Luisa giunse le mani. «Sta attenta, sta attenta...»

«Otto uomini staranno qui,» tradusse Chérie rapida, a bassa voce,

«quattro negli abbaini e quattro giù al pian terreno.... Loro stessi --»

«Ebbene? Cosa? Dimmi -- dimmi --»

«Andranno altrove.»

Luisa sussultò, premendosi le mani sul cuore.

«Aspetta... parlano del Cheval Blanc -- aspetta... aspetta! dicono» le

pupille dell'ascoltatrice si dilatarono «dicono che non vi possono

andare perchè l'albergo è in fiamme.»

A questo punto Von Wedel ruppe in una rumorosa risata ed anche il

capitano sorrise.

Solo il volto tondo di Glotz restò grave ed impassibile come la faccia

d'un bambino solenne.

«Cosa dicono?... Cosa dicono?» ansò Luisa.

Fu Mirella che tradusse: «Parlano del _Pfarrer_ -- del signor

Curato....»

Von Wedel diede un'altra risata. «_Der alte Esel!... Seine eigene

Schuld...._»

«Cosa? Cosa?» domandò Luisa.

«Il vecchio somaro... tutta colpa sua,» tradusse Mirella.

Ed ora il capitano si curvava, guardandosi gli stivali.

«Cosa dice? Dimmi cosa dice --»

Chérie interpretò: «Dice che vuol levarsi dai piedi il fango e il sangue

--»

«Il fango -- e il sangue!... Ma no -- ma tu fraintendi --»

Mirella saltò su: «No, no! Ha proprio detto così. _Koth und Blut_ --

fango e sangue.»

Un languore mortale come di deliquio colse Luisa: le parve di sentire

sollevarsi il pavimento, poi affondarsi e crollare sotto di lei.

Ora Von Wedel aiutava il capitano a togliersi la tunica, traendogli il

braccio sinistro dalla manica con molte precauzioni.

«Dice che è ferito,» susurrò Mirella.

«Ma che è cosa da nulla,» soggiunse Chérie; «una scalfittura al

braccio...»

Difatti il capitano Fischer, tolta la tunica, stava rimboccando con

molto riguardo la manica della camicia, scoprendo l'avambraccio piagato

e sanguinante. Anche Von Wedel si chinò a guardare la ferita scotendo il

capo con aria di grave inquietudine.

Il capitano guardò di sott'occhio Luisa e le fece cenno col dito di

avvicinarsi.

«_Gnädige...._ venga qui, per favore.»

Luisa cogli occhi stralunati e la faccia terrea obbedì.

«Vostro marito è medico, non è vero? Avrete dunque in casa qualche

antisettico.... del lisoformio? Del sublimato?....»

Luisa fece cenno di sì.

«Allora portatemene, ve ne prego. E un po' d'acqua, bollita, se ce n'è.»

Luisa si volse senza parlare e lasciò la stanza.

«Mi pare molto stupida,» osservò Von Wedel seguendola cogli occhi.

«Mi pare molto bella,» disse il capitano.

Luisa passò davanti ai soldati che affollavano l'andito. Scese le scale,

tenendosi una mano alla fronte. Aveva le vertigini e le pareva di

camminare in sogno. Sarebbero rimasti qui, in casa sua, tutta la notte

questi uomini? Avrebbero mangiato e dormito qui? Avrebbero seguitato a

darle degli ordini, ad occhieggiare Chérie, a spaventare Mirella? Quanto

tempo rimarrebbero? Chissà? Forse una settimana.... forse un mese?...

Luisa entrò barcollando nello studio di suo marito e accese la luce.

Alla vista di quella stanza, della poltrona di lui, del suo libro ancora

aperto sullo scrittoio, così come l'aveva lasciato nella precipitosa

partenza -- Luisa si sentì torcere il cuore in una morsa d'angoscia.

«Claudio... Claudio!...» singhiozzò. «Torna! Torna a proteggerci!...»

Ma Claudio era lontano.

Trovò la piccola fiala azzurra delle pastiglie di sublimato; versò

dell'acqua distillata in una bacinella; poi prese del cotone e un pacco

di garza. Quindi uscì, risalì le scale, passò ancora davanti alla turba

grigia dei soldati, ed entrò nel salotto.

Era vuoto. Dove erano andati? dove avevano portato Chérie e Mirella?

Vacillando, inciampando, come acciecata dal terrore, Luisa salì i

quattro gradini che conducevano alla sala di ricevimento. Dentro udì

delle voci, ed aprì la porta.

Il capitano Fischer, in maniche di camicia e senza scarpe, stava

sdraiato sul divano; Von Wedel e Glotz in piedi accanto alla tavola

ancora tutta adorna di fiori per la festa, divoravano a grandi bocconi

dolci, focacce e sandwich. Avevano gettati i loro elmetti grigi sul

pianoforte; i loro cinturoni ingombravano le seggiole.

Luisa vide Chérie, tremante e pallida, addossata al muro in un lontano

angolo della stanza.

«Mirella dov'è?» gridò Luisa.

Chérie rispose: «E' andata disopra. Quell'uomo» -- e indicò il capitano

-- «l'ha mandata a cercargli delle pantofole. Io volevo andare con lei,

ma non mi hanno lasciata....» La voce le si ruppe in un singhiozzo.

«Dio di misericordia,» mormorò Luisa, «mi pare tutto un sogno.....»

Il capitano, vedendo Luisa, si era rizzato a sedere.

«Ah!» esclamò, «ecco la mia suora di carità! La mia dolce Samaritana!» E

si alzò e le andò incontro nelle sole calze e le prese dalle mani la

catinella.

Indi si guardò intorno, incerto dove posarla. Finalmente tirò a se una

poltrona di damasco e vi depose la catinella d'acqua. «_So gut_,» disse.

«E qui, cosa abbiamo?»

Tolse di mano a Luisa la piccola fiala di sublimato e ne lesse

l'etichetta. -- «Perclorato di mercurio -- grammi 1. -- Benissimo.»

Aprì la boccetta; fece cadere sul palmo della mano una delle pastiglie

di color rosa vivo, e la gettò nell'acqua.

«Ed ora, bella signora, volete aiutarmi? Volete lavare la ferita del

nemico? Del nemico... ammiratore?»

Denudò l'avambraccio e si rimise sul divano, facendo posto accanto a sè

per Luisa. Ma quando tentò di trarsela al fianco essa si svincolò e

volle rimanere in piedi davanti a lui.

«Ah! la belle Dame sans Merci!» citò ridendo il capitano.

Luisa aveva immerso il cotone nell'acqua e si chinava a lavare

leggermente il braccio ferito, allorchè la piccola Mirella entrò

portando in mano un paio di pantofole di suo padre.

Ristette sbigottita sulla porta vedendo sua madre, curva sopra il

braccio di quell'uomo. Il piccolo viso le si fece di fiamma. Gettando

per terra le pantofole corse a rifugiarsi nell'angolo accanto a Chérie,

e le nascose la faccia in seno.

«Toh! Toh! la viperetta!» esclamò Von Wedel con una grossa risata,

prendendo un altro sandwich. «E da bere cosa ci date? Non questi

sciroppi, spero?» additando con disgusto l'aranciata e la granatina.

«Vogliamo dello champagne! Eh, Glotz? Cosa ne dici? Piper Heidsieck,

Extra Dry.»

«E del cognac,» aggiunse Fischer che stava esaminandosi il braccio.

«Questa graffiatura mi fa maledettamente male.»

Vi fu un istante di silenzio, indi Chérie facendo un rapido passo verso

la porta, disse: «Vado a prendere il cognac.»

«Vengo anch'io,» esclamò Mirella.

«No, no, no, no!» rise Von Wedel afferrandole, ciascuna per un braccio.

«Voialtre volete scappare! Conosco le vostre malizie. Niente affatto. La

viperetta starà qui. E la colombella» -- si chinò col viso vicinissimo a

quello di Chérie -- «la colombella verrà con me a farmi vedere dove si

trova il cognac e lo champagne.»

«No! No! voglio venire anch'io!» strillò Mirella avviticchiandosi al

braccio di Chérie.

«Tuoni e fulmini!» vociò Von Wedel, «che piccolo scorpione! Qui, Glotz!

tienla un po' ferma -- o meglio portala via, che mi dà sui nervi!»

A queste parole Luisa smise di lavare la ferita del capitano, e scoppiò

in pianto.

Glotz che stava seduto a tavola mangiando tranquillamente, si alzò,

asciugandosi la bocca in una delle serviette di carta velina. «So io

dov'è la cantina,» disse. «Ci sono passato nella ronda col signor

capitano. Se il signor capitano permette andrò io stesso a cercare il

cognac.»

Vae victis! Romanzo · 第 13 / 62 题