Elena, Clelia, poi Marianna.
CLELIA. (_A Elena_) Che te ne pare?
ELENA. (_Scuotendosi_) Scusami...
CLELIA. (_Sorridendo_) Dove sei colla testa?
ELENA. Sono qui... Sì, sì, ho capito. L’idea è buonissima, credo che
farà piacere a Roberto... (_Muovendosi verso destra_) Vuoi che diamo
un’occhiata ai piccini?
CLELIA. Sì; stamattina non li ho ancor veduti.
MAR. (_Entrando_) Il cavallo è trovato, lo dà l’oste della Croce di
Malta.
ELENA. Bisogna che Gioacchino torni subito a dirgli che può disporne
altrimenti.
MAR. (_Sorpresa_) Oh!
ELENA. Fa presto.
MAR. (_Via_).
CLELIA. Ma perchè?
ELENA. Non si va più. Roberto non vuole.
CLELIA. (_Dopo aver pensato_) Avrà qualche ragione...
ELENA. Naturalmente (_Va verso il giardino_).
CLELIA. Elena...
ELENA. (_Si volta e la guarda aspettando_).
CLELIA. Cos’hai?
ELENA. Niente.
CLELIA. Tu non stai bene.
ELENA. Sto benissimo.
CLELIA. Vorrei che tu parlassi col medico.
ELENA. (_Sorridendo mestamente_) Parlerò con Blavetti, sei contenta?
CLELIA. No; quello è il medico delle anticaglie, lascialo a me.
Scriveremo a Torino; lo dirò a Roberto...
ELENA. Tu dovresti dire un’altra cosa a Roberto, una cosa che non posso
dir io...
CLELIA. Perchè?
ELENA. Mi ha presa in una condizione così diversa dalla sua, che non mi
pare d’aver alcun diritto di consigliarlo riguardo agli affari... Ma ci
sono i bambini.
CLELIA. Cosa vuoi dire?
ELENA. Siamo venuti a star qui per far economia, e per aver l’occhio al
piccolo podere salvato dal naufragio. Alla casa ci pensi tu; ci penso
io per quello che so e posso; Roberto dovrebbe occuparsi della tenuta.
— Non ci va mai.
CLELIA. Mi par che non è molto ch’egli vi è andato!
ELENA. M’inganno, non parliamone più (_per andare_).
CLELIA. Aspetta! Vieni qui. Ti voglio bene, io; ti stimo. Tu forse ti
ricordi ancora che io mi sono opposta al vostro matrimonio...
ELENA. Avevi ragione...
CLELIA. Avevo torto! Ah poi ho capito che potevi diventare presto una
vera signora! Mio figlio non poteva darmi una nuora migliore di te; ti
ho veduta così coraggiosa nella nostra sventura... Lasciamo stare il
passato. Se qualche cosa ti mette in pensiero, parla, son qui.
ELENA (_Quasi fra sè_) È inutile.
CLELIA. (_Che ha inteso_) Perchè? Ho già cercato, sai, quello che
poteva renderti così melanconica. (_Ridendo_) E non ho trovato che
una cosa!... Elena, non son mica le distrazioni di Roberto che ti
danno ombra? Lo credi uomo da lasciarsi invescare da una modistina di
provincia?
ELENA. (_Freddamente_) Non so niente.
CLELIA. Oh!... e con che serietà! Gelosa proprio?... No, Elena, non
è il caso. L’ho guardata da vicino, sai. Ha dei begli occhi, quella
Delfina, è alta, è snella, ma poi...
ELENA. L’ho guardata anch’io...
CLELIA. E dunque?
ELENA. E mi ha fatto pensare a certe altre che ho visto in città.
Quelle potevano tutto sugli uomini. Delfina è bella, è giovane, è
audace; non ha legami, non ha doveri...
CLELIA. Eh via...
ELENA. E per Roberto ha un pregio che vince tutti gli altri. — Non è
sua moglie.
CLELIA (_Con rimprovero_) Elena!
ELENA. Ti prego... è qui!