SCENA DICIASSETTESIMA.

Clara, Andrea, il Cavaliere di Priasco.

CAV. (_andando da Andrea_) Ma voi siete matto, eh?!

CLARA (_alzandosi_). Vittorio! Non parlargli così.

CAV. Matto, dico. Perchè mentire? Che cosa gli salta di cacciarsi anche

lui nell’imbroglio, col rischio di farci moschettar tutti e due?

ANDREA (_volendo parlare_). Mi perdoni...

CAV. Credete voi ch’io non sappia a quel che mi espongo?

ANDREA. No, signor mio.

CAV. Sarò condotto in Francia, perderò i beni...

ANDREA (_con forza_) La vita!

CAV. (_incredulo_). Ah!

ANDREA. Due mesi fa le cose sarebbero forse andate come lei immagina.

Ma oggi, oggi che la Repubblica è vinta, morde e sbrana come una lupa

arrabbiata.

CAV. Dirò il mio nome, i miei titoli, le mie aderenze... (_s’avvia come

per uscire_).

ANDREA (_opponendosi_). Se lei passa la soglia, casca nelle mani dei

soldati, e allora è finita.

CAV. (_con impazienza_). Oh in nome di Dio!...

ANDREA (_opponendosi ancora_). La prego...

CLARA. Vittorio! Andrea! Non voglio vedervi l’un contro l’altro così.

ANDREA. Non perdiamo tempo. O l’uno o l’altro, dunque...

CAV. E vorreste andar voi?

ANDREA. O l’uno o l’altro! Pensiamo, qual dei due sacrifizi è il più

utile. Lei deve vivere. In questi momenti ne ha il dovere: il suo nome

rappresenta secoli di onore, di valore, di gloria...

CAV. (_con ironia_). È per questo che dovrei lasciarvi assassinare al

mio posto?!

ANDREA (_continuando_). Di là dal mare, vi è chi aspetta. Il suo esilio

sta per finire. Ricuperato il regno, guai se non potrà chiamare a

sè, stringersi intorno tutti i fedeli, tutti gli amici! Lasci ch’io

contribuisca a conservargliene uno, e dei migliori. Sono solo, signore,

non ho famiglia, non ho nè speranze, nè gioie, ed è così poca cosa la

mia vita!... (A Clara). Lo prego, m’aiuti lei a persuaderlo.

CLARA (_addoloratissima_). Io? Perchè? Non voglio perdervi, io...

Cerchiamo, cerchiamo, approfittiamo di questo respiro... (_ai due che

si scostano alquanto_). Ma no! Venite qui, tutti e due, vicino a me...

E cercate, voialtri che siete uomini, che siete forti e coraggiosi. Io

soffro troppo, non posso pensare. (_Giungendo le mani affannosamente_).

Pregherò, ecco; pregherò perchè non muoia nessuno.

ANDREA (_dolcemente, insistendo_). Ma se non mi spaventa la morte! Vado

alla pace, al riposo. E mi porto nel cuore un conforto, così grande,

così bello: la certezza di vivere nella vostra memoria... (_Fa due o

tre passi verso l’uscio_).

CAV. (_con autorità_). Fermo! Verranno a cercarci. Non precipitiamo,

qualche cosa sarà.

CLARA (_attaccandosi a queste parole_). È vero, è vero: aspettiamo. Chi

sa! Chi lo sa cosa può accadere! (_Dopo un silenzio, con un grido_).

Vittorio! Andrea! E... e se non venissero più?!

CAV. (_sorpreso_). Perchè?

CLARA. Se l’uffiziale, o mosso a pietà, o che so io... non so insomma,

ci avesse lasciati così per... per darci il modo...

CAV. (_correndo al terrazzino_). Non è possibile!... Eh no: guardate.

CLARA (_che lo ha seguito_). È vero! Sentinelle per tutto.

CAV. (_indicando in lontano_). Se mai, la salvezza potrebbe venir di

là. Da Priasco.

CLARA. Sì, sì, un miracolo!

CAV. I contadini mi amano, mi adorano. Pensate, se mi sapessero qui,

se avessi potuto avvertirli! (_Smaniando_). Oh esser là, farli entrar

nella macchia, arrivare in silenzio fino al giardino, e piombar su

costoro come l’ira di Dio!

ANDREA (_senza levare gli occhi dal terrazzino, ha indietreggiato fino

all’uscio di destra. Apre pian piano; impone silenzio ai soldati che si

affacciano, saluta Clara con uno sguardo, e scompare_).

(_Un silenzio_).

CLARA (_con un grido_). Dio!... Vittorio!

CAV. (_scuotendosi_). Che c’è?

CLARA. Là, là! Guardate là (_con gesti febbrili_). No, più sotto, in

quell’ombra, tra gli alberi...

CAV. (_attentissimo_). Vedo, vedo anch’io, ma...

CLARA (_ansiosamente_). Son loro?

CAV. (_frenandosi_). No, CLARA.

CLARA. Eppure Priasco è là.

CAV. Sì... ma non pensate. Non sperate. Guai!

CLARA. Aspettiamo, dunque. Aspettiamo... Non guardiamo più... Chi sa,

chi sa... (_Ritraendosi, coprendosi la faccia con le mani_). Così...

Vittorio, io prego, vuoi?

CAV. (_con gli occhi fissi, pallido e grave_). Prega, prega.

CLARA (_dopo brevissima pausa_). Ebbene?

CAV. Mah!

CLARA (_premendosi il petto con le mani_). Muoio, sai. Non sento più il

cuore.

CAV. Coraggio!

CLARA. E gli altri, e i nemici che fanno?

CAV. Son tutti in cortile, quieti, sicuri... (_Sporgendosi_) E che

diamine c’è da veder in cortile?... (_Saltando bruscamente in scena e

guardando intorno_). Reviglio! Reviglio!

CLARA (_cercando anch’essa_). Reviglio!

CAV. (_indicando l’uscio_). È uscito di là. (_Vi corre_).

CLARA (_stringendosi a lui_). Vittorio no! Ti amo! Lo sai che ti amo!

CAV. Lasciami! Lasciami, ti dico. Non capisci che è perduto?

(_Una scarica da basso_).

CLARA. Ah!

(_Si guardano allibiti. Clara si lascia andar seduta e nasconde il

viso: il cavaliere le è vicino, immobile e muto_).

_Un lungo silenzio poi un grido lontano: Qui vive?_

_Altro silenzio, altro grido: Aux armes! Aux armes! Urli, spari,

tumulto._

CAV. (_scuotendosi, fremente_). I nostri, Clara, i nostri! Così va

bene, per Dio! A noi! Tornerò, sai. (_Via rapidamente_).

La straniera · 第 71 / 152 题