SCENA UNDICESIMA.

Sabina, Vittorio.

SAB. (_andando al canapè e accennando a Vittorio di sederle vicino_).

Sa perchè l’ho trattenuta?

VITT. In verità... (_siede_).

SAB. Perchè spero d’indurla a restare.

VITT. Son soldato, contessa.

SAB. Come mi risponde!

VITT. Mi perdoni; voglio dire che devo fare di necessità virtù.

SAB. Se penso a insistere, è unicamente perchè mi rincresce che lei

vada via (_con forza_). Sì, sì, è così: la sua partenza m’affligge.

VITT. (_sorridendo_). Possibile! Lei vuol vedermi confuso...

SAB. (_seria_). Non rida... Speravo tanto d’aver acquistato un amico!

VITT. (_serio anche lui_). Lo sono.

SAB. Sì, ma lontano da domani in poi, ed io lo vorrei vicino, sempre

vicino. Mi sento sola...

VITT. (_stupito_). Oh! Lei però ha sua madre...

SAB. Guai se non avessi la mamma! È buona, indulgente, mi vuol bene,

tanto, troppo bene. Vede coi miei occhi, pensa con la mia testa, e mi

dà sempre ragione. Io avrei bisogno d’una persona che, occorrendo, mi

sapesse dar torto.

VITT. E lei crede ch’io avrei questo coraggio?

SAB. (_con brio_). Diamine! Un soldato! Se mai si può provare.

VITT. La conosco da un’ora.

SAB. Rimanga, e la difficoltà si appiana. E poi che importa, se a

me par d’averla sempre conosciuta? Se mi sento disposta, inclinata,

spinta a confidare in lei? E viene a tempo, sa; capita in un momento

opportuno. Mi spiego. (_Blandamente_). Ho vissuto un anno... come

dovevo vivere. Adesso l’anno è finito. Mettiamo pure ch’io non avessi

alcuna intenzione di tornare al mondo, il mondo verrebbe a me. Capisce

perchè vorrei vicina una persona di buon consiglio?

VITT. (_che ha tenuti gli occhi fissi su di lei, mostrando attenzione

profonda_). Sì.

SAB. A meno che non mi risolvessi a cercar un luogo di sicurtà e di

scampo... Che mi direbbe di fare?

VITT. (_pensoso_). Non so...

SAB. Scusi, ma lei è altrove!

VITT. Perchè!? No!

SAB. (_con vivacità_) Ma dunque ci sarebbe mai dubbio? Mi vede lei

chiusa in qualche vecchio castello, o rifugiata sulla cima d’un monte?

E per la vita, s’intende. Mi meraviglio! Ho vent’anni!

VITT. (_perplesso_). Mi perdoni...

SAB. (_sempre lieta e disinvolta_). Ci sarebbe anche il convento, eh?

Ma la vocazione, la vocazione, dove la piglio?

VITT. Prenda la vita come viene, si abbandoni.

SAB. Già! E le par semplice questo?

VITT. No, nè semplice, nè facile. Ma perchè voler prevedere,

prestabilire? S’ottiene così di rado quel che si spera! E, per

fortuna, anche non sempre accade quello che si teme! E poi, guai se

si conoscesse il futuro! Dunque, si affidi a Dio, a sè stessa... e

(_alzandosi_) si ricordi di me.

SAB. (_restando seduta_). Almeno, mi dica: posso contar su di lei?

VITT. Sì. Mi scriva, mi scriva spesso: io le risponderò.

SAB. (_insistendo_). Posso contar su di lei come sopra un fratello?

VITT. (_baciandole la mano_). Senza dubbio.

SAB. Quando ci rivedremo?

VITT. Chi sa! (_si scosta da lei_).

SAB. Non abbiamo proprio più nulla da dirci?

VITT. Per ora...

SAB. Le scriverò presto, sa... (_con significato_). Forse prima di

quello che crede.

VITT. (_colpito_). Oh! (_fissandola_). Io non posso immaginare di che

si tratti; però mi dica la verità: lei ha già in mente quello che mi

comunicherà poi?

SAB. (_con grazia_). Eh sì, press’a poco. Ma non so ancor bene. Forse

la pregherò semplicemente, ma caldamente, di tornar qui. Forse no...

forse sì... Insomma vedremo.

VITT. (_studiando di contenersi_). E non vuole, e non può dirmi nulla?

SAB. (_ridendo_). Quando ci dicono che siamo curiose!

VITT. (_tornandole vicino d’un balzo_). La supplico di rispondermi!

SAB. (_un po’ stupita_). Ma, signor Iddio! Vi sono cose che non si

possono dire nè in due, nè in quattro parole. Lei è lì per andarsene;

domani sarà lontano... Non mi resta che scrivere.

VITT. (_risoluto_). Disponga liberamente di me, del mio tempo. Non so

se lei parlasse sul serio dianzi, quando ha detto di volermi considerar

come un fratello: ma suo amico lo sono, amico vero, fino alla morte. Mi

raccomandò questo colui che non è più.

SAB. Ah! E lei si dimenticava di dirmelo? Vede? E se ne andava!

VITT. (_turbato_). È giusto! Mi perdoni. E mi perdoni pure se, in

conseguenza appunto di questa raccomandazione, mi trovo come obbligato

a rivolgerle una domanda. Le parrà strana; indiscreta, ma la prego di

rispondermi.

SAB. (_inquieta_) Avanti, dica.

VITT. (_con mal repressa ansietà_). Avrei indugiato, aspettato

ancora... rispettando scrupolosamente non solo un segreto, ma anche, ma

anche...

SAB. (_sempre più inquieta, con impeto_). Ma non vede che questi

preamboli mi fanno rabbrividire!

VITT. (_fissandola_). Quello che non mi voleva dire per mancanza di

tempo, quello che intendeva di scrivermi, riguarda... riguarda forse il

suo avvenire?

SAB. (_angustiata_). Sì. — E poi? Adesso tocca di nuovo a lei a

parlare. Io ho risposto. Non le basta? Ebbene, ecco: penso che posso

essere ancora felice, e lo vorrei esser presto. Ecco tutto. Vedo che ha

capito. Non mi guardi così: potrei indovinare. E non voglio. Non voglio

indovinar niente! Voglio sentire, voglio sapere da lei. Ecco!

VITT. (_addoloratissimo_). Come avevo ragione di pregar Dio che tenesse

lontana l’ora in cui avrei dovuto compiere intero il mio mandato!

SAB. (_atterrita_). E io!... Io sentivo bene intorno a me un non so

che d’avverso, d’occulto, d’insidioso... È l’avviso interno di poco fa!

Oh! (_risoluta_). Presto! Dunque, c’è un ostacolo? È questo, eh? Cos’è?

Cos’è? Abbreviamo il supplizio.

VITT. Il desiderio di Carlo.

SAB. (_quasi inorridendo_). Ah!... Mio marito è morto desiderando che

io... Possibile? Sì, questo si può desiderare, ma dirlo? Che cosa!

Dirlo!... (_scattando._) E adesso voglio tutto. Voglio le sue parole,

una a una, per ordine, come le ha pronunziate. Devo poter pesare il

loro significato, giudicar della loro portata. Può andarne la vita!

Che ne sa lei! M’han voluta legare: ho il diritto di veder la catena. A

noi, a noi: desiderio o volontà?

VITT. (_sommessamente_). Volontà.

SAB. Ah! (_come sollevata_). Sta bene. Non devo passar a nuove nozze,

perchè l’ultima volontà di mio marito vi si oppone. Son questi i

termini esatti? Possiamo parlar chiaro quanto ci piace, oramai. La

volontà! La volontà! La volontà! (_a Vittorio_). E lei... Lei ha

ricevuto l’incarico di farla eseguire? (_amaramente_). S’è preso un

bell’assunto, lei!

VITT. (_tristamente_). Lo so: l’ho visto subito; è più d’un anno ch’io

penso a questo. Oramai, non mi può fare un’obbiezione ch’io non abbia

fatto cento, mille volte a me stesso. Non potrei ribatter pur una

delle sue ragioni. Son disarmato nel campo della logica, la vittoria

è sua. Perciò non mi rivolgo alla mente, io, mi rivolgo al cuore. Mi

secondi, signora; torni indietro con me, venga al giorno in cui si è

separata da Carlo... Rammenti l’angoscia dell’ultimo addio!... E poi,

e poi, e poi... io vorrei aver modo d’esprimere ciò che quell’infelice

pativa diviso da lei. L’acerba ed intensa tristezza che l’opprimeva,

lo spasimo di certe ore, le ribellioni insensate... Vivevo con lui

nella stessa capanna: so tutto, le posso dir tutto. Sempre così,

sempre turbato da uno stesso pensiero, sempre con quell’immagine sola,

che non si spostava mai dalla direzione del suo sguardo, che non lo

lasciava mai, nemmeno fra i rischi, le ansie, le spietate fatiche di

quei giorni. La vedeva nel cielo, nella nebbia; nel candor della neve,

nell’ombra dei burroni. Lei, lei, lei! Sempre lei!

SAB. (_Immobile, muta, lo guarda, come affascinata dalle sue parole_).

VITT. (_dopo una breve pausa, con gran forza_). E quello che deve

aver provato quando sentì che stava per lasciarla per sempre! Ero

là. Soffriva, e non pensava che a lei. Non vedrò cosa più orrenda in

mia vita! Un’anima disperata in un corpo straziato (_con grandissima

forza_). Come potevo negargli il conforto che implorava a mani giunte?

Non era possibile lasciarlo partire così!

SAB. (_si lascia andar seduta: ha le palme strette ai due lati del

volto, gli occhi spalancati, come se vedesse realmente ogni cosa_).

VITT. (_accostandosi ancora, ripetendo con voce soffocata le parole di

Carlo_). Dirai a Sabina che ti parlavo tanto, tanto di lei; sempre di

lei. Che son morto col suo nome sulle labbra... (_cambiando tono_).

Spirò tra le mie braccia: fu così! (_Dopo una pausa, intenerito_).

Povero amico! Poveri morti! Voi non mutate: l’amore che ci avete

portato è un fatto sempre vero e reale. Perchè dobbiamo mutar noi?

Perchè piangervi oggi, e fra mesi, fra un anno, ridere, scherzare,

dimenticar tutto...

SAB. (_sopraffatta nasconde il volto tra le mani_).

La straniera · 第 123 / 152 题