«In me uno schiavo, un docile stromento
«Sol di sue brame, ei vede in me. Non tardo
«Il disinganno fia. Fra le tempeste
«Del parteggiar, ch'ei ribellando adduce,
«Egli sel compri. A me schiudasi arringo
«Di me più degno. Chi dirammi stolto?
BASILIO. _Tragedia_
Non mai ragno che abbia trovata rotta la sua tela si è dato più fastidi
a racconciarla di quanto ne costò a Waldemar Fitzurse il raccozzare
gli sbanditi baroni che parteggiavano per Giovanni. Pochi entrarono
in tale fazione mossi da genio, nessuno da sincero affetto alla
persona del Principe. Era pertanto d'uopo a Fitzurse rammentar loro
i vantaggi, che aveano trovato fin a quel tempo nell'essere protetti
dal ridetto Principe, e in uno mostrare ad essi una prospettiva più
seducente per l'avvenire. Quindi ai giovani nobili, ligi soltanto
al piacere, offeriva le lusinghe d'una licenza ancor più sfrenata.
Cercava spronar gli ambiziosi largheggiando loro di speranze, d'onori;
e le promesse di nuove signorìe e di più ampie ricchezze adoperava ad
adescare gli animi interessati. Concedea gratificazioni a' condottieri
di bande assoldate, argomento il più possente sugli spiriti loro, e in
mancanza del quale tutti gli altri sarebbero tornati a vuoto; benchè
però l'operoso ministro abbondasse anche più nel promettere che nello
sborsar danaro effettivo. Ma certamente non trascurò veruna di quelle
pratiche le quali erano in suo potere, sia per far risolvere quelli che
stavano tuttavia perplessi, sia per ridestare il coraggio in chi ne
smarriva. Ei parlava del ritorno del re Riccardo, come d'avvenimento
privo d'ogni probabilità. Allorchè però e dai volti esitanti di
coloro cui ragionava, e dalle ambigue loro risposte s'avvide, che il
timore appunto di tale tornata li tenea grandemente commossi, trovò
più espediente l'asserire con coraggio, che quand'anche ella si fosse
verificata, non doveano perciò cambiare nè punto nè poco i lor politici
divisamenti.
«Se Riccardo torna fra noi» diceva Fitzurse «non verrà che per
arricchire i suoi crociati, impoveriti e quasi morti di fame. E ciò
a spesa di chi? Di coloro che nol seguirono nella spedizione di Terra
Santa. Verrà per farsi rendere severissimo conto da tutti que' sudditi
che nel tempo di sua lontananza commisero alcune veniali colpe contra
le leggi del paese o contra gl'interessi della corona; per punire
i Templari e gli Ospitalieri d'aver data preferenza a Filippo di
Francia nel durare delle guerre in Palestina; finalmente per trattar
quai ribelli tutti i partigiani del principe Giovanni. È la possanza
di Riccardo che vi spaventa? Non sia ch'io gli tolga col mio dire i
meriti di forte e valentissimo cavaliere; ma non viviamo già nel secolo
del re Arturo, quando un campione sfidava solo tutto un esercito.
Supposto ancora che tornasse Riccardo, tornerebbe solo, privo d'amici
e di seguito; le ossa de' suoi guerrieri stanno ad imbiancare le
pianure della Palestina. I crociati che si sottrassero alla morte,
comparvero qui quali veri mendicanti, qual vedemmo Wilfrid d'Ivanhoe;
e son poi sì pochi che non abbiam nulla a temerne. Che rileva il suo
diritto di primogenitura?» aggiugneva volgendosi ad altri, cui tale
considerazione mettea qualche scrupolo. «Sarà per Riccardo un titolo
più sacro alla corona di quel che il fu al duca Roberto di Normandia,
figlio primogenito del Conquistatore? Eppure a questo Roberto vennero
successivamente, e per voto unanime della nazione, preferiti Guglielmo
il Rosso ed Enrico, fratelli di lui secondogeniti. E non avea in sè
forse tutte le prerogative, ch'uom può far valere in favor di Riccardo?
Prode cavaliere, capitano peritissimo, generoso verso gli amici e
verso la Chiesa; crociato ei parimente, e di più conquistò il Santo
Sepolcro[21]. Eh! ma tutto questo non gli fruttò di non morire cieco e
prigione nel castello di Cardiffe in pena d'essere stato recalcitrante
alla volontà del popolo, ch'era tutt'altra fuorchè d'avere lui per
padrone. Siamo noi ne' quali è il diritto di scegliere nella reale
famiglia quel che ne sembra più atto a governare, o se così piaccia il
dire, meglio fatto a proteggere gli interessi della nobiltà. Potrebbe
anche darsi, che, parlando di meriti personali, il principe Giovanni
stesse un po' sotto a Riccardo; ma quando poi si pensi, che questi
ricomparisce con in mano il coltellaccio della vendetta, intantochè il
primo ne comparte privilegi, onori, ricchezze, e' non mi pare affè ci
sia molto a deliberare su la scelta fra i due pretendenti.»
Sì fatti ragionamenti e molt'altri, che lo scaltrito consigliere del
principe Giovanni seppe adattare, e all'indole de' suoi ascoltatori,
e alle circostanze particolari in cui ciascun d'essi era posto,
produssero l'effetto ch'egli se ne riprometteva sugli animi de' baroni,
partigiani del principe, cioè d'indurne la maggior parte a promettere
di trasferirsi all'assemblea divisata a York; onde concertarvi
conchiudentemente i modi di mettere l'Inglese corona sul capo al
fratello del legittimo Re.
Incominciava ad essere notte, allorchè Fitzurse, stanco, estenuato
dagli sforzi operati a persuadere tal gente, e pur giubilante del
buon successo ottenuto, si scontrò in Bracy, che dimessi i pomposi
abiti onde avea sfoggiato al banchetto, vestiva in vece giustacuore e
due brache lunghe scendenti alla gamba di panno verde, e armato d'un
coltello da caccia, e d'un arco che tenea fra le mani. Un elmetto di
cuoio copriane la testa, pendendogli dall'omero un corno da caccia e
un fascio di freccie dal centurino. Certamente se in tutt'altro luogo
lungi dal castello fosse passato vicino a Fitzurse, questi non avrebbe
posto mente a persona acconciata in sì fatta guisa, ma poichè gli si
presentò nel vestibolo, lo riguardò con maggior attenzione, sicchè
riconobbe il cavaliere Normanno messo in abito d'arciere inglese.
«Che significa un tale travestimento da maschera?» domandò, preso da
un poco di mal umore, Fitzurse. «È egli questo l'istante di pensare a
nuove mattezze, allorchè sta per essere deciso il destino del nostro
signore, del principe Giovanni? Nè avreste voi più saggiamente operato,
col procurarci com'io feci, di confortare gli spiriti titubanti di
questi nostri imbecilli, simili a ragazzi saracini nella paura che li
prende al solo pronunziar loro il nome di Riccardo-Cuor-di-Leone?»
«Pensai a' miei affari» rispose con tutta la calma Bracy «siccome voi
pensate ai vostri.»
«_Siccome pensai ai miei!_ Io non ho avuto in mente altra cosa che
gl'interessi del principe Giovanni, comune nostro proteggitore.»
«Ottimamente Waldemar! ma qual è lo scopo di tutta questa premura? Il
vostro interesse medesimo. Non mi darete a credere d'averne altro....
Che giova farmi il viso burbero? Ci conosciamo ben l'uno e l'altro.
L'ambizione è il regolatore di tutte le opere vostre, il piacere lo è
delle mie. Qui poi la differenza dipende da quella de' nostri anni. E
rispetto al Principe, ne portiamo entrambi la stessa opinione. Sappiamo
e voi ed io quanto ei sia lungi dal possedere le prerogative che si
vogliono ad un re, troppo perplesso per averne la risolutezza, d'indole
troppo dispotica per averne la bontà, troppo sfrontato e presuntuoso
per conoscere l'arte di farsi amare dai sudditi, e finalmente troppo
incostante e pusillanime per saper mantenere, ottenendola, una corona.
Con tutto ciò abbiam sposato la sua causa. E perchè? Perchè è sotto
d'un tale sovrano che Fitzurse e Bracy sperano d'innalzarsi. Per
questo, e non per altro, lo soccorriamo, voi colla vostra politica, io
colle lancie della mia compagnia franca.»
«Per Dio! ho meco un ausiliare che promette bene!» soggiunse Fitzurse
impazientendosi «un uomo che pensa unicamente a corbellerie, e ciò nei
momenti i più rilevanti!... E qual è dunque in nome di Dio, il motivo
di un tale travestimento or che la crisi è seriissima?»
«Voglio» rispose Bracy continuando nel suo tuono di calma «procacciarmi
una moglie secondo l'usanza della tribù di Beniamino.
«Eh! dove eravate col capo ieri, allorquando dopo la ballata che il
_menestrello_ cantò, il priore Aymer ne fece il racconto di quella
mortal lite insorta un giorno fra la tribù di Beniamino e tutte
le altre tribù d'Israele. Ne disse pure che queste si armarono,
tagliarono a pezzi la cavalleria della tribù contraria, giurarono per
la santissima Vergine di non permettere mai che donne della loro razza
si maritassero con que' Beniamiti, i quali camparono da quel macello;
aggiunse che i secondi mandarono a supplicare il santo Padre perchè in
sì brutta faccenda gli aiutasse de' suoi consigli, che conformandosi
ai suggerimenti del capo della chiesa i cavalieri Beniamiti offersero
un torneo splendidissimo, in mezzo al quale rubarono tutte le giovani
donzelle che vi accorsero, e per tal via si provvidero di mogli senza
l'uopo di domandarne il consenso a nessuno[22].»
«Credo bene ricordarmi di tale storia, ma se non m'inganno, voi o il
Priore l'avete alquanto sfigurata. E la conclusione?...»
«Non v'ho detto che questa notte voglio procacciarmi una moglie secondo
la usanza della tribù di Beniamino? Sì: questa notte, così travestito,
mi getto addosso a quella mandria di porci sassoni, partita or dal
castello, e mi porto via la bella lady Rowena.»
«Siete matto, Bracy? Pensate che comunque Sassoni, son ricchi e
potenti, e tanto più rispettati dai loro concittadini, perchè appunto
la ricchezza e la possanza si fecero il retaggio di ben pochi fra
gl'individui di questa nazione.»
«E non dovrebbero esserlo d'alcun di loro, perchè la grand'opera della
conquista potesse dirsi compiuta.»
«Sia! ma almeno questo non è il momento di pensarci. Lo scoppio a cui
ci accostiamo impone al principe Giovanni la necessità di cattivarsi
il favore del popolo, e quando aveste compiuta la vostra bellissima
impresa, egli stesso, il Principe, non potrebbe negargli un atto di
giustizia....»
«Non glielo neghi, se ha questo coraggio, e s'accorgerà qual
differenza passi fra una schiera di buone lancie come le mie, e un
attruppamento di cenciosi sassoni che non sanno qual cosa sia nè
ordine nè disciplina. Però, voi andate parlando senza conoscere in
ogni sua particolarità il mio divisamento. Tutto il biasimo di tale
impresa cadrà su i banditi che infestano i boschi della contea d'York.
Con questo abito non sembro uno de' più ardimentosi di tale ciurma?
Ho fatto spiare i passi de' nostri Sassoni e questa notte dormiranno
al convento di San Vittol..... Withold..... Dico bene? insomma d'un
di que' loro santi sassoni, presso a Burton. Domani piombiamo sopra
costoro, come falchi sulla lor preda. Subitamente dopo, ricomparisco
sotto le naturali mie forme, e facendo la parte di cavalier generoso,
libero la mia Infante dalle mani de' suoi rapitori; me la conduco
al castello di Frondeboeuf, o in Normandia; nè farà di sè mostra al
pubblico che divenuta sposa a Maurizio di Bracy.»
«Ammirabile divisamento! e sì bene inteso, che a dirvela, dubito se
sia tutta farina del vostro sacco..... Venitemi sincero, Bracy. Chi vi
ha ajutato ad immaginare sì bello stratagemma, e quel ch'è più, chi
v'aiuterà a metterlo in esecuzione? perchè i vostri armigeri sono a
York.»
«Oh! non ho difficoltà a dirvelo. Il templario Brian di Bois-Guilbert
mi sarà ausiliare in un'impresa che di concerto abbiamo ideata. Egli
e la sua gente metteranno, come ho fatt'io, abito di scorridori,
lasciandosi indi vincere dal valor del mio braccio.»
«Per l'anima mia! gli è un divisamento degno de' due sapienti
intelletti, che si combinarono per concertarlo. Ma più di tutto ammiro
la vostra antiveggenza, o Bracy, che lasciate la _Infante_ in custodia
del vostro ragguardevole confederato. Una sola cosa vi dico. Può darsi
che riusciate a toglierla dalle mani de' suoi amici sassoni, ma levarla
poi dagli artigli di Bois-Guilbert, oh! è un affare assai spinoso.
Egli è un falco avvezzo, sì, a ghermir bene la preda, ma non così di
leggieri a lasciarsela portar via.»
«Che dite? Egli è Templario; nè quindi potrà mai divenirmi competitore
nel disegno di sposare lady Rowena. E quanto poi al formare altre
idee non legittime sopra quella, cui divisai fregiar del mio nome, oh
vivadio! se foss'anche egli solo tutto il capitolo del suo ordine, non
ardirebbe farmi simile oltraggio.»
«Poichè vedo, o Bracy, essere inutile ogni considerazione a sbandirvi
dal capo tale pazzia, se tanto in voi è forte l'ostinazione, fate a
modo vostro; ma almeno che questa pazzia non sia lunga come ne è male
scelto il momento! e abbiate se non altro la cura di perdere men tempo
che potete.»
«Vi ripeto, Fitzurse, che è un affare di poche ore. Dopo domani
mi vedrete a York comandando i miei armigeri valorosi, e pronto a
secondare tutti i divisamenti ideati dalla vostra politica. Ma i miei
colleghi mi aspettano. Addio. Vado, come è impresa di vero cavaliere, a
conquistarmi il sorriso della beltà.»
«Di vero cavaliere!» replicò Waldemar, guardandogli dietro mentre
s'allontanava «di vero pazzo dovresti dire, di ragazzo che dimentica
le cose più serie per correre dietro ad una farfalla..... E guardate!
son questi gli strumenti, cui m'è d'uopo ricorrere! E per chi?
per un principe presuntuoso quanto imprudente, e che sarà, potrei
scommetterlo, ingrato padrone, come si è dato a divedere figlio
ribelle, fratello snaturato!.... Ma egli a sua volta è una delle molle
ch'io fo giocare per me! Oh mi riserbo a scoprirgliene il segreto, se
mai gli venisse il coraggio di separare i propri da' miei interessi.»
Le meditazioni dell'uom di stato vennero interrotte dalla voce del
principe, che da un appartamento interno gridò: «Waldemar! Waldemar
Fitzurse!» Si levò allora di capo, cioè dalla fantasia, il berrettone
di futuro cancellier d'Inghilterra, carica alla quale agognava la
smisurata ambizione del normanno cortegiano, e si affrettò ad ascoltar
gli ordini del suo futuro monarca.