E dopo un breve silenzio quasi senza voce: «Ti senti.... come prima?»

«Sì.... credo....» mormorò Chérie, spaurita ed esitante. «Non so...

forse sono ancora un poco anemica.... un poco scossa...»

«Io.... io non sono come prima.» Luisa pronunciò le parole lentamente

tenendo fissi i tragici occhi sulla cognata.

«Perchè? Come? Cos'hai?» chiese Chérie agitata.

«Io devo partire. Vado questa sera stessa col dottore. Egli mi curerà.

Egli mi guarirà.»

«Ti guarirà? Ma che male hai? Mi fai paura!»

Luisa si coprì il volto colle mani. «Come dirti?... come dirti?... Ah,

con quale brutalità devo aprire i tuoi occhi alla vita!...»

E in quello stesso istante l'ineffabile brivido, il fremito meraviglioso

scosse di nuovo Chérie e la fece balzare in piedi con gli occhi

allucinati, estatici, e le mani convulse strette al cuore.

«Ancora!... Ancora!... Luisa! Che cos'ho? Che cosa sento?»

Illividita, trasecolante, Luisa la guardava.

«E' come.... un batter d'ali.... è come un palpito -- che non è.... del

_mio_ cuore....»

«Chérie! Chérie!»

«Che cos'è? -- che cos'è?» balbettò Chérie smarrita.

Le braccia di Luisa la circondavano, la stringevano convulse. «E' la

cosa terribile. E' la cosa nefanda!... Chérie -- tu sarai madre!»

Chérie indietreggiò vacillante, le sue braccia batterono l'aria come se

stesse per cadere.

«Madre!» La sua voce era un soffio. «Madre!... Io!» E stette immobile.

Dall'aperta finestra entrava un raggio di sole, uno strale dorato che la

innondava di luce e le versava sulle chiome un nimbo rutilante di

luminosità. Una trasplendenza estatica era nel fulgido azzurro de' suoi

occhi.

Immobile, colle pallide mani protese e il liliale volto alzato al cielo

ella pareva ascoltare. Quale voce ultra-terrena giungeva a lei? Quale

Annunciazione divina la trasfigurava così?

Stupita e tremante Luisa la guardava. E quasi non osava parlare.

«Chérie!... -- che cosa pensi con quel viso estatico?... Chérie, angelo

innocente, non temere! Anche tu sarai salvata dall'onta e dal disonore.»

La fanciulla volse su lei le pupille splendenti. Sembrava non

comprendere.

Luisa si chinò verso di lei ansante. «Tu non sarai la tragica madre

d'una creatura ancor più tragica --».

Ma Chérie colle mani in croce sopra il petto, non ascoltava -- non

udiva. Nel consacrato atteggiamento di verginale estasi ed umiltà, ella

ascoltava un'altra voce -- la voce della creatura non nata, che a lei

chiedeva il dono della vita.

E a quella voce rispondeva il suo sangue, rispondeva la sua anima,

rispondeva l'istinto sublime e trionfale della Maternità.

Vae victis! Romanzo · 第 37 / 62 题