Von Wedel lo guardò sdegnato. «Cosa t'immischi, idiota?»

Ma Glotz uscì rapido dalla stanza, senza badare a Von Wedel che lo

ingiuriava sommesso.

Luisa frattanto singhiozzava ancora. Invano il capitano le accarezzò la

guancia dicendole che a Mirella nessuno avrebbe fatto nulla; essa

continuò a piangere amaramente, disperatamente, mentre gli fasciava il

braccio.

Von Wedel avendola osservata qualche momento si rivolse a Chérie. «Dimmi

un po', che parentela hai con quella Niobe piangente?»

«E' mia cognata,» rispose Chérie con un filo di voce.

«Eh? Cos'hai detto? Non capisco. Parla più forte,» disse Von Wedel,

seduto su un angolo della tavola e accendendo un sigaro del dottor

Brandès.

«Mia cognata,» ripetè Chérie quasi afona.

«Tua cognata?» Von Wedel soffiò verso il soffitto una boccata di fumo.

«Caruccia!» E le pizzicò il mento. «Ed io sarò tuo cognato; va bene? --

Ah! ecco lo champagne!» esclamò vedendo spalancarsi la porta.

Ma non era lo champagne. Era un altro ufficiale, vestito anch'egli di

un'uniforme grigia e senza alcun distintivo. Era rosso in faccia e tutto

sporco di polvere e di terriccio.

Salutò il capitano, fece un cenno di saluto a Von Wedel; poi allentò il

suo cinturone e buttò l'elmetto grigio sul pianoforte vicino agli altri.

«Ah! finalmente, Feldmann,» disse il capitano Fischer. «E così?... Cosa

avete fatto?»

«Il mio dovere,» rispose il nuovo arrivato, con una voce stranamente

rauca.

«_Der Pfarrer?_...» chiese Von Wedel.

Il nuovo venuto annuì con un movimento del capo e torse le labbra in una

smorfia di disgusto, «Già. E anche quel balordo di un boy-scout. -- Era

lui,» soggiunse volgendosi a Fischer, «che aveva sparato contro di voi.»

«Ma no, non era lui,» ribattè impaziente il capitano, stringendosi nelle

spalle. «Vi ho detto che era un vecchio.... da una finestra vicino alla

chiesa....»

«Può darsi. Basta; io non ho visto vecchi, dichiarò il capitano

Feldmann.» E questi civili devono imparare la loro lezione. -- Cos'avete

qui di buono?» E girò lo sguardo intorno alla tavola. «Ho una fame da

lupo.»

E ponendo uno sull'altro tre o quattro sandwich, aprì una gran bocca e

li mangiò.

«Infetto villaggio!» osservò poi a bocca piena. «Potevamo benissimo

tralasciare di venirci.»

«Niente affatto,» dichiarò Fischer in tono severo.

«Basta, non discutiamo su ciò,» ribattè Feldmann. «Tanto, domattina ce

ne andiamo. -- C'è da bere?»

Chérie si era fatta di fiamma. Una sola cosa aveva afferrato: sarebbero

partiti l'indomani mattina!!... Bisognava dare a Luisa questa

meravigliosa novella! Difatti glielo disse, rapida e sommessa, in

fiammingo.

Luisa che aveva terminato di fasciare il braccio del capitano si rimise

a piangere. Stavolta erano lacrime di gioia.

«Queste donne cosa sono?» chiese Feldmann guardandosi attorno. «Paiono

ballerine.»

«Quella,» fece Von Wedel additando Luisa, «è la Niobe piangente; e

quella» -- indicando Mirella -- «è la piccola Furia. E questa» --

prendendo Chérie per il polso e tirandola a sè -- «e questa è la mia

adorabile cognatina...»

«E questa è la Vedova Cliquot, '85» -- interruppe Glotz, entrando rapido

con molte bottiglie polverose in braccio, e intromettendosi come per

caso tra Chérie ed il suo tormentatore.

Gli uomini rivolsero subito tutta la loro attenzione ai vini, e

mandarono Glotz ripetutamente in cantina a cercarne dell'altro.

Vollero del Martel; poi vollero del Kirsch; poi del Pernod. Dopo di che

vollero dell'altro champagne, e degli altri sandwich che Luisa andò a

preparare. Poi vollero il caffè che Feldmann insistette a voler fare lui

stesso sopra una lampadina a spirito. Rovesciarono la lampadina sulla

tovaglia, e i tovaglioli di carta velina presero fuoco. Allora li

gettarono per terra e li spensero calpestandoli nel tappeto.

Von Wedel sedette al pianoforte e cantò: «Traum durch die Dämmerung»

mentre il capitano con lamentìo fioco faceva il coro. Quindi Feldmann

recitò una poesia. Essendo completamente briaco, dovette chiamare Glotz

e mettergli un braccio intorno al collo per poter reggersi in piedi;

coll'altro braccio gesticolava, accompagnando le parole:

_«Liebe Mutter, der Mann mit dem Kox ist da!_

_Schweig still, mein Sohn, das weiss ich ja._

_Hab' ich kein Geld, hast du kein Geld,_

_Wer hat denn den Mann mit dem Kox bestellt?...»_

Fragorosi applausi accolsero questa declamazione: Glotz soltanto, calmo

ed impassibile, col braccio di Feldmann avvinghiato al suo collo,

rimaneva immobile e taciturno guardando davanti a sè con espressione

vacua.

Da un pezzo non parevano badare più affatto alle tre donne, raggruppate

insieme nell'angolo più lontano della stanza. Ma se appena queste

tentavano muovere un passo verso la porta, subito Von Wedel, con un

balzo delle lunghe gambe, le fermava.

«Non si esce di qui. No, no, caruccie mie! Non si esce di qui!»

E a un dato momento, fermando su di loro lo sguardo ebbro e fluttuante

dei chiarissimi occhi, andò alla porta, la chiuse, ed intascò la chiave.

Allora le tre creature spaurite si avviticchiarono più strette l'una

all'altra e susurrarono colle pallide labbra: «All'alba!... All'alba,

andranno via!...»

Ma l'alba -- ahimè! -- era lontana ancora.

A un dato momento il capitano Fischer sbadigliando disse ch'era tempo di

andare a dormire; ma gli altri protestarono con alte voci bestemmiando e

dicendogli che era un vecchio gufo. Fischer allora spiegò molto

verbosamente che la disciplina militare non li autorizzava a chiamarlo

un vecchio gufo. E chiamò anche Luisa a testimonio che lo avevano

chiamato un vecchio gufo...

Ma in mezzo al suo discorso Feldmann si mise a cantare a squarciagola:

«Gaudeamus igitur», e poichè il capitano non riusciva più a sentirsi

parlare, finì col cantare anche lui.

«Su, tortorella, su!» esclamò Von Wedel avvicinandosi con grandi passi

barcollanti a Chérie e reggendo due bicchieri colmi di champagne nelle

mani. «_Brüderschaft trinken!_ Devi bere alla fratellanza con noi.»

E le spinse in mano uno dei bicchieri, rovesciandole il biondo vino per

tutta la veste.

«Così,» -- la tenne ritta di fronte a lui -- «Ora prendimi a braccetto,

là, in faccia a me!» -- infilò il suo braccio sinistro sotto il braccio

sinistro di lei, ed alzò il bicchiere nella destra.

Chérie si svincolò ansando e si rifugiò dietro Luisa. Ma l'uomo la

riafferrò brutalmente per il braccio.

«Obbedienza!» ruggì stralunando gli occhi torvi. «Adesso canterò:

«_Lebe, liebe, trinke, schwärme_ -- e tu sta attenta. Quando arrivo alle

parole «_froh mit mir_» devi battere tre volte il tuo bicchiere contro

il mio. Hai capito?»

«Lasciatemi! ve ne prego! Ve ne prego!» pianse Chérie.

«_Froh -- mit -- mir!_» ripetè lui dondolandosi sui piedi e fissandola

truce traverso le palpebre semichiuse.

E cantò:

_«Lebe, liebe, trinke, schwärme_

_Und erfreue dich mit mir._

_Härme dich wenn ich mich härme_

_Und sei wieder_

_froh --_

_mit --_

_mir!»_

Alle tre ultime parole cozzò il suo bicchiere contro quello di Chérie.

«Bevi!» comandò con voce terribile. «Se non bevi è un insulto che fai

all'armata tedesca; un insulto che va punito.»

Con un singhiozzo Chérie si portò il bicchiere alle labbra.

Luisa piangeva torcendosi le mani. «Vili... vili....» gridava; mentre

Mirella avvinghiata alle sue vesti fissava con occhi sbarrati la scena.

Il capitano Fischer guardò di sottocchi Luisa.

«Mia Samaritana....» balbettò colla lingua già spessa; «mia suora di

carità...»

Si alzò e le si fece vicino con un ebete sorriso. Mirella si scagliò

contro di lui come una piccola selvaggia.

«Andate via!» strillò. «Andate via!».

Il signor capitano la prese senza brutalità per le esili spalle.

«Le piccole bambine....» borbottò, «a quest'ora... devono essere a

letto. Le mie bambine sono già a letto da un pezzo.»

Luisa torse le mani convulse. «Vi supplico, vi supplico! Abbiate pietà

di noi! Lasciateci andar via.... La casa è vostra, ma lasciateci andar

via...»

L'ufficiale la guardava con aria istupidita, arricciandosi i baffi

grigi. «E dove volete andare?» domandò.

«Nelle nostre camere,» balbettò Luisa.

«Ma non ne avete voi di camere!» fece il capitano, con un sorriso

ambiguo. «Sono nostre le camere!» E piegandosi in avanti e spalancando

gli occhi, la fissò in modo assai significativo.

Luisa si guardò selvaggiamente attorno, come un povero animale preso in

trappola.

Essa vide Von Wedel e Feldmann che tenevano in mezzo a loro Chérie e la

forzavano a bere nei loro bicchieri; vide Glotz che si girava e rigirava

sullo scanno del pianoforte, imbambolato ed impassibile; e vide

quest'uomo di fronte a lei che si sporgeva avanti, che ammiccava lubrico

e suggestivo -- così vicino che essa ne sentiva in faccia l'alito caldo

ed acre. Il nemico! Era il nemico. L'uomo dai piedi imbrattati di fango

e di sangue.... ecco, egli tendeva la mano.... la toccava!

Allora Luisa cadde in ginocchio e trasse giù a ginocchi anche la piccola

Mirella. Tendendo in alto le mani giunte, levò su di lui il volto rigato

di lagrime.

«Le vostre bambine -- voi avete delle bambine a casa vostra -- ebbene,

sono a letto, le vostre bambine! Dormono!... Sono al sicuro... Sono sane

e salve, ben chiuse nella loro casa. -- Che Dio ve le guardi! Che Dio ve

le protegga! Ma voi, oh! abbiate pietà! Proteggeteci! Abbiate cura di

noi!... Siate buono -- siate buono!» E cadde prona davanti a lui colla

testa a' suoi piedi, mentre la piccola Mirella, con rapide lacrime che

le scorrevano per il sottile viso alzava lo sguardo implorante su di lui

e gli toccava la mano colla piccola mano tremante.

Egli abbassò lo sguardo su quelle due figure inginocchiate ed aggrottò

le ciglia.

Sì... è vero... Aveva pure a casa sua, in Mainz, tre piccole bambine,

tre buone bambolette bionde. Eh, sì! Bene per loro che erano a Mainz e

non nel Belgio. Ma per Dio! Erano delle bambine tedesche, quelle; mentre

questa gente qui -- Nemici erano... erano belligeranti. Borghesi, se si

vuole, ma tuttavia belligeranti.

Il suo sguardo si abbassò su quel capo di donna curva ai suoi piedi, su

quella testa bruna, su quelle esili spalle in sussulto.... Poi i suoi

occhi si volsero e si fermarono sul bianco viso infantile che la bambina

levava su di lui.

«Belligeranti....» brontolò; e tosto fece un cipiglio più che mai fosco

ed arcigno. Poi d'un tratto il volto gli si contrasse; ebbe negli occhi

un tremolio annebbiato.

«Via dunque!» ordinò con voce secca e rauca. «Via! Via subito! tutt'e

due! Andatevene! Nascondetevi. In cantina -- in soffitta -- dove

volete... Non andate fuori. Le strade sono piene di soldati ubbriachi.

-- Via!»

Luisa gli gettò le braccia intorno ai ginocchi e glieli baciò; gli baciò

i piedi, nelle pantofole di Claudio, benedicendolo e piangendo di

gratitudine; e Mirella sorrideva col serafico volto ancora inondato di

lacrime e diceva: «Grazie! Grazie! Grazie!...» senza neppur sapere di

che cosa lo ringraziasse.

«Ma -- e Chérie?» Luisa ansante si volse a guardare quella figuretta,

smarrita e piangente nella sua bianca veste, in mezzo ai due lubrici

uomini briachi. «Non possiamo lasciarla....»

«Portatela via con voi!» disse Fischer, e traversando con passo risoluto

la camera, prese Chérie per un braccio e l'allontanò dai due uomini.

«Ma come? Ma cosa fate, vecchio libertino?» urlò Feldmann con una grossa

risata. «Si può sapere quante ne volete, voi? Non ve ne bastano due,

vecchio porcospino che siete? Per tutti i diavoli! Questa qui la

lascerete stare!»

«La lascerete stare anche voi altri,» tuonò il capitano. «Io le ordino

di andar via.» E Fischer corrugò selvaggiamente le sopracciglia tentando

di ristrappare Chérie alla stretta di Feldmann e di Von Wedel.

«Olà! siete impazzito?» disse Von Wedel andando vicinissimo a Fischer e

guardandolo dall'alto in basso con fare provocante e minaccioso.

«Ho detto di lasciarla stare,» sbuffò il capitano; «questi sono i miei

ordini. E voi, tenente Von Wedel, se non mi ubbidite dovrete rispondere

a chi di ragione.»

«Vecchio scimmiotto! Vecchio cammello ammuffito!» urlò Von Wedel. «Ah!

ne dovrò rispondere, io? Ma se siete ubbriaco, voi! Ubbriaco fradicio. E

sono ubbriaco anch'io. E me ne infischio di voi e dei vostri ordini.»

E strappando il braccio di Chérie alla stretta di Fischer, lo spinse

violentemente all'indietro.

«I vostri ordini....» balbettò l'inebbriato Feldmann, pronunciando a

stento le parole e poggiando la sua mano sulla spalla stessa di Fischer

per tenersi ritto, «i vostri ordini.... contraddizione diretta con altri

ordini... ordini superiori.... che abbiamo ricevuti. Vero?... eh, Von

Wedel?» E tentennò la testa, strizzando l'occhio a Fischer. «Sigillo

della Germania.... da imprimersi sul paese nemico.... Sigillo della

Germania.... Andatevene. Non venite qui a seccarci.»

«Non fate il vecchio cammello,» soggiunse Von Wedel col braccio intorno

al collo di Chérie, che vacillava, livida, tramortita, cogli occhi

semispenti.

«_Vae victis!_ Se non siamo noi, sarà qualcun altro.» E additando Glotz:

«Sarà quello scimunito lì! Guardatelo! Guardatelo già tutto arzillo ed

aspettante! _Arrectis auribus!_... Vero, Glotz?... O allora saranno i

nostri soldati ubbriachi,» e additò la finestra infranta, nera breccia

aperta sul buio della notte. «Li sentite?...»

Vae victis! Romanzo · 第 14 / 62 题