XV.

Era calato il crepuscolo -- il malinconico crepuscolo di novembre --

allorchè Luisa uscì dal cancello del Vicariato e si affrettò verso casa

traverso i prati umidi e le campestri viottole deserte.

Non aveva voluto che la signora Yule l'accompagnasse nè che la facesse

accompagnare. Aveva bisogno d'essere sola -- sola a guardare in faccia

la sua felicità, sola colla sua nuova divina estasi di gratitudine!

Ah! finiti, finiti i giorni di martirio, le notti d'incubo e di terrore!

A Luisa pareva di uscire da una negra caverna in cui giacessero uccisi i

fantastici Mostri che l'avevano straziata -- la Vergogna dal volto

fiammante, e l'Orrore che le aveva conficcato gli artigli nelle carni, e

la Pazzia frenetica e ghignante...

Libera, redimita, rinnovata, ella usciva con passo alato nella vita, e

vi trovava ancora fiorenti per lei la giovinezza e la felicità.

Come un fiotto di luce le rifulsero nel cuore tutte le fedi e tutte le

speranze. Claudio sarebbe tornato; il Belgio sarebbe liberato

dall'invasore; Mirella avrebbe ritrovata la parola -- sì! Mirella

avrebbe ritrovata la dolce voce e il riso trillante....

Chissà! forse era causa lei stessa della sventura di Mirella; forse il

negro abisso in cui vagava l'anima materna aveva attirato nelle sue

profondità anche lo spirito della bambina.... Certo ora che Luisa usciva

fuor dalle tenebre, anche quel frale spirito infantile moverebbe con lei

verso la luce. Ah, sì! Certo tutte le gioie erano possibili in questo

mondo pieno di gioia.

Luisa affrettava il passo, lieve e lesta nella nebbia crepuscolare,

aspettandosi quasi di vedere Mirella, già guarita, correrle incontro

gaia e garrula, chiamando: «Mamma!»

O forse le verrebbe incontro Chérie, lieta, agitata, ad annunciarle la

nuova che il miracolo era avvenuto?...

Chérie!

Il nome, il pensiero di Chérie colpirono, il cuore di Luisa con un urto

improvviso. Sostò. Era come se una folata di vento autunnale avesse

spente la luce della gioia ch'era in lei. Ritta tremante in mezzo alla

via, ella sentì che il nembo le si riaddensava d'intorno, che l'abisso

la riprendeva.

Chérie! Che cosa aveva detto di Chérie il dottore, accompagnandola or

ora al cancello del Vicariato? Tenendole le mani in una stretta forte

che le prometteva salvezza e liberazione, quali parole aveva egli

pronunciate? Ella allora non le udì, non le comprese, rapita nella sua

travolgente felicità e gratitudine; ma ora quelle parole le ritornavano

d'un tratto nella memoria, ora le riudiva, le comprendeva.

Il dottore aveva detto guardandola fisso in volto: «E che ne sarà di

vostra sorella?»

Vostra sorella! Egli alludeva a Chérie. E che ne sarebbe di lei? Ancora

una volta Luisa sentì quel tuffo nel sangue, come un sordo colpo datole

nel cuore.

Poichè ben sapeva ella ciò che il dottore intendeva dire; ben sapeva

ella che ne era di Chérie.

Lo stesso abominio, lo stesso orrore, la stessa sciagura.

Luisa chiuse gli occhi e strinse i denti. Se lo stato di Chérie si

faceva palese anche agli occhi degli estranei, come dubitare ancora,

sperare ancora? Fino ad oggi, tutta compresa nella sua propria sventura,

afferrata dal turbine delle sue proprie angoscie, Luisa aveva

risolutamente chiuso gli occhi e il cuore ad ogni altro pensiero; ciò

che accadeva intorno a lei era parso senza importanza, insignificante ed

irreale come un sogno. Se nello sfondo del suo pensiero aveva pur

sentito la minaccia di quell'altra sventura, nella lotta di vita e di

morte in cui si dibatteva non si era fermata a domandarsi che ne sarebbe

di quell'altra anima che naufragava accanto a lei, infranta e sommersa

dalla medesima procella.

Ma ora bisognava affrontare ancora questo strazio. Bisognava rivelare a

Chérie la verità, aprirle gli occhi all'orribile sua sventura.

Poichè Luisa sapeva -- per quanto incredibile ciò potesse sembrare ad

altri -- che Chérie era completamente ignara di quanto le era accaduto

in quella notte, in cui il terrore, l'ebrietà e la violenza l'avevano

piombata nell'incoscienza. Non un barlume della verità, non una favilla

di comprensione aveva rischiarato la sua inesperienza, non un alito di

dubbio aveva sfiorato la sua semplicità. Pura sebbene contaminata,

candida sebbene violata -- ben di lei potevasi dire che aveva concepito

senza peccato.

Luisa seguitò il suo cammino per la viottola ormai immersa nell'ombra.

La sua gioia celava il volto davanti al dolore che doveva recare a

Chérie, alla ferita che doveva infliggere a quell'anima innocente.

Ma ben presto ripensando al messaggio di conforto e di speranza che al

tempo stesso poteva recarle, la gioia si ridestò cantando nel suo cuore.

Ed eccole -- eccole al cancello le due dilette figure aspettanti! La più

alta cingeva col braccio la più piccina, e Luisa corse loro incontro,

agile, colle braccia tese.

«Luisa!» esclamò Chérie, «dove sei stata? E come sei raggiante! Anche

nel buio e da lontano ho visto il tuo sorriso!»

Luisa le baciò le fresche guancie, prese nella sua la manina fredda di

Mirella, e si avviò tra loro verso casa. Ah, come brillavano allegre le

finestre illuminate! Come placido e sicuro era questo loro asilo! Come

generosi i cuori che le ospitavano! Come lieta, dolce e bella era la

vita!

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«Dimmi la verità, Lulù,» disse Chérie quella sera, allorchè Luisa,

avendo messo a letto Mirella, ritornò nel loro salottino; i riflessi del

fuoco danzavano sulle gaie pareti e sulle tende cremisi ben chiuse.

«Dimmi la verità -- tu hai avute notizie! Tu sai qualche cosa di

Claudio.... qualche cosa --» Chérie si fece rossa dal niveo collo fino

alla linea classica e delicata della fronte -- «di Florian! Sì, sì! Te

lo leggo in viso. Tu hai avuto notizie.»

Sì; Luisa aveva avuto notizie.

«Buone notizie?...»

Sì. Buone notizie. -- Luisa sedette su di una poltroncina accanto al

fuoco e disse piano: «Chérie.»

Quella venne rapida a mettersi ai suoi piedi; i bagliori della fiamma le

guizzavano sui capelli fulvi e sul latteo ovale del viso.

«Chérie...» La voce di Luisa era trepida e sommessa. Le pareva d'essere

un carnefice; le pareva di dover compiere un assassinio su qualcosa

d'infinitamente tenero e floreale, di dover aprire a forza i petali

chiusi di quell'anima ancora infantile e riempirne il calice di veleno.

I vili le avevano violato il corpo; a lei pareva di doverne violare

l'anima.

Chérie alzava verso di lei un viso radioso, pieno di lieta aspettativa.

Come dirle? Come dirle?....

Luisa si chinò e coprì con una mano quegli occhi fulgenti,

interrogatori.

«Domani, Chérie!... Domani.»

Vae victis! Romanzo · 第 33 / 62 题