Luisa uscì sul pianerottolo per aspettare Chérie. La vide salire le
scale un po' lenta e col respiro affannoso: la trasse rapidamente nello
studio e chiuse l'uscio.
Mirella sedeva come al solito sulla poltrona presso la finestra, col
piccolo viso tranquillo rivolto verso il cielo.
«Chérie,» disse Luisa traendola a sedere presso di sè sul divano. «Ho da
parlarti.»
«Lo so, lo so,» disse gaia Chérie. «L'ho capito subito iersera quando
t'ho vista tornare. Dimmi, dunque, dimmi le buone notizie.»
Luisa tacque esitante.
«Parlami, Luisa.»
«Per me.... per me....» balbettò «sono buone notizie. Per te, Chérie,
sorellina mia, per te, se non ti rendi conto di quanto ci accade --
potranno essere notizie terribili!»
Chérie la guardò spaventata. «Che cosa vuoi dire?» chiese quasi senza
voce.
Luisa si portò la mano alla gola; si sentiva soffocare; aveva la bocca
arida. Non trovava nè parole, nè voce per dare alla fanciulla aspettante
il messaggio di duplice onta.
«Chérie, mia diletta.... devo parlarti di quella notte.... la notte
della tua festa --».
Chérie sussultò. «Ah, no! Non parlarmene! Hai detto quando arrivammo qui
che lo dovevamo scordare! Hai detto ch'era stato un sogno.... Perchè,
perchè ne riparli!»
«Chérie,» disse Luisa a voce bassa «per te, forse, per te.... è stato un
sogno. Ma non per me.»
La fanciulla s'irrigidì, fissandola tesa e intenta. Che cosa intendeva
dire?
«Luisa!... Hai detto che tutto era passato -- hai detto che tutto
sarebbe come prima...»
«Sei certa, tu,» chiese Luisa abbassando la voce e prendendole la mano,
«sei certa tu, d'essere come prima?» Chérie la guardava sbigottita,
senza comprendere. «Sei certa?» ripetè ancora Luisa.