Il dottor Reynolds mantenne la promessa fatta a Luisa.
A Londra, in una clinica privata, l'opera spietata e misericordiosa fu
compiuta. La scintilla di vita, non anco accesa fu spenta.
Dal profondo delle tenebre, dalla Vallata della Morte, lentamente, con
trepidi passi Luisa risalì verso la vita.
. . . . .
Durante i due mesi ch'ella fu nella clinica non vide nè Chérie nè
Mirella; ma la signora Yule, affettuosa e tenera, veniva ogni giorno da
Maylands a portargliene notizie, narrando quanto ella stessa e suo
marito erano felici di ospitarle al Vicariato.
Poichè nel giorno stesso in cui Luisa era partita col dottor Reynolds
dalla casa dei Whitaker, il reverendo Yule vi era andato in persona e,
con amabile autorità, vincendo le deboli riluttanze della signora
Whitaker, aveva preso le due derelitte fanciulle sotto la sua
protezione, conducendole via con sè.
La signora Whitaker a dir vero non si era troppo vivacemente opposta
alla loro partenza; ma aveva baciato colle lagrime agli occhi quelle due
pallide creature che partivano come erano arrivate -- mute, smarrite,
poveri fuscelli travolti dal turbine della guerra.
In casa del Vicario di Maylands le due sventurate trovarono asilo, e la
innocente Mirella e la tragica Chérie furono ugualmente sacre al suo
cuore generoso.
Liliana Yule, la fanciulla cieca, ben presto le adorò entrambe.
Soleva sedersi tra loro due, tenendo tra le sue la mano di Mirella, ed
ascoltava estatica i racconti che Chérie le faceva della loro
fanciullezza nel Belgio.
Mai non si stancava di udire la descrizione del Pensionnat des
Demoiselles Thibaut, dove Chérie era andata a scuola; e voleva la
narrazione di tutte le loro gite a Bruxelles, a Ostenda e ad Anversa;
fremeva ascoltando gli orrori delle prigioni di Château Steen e le
visite al campo di battaglia di Waterloo, dove Chérie si era seduta
sulla poltrona di Lord Wellington e aveva bevuto il caffè nella storica
camera da letto di quel grande generale. Chérie doveva narrarle la loro
vita a Bomal; la breve vacanza a Westende, dove imparavano ad andare in
bicicletta sulla sabbia, sotto la direzione dell'uomo-scimmia.... E qui
i racconti di Chérie si fermavano.
Liliana coi suoi occhi chiusi e il viso intento sempre alzato verso il
cielo come alla ricerca della luce, ascoltava; e la dolce espressione
del piccolo viso estatico faceva quasi mancare la voce a Chérie, e le
riempiva gli occhi di pianto.
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Un giorno arrivò una lettera da Claudio; egli scriveva d'essere quasi
guarito della sua ferita; stava dunque per lasciare l'ospedale di
Dunkerk per tornare nel Belgio, alle retrovie. Egli mandava il suo
pensiero e la sua benedizione a Luisa, alla piccola Mirella, a Chérie.
Si sarebbero ritrovati tutti insieme nei bei giorni che presto sarebbero
tornati. Chiedeva se avessero notizie di Florian; egli stesso non ne
riceveva da gran tempo; l'ultima era stata una cartolina mandata dalle
trincee di Loos....
E in quello stesso giorno -- era un grigio pomeriggio di Dicembre e
nevicava -- Luisa, uscita dall'ombra della Vallata della Morte venne,
pallido fantasma, a battere alla porta del Vicariato.
E anche a lei fu aperta la casa ospitale e il cuore generoso di coloro
che l'abitavano.
Con tenerezza pietosa i suoi passi malfermi vennero guidati al focolare,
verso la piccola Mirella che vi sedeva nella sua solita inconsapevole
serenità. Solo al vederla Luisa comprese di quanto affetto la sua bimba
era circondata. Con un grosso cane di Terranova accucciato ai suoi
piedi, la piccina sedeva nella grande poltrona di cuoio del reverendo
Yule; i biondi capelli divisi sulla fronte erano legati dalla signora
Yule con un nastro celeste; un braccialetto d'oro, regalo di Liliana, le
brillava sull'esile polso.
Con un grido di tenerezza riconoscente Luisa le si inginocchiò accanto,
baciandole le manine fredde, la bocca silenziosa, gli occhi che non la
riconoscevano.
«Mirella, Mirella! Parlami! Dimmi una parola! Dimmi: Ben tornata,
mamma!»
Ma le labbra della bimba restarono mute, la sua voce era ancora una
fontana chiusa.
L'uscio si aprì e Chérie entrò nella stanza -- una Chérie nuova agli
occhi di Luisa, quasi estranea nella sua tragica, matronale dignità.
Luisa indietreggiò colpita alla vista di quel mutamento. Poi con un
singulto di appassionata pietà le andò incontro e la chiuse tra le
braccia.
Chérie con un sorriso ed un sospiro le celò il volto in seno.