fu quello della _Chiesa libera nello Stato libero_. Se la servile
piaggeria da una parte non generasse sempre temeraria prosunzione
dall'altra, e se prima di avventurare proposte, le quali ci potrieno
riuscire funeste le provassimo nella ragione di fatti per meditarci
sopra conforme è debito di tutti, massime di cui regge gli stati,
troveremmo come la Chiesa romana instasse un dì per siffatta
separazione, poi ella stessa la togliesse di mezzo; ed ora ne
aborrisca, e quasi fosse empietà la condanni; perpetua la
contradizione nei detti, negli scritti, e nelle opere della Chiesa di
Roma, comecchè ella sia tutto un prete, _un prete solo che striscia
pari ad un boa immane traverso quindici secoli_: durante tre il
Sacerdote raccolse nel suo cuore i raggi della divinità, e la sua
via fu quella del paradiso; da quindici secoli a questa parte i passi
di lui tendono per dritto tramite allo inferno; e nondimanco in mezzo
alla contradizione proponesi fine immutabile; cotesta è
volubilità delle vele da mulino per movere la mola, che macina il
grano per casa.
Noi ci atterremo per non andare errati alle parole di Cristo, e
mettendo il vangelo per falsariga sotto il cammino dei preti
conosceremo a prova i passi loro essere quelli del granchio; nè
vale opporre che la lettera uccida, e lo spirito ravvivi,
conciossiachè la lettera di Cristo risplenda luminosa della luce
dello spirito. I preti ad ogni piè sospinto ti vanno ripetendo
santo Agostino avere sentenziato nelle cose dubbie doverci noi stare
piuttosto alla interpretazione della Chiesa, che alla Scrittura, e
quando pure l'opinione di questo santo facesse regola, tu nota
com'egli dichiari la Chiesa non il prete, e che cosa sia Chiesa
avvertimmo. Ma ai tempi nostri, Roma da imprudenti campioni non so
bene se o tradita o difesa, sempre pertinace a rifiutare ogni riforma,
scendeva nello arringo della discettazione: per questa guisa dopo
renunziato il domma della infallibilità respinge anticipatamente i
benefizi della disputa; anzi prima di disputare si confessa vinta,
imperciocchè, il campo della disamina secondo lei, non avria ad
essere libero e sconfinato, bensì all'opposto da lei definito e
ristretto: ora chi a tale patto intende combattere si sente vinto.
Se col sussidio della notizia dei fatti tu vorrai conoscere la causa
per la quale la Chiesa chiedente un dì la sua separazione dallo
Stato, oggi arrovelli a solo udirne favellare ti fie palese,
osservando come sottoposta un giorno allo Stato in ogni sua
manifestazione esterna, ella che pure agognava a roba, e a potere
terreno ebbe mestiere aggirarsi libera, e inosservata per una sfera di
atti diversi, ed anco avversi al principato civile; avendo poi fatto
roba ella con le ruine dello stato si compose uno stato, si armò di
leggi, il codice romano si adattò a suo dosso, o piuttosto lo
convertì in arnese capacissimo a lavorare i suoi disegni, nella
maniera medesima che ritagliava per sè il titolo di pontefice
massimo, e il paludamento imperatorio mutava in piviale. Ora poi che
possiede le decretali d'Isidoro peccatore o mercatore, il Decreto di
Graziano, le Clementine, l'Estravaganti, il sesto di Bonifazio VIII e
il corpo del diritto canonico, e prosunzione d'infallibilità con
altre più enormezze di cui terremo parola, in virtù delle quali,
un tempo, ella s'impose sovrana dei sovrani, e dopo, per lo meno pari
a loro, repugna a cosiffatta separazione, e veramente non si può
operare senza trasformarla, così che avendo arruffato le cose
divine con le umane, gl'interessi co' sacramenti, le stole con le
manette, l'aspersorio con la mannaia, dividere importi tagliare. Il
diritto canonico si caccia dentro il codice civile a mo' di bietta in
mezzo al ceppo per ispaccarlo; ed invero egli talvolta dispone
diverso, e tale altra opposto alla ragione civile; onde se lo
abolisci, e devi abolirlo, non puoi lasciare la Chiesa libera come
colei che si compone nella massima parte di questo, il quale ella
inalzava alla dignità di domma, ed emana figliuolo primogenito
dalla infallibilità sua: dove all'opposto tu glielo lasci stare, e'
sarebbe come rapire al corsaro il bottino, e non levargli la galera;
con le mani ignude ella strappò le corone di mano dei Re, pensa tu
se non vorrebbe ritentare la prova provvista di questa sorte tanaglie!
Qui con parole succinte pongo uno esempio. Nelle materie matrimoniali
il codice civile conta da due parti; così a mente di questo tu
disti dalla tua cugina quattro gradi, imperciocchè fra tuo padre e
te corra un grado, un secondo fra tuo padre e l'avo tuo, il terzo fra
l'avo e lo zio, finalmente il quarto tra la cugina e te; quindi là
dove ti garbi puoi con la tua cugina stringere liberamente legittime
nozze; non così per diritto canonico, il quale inteso a
moltiplicare i divieti per crescere la messe delle dispense conta da
un lato solo; però tu dalla tua cugina distando due gradi non puoi
con essa dirittamente ammogliarti se prima, pagando, non ottieni la
dispensa. Supposto che tu non voglia, o non possa procurarti la
dispensa, ed invece persista nella voglia di sposare la cugina, ecco
le coscienze turbate, la famiglia percossa nei fondamenti; se non che
il prete ipocrita ti nota: o credi o non credi; se ti piace credere,
tu lo hai da fare a questo patto; se non credi che t'importa di me?
No, prete, non è così: le società umane senza religione non
sembra, che possano durare, e tu ti sei impadronito di questa
necessità dell'uomo, foggiandola in modo da fartene il tuo
campamento; odi: si narra come a Temistocle esulo Serse donasse tre
città, Lampsaco, Magnesia, e Miunte, la prima pel pane, la seconda
pel vino, e l'altra pel companatico; a te poi non furono dati,
bensì pigliasti i sette sacramenti e gli adattavi a cappa magna dei
sette peccati mortali, che per ordinario ti trovi a possedere; nè
qualche volta il panno basta per tutti.--La Chiesa come sta non può
lasciarsi libera: la dottrina diversa è inganno, od errore; la
religione forma parte dello stato; che rilevano menzogne? Peggiorano
il male, che deve conoscersi intero e guarirsi; quando, come nei
primordi della Chiesa, il popolo eleggerà i suoi seniori (dacchè
_prete_ altro non significa che _vecchio_) egli gli scerrà tali che
rispondano ai suoi intendimenti, nè andrà a cercarli tra gente
che tiene la religione come schiera ordinata contro la legge. Caschino
le decretali di Gregorio, e il Sesto di Bonifazio; diventino
curiosità di Museo i sacri canoni, e il diritto canonico, non
oltrepassi la Chiesa la soglia della coscienza, e allora, ma allora
soltanto si bandisca la Chiesa libera, però guardandola sempre,
perchè in simili faccende sempre si vedano rimettere i talli sul
vecchio.
Vedrai lettore questa Chiesa, che cristiana avversò con indefesso
studio il paganesimo, fatta cattolica redarne le spoglie, e mentre
conserva la rete di San Pietro per pescare pesci, adopera poi la rete
di Vulcano per agguantare uccelli.--Ti fie manifesto altresì come
Roma clericale ora della libertà dei popoli si armasse contro la
tirannide dei re, e più spesso della tirannide dei re contro la
libertà dei popoli, poi li pestasse ambedue.--Conoscerai come con
parole avvampate di sacro furore il vescovo di Roma maledicesse in
altrui quello, che per pigliare a suo benefizio non dubitò mandare
sossopra la unità della Chiesa cristiana.
Casi peculiari ometteremo, o riporteremo pochi, e dei fatti generali
solo quelli, che varranno a chiarire vero il nostro concetto. Questa
grave materia gli scrittori partirono in diverse maniere secondochè
meglio si adattava ai fini delle ricerche, che essi si proponevano: al
mio assunto giova dividerla in quattro grandi sezioni, le quali sono:
Chiesa di Gesù Cristo, e suo costume, finchè per tre secoli
seguitava le santissime orme di lui.
Chiesa romana, che s'industria prevalere sopra le Chiese sorelle, e vi
arriva col danno dello scisma di oriente: di tanto non paga la Chiesa,
volta alla terra ogni sua cura, acquista soldati, sbirri, carnefici,
tribunali, e prigiona uomini da sfruttare, campagne dove mietere senza
lavorare, città da mettere sotto il torchio col nome di governo;
insomma acquista luogo nel sinedrio degli oppressori a modo e a verso
come ogni altro tiranno. La Chiesa assetata per colpa del liquore che
beve, male sopportando anzi aborrendo durare pari co' potenti delira
oltrepotere su tutti: e poichè dopo Samuele apparvero i re, ci
stieno; a patto però che servano di pavimento ai piedi del
sacerdote; e il mondo parve salvato dal diluvio universale dell'acqua
piovana perchè sommergesse dentro un'altro diluvio di acqua
benedetta.
Poichè il superbo intento andò in pezzi rotto dallo schiaffo
sopra la guancia di Bonifazio VIII entra il periodo dove vediamo nel
Papa mantenersi, ed anco crescere la libidine di dominare popoli e re
sopra la terra; ma ogni giorno scema di potenza, quantunque qualche
volta gli dieno ad intendere il contrario anco quelli che ci credono
meno, a fine di mettere Dio complice nel misfatto commesso immaginando
consacrare la usurpazione col depositarla sopra la tomba di San
Pietro; il prete ora si rileva, ora casca, e diverso da Anteo ad ogni
caduta perde di forza. Quello, che portò a Roma il flutto della
barbarie, la civiltà ritoglie; la libertà riscatta quanto il
prete ghermì alla scure del Franco; la lampada sdegnosa di essere
tenuta sotto il moggio ad ardere pel prete, appiccato il fuoco al
carcere illumina tutti i figli di Adamo; non anco è sorto il sole
della verità nella pienezza dei suoi raggi, ma le tenebre dello
errore si diradano ogni momento di più. La Chiesa di Roma oggi
presenta lo spettacolo miserabile dell'uomo decrepito, che combatte
con l'agonia; intorno al letto le fanno corona servi interessati, ed
intrusi stranieri per involare parte del suo retaggio ai legittimi
eredi. Anco quando presume operare bene ella fa male, e mentre a sè
non giova, altrui danneggia, però che levando la voce a maledire il
tiranno russo noi rammentiamo come altre volte la levasse a maledire
l'oppresso Pollacco; e da voi altri sacerdoti non si veda, che cosa,
secondo il vostro giudizio, rimarrebbe da fare ai Pollacchi quando
vituperando l'enormezze russe rifuggite da lodare la virtù
pollacca. La voce del sacerdote non suona amica, e franca; nella
ribellione dell'oppresso il rappresentante della Giustizia eterna non
ravvisando la sacra ira che la Provvidenza dette anco al verme mi
scappa fuori con la dottrina infelice di San Paolo che comanda, o
finge comandare ai cristiani tremanti sotto Nerone: «obbediscano
sempre, e poi sempre ai principi comunque iniqui.» In questa voce,
che emise il prete come se avesse la gola presa dal raffreddore tu
senti che qualche cosa manca... sì certo, ci manca il prezzo pagato
dal Moabita a Balam; se Alessandro moscovita donava a Pio IX un Cristo
di oro co' chiodi di rubini come praticava Niccolò suo padre con
Gregorio XVI, costui avrebbe spaventato il mondo con una seconda
edizione riveduta e corretta della scellerata enciclica del 1832.
Di due cose ha sete il tempo, o piuttosto di tre: di libertà, di
probità, e di religione; prima, che muti il secolo queste tre cose
sgorgheranno pari alle acque dell'Oreb dai capi del prete, e del
despoto spezzati.
Ecco le parole di Cristo, chi le sa le rilegga, chi le ignora le apprenda e
giudichi poi se il prete di Roma possa vantarsi vicario di lui: «Non
vogliate possedere oro, nè argento, nè danaro nelle vostre borse,
nè bisaccia in viaggio, nè due vesti, nè calzari, nè bastone[1].
Paga il tributo delle due dramme a Cesare[2]--Se vuoi essere perfetto
va, vendi ogni tua sostanza, donane il prezzo ai poveri, ed avrai un
tesoro nei cieli, quindi vieni, e seguimi[3]. Io vi assicuro difficile,
che un ricco entri nel regno dei cieli, anzi vi ripeto: è più facile,
che un camelo passi per la cruna di un'ago di quello, che un dovizioso
entri nel regno dei cieli[4]. Ognuno, che perderà la casa, o i fratelli,
o le sorelle, o il padre, o la madre, o la moglie, o i figli, o le
possessioni per cagione mia riceverà centuplo il guiderdone, e
possederà la vita eterna[5]. Voi sapete, che i principi fra gli uomini
li dominano, ed i magnati esercitano potere sopra di loro: _tra voi ciò
non abbia luogo_, ma qualunque presumesse primeggiare fra voi sia il vostro
ministro; chi vorrà parere primo diventi servo[6]. Gesù pertanto
avendo compreso, che sarebbero andati a lui per impadronirsene, e
_proclamarlo re_, di bel nuovo tutto solo si ritrasse sul monte[7].»
[1] _Mat_. 10. v. 9. 10, _Marc_. 6. v. 8. 9. _Luc_. 9. v, 3, e cap.
10. v. 4.
[2] Mat. 17. v. 26.
[3] Mat. 19. v. 21.
[4] Ibid. v. 23. 24.
[5] _Mat._ v. 29.
[6] _Mat._ 20. v. 25. 26. 27. _Marc._ 10. v. 42. 43. 44.
[7] _Mat._ 14. v. 23. _Jo._ 6. v. 15. _Marc._ 6. v. 46.
Questa la dottrina di Cristo, la quale potremmo di leggieri confermare
con altre sentenze ricavate dalle labbra di lui o da quelle dei primi
Padri della Chiesa.
Il prete di Roma, che nel commentare si dimostra sì arguto per
guisa, che sostiene Cristo avere comandato, non già che camminino
scalzi i suoi sacerdoti, ma solo che non posseggano due paia di
scarpe, però che il divieto di non tenere in serbo due vesti si ha
da intendere esteso anco alla quantità delle scarpe: quasi la
nudità dei piedi fosse la medesima cosa, che la intera nudità
del corpo, o quasi i prelati di Roma per osservare il precetto di
Cristo dalle scarpe, che portano in piedi non ne possedessero altre! I
preti di Roma intorno al divieto pronunziato da Cristo di primeggiare
sopra i fratelli, e circa l'aborrimento di avere titolo e potestà
di re tacciono o armeggiano.--Certo, i preti dichiarano, il regno di
Cristo stà nei cieli, egli lo ha detto e non ci ha da ripetere; ma
spieghiamoci a dovere, cotesto è il fine del viaggio, epperò
nulla osta che per arrivarci meglio noi possiamo trapassare per un
regno terrestre; il regno dei preti quaggiù gli è come la scala
sognata da Giacob provvisoria e di legno per arrivare nel paradiso
perenne. Cristo (parla sempre il prete) a me commise bandire la sua
fede alle genti, ora, insegnatemi un po' voi, come potrei obbedirgli
con profitto senza un danaro al mondo, senza bauli, e senza scarpe? Si
valicano i mari con tra le gambe un bastone?--Le amministrazioni dei
vapori ci dicono, che quando daranno loro il carbone come a noi preti
è data la grazia, cioè _gratis_, ci condurranno in America
magari per nulla.--Possiamo noi presentarci al re del Congo vestiti
come il giglio della valle, e il cedro del Libano? E tu rispondi: la
dottrina che predicaste, e predicate ella è veramente dottrina di
Cristo? Si conosce Cristo con gli orrori di cui empiste l'America, e
traverso le idolatrie di cui spargete il seme nell'Asia? Bandite
Cristo voi, o i vostri santi Ignazio da Loyola, Luigi Gonzaga, e
Stanislao Kotska? Perchè tanto studio vi punge per la gente
rimotissima, e di questa, che vi sta sottomano in casa non vi piglia
studio di sorte? Quì ì Greci scismastici, quì Luterani,
Calvinisti, Zuingliani, e Valdesi, qui Ebrei e Maomettani; qui
d'increduli un diluvio: prima assettate le faccende di famiglia poi
attenderete a quelle di fuori: chi tralascia avvantaggiare i suoi per
vestire gli stranieri corre rischio di farsi abbaiare dai cani. In
qual conto terreste il colono, che lasciasse in Europa il suo podere
in balia delle ortiche per girsene traverso l'oceano a dissodare le
terre della repubblica dell'Equatore? Innanzi di medicare altrui fie
savio guarire sè stesso. Non nella China, o nel Giappone si
rammenda il manto sdrucito della Chiesa, ma qui in Europa e più che
altrove in Italia. Dite, preti, qual'è più cosa Dio, o il sole?
Certo Dio; ora questa provvidenza suprema, che ogni dì manda il
sole a illuminare la schiatta umana, ond'essa si mantenga in vita, non
avrebbe saputo nella profondità del suo consiglio suscitare
intelletti capaci di bandire la sua fede in ogni plaga del mondo? E se
lo avesse giudicato spediente non lo avrebbe fatto da un bel pezzo a
questa parte? Imperciocchè oggi alla religione di Cristo consenta
la decima parte appena del genere umano. Donde in voi la crudele
jattanza di affermare perduti tutti coloro, che, comparso Cristo, nol
conobbero, o quelli altresì che innanzi di comparire non l'arieno
potuto nè manco conoscere? Come lo sapete? Chi ve lo ha detto? Si
confida la Divinità con voi? O presumete voi imporle regole,
comandamenti, e definizioni?
Intanto questo è il primo predicato del Vangelo, che i sacerdoti di
Cristo non solo devono procedere immuni da qualsivoglia dominio il
quale ingerisca necessità di rompere guerre, e mettere mano nel
sangue, ma ed anco da possedimento terreno.
Il Papa per dare un po' di sostegno alle strane pretese sè afferma
successore di San Pietro ito a bella posta da Galilea a Roma per
fondarvi il supremo sacerdozio di Cristo: ora mercè la storia
critica si rese manifesto come San Pietro non si recasse mai a Roma: e
valga il vero. Gli storici della Chiesa cattolica asseriscono come San
Pietro venisse nella metropoli del mondo nell'anno 42 dell'era
cristiana e quinci scrivesse le due lettere, che rimangono di lui; tu
prima nota: in quelle non rammentarsi mai Roma; solo nella prima si
legge: «vi saluta la Chiesa ch'è in «_Babilonia_ con voi
eletta, e Marco mio figlio[1].» L'Arcivescovo Martini chiosando
dichiara tutta l'antichità per _Babilonia_ avere inteso Roma, e non
è vero che se a taluno sembrerà temerario opporre una mentita ad
un'Arcivescovo, e per di più morto, mi scusi presso costui lo
sbugiardare ch'io faccio l'Arcivescovo Martini l'autorità
dell'Arcivescovo Martini, il quale commentando il capitolo 16
dell'Apocalisse tira fuori tre ragioni _per confutare_ gli antichi
interpetri i quali insegnarono per Babilonia nell'Apocalisse aversi ad
intendere Roma; ed è singolare quest'altro, che ad escludere il
concetto, che Babilonia sia Roma, allega S. Agostino nella _Enarrat,
secunda in psal. XXVI_, mentre quel medesimo benedetto Santo nella
_Città di Dio l. 48. c. 2_. scrive: _Roma essere quasi una seconda
Babilonia_. Però non voglio tacere, che ai giorni nostri Vincenzo
Padula di Acri con begli e dotti ragionamenti dimostra come la
Babilonia dell'Apocalisse non può essere altro che Roma, e chi ne
ha voglia li vada a leggere, che io per me li lessi una volta e n'ebbi
d'avanzo[2]. Più sicuro è questo altro che seguita, Babilonia
avere i nostri poeti chiamata più tardi la corte pontificia sia che
ad Avignone stanziasse ovvero a Roma:
_«L'avara Babilonia ha colmo il sacco
«D'ira di Dio, e di peccati empi e rei._
cantava il canonico Petrarca che ci stava di casa[3].
[1] Epis. I. c. 5. v. 13.
[2] Apocalisse storicamente interpretata da V. da Padula di Acri,
Napoli 1861, p. 235.
[3] _Sonetti_ sopra varii argomenti. Son. XV
E qui pure, o lettore, pon mente, come per colorire sue novelle il
prete non aborrisca prendere per prova ciò che una volta fu titolo
per significare la infinita infamia di lui.--Pudore di prete, e
sfrontatezza di meretrice _gli è quasi come dir marito e moglie_. E
mira, se ti quadra, che San Pietro rammentando la Chiesa di Roma non
lo avrebbe fatto sostituendo al vero un nome di vergogna.--Arrogi, che
San Paolo descrivendo minutamente il suo viaggio, e la sua dimora in
Roma nè anco per cenno rammenta la presenza di San Pietro costà.
Contegno siffatto arieggia gli amori pieni zeppi di astio, che
ricambiansi gli amici politici dei giorni nostri, ma che decisamente
avrebbero fatto scorgere due santi, massime apostoli e di quelli che
vanno per la maggiore. E vi ha di peggio; San Paolo oltre a non
ricordare San Pietro inviando saluti ai Cristiani di Roma in nome suo,
e dei compagni suoi non dimentica alcuno; fa i suoi rispetti così
agli uomini come alle donne, e si dimostra sommo maestro in
divinità del pari che fiore di gentiluomo; ma di San Pietro nulla.
Gli scrittori papisti soliti a non isgomentarsi per poco
obiettano:--allora San Pietro era in giro.--O dove?--Dove s'ignora, ma
che fosse in giro egli è sicuro.--Bene sta. Ma dalla medesima
lettera di San Paolo ecco uscire la testimonianza, che Pietro non fu
mai a Roma; Paolo dichiara: «io poi non ho predicato lo evangelo
dove è conosciuto Cristo, affinchè non edificassi sopra il
fondamento altrui.[1]» Ora parmi chiaro, che se San Pietro avesse
fatto conoscere Cristo a Roma queste parole Paolo non aria potuto
dire.
[1] Ai Rom. cap. 13. v. 20.
Rincalza l'argomento quello, che seguita; Paolo afferma i Romani
convertiti giusta il suo evangelo: «a lui solo onore, il quale
può confermarvi secondo il mio vangelo.»[1] E questo da lui
sarebbe stato anco meno veramente asserito se i Romani fossero stati
redenti alla fede mercè il vangelo di San Pietro il quale usava
quello di San Marco, mentre Paolo preferiva quello di San Luca. Paolo
dunque non Pietro fu a Roma mandando innanzi alcuni suoi discepoli, e
parenti perchè ammannissero il terreno alla sementa di Cristo.
[1] Ai Rom. 16 e 25 «quando S. Paolo era in Acaja scrisse San
Luca, che lo accompagnava, il suo Vangelo, e si crede essere quello
che San Paolo nelle sue epistole chiama proprio Vangelo.» Com.
dell'Arcivescovo Martini.
Tuttavolta o andasse, come pretendono gli scrittori papisti, San
Pietro in Roma, o non vi andasse come pensiamo noi[1] certa cosa ella
è che nè manco costoro, ora, che sono alla porta co' sassi,
perfidiano San Pietro immaginasse, e molto meno istituisse il primato
della Chiesa Romana: solo sostengono che stava dentro il concetto di
lui come pulcino nell'uovo, ed oggi predicano così il Dottore
Newmann, e il Cardinale Wisemann, e il Moelher, ed altri cotali che la
sanno lunga e la sanno contare. E' sono arzigogoli pretti, però che
la Chiesa cattolica non crebbe la dottrina di Cristo esplicandola
bensì la schiantò di pianta sostituendone un'altra contraria, si
capisce ottimamente come il pargolo crescendo diventerà uomo, non
si capirebbe se diventasse un bufalo: e si comprende altresì che da
non possedere altro che un paio di scarpe i sacerdoti tirando innanzi
nei tempi dovessero essere forniti da comparire onorevoli secondo la
dignità del sacerdozio; ma da non avere nulla a pretendere tutto ci
corre: s'intende acqua ma non tempesta!... E badate che come
concederei io per menare il buono per la pace non l'ammolla San Paolo,
il quale fa una lavata di capo ai Galati con queste parole: «ci
sono alcuni, che vi sconturbano e vogliono capivoltare il Vangelo di
Cristo: ma quando anco noi od un'_angiolo_ del cielo evangelizzi a voi
_oltre a quello_, che abbiamo a voi evangelizzato, sia anatema.[2]
[1] Quantunque San Pietro non sia stato a Roma pure costà sanno,
«ch'egli fu lungo e grosso, pallido in viso più che re sul
trono, crespi i capelli, e i peli della barba, e comecchè folti
pure corti, occhi sanguigni e neri, senza quasi sopraccigli, naso
lungo, carnuto, e dilatantesi nelle narici.» _Platina_ Vita di
San Pietro in fine. Da questo si conosce che San Pietro andando a
Roma non avrebbe fatto concorrenza allo Apollo di Belvedere.
[2] Lettera ai Galati cap. 1. 7. c 8.