«Alma superba, disdegnosa alberga
«A te nel sen; superba, disdegnosa
«Alma a tua volta in questo sen ravvisa.
_Seward._
Volgeva al termine il giorno che schiarì il giudizio di Rebecca, e
lo splendor del sole cedeva luogo al crepuscolo, allorquando la bella
Ebrea, fedele sempre ai doveri della propria religione, avea terminata
la preghiera sua della sera, e udì picchiar dolcemente alla porta della
stanza, ove l'aveano condotta dopo che fu pronunziata la sua sentenza.
«Entrate, se siete amico» diss'ella; «e quand'anche foste un nemico, io
non ho modi per impedirvi l'accesso.»
«Gli è d'uopo ch'io sia o l'uno o l'altro» disse in entrando
Bois-Guilbert «e le conseguenze del colloquio a cui vengo,
m'instruiranno quai delle due parti dovrò sostenere.»
Spaventata alla vista d'un uomo, dalla cui passione colpevole Rebecca
scorgea l'origine d'ogni presente sventura, si fece addietro sinchè
toccasse l'estrema parete dell'appartamento, dando a divedere nel volto
agitazione anzichè tema, e stette in piedi in questa postura colle
spalle al muro, come persona, che assalita dai masnadieri appoggia il
dorso ad un albero, risoluta a vender caro la propria vita.
«Voi non avete alcun motivo di temermi, o Rebecca; o, per parlare
più aggiustatamente, voi non avete alcun motivo di temermi in simile
istante.»
«Di fatto io non vi temo» rispose Rebecca benchè l'affaticato respiro
della medesima sembrasse dismentire l'eroismo che ne' suoi discorsi
manifestavasi «ho posta in Dio ogni mia confidenza, ei mi concederà, se
lo vuole, soccorso.»
«Di tal soccorso non avete d'uopo contro di me. Non son distanti da
noi che due passi le guardie incaricate di custodirvi sino all'istante
di venir condotta al luogo del vostro supplizio. Non ho sovra queste
alcuna autorità. Onde al menomo strepito le vedreste giugnere, e
correrei pericolo io medesimo se mi sorprendessero in tale luogo.»
«Ne sia lode a Dio!» sclamò Rebecca, «il timor della morte non è la
cosa che più mi spaventi in questo albergo della iniquità.»
«Certamente l'idea della morte non ha nulla di cui si spaventi un'anima
coraggiosa, se però questa morte non sia accompagnata da circostanze
che la rendano più terribile. Perire d'un colpo di lancia o di spada è
pressochè un nulla per me. Pressochè un nulla per voi il precipitarvi
da voi medesima dall'alto d'una rocca, o il trapassarvi il seno con un
pugnale. Voi preferireste una tal morte a quanto chiamate vostro onore.
Nè coll'ultima espressione intendo farvi credere, ch'io pure intorno
all'onore non abbia idee romanzesche siccome le vostre, ma che che ne
sia vorremmo entrambi morire anzichè rinunziare a questo onore.»
«Uomo sciagurato!» rispose Rebecca. «E vi condannaste dunque a
cimentare la vita per massime che riguardate romanzesche, e delle quali
la vostra ragione, il vostro intelletto non vi dimostrano la saldezza?
Voi profondete i tesori per cose che non si possono convertire in pane.
Ma non crediate già eguali la condizion vostra e la mia. I vostri
propositi possono cambiarsi a grado de' flutti volubili dell'umana
opinione. I propositi miei posero l'áncora su lo scoglio de' secoli.»
«Chetatevi, o Rebecca: tai discorsi in questo momento son fuor di
stagione. Voi siete condannata a morire, ma non d'una morte presta e
facile, qual la desidera la sventura, qual la disperazione la cerca;
la morte che vi si prepara debbe essere lenta, terribile, accompagnata
da que' crudeli tormenti che sono serbati a quanto una diabolica
superstizione nomina vostro delitto.»
«E se tale è il mio destino, chi ne deggio incolpare? Non ne è forse
autore colui che abbandonandosi ad una passione colpevole mi ha qui
condotta a mio malgrado; colui che adesso, non so con quai fini cerca
atterrirmi colla dipintura orribile dei mali che mi sovrastano, e ai
quali egli solo mi avventurò?»
«Non crediate ch'io abbia avuta questa scellerata intenzione. Che anzi
in tal giorno vorrei nel sottrarvi ai pericoli mettere altrettanta
sollecitudine quanta ne ebbi nel ripararvi col mio scudo dalle frecce
che venivano lanciate contro di noi nel castello di Torquilstone.»
«Se fosse stato disegno vostro il concedere onorevole protezione ad una
giovane sventurata, io vi dovrei adesso tutta la mia gratitudine; ma
noto essendomi lo scopo cui intendeste, mi è forza dirvi, che comunque
abbiate cercato le tante volte farvi un merito di quanto operaste avrei
grandemente preferito il perdere la vita al trovarmi salva in vostro
potere.»
«Risparmiate, o Rebecca, i rimproveri. Io medesimo son ben tutt'altro
che scevro di cordogli. A che cercate voi inasprirli?»
«Qual dunque ora è la mente vostra, ser cavaliere? Fate con pochi
accenti che io la conosca. Se avete qualch'altra mira che non sia
pascere lo sguardo vostro delle sciagure da voi medesimo cagionate,
affrettatevi a rendermene consapevole, poi lasciatemi in balía di me
stessa. L'intervallo che dee per me disgiugnere il tempo dall'eternità
è breve quanto terribile, nè mi restano, il vedete, che pochi istanti
per prepararmi alla morte.»
«Dunque voi persistete, o Rebecca, nell'incolparmi di quelle sventure,
che avrei voluto distogliere da voi a costo di quanto ho di più caro
sopra la terra?»
«Vorrei ben risparmiarvi rimproveri, ser cavaliere; ma non è egli certo
ch'io non debbo la morte mia fuorchè alla passione colpevole?...»
«No, no» sclamò precipitosamente il Templario «voi v'ingannate
nell'attribuirmi colpa di quanto non era in me nè il prevedere nè
l'impedire. Poteva io forse indovinare l'improvviso arrivo di questo
imbecille fanatico, che alcune prove di coraggio, e gli encomii dati
all'austerità di una stolta superstizione, hanno sollevato alla sede
ove trovasi? Sede immensamente al di sopra del merito suo e del suo
sapere, e da cui gli venne il diritto di comandare a me ed a tanti
cavalieri del nostro Ordine, il cuore de' quali non è invilito sotto il
peso delle ridicole fallacie che sono norma ai pensamenti, ai discorsi,
alle azioni di quest'uomo spregevole!»
«Per altro voi stavate fra coloro che mi giudicarono; voi prendeste
parte alla mia condanna, voi al quale è nota più che ad alcun altro
la mia innocenza; e se non mi sono ingannata, voi dovete mostrarvi
brandendo l'armi per sostenere la giustizia della sentenza contra me
profferita e far più sicura la morte mia.»
«Ragionate con più calma, o Rebecca. Non v'è chi meglio della vostra
popolazione sappia cedere alla procella e governare il naviglio in
guisa da trar profitto d'ogni vento anche contrario.»
«Ah! fu l'istante il più malauguroso per la nostra nazione quello in
cui dovette ricorrere a sì fatti espedienti. Ma la avversità prostra
il cuore, come il fuoco rende inchinevole l'acciaro, inflessibile di
sua prima natura. Quelli che perdettero i legittimi loro sovrani, e
che privi di patria vedono dimorando in altra terra la nativa contrada
spogliata di libertà e di independenza, son costretti ad umiliarsi al
cospetto dello straniero. Tal maledizione il cielo pronunziò contra
noi, e la dobbiam, non v'ha dubbio, ai nostri falli e a quelli de'
nostri padri; ma voi, ser cavaliere, voi che vi gloriate della libertà
siccome di diritto assicuratovi dalla nascita, non sentite rossore di
sottomettervi, sin contra il vostro convincimento medesimo, agli altrui
pregiudizi?»
«L'amarezza regna ne' discorsi vostri, o Rebecca» disse il Templario
che trascorreva con impazienza l'appartamento; «nè qui venni per
commettermi a tali rimproveri. Sappiate che Bois-Guilbert non cedè a
nessuno sopra la terra, anche allorquando le circostanze il costringono
ad alterare i propri divisamenti o a distorsene. La mia volontà è il
torrente che discende dalle montagne; ben si può sviarne il corso,
ma non impedirgli di pervenire all'oceano. Pensa al biglietto onde
ti venne il consiglio di domandare un campione. Come credevi tu che
sarebbe pervenuto nelle tue mani, se lo stesso Bois-Guilbert non tel
faceva trasmettere? Chi fuor di lui avrebbe presa cotanta cura del tuo
destino?»
«Alcune ore di più d'una vita angosciosa, una pausa che forse non
tornerammi d'alcun giovamento, ecco adunque ciò che operaste per la
infelice, sul capo della quale avete accumulati voi stesso i disastri,
e sotto a' cui piedi avete scavata colle vostre mani la tomba!»
«No, Rebecca: qui non si stettero i miei divisamenti. Se non era il
maladetto intervento di quel vecchio stolto, di quello sciagurato
Goodalrick, che comunque Templario, vuol far pompa di attenersi ne'
giudizii alle ordinarie norme della umanità, niuno avrebbe pensato
ad incaricare della difesa dell'Ordine quell'uomo che il Gran-Mastro
in suo cuore vorrebbe anzi scacciato dall'Ordine, l'uomo riguardato
siccome vittima o complice de' pretesi vostri sortilegi. Senza un tal
contrattempo, al primo squillar della tromba, che tal si fu la mia
idea, sarei comparso nella lizza qual vostro campione, sotto vesti
di cavaliere errante che cerca avventure per provare la bontà della
sua lancia e della sua spada; e m'avesse pure opposti Beaumanoir
due o tre de' fratelli assembrati a Templestowe, un colpo della mia
lancia bastava a far votare ad essi l'arcione. Riconosciuta in tale
guisa, o Rebecca, la vostra innocenza, mi sarei fidato alla generosità
dell'animo vostro sulla cura di mostrar gratitudine al cavalier
vittorioso.»
«Non ravviso che uno sfarzo di vanagloria in quanto or mi dite,
ser cavaliere, e una premura di attribuirvi a merito quanto avreste
fatto se non vi parea più convenevole partito l'operar altrimenti.
La realtà è che riceveste il mio guanto. Il mio campione (quand'anche
accadesse che una donna, com'io abbandonata, ne trovasse pur uno) dovrà
cimentarsi ai colpi della vostra lancia. E dopo ciò potete vantarvi
dinanzi a me qual mio amico, qual mio protettore?»
«Sì, vostro amico, vostro protettore» ripetè in grave tuono il
Templario; «ma ponete mente a qual rischio, o per meglio dire a qual
certezza di disonore m'è forza commettermi; laonde non mi darete torto
se desidero porre i miei patti prima di sagrificare quanto ebbi finor
di più caro alla brama di salvare i giorni d'una donzella di Giuda.»
«Spiegatevi più chiaro, fin qui non v'intendo.»
«Ebbene, io vi parlerò con altrettanta franchezza quanta può metterne
un penitente il più timorato a' piedi del confessore. Se ora non mi
presento alla lizza, o Rebecca, perdo tai cose a me più rilevanti
dell'aria medesima che respiro, la stima intendo de' miei confratelli,
e la speranza di vedermi un giorno insignito di quella suprema
autorità, che oggi fa altero il più imbecille, il più superstizioso
fra gli uomini, Luca di Beaumanoir. Tale è l'inevitabile destino che
mi sovrasta, se non propugno coll'armi la giustizia della sentenza
pronunziata contro di voi. Maladetto sia quell'insensato vecchio, quel
Goodalrick, che mi trasse in simile agguato! E maladetto doppiamente
Alberto di Malvoisin, che m'impedì, quando mi prese voglia di gettare
il vostro guanto sul volto al fanatico rimbambito, che porse ascolto ad
accuse cotanto assurde, e spinte a danno d'una creatura, di cui l'anima
è sublime, quanto incantatrici ne sono le sembianze.»
«A che giovano queste circollocuzioni dell'adulazione? Voi stavate
perplesso tra il sangue d'una fanciulla innocente per una parte, e la
perdita per l'altra del vostro grado e della speranza di ottenerne uno
ancor più eminente. Qual è mestieri adesso di frasi? La vostra scelta
fu fatta.»
«No, Rebecca» disse il cavaliere, ammollendo il tuon della voce, e vie
più accostandosi alla prigioniera. «La mia scelta non è ancor fatta,
e toccherà a voi il dettarmela. Se comparisco or nell'arena, gli è
necessario ch'io sostegna la rinomanza acquistatami; laonde sia che
troviate o non troviate un campione, non ne avverrà quindi che per voi
non arda il rogo fatale. Perchè non v'è cavaliere che a parità d'armi
abbia avuto vantaggio nel battersi meco, eccetto Riccardo-Cuor-di-Leone
ed Ivanhoe suo favorito. Ivanhoe, vi è noto, non è in istato d'impugnar
l'armi; Riccardo vive prigioniero in terra straniera. S'io pertanto
entro in arringo, voi siete certa di perire, quantunque i vostri
vezzi avessero sedotto qualche giovane inconsiderato ad assumersi di
difendervi.»
«E perchè mi rimembrate sì spesso tal circostanza?»
«Perchè rileva che vediate sotto due aspetti diversi il destino che vi
sta preparato.»
«Ebbene, volgete una volta il panno e mostratemi l'altro lato.»
«Sofferite adunque ch'io vel ripeta anche una volta. Se mi mostro nel
fatale conflitto, morire fra tai lunghi e crudeli tormenti, quali si
pretendon serbati ai colpevoli dopo la loro morte, tal è il destin
che vi aspetta. S'io non vi comparisco, l'Ordine manca di campione
ed è acclamata la vostra innocenza; ma ciò accadendo, io mi veggio
digradato, disonorato, accusato di complicità cogl'infedeli, fors'anche
di negromanzia; l'illustre nome ch'io porto, e che più glorioso fecero
le mie imprese, si cambia in argomento di vergogna e di obbrobrio per
me; perdo l'onore, la fama e la speranza di giugnere a tal grado che
m'innalzerebbe al di sopra degl'imperatori. Sagrifico in tal guisa que'
divisamenti ambiziosi che mi sollevano all'altezza delle montagne,
onde i Pagani spacciano siasi voluto dare la scalata al Cielo....
Pure, o Rebecca» soggiunse egli gettandosi a' piedi di lei «dimentico
il mio onore, rinuncio la mia fama, sacrifico quelle grandezze che
furono scopo di mia ambizione, e al conseguimento delle quali mi trovo
tanto vicino, se acconsentite dirmi: Bois-Guilbert, ti accetto siccome
amante.»
«Stoglietevi da tali follie, ser cavaliere; e se veracemente volete
giovarmi, affrettatevi a raggiugnere il reggente, il principe Giovanni.
L'onore stesso della Corona gli fa una legge di mandare a voto il
giudizio pronunziato dal vostro Gran-Mastro. Per tal via sì, mi
assicurerete una protezione possente e legittima, nè vi sarà d'uopo il
fare alcun sagrifizio.»
«Non mi è lecito invocare il principe Giovanni contra il capo
dell'Ordine, cui pertengo» le rispose egli tenendone stretto
affettuosamente, ma con tuono di rispetto, il lembo della vesta. «Voi
siete quella, voi la sola che imploro. Imploro per voi e per me la
vostra pietà. Qual motivo può rattenervi? Foss'io ancora uno spirito
dell'abisso, sarei sempre da preferire alla morte, e la morte adesso è
l'unico rivale ch'io mi pavento.»
«Il presente mio stato non è tale che mi permetta l'istituire
tutte queste disanime» gli rispose Rebecca con tuon di dolcezza, e
paventando egualmente di condurre a disperazione un cavaliere di cui
l'indole impetuosa erale nota, e di dir cose che il traessero nè manco
lievemente a sperare. «Siate uomo! siate cristiano! S'egli è vero che
la religione da voi professata raccomandi la carità, virtù pur troppo
predicata più sovente coi vostri discorsi, che posta in pratica nelle
vostre azioni, salvatemi da sì terribile morte, senza pretender patti,
che non vi lascerebbero alcun merito di generoso.»
«No» rispose alzandosi il feroce Templario; «voi non riuscirete a
deludermi; se rinunzio alla mia gloria presente, se sagrifico gli
ambiziosi disegni concetti per l'avvenire, nol fo che per voi, e voi
sarete la compagna della mia fuga. Ascoltatemi, o Rebecca» riprese
a dire assumendo più dolce tuono. «L'Inghilterra e l'Europa non sono
l'intero universo. Noi possiam trasportarci in altra sfera che offre
ancora bastanti vezzi ad un'anima ambiziosa. Noi ci condurremo nella
Palestina. Corrado, marchese di Monferrato, è mio amico ed ha un'anima,
siccome la mia, libera da que' superstiziosi abbagli che inviliscono e
soggiogano la ragione. Cercheremo gli stati di questo principe. Non mi
grava se è d'uopo portar l'armi in difesa di Saladino, e ciò mi piace
assai più del sottomettermi alle disdegnose voglie di questi fanatici
ch'io disprezzo. Schiuderò a me medesimo un nuovo sentiere di gloria»
continuò egli addoppiando i suoi lunghi passi per traverso alla stanza.
«L'Europa ascolterà il ripercotimento delle pedate di quell'uomo che
ella avrà cancellato dal novero de' propri figli. Non saranno per
lei efficace difesa i milioni d'uomini che i re crociati mandano al
macello nelle contrade di Palestina; nè le migliaia di Saracini, le
cui braccia tentano armate d'attraversar questa terra, potranno avere
nell'assalirla miglior successo di me e di que' fratelli, che, ad onta
del rimbambito fanatico Beaumanoir, s'affretteranno a raggiugnere i
miei stendardi. Voi sarete regina, o Rebecca, e sul monte Carmelo dee
starsi il trono ch'io pretendo conquistare per voi. Il mio valore avrà
per ricompensa uno scettro in vece del bastone di Gran-Mastro, cui sì
lungo tempo agognai.»
«Tutti questi sono altrettanti sogni» rispose Rebecca «simili a quelle
visioni notturne che l'agitazione dell'animo partorisce. Ma quando
anche fossero realtà, non ne diverrebbe men salda la mia risoluzione.
Mi basti il dirvi che se giugneste perfino a possedere un trono, io non
vi starei seduta insieme con voi. Mi credete forse così indifferente
ai beni onde ciascun vivente si porta ad amare la propria patria, le
proprie istituzioni religiose, perchè sapessi concedere la mia stima
a colui che parla di mettere tai beni in non cale, a colui pronto ad
abbandonare un Ordine di fratelli cui solenni voti lo astrinsero, ad
abbandonarlo per soddisfare una passione illegittima, che lo strugge
per donna di religione diversa? Ah! non ponete a tal prezzo la mia
salvezza, ser cavaliere, non vogliate vendere un atto di generosità;
e se proteggete una giovane oppressa, fatelo per grandezza d'animo, e
non per un cieco e sregolato amor di voi stesso. È voce diffusa assai
che Riccardo abbia rimesso il piede nell'Inghilterra. Se ciò fosse,
correte a piè del suo trono: non ricuserà questi d'accogliere la mia
appellazione contra la sentenza di un tribunale di sangue.»
«Non mai, o Rebecca! non mai!» replicò in altero tuono il Templario.
«S'io abbandono il mio Ordine, non lo abbandonerò che per te. Se
mi è tolto soddisfare l'amore, l'ambizione mi rimarrà. Non voglio
perdere d'ogni banda. Io umiliarmi dinanzi a Riccardo! Io sollecitare
da quell'anima superba i favori! No! non si dica mai, che nella
mia persona posi a' suoi piedi l'intero ordine de' Templarii. Posso
abbandonare i fratelli, ma non tradirli, ma non digradare me stesso.»
«Iddio adunque si degni proteggermi, poichè non mi resta più da sperar
protezione fra gli uomini!»
«Dicesti il vero, o Rebecca; perchè quantunque tu sia orgogliosa, in
orgoglio a te non la cedo. Una volta ch'io sia entrato in arringo,
non t'avvisar già che alcuna umana considerazione possa impedirmi il
comparirvi degno della mia rinomanza. Pensa, o giovine, al destin che
ti aspetta. Morir della morte de' più atroci colpevoli! Consunta a
lento fuoco entro un ardente braciaio! ridotta in ceneri che i venti
dispergeranno! Di tutti questi tuoi vezzi, su cui si fisa incantato
ogni sguardo, non rimarrà una particella della quale possa dirsi:
Ecco quanto apparteneva ad un corpo pieno di grazia e di perfezione!
Rebecca, un cuor di donna mal regge a sì formidabile dipintura, e tu
cederai alle mie preghiere.»
«Bois-Guilbert» rispose Rebecca «tu non sai ancora tutto quanto possa
una donna, o a dir meglio quelle che finor conoscesti aveano perduti
i sentimenti i più nobili di lor natura. Sappi adunque, o feroce
Templario, che nelle pugne le più sanguinose non desti tu mai tante
prove del tuo sì decantato coraggio quante può darne una del nostro
sesso, se puri affetti o dovere a lei le prescrivono. Qual mi vedi,
non sono io medesima che una donna educata con tutte le cure della
tenerezza, timida e sensitiva per natura, e poco accostumata a quanto è
patimento. Pure, allorchè ci troveremo entrambi in questa lizza fatale,
tu per combattere, io per morire di una morte che tu mi dipingi tanto
terribile, provo la sicurezza in me stessa di mostrarmi a te superiore
in coraggio. Addio. Non ho più tempo da perdere in parole con te. I
brevi istanti che la figlia di Giacobbe potrà ancora trascorrere sulla
terra debbono essere spesi altrimenti. Ella dee volgerli a quel solo
che può consolarla, a quell'Ente, che s'anco distoglie talvolta dal suo
popolo il guardo, non chiude mai l'orecchio alle preghiere di chi lo
implora con fiducia e con verità.»
«Gli è dunque in tal guisa che ci dobbiam separare?» disse
Bois-Guilbert dopo un istante di silenzio. «Oh! avesse piaciuto al
cielo che non ci fossimo incontrati giammai, o che voi foste stata
nobile di legnaggio, e cristiana di religione! Ne attesto il Cielo!
Nel contemplarvi ora, nel pensare all'istante in cui dovrem rivederci,
mi augurerei di appartenere alla invilita vostra nazione; m'augurerei
che la mia mano contasse zecchini e _shekel_ in vece di brandire la
lancia e la spada; m'augurerei di prostrarmi a foggia d'usuraio dinanzi
ai nobili, e non ispirare terrore che ai debitori impotenti a pagare.
Sì, se tal cambiamento, o Rebecca, fosse possibile, mi sommetterei a
sofferirlo per avvicinarmi a voi, per isfuggire la parte spaventevole
che debbo avere alla vostra morte.»
«Voi dipingete l'Ebreo considerandolo in quello stato cui l'ha ridotto
la persecuzione di coloro che vi somigliano. Il Cielo nella sua collera
sbandì l'Israelita dalla sua nativa contrada, e l'industria gli aperse
quella sola via alla ricchezza e al potere che l'oppressione non gli
potè togliere. Ma leggete l'antica storia del popolo di Dio, e ditemi
se coloro, pei quali Iehovah operò cotanti prodigi erano riguardati fra
le nazioni siccome un popolo d'avari e d'usurai. Sappiatelo, cavaliere
superbo, noi noveriamo nella nostra gente tai nomi, a petto de' quali
i vostri nobili, anche i più antichi, son come cetriuoli al confronto
de' cedri; nomi che risalgono a que' rimotissimi tempi allorquando il
Creatore degnava manifestarsi alle sue creature, nomi che traggono il
proprio splendore, non dai favori d'un principe della terra, ma da una
voce di Cielo, che comandò ai nostri antenati d'appressarsi agli altri
dell'Onnipotente. Tali erano i principi della casa di Giacob.»
Fino a tal passo raggiarono come di celestial luce le guance di
Rebecca, luce che si appannò, allorquando continuando in suo dire
soggiunse: «Tali, sì, erano i principi della casa di Giacob, ma
tali non sono più. Calpestati i lor discendenti siccome l'erba
recentemente mietuta, confusi colla polvere delle strade maestre!
Pur trovansi alcuni fra essi che non dismentiscono la sublimità della
propria origine, e di questo novero, il vedrai, è Rebecca, figlia di
Adonikam.... Addio. Non invidio, nè i tuoi onori comperati a prezzo
di sangue, nè i tuoi antenati barbari e pagani, nè la tua fede, che è
sempre nel tuo labbro, non mai nel tuo cuore o nelle tue opere.»
«Per il giusto Iddio, vi è un sortilegio gettato sopra di me» sclamò il
Templario «e quasi incomincio a credere che quello scheletro ambulante
del nostro Gran-Mastro abbia detta la verità. La ripugnanza ch'io
provo in lasciandovi è d'indole più che naturale. Avvenente fanciulla»
diss'egli avvicinandosi a lei nel modo il più rispettoso «così giovane,
così bella, così sublime sprezzatrice della morte, pur dannata ad una
morte obbrobriosa e crudele! Chi non gemerebbe sul vostro destino? Son
venti anni che una lagrima sola non ha inumidite le mie pupille; pure
nel contemplarvi il pianto scorre a torrenti sulle mie guance!... Ma
la sorte è gettata, e nulla omai può salvarti. Tu ed io siam divenuti
soltanto i ciechi strumenti d'una fatalità che entrambi persegue,
simili a due vascelli spinti l'un contra l'altro dalle ondate di
una tempesta, e nel tempo stesso inghiottiti in mezzo ai vortici
dell'abisso. Perdonatemi adunque, e separiamci almeno da amici. Invano
ho cercato cambiare le vostre deliberazioni. Le mie sono immutabili
come i decreti del Fato.»
«Ed è appunto in tal guisa, che gli uomini incolpano il Fato di quanto
è conseguenza delle loro passioni, de' loro errori.... Pur vi perdono,
Bois-Guilbert, benchè siate voi la cagione dell'immatura mia morte. La
vostra anima era capace di azioni nobili e grandi, ma fatta simile ai
campi degl'infingardi, il loglio vi ha spento il buon grano.»
«Sì, Rebecca, sono altero, imperioso campo privo di coltura; è vero
quanto voi dite, e lo confesso io medesimo. Ma tai circostanze appunto
m'innalzarono al di sopra degli spiriti deboli, degl'imbecilli,
degli uomini superstiziosi che mi circondano. Le armi fin dalla
prima giovinezza furono la mia professione. Portai sempre alti i miei
divisamenti, sempre gli ho seguiti con fermezza e costanza, sempre sarò
quel che or sono, altero, inflessibile, incapace di cambiamento, e il
mondo ne avrà una prova... Ma voi, mi perdonate, o Rebecca?»
«Volentieri fin dove è possibile che una vittima possa perdonare a chi
la sagrifica.»
«Addio dunque» disse il Templario, e precipitoso abbandonò quella
stanza.
Intanto in una stanza contigua il commendatore di Malvoisin aspettava
impaziente il ritorno di Bois-Guilbert.
«Voi vi faceste ben lungo tempo aspettare» gli disse in veggendolo. «Io
stetti finor sulle brage. Che cosa sarebbe avvenuto se il Gran-Mastro
o il suo esploratore Corrado, fossero giunti sin qui? Avrei pagata ben
caro la mia compiacenza.... Ma che avete dunque, o fratello? Appena voi
m'ascoltate, e la vostra fronte è ingombra di nubi.»
«Io sono» rispose il Templario «simile ad un miserabile malfattore
condannato a morire fra un'ora, e forse più ancor da compiagnere,
perchè avvi chi è pronto a spacciarsi della vita come d'un logoro
vestimento. Ne attesto il cielo, Malvoisin! Questa giovinetta m'ha
disarmato d'ogni mia risoluzione; e son quasi in procinto di correre a
trovare quell'ipocrita del Gran-Mastro, a dire a lui, a lui stesso, che
abbiuro l'Ordine, che rifiuto sostenere il barbaro incarico addossatomi
dalla tirannide di costui.»
«Siete pazzo? Questo è un volere assicurare la vostra rovina senza
averne quindi la menoma probabilità di salvar questa Ebrea, cui siete
avvinto in guisa fuor del credibile. Beaumanoir nominerà un altro
campione che sostenga in vece vostra la giustizia della pronunziata
sentenza, e l'accusata perirà egualmente come se aveste adempiuti i
doveri che vi furono prescritti.»
«Non è vero» replicò impetuosamente Bois-Guilbert. «L'accusata non
perirà, perchè sarò io medesimo il suo difensore. Potreste voi dirmi, o
Alberto, qual è il cavalier del nostr'Ordine, a cui non possa io darmi
vanto di far votare l'arcione?»
«Voglio concedervi questo. Ma dimenticate voi che non avrete nè il
tempo nè i modi per mandare a termine un sì stravagante divisamento?
Correte a presentarvi a Luca di Beaumanoir, a protestargli che
rinunziate ai vostri voti d'obbedienza, e mi saprete dire se il vecchio
tiranno vi lascia due minuti di libertà. Appena avrete voi profferiti
questi accenti inconsiderati, ei vi fa mettere cento piedi sotterra
nelle prigioni della Commenda, perchè siate giudicato qual cavaliere
fellone; o se pel vostro meglio continuasse ancora a giudicarvi
ammaliato, posseduto dal demonio, non sarete forse rinchiuso per costui
cenno in un convento, ove diverranno vostro letto la paglia, vostri
alimenti pane ed acqua, vostri sollievi gli esorcismi, ove sarete a
tutte l'ore inondato d'acqua santa per discacciare lo spirito infernale
che vorranno impadronitosi di voi? Non vi resta che una via, Brian
di Bois-Guilbert. Comparir nella lizza, o siete irremissibilmente
disonorato e perduto.»
«Fuggirò senza far motto di nulla al Gran-Mastro; andrò in qualche
lontano paese, ove non sieno ancor penetrati la follia ed il fanatismo.
Ivi saprò farmi una rinomanza novella. Ma almeno le mie mani non
saranno macchiate nel sangue di questa creatura innocente.»
«Non potete più fuggire, o Brian. I vostri discorsi inconsiderati hanno
fatta sospetta la vostra persona, nè vi è oltre permesso uscire della
Commenda. Nol credete? Fatene la prova. Presentatevi alla porta, e
vedrete qual _chi va là!_ vi faranno le sentinelle poste a custodire il
ponte levatoio. Tale espediente vi sorprende e vi irrita! Ma ben per
voi, che sia stato preso! Se perveniste a fuggire che ne accadrebbe?
Voi diverreste l'obbrobrio della vostra prosapia, voi rimosso
inonoratamente dal vostro grado, vedreste offuscata in un istante
tutta la gloria che per belle imprese vi meritaste. Fermatevi in tale
considerazione. Ove andranno a nascondersi i vostri fratelli d'armi che
finora vi sagrificarono i lor voleri, i loro affetti, allorchè udranno
chiarire Brian di Bois-Guilbert qual cavaliere traditore e fellone?
Qual duolo ne avrà la corte di Francia? Qual gioia pel superbo Riccardo
in ascoltando come il Templario che osò resistergli in Palestina, che
giunse quasi a minorargli la fama, or perdè onore e rinomanza per amore
d'una giovane ebrea, cui nemmeno con tai sagrifizi potè salvare la
vita?»
«Vi ringrazio, Malvoisin» sclamò Bois-Guilbert; «voi avete toccata la
più viva di tutte le corde. Accada quanto sa accadere, i predicati
di fellone, di traditore non verranno mai aggiunti al nome di
Bois-Guilbert. Piacesse a Dio che Riccardo in persona, o alcuno
degl'Inglesi suoi favoriti si presentassero nella lizza! Ma niuno si
presenterà. Non saravvi chi voglia avventurarsi a rompere una lancia a
pro di questa giovane innocente, di questa giovane derelitta!»
«E allora tanto meglio per voi! Se niun campione si presenta per
difendere questa giovane infelice, voi non avrete contribuito in
guisa alcuna alla sua morte. Non si potrà di questa accusar che il
Gran-Mastro, egli solo ne sopporterà il biasimo, come si arrecherà a
gloria e ad onore d'esserne biasimato.»
«Sì certamente! se niun campione comparisce nello steccato, io non sarò
in questo atroce spettacolo che un figurante montato sul mio cavallo e
coperto della mia armatura; io non avrò alcuna parte nelle conseguenze
che ne verranno.»
«No, senza dubbio, non vi avrete maggior parte di quanta ne abbia,
quando viene portata nelle nostre processioni, la bandiera di san
Michele armato da capo a piedi.»
«Ebbene, Malvoisin! riprendo tutta la mia fermezza. D'altra parte
Rebecca non mi ha ella medesima rifiutato, sprezzato, oppresso co' suoi
rimproveri? Perchè immolerò ad essa la stima che mi concedono i miei
fratelli? Sì: mi vedrete nella lizza, ed è questa l'ultima, immutabile
mia deliberazione.»
Dette le quali cose uscì dell'appartamento, ma il Commendatore lo
seguì per vegghiare sopra di lui, ed afforzarlo nelle nuove intenzioni
manifestate. Malvoisin prendea tanta sollecitudine agl'interessi di
Bois-Guilbert, perchè sapea, che se questi fosse un dì pervenuto alla
carica di Gran-Mastro, ne avrebbe conseguite per sè dignità primarie
dell'Ordine. Lo spronavano in oltre a comportarsi in tal guisa le cose
promessegli da Corrado Montfichet, come compenso alle cure che egli
si assumerebbe per far condannare la sfortunata Rebecca. Ma quantunque
nel combattere i sentimenti di pietà cui stava per cedere l'amico suo,
avesse avuti sovra il medesimo tutti i vantaggi che lo spirito di
maneggio e di personale interesse suggerisce a chi si trova a petto
persone agitate da violenti e contrarie passioni, pur ebbe d'uopo di
tutta l'accortezza a mantenerlo nel proponimento che ad inspirargli
era giunto. Gli fu quindi mestieri seguirne tutte le pedate, onde
assicurarsi che non gli tornassero in animo le deliberazioni di fuga,
ed impedire ch'ei si trovasse alla presenza del Gran-Mastro, la qual
cosa avrebbe potuto condurre una aperta rottura fra entrambi. E gli fu
parimente mestieri replicare più d'una volta i ragionamenti adoperati
per radicare in esso la persuasione, che comparendo nella lizza quale
campione dell'Ordine, non contribuiva in nulla alla morte di Rebecca,
nè avea poi altra via a salvare il proprio onore e la propria fama.