Clara, Andrea, il Cavaliere di Priasco.
CAV. (_andando da Andrea_) Ma voi siete matto, eh?!
CLARA (_alzandosi_). Vittorio! Non parlargli così.
CAV. Matto, dico. Perchè mentire? Che cosa gli salta di cacciarsi anche
lui nell’imbroglio, col rischio di farci moschettar tutti e due?
ANDREA (_volendo parlare_). Mi perdoni...
CAV. Credete voi ch’io non sappia a quel che mi espongo?
ANDREA. No, signor mio.
CAV. Sarò condotto in Francia, perderò i beni...
ANDREA (_con forza_) La vita!
CAV. (_incredulo_). Ah!
ANDREA. Due mesi fa le cose sarebbero forse andate come lei immagina.
Ma oggi, oggi che la Repubblica è vinta, morde e sbrana come una lupa
arrabbiata.
CAV. Dirò il mio nome, i miei titoli, le mie aderenze... (_s’avvia come
per uscire_).
ANDREA (_opponendosi_). Se lei passa la soglia, casca nelle mani dei
soldati, e allora è finita.
CAV. (_con impazienza_). Oh in nome di Dio!...
ANDREA (_opponendosi ancora_). La prego...
CLARA. Vittorio! Andrea! Non voglio vedervi l’un contro l’altro così.
ANDREA. Non perdiamo tempo. O l’uno o l’altro, dunque...
CAV. E vorreste andar voi?
ANDREA. O l’uno o l’altro! Pensiamo, qual dei due sacrifizi è il più
utile. Lei deve vivere. In questi momenti ne ha il dovere: il suo nome
rappresenta secoli di onore, di valore, di gloria...
CAV. (_con ironia_). È per questo che dovrei lasciarvi assassinare al
mio posto?!
ANDREA (_continuando_). Di là dal mare, vi è chi aspetta. Il suo esilio
sta per finire. Ricuperato il regno, guai se non potrà chiamare a
sè, stringersi intorno tutti i fedeli, tutti gli amici! Lasci ch’io
contribuisca a conservargliene uno, e dei migliori. Sono solo, signore,
non ho famiglia, non ho nè speranze, nè gioie, ed è così poca cosa la
mia vita!... (A Clara). Lo prego, m’aiuti lei a persuaderlo.
CLARA (_addoloratissima_). Io? Perchè? Non voglio perdervi, io...
Cerchiamo, cerchiamo, approfittiamo di questo respiro... (_ai due che
si scostano alquanto_). Ma no! Venite qui, tutti e due, vicino a me...
E cercate, voialtri che siete uomini, che siete forti e coraggiosi. Io
soffro troppo, non posso pensare. (_Giungendo le mani affannosamente_).
Pregherò, ecco; pregherò perchè non muoia nessuno.
ANDREA (_dolcemente, insistendo_). Ma se non mi spaventa la morte! Vado
alla pace, al riposo. E mi porto nel cuore un conforto, così grande,
così bello: la certezza di vivere nella vostra memoria... (_Fa due o
tre passi verso l’uscio_).
CAV. (_con autorità_). Fermo! Verranno a cercarci. Non precipitiamo,
qualche cosa sarà.
CLARA (_attaccandosi a queste parole_). È vero, è vero: aspettiamo. Chi
sa! Chi lo sa cosa può accadere! (_Dopo un silenzio, con un grido_).
Vittorio! Andrea! E... e se non venissero più?!
CAV. (_sorpreso_). Perchè?
CLARA. Se l’uffiziale, o mosso a pietà, o che so io... non so insomma,
ci avesse lasciati così per... per darci il modo...
CAV. (_correndo al terrazzino_). Non è possibile!... Eh no: guardate.
CLARA (_che lo ha seguito_). È vero! Sentinelle per tutto.
CAV. (_indicando in lontano_). Se mai, la salvezza potrebbe venir di
là. Da Priasco.
CLARA. Sì, sì, un miracolo!
CAV. I contadini mi amano, mi adorano. Pensate, se mi sapessero qui,
se avessi potuto avvertirli! (_Smaniando_). Oh esser là, farli entrar
nella macchia, arrivare in silenzio fino al giardino, e piombar su
costoro come l’ira di Dio!
ANDREA (_senza levare gli occhi dal terrazzino, ha indietreggiato fino
all’uscio di destra. Apre pian piano; impone silenzio ai soldati che si
affacciano, saluta Clara con uno sguardo, e scompare_).
(_Un silenzio_).
CLARA (_con un grido_). Dio!... Vittorio!
CAV. (_scuotendosi_). Che c’è?
CLARA. Là, là! Guardate là (_con gesti febbrili_). No, più sotto, in
quell’ombra, tra gli alberi...
CAV. (_attentissimo_). Vedo, vedo anch’io, ma...
CLARA (_ansiosamente_). Son loro?
CAV. (_frenandosi_). No, CLARA.
CLARA. Eppure Priasco è là.
CAV. Sì... ma non pensate. Non sperate. Guai!
CLARA. Aspettiamo, dunque. Aspettiamo... Non guardiamo più... Chi sa,
chi sa... (_Ritraendosi, coprendosi la faccia con le mani_). Così...
Vittorio, io prego, vuoi?
CAV. (_con gli occhi fissi, pallido e grave_). Prega, prega.
CLARA (_dopo brevissima pausa_). Ebbene?
CAV. Mah!
CLARA (_premendosi il petto con le mani_). Muoio, sai. Non sento più il
cuore.
CAV. Coraggio!
CLARA. E gli altri, e i nemici che fanno?
CAV. Son tutti in cortile, quieti, sicuri... (_Sporgendosi_) E che
diamine c’è da veder in cortile?... (_Saltando bruscamente in scena e
guardando intorno_). Reviglio! Reviglio!
CLARA (_cercando anch’essa_). Reviglio!
CAV. (_indicando l’uscio_). È uscito di là. (_Vi corre_).
CLARA (_stringendosi a lui_). Vittorio no! Ti amo! Lo sai che ti amo!
CAV. Lasciami! Lasciami, ti dico. Non capisci che è perduto?
(_Una scarica da basso_).
CLARA. Ah!
(_Si guardano allibiti. Clara si lascia andar seduta e nasconde il
viso: il cavaliere le è vicino, immobile e muto_).
_Un lungo silenzio poi un grido lontano: Qui vive?_
_Altro silenzio, altro grido: Aux armes! Aux armes! Urli, spari,
tumulto._
CAV. (_scuotendosi, fremente_). I nostri, Clara, i nostri! Così va
bene, per Dio! A noi! Tornerò, sai. (_Via rapidamente_).