Clara, l’uffiziale, Alban, poi Andrea, il sergente ed alcuni soldati.
ALBAN (_entrando affannato_). Signora, oh signora, vogliono arrestare
sor Andrea!
CLARA. Lui! perchè?
ALBAN. Guardi, ma guardi!
ANDREA (_entra condotto dal sergente, seguito dai soldati, che si
fermano nell’uscio_).
UFF. (_andandogli incontro_). Chi sei? Presto: nome, cognome, età,
condizione, tutto.
ANDREA. Mi chiamo Andrea Reviglio, del fu Giovanni.
UFF. (_interrompendolo_). Ah! sei tu l’intendente? Ti eri nascosto, eh?
ALBAN. Niente nascosto! L’hanno trovato sopra una panca in fondo al
giardino.
UFF. Cosa facevi? Dormivi?
ANDREA. Mi riposavo.
UFF. Ah ti riposavi! Dunque eri stanco? Stanco a quest’ora: non ti
pare un po’ presto? Cosa diavolo hai fatto stanotte? Non sei andato
un po’ in giro per caso? Non hai fatto, per esempio, una passeggiata a
Toralta?
CLARA (_con impeto, frapponendosi_). Badate ch’egli non sa di che cosa
lo si accusa. E poi... ad ogni modo vi giuro, per quello che ho di più
sacro al mondo, che voi vi sbagliate.
UFF. (_la guarda fissamente, accarezzandosi il mento_). Meno male. Tu
vuoi dire che il reo non è lui? Se non è lui, sarà un altro. Vediamo
quest’altro. Tu capisci che... Insomma le ciance sono inutili...
CLARA. Cosa volete dire?
UFF. Voglio dire che se fra un quarto d’ora non ho nelle mani il
colpevole, io regolo il conto a costui.
CLARA. È un’infamia!
UFF. No, cittadina.
CLARA. Non potete...
UFF. Sì, cittadina. Non solo posso, ma devo. — Ordine del giorno
Grouchy, otto nevoso, anno sette...
CLARA. Un’infamia, vi dico; un vero assassinio!
UFF. La parola è grossa... (_stendendo la mano verso il terrazzino_).
Guarda, mia cara, a piè di quel campanile che si vede laggiù, ho
lasciato Jourdan, Maret e Lecoq: un caporale e due soldati, tre
bravi patrioti. Non sono i primi, e non saranno gli ultimi, perchè
l’insurrezione è scoppiata in tutti i comuni... (_Interrompendosi_).
Allons! (_ai soldati_) conducetelo abbasso; accordate i clarinetti, poi
vedremo.
CLARA (_sgomenta, tirando l’uffiziale in disparte_). Venite qui,
sentite, sentite. Reviglio è innocente, ve lo giuro. Ve lo giuro
sulla memoria di mia madre. Non volete credermi? Mettiamo che non
possiate credermi... Che cosa v’importa di quella vita? Risparmiatela,
e vi sentirete contento... Chi sa che questo non vi porti fortuna.
(_Trattenendolo sempre, abbassando ancora la voce_). Ascoltatemi. Ho
dato tutto al rompersi della guerra, anch’io come gli altri: danaro,
argenteria, quanto v’era di valsente in casa; ma non tutte le mie
gioie, quelle che m’erano più care le ho ancora. Ecco sono vostre, col
patto però...
UFF. (_ritraendosi, con garbo_). Pas de bêtises, cittadina! Parlo
italiano, ma non son sempre disposto a capirlo. (_Ai soldati_) Marche!