cosa possa trattarsi,
rispose alquanto allarmato Giuliano, il cui volto esprimeva maggiore
inquietudine che curiosità. Dica, signor sottoprefetto, dica senza
tanti preamboli. Buona o cattiva, la notizia, preferisco saperla
subito.
— Mi permetta prima una domanda.
Giuliano approssimò la sedia al sibillino funzionario, aderendo col
gesto.
— Non ha ella mai pensato a portarsi candidato alla deputazione?
— Mai! D’altronde ho compiuti i trent’anni da tre mesi appena... Se
mai, il tempo ce l’ho davanti a me.
— Ah, li ha compiuti! Meno male! Ella mi leva una spina dal cuore.
Temevo fosse ineleggibile per l’età. Dopo nuova, lunga pausa il
sottoprefetto riprese di scatto:
— Se le offrissi la candidatura di Miralto, garantendole con novanta
probabilità su cento la riuscita, l’accetterebbe?
— Io?! sclamò Giuliano sbarrando gli occhi, al colmo della sorpresa.
Io? Che le viene in mente, signor sottoprefetto? È impossibile!
D’altronde non otterrei cinquanta voti.
— Non si preoccupi di ciò. Ai voti ci pensiamo noi.
— Lei sa ch’io sono amico del Bertasi, il candidato radicale; siamo
compagni d’infanzia. L’atteggiarmi a di lui competitore, ora che la
sua candidatura è posta con tante probabilità di riuscita, sarebbe una
cattiva azione.
— In politica non vi sono amici, replicò sentenziosamente il
funzionario, accavallando le lunghe gambe, che l’imbarazzavano più
che mai, per il livello bassissimo della poltrona. In politica vi sono
alleati od avversarî, alleanze o inimicizie temporanee. In politica non
vi sono cattive azioni. Creda alla mia esperienza. Nella politica ci
sto da trent’anni.
Giuliano, poco edificato dalle teorie del sottoprefetto, preferì non
rispondere, ben deciso di non adottarle ad alcun patto. Si limitò a
sorridere, diniegando del capo, come per dire: Ella non mi convince!
lì tentatore non si diede per vinto, levò dalla tasca in petto del
burocratico palamidone un foglio che porse a Giuliano.
— Un telegramma di Stato diretto a lei, firmato dal ministro La Fossa.
Ma, è cifrato, per me è peggio che arabo. Che ci ha a fare in tutto ciò
il ministro d’agricoltura e commercio?
Il sottoprefetto gli presentò un altro foglio:
— Quello è il documento originale, questo ne è la traduzione.
Giuliano lesse:
«_Commendatore Cerasi, sottoprefetto_
«MIRALTO.
«Firmato decreto destituzione sindaco comune Roncallo per indebita
ingerenza elettorale, avendo raccomandato candidato radicale.
«Urge contrapporre subito candidatura Sicuri, per informazioni
assunte persona gradita. Intendasi prefetto. Garantisca nome mio
deposito Stalloni, prometta intangibilità pretura, arginatura
domandata.
«_Ministro_ LA FOSSA.»
— Che vuol dire tutto ciò e come mai posso essere io gradito al
Governo, io, che pur astenendomi dalle lotte politiche, ho sempre
e notoriamente professate idee democratiche?... E come c’entra il
ministro d’agricoltura in materia di elezioni?
Il funzionario tentatore non potè trattenere un sorriso di
compatimento. Paternamente soggiunse:
— Si vede, signor conte, che ella si è completamente disinteressato
della politica, altrimenti saprebbe che il ministero attuale è
eminentemente democratico. I voti trionfali delle ultime sedute
precedenti lo scioglimento della Camera, segnarono la ricostituzione
della Sinistra. Il ministero è più radicale di lei, signor conte. Non
badi agli uomini, veda i programmi, e il programma ministeriale è: _non
imposte, pareggio colle economie, democratizzazione della finanza,
discentramento amministrativo, guerra ai moderati_... Reazionarî,
continuò il sottoprefetto per conto suo, i quali con astuta simulazione
ostentano liberalismo maggiore di quello della nuova antica sinistra
storica.
— In tal caso, perchè combattere con tanto accanimento il candidato
Bertasi, il quale è pure un radicale; perchè destituire il sindaco di
Roncallo, colpevole di averlo appoggiato?
— Apparenti anomalìe elettorali, le quali hanno la loro ragione,
la loro logica, nelle anomalìe parlamentari. Se in alcuni casi è
necessario tener conto de’ programmi e non degli uomini, in altri,
viceversa, bisogna trascurare i programmi di quegli uomini, che ci sono
o ci possono essere utili, e che apertamente o in segreto ci servono.
Per un Governo intelligente il deputato non è che un voto. Il programma
per gli elettori non conta, quando il voto sia assicurato al Governo.
Vi sono radicali e radicali. Un eminente uomo di Stato li distinse
in migliori e peggiori. Migliori quelli che votano per il Governo;
necessariamente i peggiori sono gli altri, i quali, rinnegando le loro
origini, non sdegnano votare colla opposizione di destra, contro il
ministero.
— Io dovrei schierarmi coi migliori.
— Certamente! Con termine più moderno, ma non meglio appropriato, fra
i legalitarî, un vivajo di sottosegretarî di Stato, un semenzajo di
ministri. L’avvenire infatti deve essere dei legalitarî, continuò il
sottoprofetto non senza lasciar trasparire un zinzino d’ironia. Pochi,
ma buoni. Affermandosi radicali conservano la popolarità in piazza;
ministeriali, hanno l’appoggio ed i favori del Governo; legalitarî,
cioè nella legge e per la legge, sono benevisi a corte, garanzia il
loro ossequio allo Statuto, legge fondamentale, alle istituzioni, alla
dinastia.
— Dunque il competitore Bertasi?
— Dei peggiori! Votò colla destra contro il ministero nella passata
legislatura, si ostina a dirne male ne’ proclami e nei discorsi;
necessario, quindi, eliminarlo. Ecco perchè le propongo la candidatura
di Miralto a nome del Governo.
— Del ministro di agricoltura, che mi pare dovrebbe entrare come i
cavoli nelle cose elettorali.
— Ella è nell’errore. Anzitutto i depositi stalloni dipendono da lui,
e per Miralto è questione di somma importanza. Il ministro La Fossa,
poi, è uno specialista distintissimo in materia elettorale. Se non è
ministro dell’interno gli è perchè quel dicastero, a cui era designato,
se l’è voluto serbare il presidente del Consiglio; ma, le elezioni
furono a lui affidate, sono da lui preparate. Egli è il perno su cui si
aggira il suffragio universale, lui la molla della volontà del paese.
Il sottoprefetto sorrise ammiccando co’ piccoli occhî grigi sormontati
dalle folte sopracciglia.
— Vede? il telegramma non passa neppure per la via gerarchica del
prefetto! E se il ministro telegrafa direttamente a me, è perchè il
ministro sa quello che si fa.
«Gli uomini dalle economie vorrebbero abolire le sottoprefetture!!
Sarebbe come se nell’esercito si volessero abolire i sottotenenti ed i
luogotenenti, per aver soltanto dei capitani. Se ne accorgerebbero il
giorno della battaglia.... Le nostre sono battaglie elettorali.
«Col sistema rappresentativo, caro conte, i gregarî alla difesa delle
istituzioni siamo noi... Combattiamo senza gloria e senza compensi... E
di morti non ne lasciamo pochi... nelle crisi ministeriali.
Riscaldandosi, il sottoprefetto con un gran sospiro continuò:
— Ero alla vigilia di essere nominato prefetto; venne il 18 marzo 1876,
e dalla Sinistra fui sbalestrato in Sardegna, poi in Sicilia; nomade
per dieci anni come uno zingaro, sottoprefetto a vita, pure servo con
eguale amore la Sinistra che mi ha rovinato... È vero, soggiunse con un
sorriso maligno, che rovina anche l’Italia!
Il commendatore, avvedendosi di aver detto troppo e di aver dimenticata
nella foga delle recriminazioni la sua missione, si arrestò osservando
con trepidazione l’interlocutore, che a sua volta appariva turbato alle
indiscrezioni del poco diplomatico ambasciatore.
Giuliano stava per parlare, quando il commendatore, sorgendo di scatto
da sedere, si svolse in tutta la sua lunghezza ed in atto di congedarsi
soggiunse:
— Signor conte, non sono tanto indiscreto da pretendere una risposta
immediata. Rifletta; abbiamo tempo sino a domani. Venni io stesso da
lei, ma è bene non mi vedano. Gli avversarî potrebbero indovinare lo
scopo delle mie visite... La aspetterò al mio ufficio fino alle cinque
pomeridiane... Ma, non più tardi di domani...
E senza lasciar tempo a Giuliano di aggiungere parola, si accommiatò,
accompagnato fin sullo scalone dall’ospite, che non seppe formulare un
rifiuto immediato o reciso, come avrebbe voluto.
— Avrò modo domani! pensò.
Per conto suo il commendatore Cerasi se n’andò punto contento di sè.
— Lo affrontai troppo brutalmente prima, ho chiacchierato troppo dopo.
Se avessi insistito per una risposta immediata, sarebbe stata negativa.
La notte porta consiglio e domani si arrenderà a discrezione. Lo
conosco il conte, l’incertezza in persona... Ha gli occhi azzurri come
le bambole di Parigi; tutti così gli uomini dagli occhî cerulei.
«Se rifiuta, è un disastro. Ove trovare altro candidato che possa avere
la minima probabilità di riuscita?
Rientrando, il sottoprefetto fu affrontato dalla sua metà.
— E così?
— Il tuo candidato non sembra entusiasta della nostra proposta.
— Rifiuta?
— Oggi avrebbe rifiutato... Non gliene ho lasciato il tempo... Domani
assentirà.
— Se ne parla a sua moglie, vi si opporrà. La conosco quella smorfiosa.
Cadrà in isvenimento al solo accenno di dover separarsi per un giorno
dal suo Giuliano. Bisognava strappargli subito l’assentimento, subito
e per iscritto.... Già, ti ci sarai preso a rovescio. Per farti merito
gli avrai mostrato il dispaccio del ministro... Bisognava parlare in
nome di un gruppo di elettori, l’assentimento del Governo doveva venir
dopo.
Il lungo funzionario chinò il capo senza osare replica; la
sottoprefettessa misurò con sguardo compassionevole in tutta la
gigantesca statura il marito:
— Un uomo politico tu? Decisamente di uomini politici non ci siamo che
noi donne! Morirai sottoprefetto. L’avrai voluto, bene ti sta!
— Ti dico che accetterà, credilo a me. Alla contessa non ne parlerà.
Se avesse avuto realmente intenzione di rifiutare non avrebbe aspettato
fino a domani. La proposta di una candidatura non è mica di quelle che
si buttano via così a cuor leggiero, quando si hanno trent’anni ed i
quattrini per sostenerla.
— È ciò che vedremo... E se accetta, il signor Bertasi l’avrà a fare
con me, sclamò la sottoprefettessa alzando il pugno in atto di minaccia
contro un nemico invisibile. Io sarò una lavandaja; ma lei sarà un
candidato bocciato!
Il domestico annunziò pronta la colazione, i due conjugi passarono
nella sala da pranzo e si assisero al desco meditabondi. Dopo un
istante la sottoprefettessa ruppe il silenzio.
— E se non accetta?
— È a ciò che pensavo anch’io.
— Subito un altro candidato! Bisogna trovarlo.
— È presto detto! Di candidati pronti ce n’è a carra. I candidati
possibili sono rari come le mosche bianche. Un candidato ricco, per
di più, perchè il Governo non può o non vuole spendere. E poi, lo
sai, a Miralto, escluso il radicale, non può riuscire che un nemico
del Governo: a noi occorre un _legalitario_. Il conte Sicuri colla
sua indole mite, le costanti incertezze è un legalitario nato...
Gentiluomo, non sarebbe ingrato verso di me se ottenessi di farlo
eleggere. Il candidato ideale.
— Ora lo dici. Tu non ci avresti pensato, dovevo trovartelo io.
Il sottoprefetto chinò il capo sul piatto, non osando contraddire la
consorte, messa di malumore dalla incertezza.
*
* *
In quella stessa ora Giuliano mentiva, la prima volta, alla sua Adele.
Per appagarne la curiosità sulla visita mattutina del sottoprefetto, le
disse trattarsi di una serata di beneficenza organizzata dalla moglie
di lui...
Giuliano aveva arrossito e si era impappinato raccontando la fiaba.
Adele non insistette; ma, fissando gli occhioni cupi in quelli di
Giuliano, che abbassò lo sguardo, parve gli dicesse:
— Perchè tenere segreti con me?
Muto rimprovero e perdono ad un tempo.
— Vi sono affari nei quali noi donne non dobbiamo immischiarci, pensò.
Pure, quale necessità di mentirmi? se la sottoprefettessa avesse voluto
raccomandare la imaginaria serata si sarebbe rivolta a me. Ci vediamo
tanto di frequente.
Ben presto Adele seppe la verità; non da Giuliano. Dalle amiche, dai
famigliari, chè tutta Miralto era tappezzata da manifesti raccomandanti
la candidatura di suo marito.
Quindici giorni dopo, il presidente dei presidenti delle sezioni
elettorali proclamava eletto il conte Giuliano Sicuri.
In quella breve lotta, lotta dell’ultima ora, erano rimasti sul
terreno, col candidato Bertasi, quattro sindaci, tre consigli comunali
al completo; in compenso erano state largite cinquanta croci di
cavaliere della corona d’Italia, decretata l’arginatura tanto invocata
dai miraltesi, ed una benefica pioggia di biglietti di banca aveva
confortato molte miserie e rallegrato tutti gli osti del collegio.
Qualche coltellata la sera precedente l’elezione, ma neppure un morto.
Pochi vetri rotti, pochi perchè l’intervento de’ carabinieri fu pronto
ed energico. Non un arrestato fautore del candidato del Governo; la
legge è eguale per tutti, specialmente nel periodo elettorale!
La vendetta della sottoprefettessa era compiuta, e quanto accanita
la lotta, altrettanto clamorosa la vittoria, sì clamorosa che gli
entusiasmi parvero universali... Ma, quale strascico di odî nei
sopraffatti, al successo ribelli!