ecco come lo stravincere nocque al Papa; per cui stava di mezzo, opprimendo
troppo lo impero, e' fu piuttosto necessità che scelta appoggiarsi sul
pontificato; ma quando conseguita potenza lo provarono due cotanti più
grave dello impero gli si voltarono contra: di fatti al berroviere in terra
egli aggiunse san Michele, tipo vero di giandarme in paradiso; di quà
fuoco di stipa, di là fuoco d'inferno; da un lato agguantava il pane del
corpo, dall'altro rapiva la salute dell'anima: ma soprattutto quanto a
quattrini senza pari il prete per farti la barba, e il contrappelo. Di
quì una maniera di altalena tra imperatore e Papa secondochè i
feudatari puntavano per una parte o per l'altra; ci era il popolo ma in
cotesti tempi veruno se ne giovava; di fatti troppo procedeva salvatico, e
feroce; egli non proseguiva un fine politico o sociale, ma sì come
belva, rotta la catena, sbranava; e tali apparvero in Inghilterra, ed in
Francia i rimescolamenti delle plebi. In Italia all'opposto il popolo
ordinatosi a municipio diventò accorto, sopra i feudatari sagace e
potente, anzi sperperò intorno a sè i feudatari, e li costrinse a
riparare in città; in questo modo i municipi si trovarono condotti ad
avversare naturalmente l'impero come quello, che dava vita ai feudatari, ed
il Papato trovando nei municipi una forza da valersene alla occasione ora
secondochè gli tornava li benedisse, o gli scomunicò; gli oppose allo
impero, o li tradì, e perse credito non acquistò forza: la quale fu
ridotta al verde dalla empia virtù degli scismi cui non valse più a
torre di mezzo la fede; la Chiesa imbelle e screditata ebbe a limosinare il
soccorso dell'autorità laica affinchè cessasse gli scismi ond'era
lacerata.--Durarono, e durano tuttavia alla Chiesa le reverenze esterne;
sempre verso lei si appunta il volgo delle femmine, e delle moltitudini,
che alla parte plastica delle religioni si affezionano; qualcuno persevera
a baciare il piede al Papa; il Papa continua a benedire: la barca va, ma
per impulso dell'ultima vogata, sicchè ogni istante il moto si fa più
languido; nè la volontà dell'uomo per quanto potente egli sia basta
ad impedire il fato; così se la voce di un monaco vale a rimescolare la
Europa contro l'Asia, tre secoli dopo, Pio II muore di dolore non potendo
stringere in lega i Principi Cristiani, contro i Turchi irrompenti ai danni
della umanità. Leone X renunzia a favore di Francesco I la facoltà di
eleggere vescovi e beneficiati superiori per conservare la quale Gregorio
aveva mandato tutto il mondo a catafascio. La opposizione non si
manifestò meno pertinace nella Germania; e colà anco più ardua a
domarsi perchè mossa da un nugolo di Principi;--si andò di concordato
in concordato; le nuove decime ributtaronsi: nel 1500 furono permesse le
prediche per le indulgenze, le vendite di queste, e le questue a patto, che
per due terzi andassero allo imperatore, e per un terzo al Papa; di vero,
se come Roma affermava, le dovevano servire alla guerra contro il Turco, lo
imperatore, che lo aveva in casa, sapeva meglio di ogni altro, e sopra ogni
altro lo premeva l'interesse di bene adoperare il danaro; così il prete
rimase preso alla tagliola rizzata con le proprie mani.--In Inghilterra
anco peggio; senza concordato il re propose i vescovi: invece di continuare
la contribuzione del danaro di San Pietro, Enrico VII portò via la
metà delle annate a Roma. Nel mezzogiorno il contrasto non meno
gagliardo che nel settentrione; colà oltre la nomina ai vescovati, il re
d'accordo coi frati, instituì la inquisizione, arnese politico larvato
di religione, il quale sovente si oppose a Roma, e ne perseguitò i
devoti, e tanto arrivò di prepotenza che giunse a minacciare Sisto V
quando volle pubblicata la versione italiana della Bibbia. Il Prescott
nella vita di Ferdinando e d'Isabella assai lungamente favella di simili
screzii; nè il Ranke ne tace nella sua storia del Papato. Così del
pari in Portogallo la Corona s'impadroniva dei beni degli ordini militari,
e religiosi: si ritenne il terzo delle _crociate_, e pose le mani sopra le
decime ecclesiastiche. Insomma da per tutto cede la Chiesa, pari all'onda
iemale la quale, per essersi spinta impetuosa troppo e proterva, rotta in
isprazzi adesso le tocca a stornare. Ormai la stagione del crescere si
conchiuse per sempre, tanto più quella di allagare unica padrona; adesso
entriamo nel periodo di conservazione: forse era tempo per lei di risorgere
con la fede; ella non volle, o non ci credè; più tardi la vedremo
tentare anco questa via, ma con tali argomenti da consumare la poca lena
avanzata da tante prove: intanto ecco quali gli umori della Chiesa adesso
palesati nel Concilio di Basilea da uno dei padri più autorevoli, che
quivi sederono: «forse un dì sarebbe stato spediente separare affatto
la potenza temporale dalla spirituale; ma pel tempo, che corre virtù
senza potere è ridevole, onde il Papa romano scevro del patrimonio della
Chiesa diventerà davvero: servo dei Servi di Dio.»
Indi in poi la Chiesa fruga nei suoi annali per trovare lo scampolo a
rattoppare il manto; con frode, o con violenza ripiglia Imola, Faenza,
Forlì, Urbino, Rimini, Pesaro, Ferrara ed altre più terre[1], e
ciò con tanta maggiore acerbità quanto, che la paura di rimanere
in camicia si manifesta due cotanti più apprensiva della
cupidità di acquistare.--Le cerchia dell'interesse mano a mano si
stringono per modo che nel dubbio di avere un giorno a cedere il
dominio temporale ogni Papa pensa ai casi della propria famiglia e
strappato un gherone del manto papale lo butta sopra le spalle ai
nepoti; mosso da questo concetto Sisto IV concede ai Riario Imola, e
Forlì, Giulio ai della Rovere Urbino, Paolo ai Farnese Castro
Camerino e Nepi prima, poi Parma e Piacenza, e così di seguito; se
non che considerando i Papi sorvegnenti come simili principati
generassero troppa invidia onde sovente i nepoti con la sostanza
perdessero la vita ritagliano più a minuto; invece di principati
donano poderi, o benefizi, o pecunia.
[1] Comecchè di questi fatti vadano piene le storie merita essere
ricordato il seguente o poco noto, od al tutto ignorato; «La
madre del protonotaro Colonna corse come maniaca a San Gelso in
Banchi dove giaceva il cadavere del suo figliuolo; quivi ella
acciuffò pei capelli il suo teschio spiccato dal busto, e
squassandolo su gli occhi al popolo gridò: «ecco» il capo
del figliuolo mio, mirate fede di Papa! «Aveva promesso, che lo
avrebbe riposto in libertà se noi gli consegnavamo Marino,
ecco, il Papa ha Marino, e il Papa mi rende il figliuolo....
Mirate! non è fedele osservatore di sue promesse il Papa?»
Essendo questo epitome non già dei gesti universi della Chiesa,
bensì dei fatti sopra i quali ella fonda il diritto di dominare su
i popoli e noi il diritto del popolo a torle la signoria, dobbiamo
rifare i passi, e considerare, come sul declinare del secolo
decimosecondo il Papato combattuto in casa (reggendosi Roma a
repubblica) ed oppresso fuori dagl'imperatori germanici, Adriano IV si
gratifica il popolo: e fu consiglio astuto imperciocchè stando col
popolo egli difendesse con l'altrui la propria libertà, mentre col
Tedesco avrebbe saldato catene allo altrui polso ed al proprio; forse
se Federigo Barbarossa consentiva ad accettare lo impero come un
benefizio romano ogni screzio cessava fra loro; ma dura cervice a
piegarsi era lo svevo, e al Papa toccò durare nel molesto amore del
popolo, dacchè alla Dieta di Roncaglia i giureconsulti di Bologna
dichiarassero niente meno lo imperatore padrone dell'universo: la
quale dichiarazione parve immane al Papa, perchè non era stata
fatta per lui. Di qui la lega lombarda, e le mirabili vittorie del
popolo, e la troppo più mirabile fede. Molti mettono in dubbio la
verità del fatto, che Alessandro del piè calcasse il collo al
Barbarossa mentre recitava le parole del salmo: «sopra l'aspide, e
il basilisco passeggerai, il leone, e il dragone calpesterai.» A
cui il Barbarossa rispose: «non a te ma a san Pietro.» Nè io
mi affaticherò a chiarirlo, che comunque la cosa stia, grande fa la
prevalenza acquistata a cotesti giorni dal Papato sopra lo impero per
virtù del popolo: però Alessandro non indugiò nè manco un
momento a voltare il nuovo rigoglio contro il popolo, e presto
accordato col tiranno ricusò tornarsi a Roma se prima il senato non
gli giurasse fedeltà, restituirgli la pristina signoria, lui e i
cardinali difendere dai nemici. Naturale cosa è, che quegli il
quale ora su questo ora su quell'altro si appoggia per tradire tutti,
eserciti travaglioso imperio, e sbattuto da perpetua fortuna ad ogni
tratto accenni sommergere; di vero più, che mai si drizzano ora
minacciosi contro il Papato le ire del popolo, il rancore dello
impero, ed uno spirito nuovo sorge ad arruffargli i disegni: ai primi
pericoli i Papi pensano provvedere con le crociate: molte le cause di
questo rovesciarsi dell'occidente sopra l'oriente; e prima di tutto
vuolsi attribuire ad una misteriosa corrente che vuole così: verso
le contrade del sole due volte s'incamminarono i Greci condotti da
Agamennone, e da Alessandro macedonio, poi i Romani, poi i Crociati:
oltre questa spinta naturale colà li chiamava la copia dei beni
della terra, che genera ricchezza; la facile vittoria, che in coteste
terre il nemico più metuendo sia il cielo inclemente: molto
altresì, e sarebbe vano negarlo, la devozione, e per me giudico,
che con queste, e sopra queste cause stringessero il consiglio, e
l'opera dei Papi di affrancarsi dagli ostacoli così popoleschi come
baronali per ricuperare la scemata primazia; nè l'effetto i Papi
provarono dispari dai concepiti disegni, imperciocchè di tanto
crebbero in potenza quanto ne persero gli avventurosi crociati, e
quindi a breve Lucio III perfidia per le immunità ecclesiastiche
dagli obblighi feudali; Urbano III intendo restituiscansi i duchi di
Sassonia, e di Baviera ribelli allo impero; nega il crisma ad Enrico
IV, e torna su la pretensione del retaggio della contessa Matilde.
Più temerario di lui Celestino III, che vieta ad Enrico la
eredità siciliana della moglie Costanza; condanna Filippo Augusto a
ripigliarsi Ingelberga dalla quale si era dipartito col pretesto
d'incestuose nozze; ordina ad Alfonso re di Leone si separi dalla
cugina figlia del re di Portogallo da lui condotta in moglie.
Finalmente comparisce Innocenzo III ramo vero dello impronto
Ildebrando; in mal punto eletto tutore di Federigo II si approfitta
della minore età del pupillo; al mandato imperiale dei Prefetti
surroga il proprio; patteggia co' Toscani perchè non riconoscano re
od imperatore senza il consenso della Chiesa: intima Ottone a
rendergli il retaggio della contessa Matilde, e poichè lo trova
restio, gli sguinzaglia addosso Federigo II. Dopo scomunicata la
Francia tutta, e Filippo Augusto, il quale invece di obbedirgli e
ripigliarsi Ingelberga sposa Agnese di Merania, lo scomunicato
blandisce, e lo avventa contro Giovanni senza terra, perchè gli
tolga il regno; quando poi cotesto codardo gli s'inginocchia davanti
profferendoglisi vassallo, lo arresta a mezzo: guai a lui se si
attenta torcere pure un capello al re d'Inghilterra feudatario di
Santa madre Chiesa!
Oltre la opposizione temporale aveva di già da lieve principio preso le
mosse uno spirito di rivolta, il quale non solo accennava a riforme di
costume, bensì si proponeva alterare le dottrine, e perfino i dogmi
della Chiesa: fino dai principii pauroso; ora che mai diventerà
crescendo? Più famoso degli altri novatori Arnaldo da Brescia; lo
avevano precorso Pietro di Brais in Narbona che fu bruciato vivo a Santo
Egidio in Linguadoca sul cominciare del secolo duodecimo; il monaco Enrico
che perseguitato ferocemente dal vescovo di Mons, dallo abate di Cluny, e
da quello di Chiaravalle san Bernardo menò vita insidiata sempre e
randagia; e Tichelmo della estrema Zelanda cui per comando del Papa furono
spenti a ghiado; ingegno, per autorità, per audacia di gran lunga
superiore a questi Arnaldo; e seco andava il popolo: la sua cattedra
piantata nel cuore del cattolicismo, Roma: egli predicava contro le
lussurie della corte papalina, e le dovizie, e i beni terreni; veniva
ricordando la povertà del Nazzareno, ed affermava la rilassatezza
cagione dei danni presenti, e della ruina futura. In cotesto tempo non meno
acerbo procedeva san Bernardo contro il costume romano, e ne fanno fede gli
scritti; però troppo diversi i fati di Bernardo e di Abelardo, e la
ragione è manifesta, che Bernardo rimorchia la Chiesa come persona
venuta in iscrezio con l'amante, mentre, Abelardo la vuole tosata, e
scalza; donde nacque, che Bernardo venerato in vita fu in morte scritto
sopra l'albo dei santi, ed Abelardo commesso alle fiamme. Il Sacerdote
pensò disperderne la memoria col gittarne via le ceneri, e s'ingannò;
coteste ceneri sparsero nello avvenire tale seme di cui la messe intera
germoglia sempre, e non finisce mai. A combattere questo spirito nuovo i
Papi crearono gli ordini religiosi dei Francescani, e dei Domenicani,
barbacani, secondo il sogno di Papa Onorio, della Chiesa ruinante;
adoperaronci esortazioni, ma più ferro e fuoco, soprattutto fuoco, e non
valsero, e non valgono; il fuoco accende il pensiero, che non si consuma;
per la quale cosa continua lo spirito di Libertà ora in Germania, ora in
Francia, ora in Italia, ed ora in Inghilterra. Affermano come in Italia
fosse suscitato il desiderio di riforma dallo studio dell'antichità; e
ciò troviamo falso sia quanto ai tempi, sia quanto alle cause, corre
fama che pensatori piuttosto temerari che liberi fossero Federigo e
Manfredi; lo stesso Guido Cavalcanti è rimproverato da Betto Brunellesco
di aggirarsi fra gli avelli meditando, che Dio non è; rispetto poi alle
cause, la imitazione dello antico certo contribuì alla rilassatezza; che
abbassato un po' il cielo verso la terra, ed un po' vestito di spoglia
decente il vizio si compose tale una mistura che maomettana non era e
cessava di essere cristiana; ma la Chiesa Romana soprattutto fu combattuta
dallo spirito. Il Savonorola, il Burlamacchi, il Paleario, i Soccini, il
Carnesecchi, il Bruno, ed altri, che non nomino, senz'altro non mosse
libito di senso. Piuttosto giudico, che come s'industriano sempre le
tirannidi prostrare gli spiriti, così la Chiesa s'ingegnasse annegare lo
intelletto nelle voluttà, che la imitazione degli antichi fece eleganti
e desiderabili anco ai più schivi; e tuttavia andò fallito il
disegno, imperciocchè dallo studio del piacere si generasse il tedio
della disciplina, la inverecondia del costume, e con essi l'odio
dell'autorità. Providenza di Dio immediata, o predisposizione di ordine
stabilito da lungo tempo vuole che ogni tirannide nello scavarsi il
fondamento ci getti il seme della cosa, che la sovvertirà; e in questo
modo Leone papa mentre co' sollazzi s'industria assopire le menti
indebolisce l'autorità, e Cosimo nipote di lui mentre tenta impoverire
lo ingegno toscano nelle quisquilie della grammatica, crea custode della
Libertà la lingua. Altresì giudico che le sette diverse nocessero
sì all'autorità della Chiesa, ma nel medesimo punto di poco
avvantaggiassero lo svolgimento dello spirito; e la ragione è chiara,
però che lo liberassero da un viluppo per intrigarlo in un'altro, il
quale posto ancora, che fosse men reo del primo, tuttavia è vincolo, o
cerchio, mentre lo spirito batte sempre le ale, ed irrequieto si appunta
nello infinito. Anco nel secolo passato al progredire dello spirito
pregiudicarono la scuola degli Enciclopedisti, e il Voltaire, però che,
a mio parere, lo affaticassero a fini di odio, e di contesa, mentr'ei non
si pasce di negazioni, nè sono i suoi trionfi ruine; con ogni umano
istituto, con la dottrina di tutte le religioni, con la sapienza dei secoli
lo spirito ripiuma l'ale per durare all'eterno volo.
Intanto i Papi oltre le Crociate, la Inquisizione, e i Frati per
apporre argine che valesse a trattenere le acque irrompenti
stabilirono la meno dispendiosa, e la più sicura di quante polizie
sieno al mondo, la confessione. Trovato questo non nuovo, e non
inutile anco in antico, però che il colpevole nei misteri dei Numi,
massime di Cerere eluisina, confessasse i falli, e a patto di certe
penitenze rimanesse assoluto; ed a me parve cosa che anco la
civiltà di oggi potrebbe avvantaggiarsene e non poco, là dove a
udire, e a consigliare si preponesse il vecchio discreto, esperto
delle umane passioni, ed uso a guarirle: bene intesi però, che
simile ufficio si avrebbe ad esercitare sopra le menti giovanili
quando una gomitata basta a farle rientrare nella pesta: all'opposto
poi quando l'uomo ha messo il tetto lo ammonimento a che giova? Torna
lo stesso che predicare ai porri.--La Chiesa Romana instituendo la
confessione ebbe in mira di intromettersi nel penetrale delle
domestiche pareti, d'insinuarsi tra padre e figlio, tra marito e
moglie, e fatto padrone delle coscienze e dei segreti, vendicarsi, o
arricchirsi secondo le occasioni.
Altro partito a crescere di potenza fu la mutata elezione del Papa, e
degli altri principali offici, la quale di popolesca fu di mano in
mano tirata al tirannico. Nei primi secoli del cristianesimo eleggeva
i Papi la Chiesa, o vogliamo dire la universalità dei fedeli,
vescovi, sacerdoti, chierici di ogni ragione, e _plebe_. Così ce la
descrive San Cipriano nella epistola 52, discorrendo della elezione di
Papa Cornelio: «fu eletto vescovo Cornelio da parecchi nostri
colleghi, che allora albergavano in Roma col giudizio di Dio, e di
Gesù Cristo, col testimonio dei chierici, coll'assenso dei vecchi
sacerdoti, e col suffragio _della plebe_ intervenuta.» Ai tempi di
Costantino magno questi modi di elezione occorrono inalterati; e la
elezione si eseguiva nelle Basiliche di Roma; per lo più nella
Lateranense; nel 1059 il Concilio statui che vescovi, arcivescovi,
basso clero, e popolo concorressero alla elezione del Papa, per
evitare contese. Le medesime regole si praticavano nelle elezioni dei
vescovi fatte dal capitolo, dal clero, e dal popolo della Diocesi, ed
altresì in quelle dei vicari e dei parrocchi nominati dal clero, e
dal popolo della parrocchia. Progredendo nel tempo in virtù della
bolla di Alessandro III[1] rimasero esclusi tutti, eccetto alcuni
pochi assistenti al soglio pontificio, che ebbero nome Cardinali da
cardine, quasi fossero cardini o barbacani della Chiesa. Dopo ciò i
Papi arrogaronsi il diritto di eleggere vescovi, e parrochi, donde
sorsero le guerre di che abbiamo detto, e i concordati, i quali
chiariscono quanto menzognera sia la dottrina del _non possumus_,
dacchè i Papi in tutto e per tutto possono quando li pongono nello
strettoio: pari alla Pitonessa, allorchè incontrano un'Alessandro
magno, che gli attanagli a mezza vita esclamano: «_figliuolo mio,
tu sei invincibile!_». Per me credo, che ogni principato tiri la
sua origine dalla violenza, o dal voto universale; ma per parecchi il
primo principio si perde nella notte del tempo, non così pel
pontificato, dove avanzano testimoni solenni del diritto del popolo
usurpato da Roma; e se principati vetustissimi di cui s'ignora lo
inizio pure consentono a ritemprarsi nel suffragio universale,
perchè e come ci si rifiuterebbe il pontificato di cui la
usurpazione è palese? Il Papa che sè vanta rappresentante e
vicario di quel Dio, che disse: «_rendete a Cesare quello ch'è
di Cesare_,» come si augura potere con giustizia negare al popolo
quello, ch'è del popolo?
[1] Parecchie sono le Bolle intorno alla elezione dei Papi. Gregorio
X nel 1274 con la Bolla: _Ubi periculum_, ordinò il Conclave, e
la facoltà di eleggere il Papa a quei soli Cardinali presenti
nel luogo dove il regnante era morto. Giulio II con la Bolla: _Cum
tam divina_ nel 1504 bandì cose di fuoco contra le elezioni
simoniache; la confermò Leone X, e non impedì, che Clemente
VII indi a breve fosse eletto con laida, e palese simonia. Poi ci
hanno le Bolle: _In eligendis_ di Pio IV; _Eterni Patris filius_
di Gregorio XV, ed altre non poche.
Narro di Federigo _nipote del respinto Barbarossa_, e di Gregorio IX:
costui che compose il libro delle Decretali, congerie informe di
rescritti emanati per casi speciali, e da lui promossi alla dignità
di leggi, atti però a stabilire la monarchia romana, massime nelle
materie beneficiarie, costui, dico, fu tenace a stringere, cupido di
recuperare. Ora temendo non potere allungare le mani rapaci finchè
gliele badasse Federigo, lo agguindola così, che gli è forza
rendersi crociato; ma mentre sospettoso di qualche tranello Federigo
tentenna di recarsi a Gerusalemme, il Papa infellonito per la paura di
trovarsi deluso lo scomunica: finalmente parte: allora Gregorio palesa
le insidie aizzandogli contro il socero Giovanni di Brienna,
commettendo ai Domenicani ed ai Francescani ribellargli i popoli, e
fino nell'oriente lo circonda di lacci mortali; ma Federigo vince, ed
entrando in Gerusalemme, poichè i preti nicchiano a incoronarlo, ei
s'incorona da sè; poi fatta pace col Sultano sollecita il ritorno.
Di ciò spaurito Gregorio, e arrovellato, dichiara lo imperatore
empio, gli rinnuova gli anatemi con la giunta di sciogliere i sudditi
di lui dal giuramento, e concedere il regno a cui prima lo pigli;
nè commosso, nè infievolito da armi cosiffatte Federigo viene, e
vince; il senato e il popolo romani gli spediscono oratori per
congratularsi della sua buona fortuna; allora il Papa torna amico allo
imperatore, e poichè stanno in lega per non oziare nel male gli
propone svellere cosa ad entrambi funesta, lo spirito di libertà; e
quegli acconsente. In virtù di simile accordo nel 1233 per la prima
volta fu arso un paterino a Milano; e il Prete romano con un piè
sul collo alla natura comandava ai figliuoli di Ezzelino di consegnare
il proprio padre alla Inquisizione. Dopo breve spazio secondo la
infida lega degl'improbi, tornano alle offese costoro, e Federigo in
pena di avere sovvenuto il Papa nella snaturata richiesta contro gli
Ezzelini, mira con orrore insidiargli la vita il figliuolo Enrico
sobillato dal mal prete: parve provvidenza e forse fu; peccato che
questa provvidenza non tenga dietro ad ogni misfatto, o si riveli
meglio agli occhi mortali! Gregorio mette mano da capo alle
scomuniche, muove contro Federigo Genova e Venezia; e dubitoso, che le
possano far breccia va fino in Francia secondo il consueto, a trovare
puntelli alla immane improntitudine sua.
Viveva a cotesti tempi sul trono di Francia san Luigi, e dicono per
senso di giustizia impedisse l'andata al suo fratello Roberto, e forte
riprendesse il Pontefice; ma santi o no io per me credo e vedo, che re
di Francia, e Francesi non abbiano mai reputato ingiustizia pigliare
quello degli altri: di vero o perchè san Luigi concesse a Carlo
altro fratello quello, che a Roberto negò? Forse perchè Carlo
non ebbe bisogno di aiuti da lui, ed anco perchè altro era
nimicarsi Manfredi re di Sicilia, ed altro Federigo imperatore. Il
Papa sbuffando disegna con perverso consiglio bandire la Crociata
contro Federigo; ed a questo scopo convoca i prelati del mondo
cattolico a Roma: quei di Francia essendosi ridotti a Nizza il Papa
manda le galere genovesi a levarli; lo imperatore contrappone a loro i
Pisani, guelfi e ghibellini incontransi alla Meloria e per questa
volta vincono i Pisani per rimanervi più tardi intieramente
distrutti. Gregorio dopo abusato le cose divine, spinto i popoli
italiani a guerra fratricida, da capo offerto dare la Patria in
balìa dello straniero muore; ma non con lui muore il Papato.