Soccorsi del Papa lucchese furono una bandiera benedetta ed un'anello

di oro con dentro non so qual pelo della barba o capello di San

Pietro. Guglielmo il Bastardo vinse e compensò il pelo rinnovato

nella sua pienezza intero il danaro di San Pietro donde forse

l'origine della _carità pelosa_: ma i successori di Guglielmo

trovando come cotesto pelo costasse troppo caro, e credendo altresì

di averlo a quell'ora pagato oltre il dovere presero a nicchiare,

negando il danaro, e le romane improntitudini respingendo, Papa

Innocenzo III stizzito, per ispuntarla mandò al re Giovanni senza

Terra quattro anelli con molta solennità richiamandolo a meditare

la forma, il numero, la materia, e il colore di quelli, però che

avrebbero avuto virtù di ammonirlo intorno ai suoi doveri: infatti

la forma circolare degli anelli gli avrebbe rappresentato la

eternità per cui renunziando alle cose terrene si sarebbe sentito

come attratto alle celesti: solo per lasciare più libero il re nei

suoi esercizi ascetici si sarebbe egli Papa sobbarcato al carico di

governare per lui il suo regno in questo mondo; il numero quattro come

quadrato denota la costanza necessaria ad ogni re stabilita sopra le

quattro virtù cardinali; la materia aurifera rappresenta la

sapienza preferibile ad ogni bene; e come l'oro rappresentasse la

sapienza il Papa non lasciava intendere; lo zaffiro indica la fede, lo

smeraldo la speranza, il rubino la carità, il topazio le buone

opere; per tutte queste ragioni era chiaro come l'inchiostro, che

Giovanni senza Terra doveva lasciare, anzi ordinare, che i suoi

sudditi pagassero il danaro di San Pietro, e permettere, che il Papa

eleggesse vescovi in Inghilterra cui meglio gli garbasse; e poichè

Giovanni senza terra uso a rubare per sè, ed anco un tantino ad

ammazzare per questo fino i nepoti ebbe torto di non arrendersi alla

forza del ragionamento papalino, Innocenzio scomunica Giovanni, lo

condanna alla perdita del trono, e commette a Filippo Augusto re di

Francia eseguisca la sentenza; il quale ci si ammannisce di buono;

senonchè il Papa pensandoci su conobbe come Filippo fosse uomo da

levare il regno a Giovanni, non però di darlo a lui, e allora si

accomoda con Giovanni a patto, che questi si dichiari feudatario della

Chiesa pagando mille marchi di argento di annuo tributo, di cui 700

per la Inghilterra, e 300 per la Irlanda; Filippo di Francia rimase a

Dover come più tardi aveva a rimanere Vittoria d'Inghilterra in

Crimea, e così per un tempo la Brittannia ebbe la onoranza insigne

di essere feudo romano; onore di cui sembra, che si rammenti, e voglia

mostrarne a Roma la sua gratitudine.

La sarebbe lunga chiarire qui come la Chiesa cattolica appaia

rimpannucciata di spoglie pagane. Lasciamo di Maria; come i pagani

avevano gli dei maggiori o consenti, e minori, superi, inferi, e

mediossumi così i cattolici possiedono santi maiuscoli, e scadenti,

troni, potenze, dominazioni, e cherubini, e serafini, ed angioli, ed

arcangioli, tutto un esercito, dal capitano generale fino al

tamburino; i pagani veneravano gli dei tutelari dei popoli e gli dei

patroni delle città e delle provincie, a mo' di esempio Iside ed

Osiride dello Egitto, Belo degli Assiri, Quirino di Roma, Apollo di

Delo, Venere di Citera, Minerva di Atene e via discorrendo, e a posta

loro i cattolici adorano San Luigi protettore di Francia, Santo

Stefano di Ungheria, San Patrizio d'Irlanda, San Giacomo di Spagna, e

poi San Petronio in Bologna, in Roma San Pietro, a Milano Santo

Ambrogio, San Gennaro a Napoli, San Francesco a Livorno, che la sua

protezione si spartisce con Santa Giulia, e non ricordo con quale

altra Santa; lo stesso dicasi degli dei presidi dei tempii e degli

altari: presso i gentili e presso noi pari i santi pei trivi, in capo

alle strade, per le case, e per le stalle. Santo Antonio procuratore

generale delle bestie tiene per suo segretario generale un porco; e ci

hanno male lingue le quali affermano cotesta pratica avere trovato

buona certi ministri di un certo regno di questo mondo, e per proprio

uso imitata; la quale cosa io nego _ricisamente_, però che il porco

troviamo almeno buono morto: il cattolicismo come il paganesimo ha

assegnato ad ogni santo un malanno per suo campamento; così egli

dava a Santa Barbara in dote gl'incendii e le saette, le cascate a San

Venanzio, i tuffi nell'acqua a San Giovanni Nepomuceno, i terremoti a

Santo Emidio, i ladri a San Niccola, gli avvocati a Santo Ivone, a

Santa Anna i parti, a San Cristoforo dalla testa grossa il mal di capo

e i prigionieri, a Santa Lucia il mal di occhi, a Santa Apollonia

quello dei denti, a Sant'Agata quello delle mammelle, a San Biagio la

gola, reni a San Liborio, le gambe a San Mauro, la peste a San Rocco,

i cani arrabbiati ai Santi Piero Crisologo, Quintino e Domenico

Soriano. La festa della nascita di Gesù che casca in Marzo

trasportarono ai 25 Decembre perchè in cotesto e nei giorni

seguenti i pagani celebravano il Natale di Saturno costumando, giusto

come pratichiamo noi, darsi alle commessazioni e ad ogni maniera

stravizi. Il tempio in Roma dedicato a Quirino dove le madri per

l'annovale della nascita dei loro figliuoli andavano a posarli tutti

azzimati sopra l'ara, oggi col nome di San Teodoro serve per l'uso

medesimo; pagana l'acqua benedetta, pagani i ceri, i timiami pagani:

le ceremonie per la più parte cavate dalle antiche: tutto il

cattolicismo gronda paganesimo; a Roma il tempio di Vesta la dea del

fuoco fu tramutato in Chiesa della Madonna del Sole; quello di Remo e

Romolo gemelli in Chiesa dei Santi Cosimo e Damiano gemelli; quello

della Salute in Chiesa di San Vitale; su la sponda del lago Numicio,

ove è fama si annegasse Anna Perenna sorella di Didone, adesso

sorge un sacello consacrato a Santa Anna Petronilla. Nel foro boario

presso l'ara massima dove giuravano: _mehercle!_ adesso occorre la

chiesa di Santa Maria Cosmedin vocata di _Bocca della Verità_; Caio

Mario trionfando per la vittoria cimbrica consacra un tempio alla

vittoria; questo tempio convertito in Chiesa sta tuttavia in piedi, e

sapete voi quale nome le hanno posto? Santa Vittoria. Il Panteon di

Agrippa aveva la cupola fasciata di metallo corintio ed una iscrizione

nel frontone la quale sonava così: «a Giove e a tutti gli

Dei.» Urbano VIII dei Barberini leva il metallo e non ci surroga

niente; alla seconda Bonifacio IV comecchè fosse più agevole e

manco costosa sostituì la leggenda: «Alla Benedetta Vergine, e a

tutti i Martiri.» Sisto V, che fu pei santi pagani quello che

Francesco IV di Modena si mostrò pei liberali, tuttavia fece grazia

alla Minerva del Campidoglio a patto che alla lancia surrogasse un

crocione che si vedeva da lontano un miglio.--

Si trova scritto che a Narbona per tempo lunghissimo dai Cristiani si

celebrasse la festa di Flora proprio a mo' dei pagani con giochi, e

femmine ignude: nel 1551 un Concilio provinciale condannò riti

siffatti, i quali comecchè indarno già da nove secoli erano

stati difesi: e tanto in cotesta provincia si poterono poco le vecchie

usanze pagane abolire, che nel 1645 un monaco amico di Gassendi

stampò certo libretto col titolo: «Lamento sopra i costumi

anticristiani del popolo di Provenza.» Il nome di luoghi hanno

mutato in Santi; il monte Soracte diventò Santo Oreste; gli antichi

ebbero lo Ancile scudo sacro piovuto dal cielo, e noi non so nè

manco io le tante cose sacre diluviate dal cielo sopra la terra;

credevano i pagani le isole avessero viaggiato come Delo, e i tempii,

e gl'idoli, e noi crediamo San Dunstano traversasse la Manica sopra

certo isolotto; vola per l'aere la casa del Loreto al pari di una

rondine; la nostra Madonna di Montenero uggita di starsi in Eubea

incastrata dentro una rupe un bel giorno lascia lì sacco e

radicchio e viene a domiciliarsi a Livorno, e il Capitano Corpi che

navigò per coteste plaghe riscontrava il buco lasciato dalla

Vergine randagia nelle pareti del monte; così afferma il Padre

Oberhausen nella sua monografia del tempio di Montenero. A Roma

parlarono i bovi nella seconda guerra punica, appo noi favellare asini

e bovi diventò cosa comune, sicchè non ci entra più miracolo.

Il Parlamento Italiano informi. Apparizioni di là, ed apparizioni

di qua. Venere, Minerva, Marte ogni tantino in terra, ed anco Nettuno

di cui ufficio è governare il mare, che governava ad un bel circa

come i ministri presenti governano la Italia; tra noi Gesù Cristo

sempre in viaggio per comparire alla presenza dei suoi devoti, e per

lo più in forma di bambino come a San Cristoforo, a Santo Antonio,

ed a Santo Agostino; anzi taluno afferma, che Gesù Bambino si

presentasse a questo Santo quando meditava il trattato della

Santissima Trinità quì per lo appunto a Santo Jacopo dove il

signor Palmieri ha fabbricato i suoi bagni; e questo avverto perchè

ci pensino quei signori, e quelle signore che vanno costà per bene

altro, che meditare sul mistero della Santissima Trinità: altri

all'opposto sostiene che siffatto miracolo avvenisse lungo la spiaggia

di Corneto; intorno alla quale disputa confesso dopo molte ricerche

trovarmi incapace più di prima a decidere.--Miracoli inauditi da

una parte e dall'altra, _tamen_ di assurdità meno strepitosa presso

i pagani; chè il baratto del cuore di un Dio con quello di una

femmina scema non arrivarono i preti pagani a immaginare. Ai miracoli,

che sono oltraggio non dirò alla ragione umana, la quale è

avvezza a bevere balene, bensì alla nozione della Divinità, non

vo' aggiungerne altri in aumento di quelli che già registrai

nell'Asino; solo mi giova trascrivere certa notizia letta a questi

dì sopra taluni giornali per istudio, che altri la conservi: dentro

parecchie chiese e cappelle occorrono 63 dita di San Girolamo; e non

ce ne voleva di meno per questo benedetto Santo che ha scritto

tanto;--tredici braccia di Santo Stefano, che bisogna dire fosse un

solenne poltrone se con tredici braccia sì lasciò lapidare; 1600

ossa di San Pancrazio, e non ce ne voleva meno per fare onore al

proprio nome, che significa pugnatore co' piedi e con le mani;

comunque santo Ignazio di Antiochia divorassero i leoni ciò non

toglie, che ci avanzino di lui tre corpi di tutto punto interi, oltre

sette gambe e diciassette braccia; e poichè mi sta su la punta

della penna lascio cascare sopra la carta come in Ispagna abbiano

fabbricato un San Viar, santo miracolosissimo, massime per le donne

gravide, a questo modo: sopra un marmo miliario trovarono inciso: S.

Viar e il santo fu bello e fatto; dopo qualche secolo certo archeologo

miscredente dimostrò coteste lettere frammento di iscrizione

corrosa; le quali intere sonavano _Prefectus Viarum_; così un

soprastante di strade romano si trovò di botto tombolato al fianco

di S. Luigi Gonzaga; e per la quale cosa anco i Signori Susani,

Bastogi, Ricasoli, Cini, Corsi, e compagni impresari, e amministratori

di strade, dopo di essere stati in questo mondo Cavalieri dei Santi

Maurizio e Lazzaro ponno sperare di trovarsi colleghi dei medesimi

nella gloria eterna del paradiso. In certa cronaca cattolicissima si

legge narrato _come avanti_ la venuta di Gesù Cristo la reina

Bellisea il _giorno della Pentecoste si recò a messa nel Duomo di

Fiesole!!!_

Io non saprei accertare se il cardinale Bembo, o Giulio II, o Leone X

dicessero:--questa favola di Cristo ci fu un podere in Chianti[1]--quello,

che so veramente si è che il Poliziano si lamentava forte col magnifico

Lorenzo perchè quella benedetta donna di sua moglie Clarice non si

vergognasse di dare a leggere il salterio al suo figliuolo Giovanni, che

poi fu papa; e il cardinale Bembo ammoniva il Sadoleto si astenesse da

leggere l'epistole di San Pietro se pure non voleva imbarbarirsi lo stile:

«lascia, gli scriveva, da canto coteste baie indegne di uomo grande.»

Dettando lettere latine, il dabbene cardinale a mo' dei pagani chiamava il

Collegio dei cardinali _collegium augurum_; per lui celebrare la messa dei

morti significava: _litare diis manibus_; morendo San Francesco: _in numero

deorum receptus est_; un moribondo, che si affretta acconciarsi dell'anima

co' sacramenti: «_deos superos manesque placavit_.» Del simulacro

d'Imperia meretrice collocato nel Panteon già favellammo.

[1] Quam profuit nobis ista fabella Christi.

La Chiesa da prima fu pagana per arte volendo che in certa guisa i

gentili si trovassero ad avere mutato religione quasi senza

accorgersene; poi nei gusti, nelle usanze, e perfino nel linguaggio

del paganesimo si mantennero per vaghezza d'imitazione, e per

conformità di costume.

Certo il Vescovo di Roma mutando modo di elezione aveva acquistato non

poco, però che togliendola al popolo, il quale si trova sempre

presente, l'aveva messa in mano ad uno imperatore lontano, spesso

troppo impacciato in casa, per istare a canna badata fuori; ma venuti

i barbari, massime i Goti, in Italia si erano tolti per loro questa

suprema facoltà, onde senza averla perduta o renunziata

gl'imperatori greci intendevano essi a posta loro esercitarla in

proprio benefizio. I Papi non volendo dare del capo nel muro

incocciandosi a progredire per la via retta attesero a pigliarla di

scancio, e papa Bonifacio II dopo avere vomitato fiamma e fuoco contro

le elezioni simoniache dei Papi si attentò eleggersi il successore,

ma non approdò; anco Felice IV tanto per mettere il primo piolo

alla scala chiese ad Amalasunta la facoltà di giudicare in prima

istanza le cause miste fra chierici e laici, e la ottenne: di qui il

mal seme dei tribunali chiesastici onta, e dolore della stirpe umana.

Ora incomincia a colorirsi la tremenda industria posta dai Papi di

percotere l'uno contro l'altro i potentati del mondo e romperli, o

incrinarli a vantaggio proprio; finchè durarono i Goti i Papi non

andarono lieti di avere carpita la elezione dei sacerdoti al popolo,

dacchè se ne vollero mescolare Odoacre, e Teodorico; allora i Papi,

quasi per rifarsi nell'apparenza di quanto scapitavano nella sostanza,

ovvero perchè con le apparenze intendessero disporre gli animi a

favore dello ambito primato, aggiunsero alla mitra la tiara, assunsero

vesti solenni per foggia, e per ricchezza; però che sia novella

quanto narra Papa Innocenzo III nel sermone intorno San Salvestro, del

rifiuto di costui alla corona profertagli in dono da Costantino per

rispetto alla tonsura; di fatti o perchè la corona sconcerebbe la

tonsura, e la mitra no? Onofrio Panvinio, che se ne intendeva afferma,

che la tiara non adoperarono i Papi prima del sesto secolo: quanto al

triregno è trovato più moderno assai; lo immaginò Paolo II

veneziano nel 1474 per simbolo dell'autorità spirituale nel cielo,

nello inferno, e sopra la terra; come vedete e' ci entra ogni cosa.

Dai, dai favorendo l'abiezione dei popoli conquistati e la barbara

ignoranza dei conquistatori i Papi già toccavano il dominio

temporale, arnese necessario per primeggiare, quando ecco in contrario

un duro intoppo nei Langobardi, mentre quasi erano giunti a scivolare

di sotto agl'imperatori greci non senza però, che chi primo stese

le mani non le ritraesse scottato; così vero questo che Martino I

essendosi attentato a farsi consacrare senza il consenso dello

imperatore, e di più avendo di propria autorità convocato un

Concilio in Laterano lo imperatore Costante lo mandò in esilio a

Chersona dove gli venne meno la vita: costui fu ribelle, e lo

ciurmarono santo: nè di ciò troppo ci preme; solo ci giova

avvertire, che non sempre la Chiesa romana tenne fermo il precetto di

obbedire alle potestà civili comecchè discole, e di ciò

abbonderanno, fra non molto, conferme. Vitaliano Papa caldeggia le

parti di Costantino Pogonato contro Mecezio; e poichè la morte gli

toglieva il modo di esigere il prezzo del favore largito a Costantino,

i successori suoi Agatone, e Benedetto II tanto lo importunarono, che

quegli ne ottenne la dispensa di pagare i tre soldi di oro per la

conferma della sua elezione, questi facoltà di pigliare possesso

del suo officio senza l'assenso imperiale; più avventuroso di tutti

Costantino papa il quale non rifuggì da mettersi al repentaglio di

andare fino a Costantinopoli a salutare il ferocissimo Giustiniano II,

dove con arte, ignorasi se buona o rea, si adoperò ad ottenere da

costui la conferma dei privilegi della Chiesa romana, mentre

costumando come il buon marinaro, che ormeggia il suo naviglio a

più cavi, Giovanni VII la medesima conferma aveva già riportata

da Ariberto II re dei Langobardi.

Parve finalmente a Leone II Papa avere la Chiesa romana acquistato

tanto di potenza da palesarsi intera, e dire: voglio e posso regnare

sola.--Regnava a Costantinopoli Leone Isaurico rude montanaro a cui

saltò nel cervello la bizza di movere guerra alle immagini: a

quanto sembra, eccetto questa fantasia, altra causa del suo odio non

la possiamo rinvenire; ma così siamo avvezzi a conoscere complesse

le cause delle azioni umane, chè nè ad una sola, nè alla

più semplice crediamo, anzi quanto più apparente, screduta;

tuttavia il senso di religione agita profondo le menti umane quanto

più barbare, e l'Isaurico allevato per le montagne, usando co'

monsulmani, e co' giudei potè ottimamente concepire odio immortale

contro le immagini, le quali che altro sono mai tranne infelici segni

d'idolatria così dallo antico come dal nuovo testamento detestati e

reietti? Manuzio Felice cristiano del terzo secolo, il quale viveva in

Roma ai tempi di Caracalla, dettò un dialogo in difesa della

religione cristiana dove introduce a favellare due amici suoi, Ottavio

Gennaio convertito alla fede di Cristo, e Cecilio Natale rimasto

pagano; tra le altre accuse, che questi appone ai cristiani vi ha che

essi si celano, aborrono mostrarsi, non possiedono altari, non tempi,

non immagini. Ai quali appunti Cecilio risponde: che tempii? Che

altari? Che sacrifici? Che immagini? L'uomo è immagine sincera di

Dio; suo tempio il mondo; la vita pura ed i costumi santi il vero

sacrifizio;--e tale era la sentenza di Origene poco dopo di lui, e

innanzi a lui la professò Clemente di Alessandria[1]. Se vuoi

autorità di Papa contro le immagini, te la somministra Innocenzio

III: «i tempii e gli altari, egli dice, spettano al culto della

latria;--a Dio solo voglionsi consacrati non ai santi per paura, che

invece di servire a Dio i fedeli non caschino nella idolatria.» Se

all'opposto ti garba meglio la opinione di un santo ecco che san

Gregorio di Neocesana ti afferma: «la religione pagana sola

inventrice e madre delle immagini.» E venendo giù fin presso al

Concilio di Trento ti occorre Giorgio Cassandro dottissimo teologo, il

quale nel consulto intorno le controversie dei cattolici, e dei

protestanti dettato a petizione degl'imperatori Ferdinando e

Massimiliano confessa pagano l'uso delle immagini... ed oggimai fatto

esorbitante e scandaloso acconsentendo agli errori del volgo e

piuttosto esagerando, che temperando gli eccessi della pagana follia.

[1] _Origen_. in _Cel. l_. 8 p. 389. _Clemen. 7 Strom_. v. Moeurs. Chr.

n. 28.

E strano poi egli è che i Concili stessi dannando il culto delle

immagini dessero ragione a Leone; di fatti il Concilio di

Costantinopoli convocato dal figliuolo suo Costantino Copronimo

composto di bene trecentotrentotto vescovi dichiarò espresso il

culto delle immagini rinnovatore del paganesimo; alla purezza della

fede fuormisura molesto: che se taluno obiettasse scismatico Concilio

quello, e al tutto dannato, allegherò il Concilio di Francforte

convocato da Carlomagno per abolire il culto delle immagini, dove

insomma si accolse la dottrina di Gregorio il grande, il quale

scrivendo a Sereno vescovo di Marsiglia dichiarava le immagini si

avessero come libri per gli idioti, non già oggetti di venerazione

religiosa. Presenti erano i legati del Papa; gli atti di questo

Concilio furono spediti ad Adriano, il quale per non venire in

iscrezio col potente imperatore lasciò correre tre pani per coppia;

morto Adriano I, e Carlomagno, Adriano II fomenta il culto delle

immagini approfittandosi della superstizione vulgare a danno di

Ludovico figlio di Carlomagno.

Ad ogni modo, postochè tu voglia accettare la dottrina del Concilio di

Trento, la quale prescrisse doversi tenere nelle chiese le immagini di

Cristo, della madre sua, e dei santi non perchè abbiano in sè

divinità alcuna, ma sì per onore alla cosa rappresentata, le immagini

non potevano nè dovevano accendere così vasto incendio[1]. Ma

l'astuto Gregorio notando come in oriente per le immagini abolite andasse

ogni cosa a soqquadro, massime per le furie delle donne, nelle faccende di

amore come in quelle di religione piuttosto vesane che accese, di un tratto

si manifesta nemico a Leone; in Italia i decreti imperiali non meno esosi

che in oriente; anco qui Greci ed Italiani in armi per resistere; tumulti e

stragi; l'esarca di Ravenna, il governatore di Napoli, ed il figliuolo suo

a rabbia di popolo lacerati; gli editti, e le immagini di Leone arsi;

divampa la ribellione e già vogliono eleggere nuovo imperatore, e

condurlo fino a Costantinopoli. Gregorio a cui i popoli ricorrono come a

persona, che se vuole può difenderli, li ricovra sotto il manto

pontificale, ed in palese li conforta a posare gli animi, da nuove violenze

astenersi, rimedierebbe per le buone egli; poi respinge gli editti

imperiali dando dell'ignorante allo imperatore quanto poteva desiderarne: e

poichè questi gli minaccia esilio, egli risponde: non istimarlo un

lupino, e temerlo meno; chè se gli dava 24 ore di tempo gli bastava, e

gli rifaceva il resto, per uscire dalle terre sottoposte al dominio di lui;

invano ostinarsi a spuntarla, piuttosto che cedergli perderebbe la vita.

Queste le aperte offese, troppo peggio le segrete con le quali spingeva i

popoli a farsi forti su le armi, a negare il tributo onde i Greci

mantenevano i soldati in Italia; mentre per altra parte le milizie stesse

incitava a disertare dalle bandiere, e gli veniva fatto anco troppo,

girandovi dentro danaro come l'esca per pigliare i pesci. Lo imperatore

infellonito confisca i beni, che possiede il Papa nelle Calabrie ed in

altre provincie dello impero. Gregorio a posta sua scomunica Leone,

scioglie dal giuramento i Romani cui conforta con tiro pretesco a

costituirsi in repubblica; egli contento di proteggerla col titolo di

presidente.--Di qui tu lettore argomenta, che la potestà temporale del

pontefice è fondata sopra la ribellione a cui per dare colore di diritto

il prete astuto chiamò in soccorso il popolo, unico, vero e perpetuo

signore della terra, la quale egli formava per la massima parte con la

cenere dei suoi padri.

[1] Il Concilio Tridentino ammise l'_uso_ delle immagini con tante

restrizioni che valeva meglio abolirle del tutto: egli vuole (e

come possa farsi non si capisce) che ritraendo la Divinità

sotto forma corporea s'insegni al popolo ciò adoperarsi solo

perchè Dio non cade sotto gli occhi umani; che si levi ogni

superstizione nello invocare i santi, venerare reliquie, esporre

immagini; non si dipingano nè si ornino strepitosamente o

lascivamente; nella ricorrenza delle feste non si mettano tavole,

non si celebrino con la ghiottoneria consueta dei preti, non si

facciano falò! Nondimanco la gente idiota a cui simili cose non

s'insegnano, e insegnate non capisce, per mezzo delle immagini si

trova condotta a mostruosa idolatria.--

Ad arruffargli i disegni non chiesti, e manco desiderati compagni,

ecco accostargli i Langobardi dai Pontefici vigilati con sospettosa

inquietudine difficile nascondersi a cui brama il medesimo fine di te.

Con industrie sottilissime il Papato impediva i Langobardi si

allargassero in Italia; molestamente patì che si voltassero al

cattolicesimo, e quantunque nella congiuntura del figlio partorito da

Teodolinda ad Agilulfo catecumeno novello con magnifici doni li

presentasse non attese meno alacre ad attraversarli occultamente;

quando poi Agilulfo, incoronando il figlio incise intorno alla corona

la leggenda: «Agilulfo per la grazia di Dio uomo e glorioso re, di

_tutta la Italia_ offre a San Giovambattista nella Chiesa di Monza»

il Papato se la legò al dito, e certo pensò «prima che questo

accada ci voglio essere anch'io.» Il Papa presagiva, e per quanto

stava in lui provocava l'anarchia universale, sapendo come in siffatte

occasioni il corpo più ordinato degli altri (e basta eziandio meno

disordinato) s'impadronisca del moto; però la dominazione

langobarda non che emula ma nemica detestava; nondimanco Liutprando

pure queste cose sapendo col mostrarsi quanto il Papa, e più del

Papa, svisceratissimo della purità della fede cattolica assaliva

l'esarca a Ravenna e lo costringeva a consegnargli la terra donde poi

gli sarebbe fatta facoltà di conquistare la rimanente Italia.

Lo assedio di Roma · 第 18 / 63 段