della coscienza umana per difetto di Giornali) affermavasi in Francia
i collegati essere rimasti comprasi nella lega, e il Re stesso
pregava, che così si propalasse per avere agio di andarsene prima
che le querimonie incominciassero; le quali scoppiando poi
violentissime, mostrarono la indegna remunerazione alla lunga
osservanza, e ai danni patiti in pro della Francia; avere per ben
quindici anni tenuto i Fiorentini, a lei devotissimi, servi, senza
avere detto o fatto cosa che valesse per la liberazione di loro; alle
quali dolorose rampogne mutato, volto il Gran maestro rispose: «O
che volevate voi, che per piacere vostro rimanesse impedita la
liberazione dei figli dei re rimasti statichi nelle mani dello
Imperatore?» E poi che il Carducci lo rimbeccava dicendo: «Bene
sta, ma la libertà nostra, e il nostro sangue dopo le promissioni
vostre non avevano a servire di prezzo come avete fatto, avendo noi
venduto, anzi dato noi tutti in preda al nemico per loro.» Il Gran
maestro voltategli le spalle lo saldò. Donde gli Scrittori dei
tempi cavarono due considerazioni generali, una di etica, e l'altra di
politica; la prima fu che l'uomo savio non deve abbandonarsi in balia
alle promesse, alle leghe ed ai giuramenti degli uomini; e questa
parmi ripetizione della sentenza Attribuita niente meno, che allo
Spirito Santo: «maledetto l'uomo, che confida nell'uomo:» la
quale, nonostante la reverenza che professo grandissima allo Spirito
Santo, per me giudico balestrata là in un momento di stizza; la
considerazione politica generale è quest'altra, che non merita
uscire di servitù quel popolo, che si raffida riacquistare la
libertà con altro braccio, che col proprio; una terza particolare
ce la metto io dichiarando, che consultata la Storia senza passione di
odio o di amore non sai se la Francia sia riuscita più molesta alla
Italia amica, o nemica. Alla casa di Savoia portarono via i Francesi
quasi tutto l'avito retaggio; Nizza fedele asprissimamente
combatterono con le armi proprie congiunte a quelle dei Turchi. Le
Storie della monarchia piemontese dalle più antiche fino alla
recentissima del Ricotti ti mostrano le perpetue ingiurie recate a lei
dalla Francia, e il racconto degli strazi, che Carlo di Savoia ebbe a
patire da Enrico IV dettato dal cardinale Bentivoglio, empiono l'animo
dei leggitori di tristezza, e di rabbia. Della prima repubblica di
Francia tu sai; ci rubò fino ai chiodi del Vaticano, e parte
d'Italia, la Venezia, prezzo di pace necessaria, almeno così
afferma nelle sue memorie Napoleone I difendendosi del tradimento di
Campoformio; lo Impero pretese plasticarci francesi, ed altra volta io
ammonii gl'Italiani: _badate!_ porgete mente al concetto di Napoleone
I quale si svela intero nella sua corrispondenza col fratello Giuseppe
Re di Napoli pubblicata per cura dello inclito suo nipote Napoleone
III; costui persuadeva Giuseppe a trovare modo di torre la sostanza ai
baroni, per renderla poi a titolo di dote alle figliuole a patto si
maritassero con soldati francesi, i quali arebbono dovuto comporre la
nuova baronìa di Napoli, sempre che si obbligassero a fermarsi per
sei mesi dell'anno a Parigi. Appartiene a lui la parola, la quale se
avesse voluto tradurre in effetto sarebbe stata seme di guerre senza
fine, vo' dire: «il mediterraneo ha da diventare lago francese.»
La Francia di Luigi Filippo aizzava i popoli alle rivoluzioni, e poi
se li metteva dinanzi a mo' che il Buonarroti costumò sospendere le
balle di lana intorno al campanile di Samminiato a fine di ammortire
la percossa delle bombarde. Se si trattava di beduini, bandivasi la
Francia ricca abbastanza per pagare la sua gloria; se di sovvenire la
Italia, e la Polonia l'oro e il sangue francesi avere a bastare per la
Francia; e se la Polonia sdrucciolava nel sangue si annunziava il caso
dal Sebastiani nel truculento modo, che la Provvidenza gli fece
provare pari nella sua famiglia.--Del secondo impero non parlo, non
mica perchè a quello che largamente fu addotto non si possa
arrogere troppo più, ma perchè la copia partorirebbe a un punto
fastidio e sazietà.
Tale avvisando, so come altri, nella sfacciata petulanza che oggi
tiene il campo, non mancherà riprendermi come o perniciosamente
sconsigliato, o mosso da smania di screditare il governo, o di
parzialità per la Inghilterra: risponderemo ora all'ultima
rampogna, le altre confutammo in prevenzione, o ribatteremo a suo
tempo dopo: la Patria vuolsi amare, gli stranieri se in casa _di
riffa_[1] odiare con le viscere dell'anima, e qualunque essi sieno, a
casa loro rispettare, e proseguire con ogni maniera di buoni uffici,
come uomini fratelli, che procedano di conserva al miglioramento
scambievole. Gl'inglesi certo si mescolano nelle nostre faccende,
però nella guisa, che non si può loro impedire, e potendo non si
dovrebbe; le arti adoperate da loro, il consiglio, le insinuazioni, e
dove occorra anco un po' di moneta: della natura del trapano essi
ritengono molto, e le loro dita penetrano nella carne dei popoli
più che non facciano le grappe di bronzo dentro la pietra. Quando
venne Riccardo Cobden a predicarci il libero commercio, onde avere
facilità anco maggiore di levarci di sotto le materie gregge per
rimandarcele lavorate, io molto tenendo in pregio l'uomo mi astenni da
fare di berretta alla sua predica e ne esposi con breve scrittura le
ragioni, tra le quali, manifestando il concetto a quel modo che la mia
natura m'ispira, dissi che quante volte mi occorre un'Inglese con gli
occhi fitti nel nostro sole ho paura che egli almanacchi se ci sia
verso di portarselo a Londra per rimandarlo a venderlo in Italia
ridotto in _candele sopraffini_. Questo ed altro può dirsi
dell'uomo inglese intento al proprio interesse; forse lo trascurarono
gli altri?--Non ci è che i Francesi i quali si spencolino fuori
della finestra per una _idea!_ Gl'Inglesi hanno senno pratico, e stima
dell'uomo: ordinariamente conoscono dove devono andare, come i
Francesi ordinariamente non lo sanno, comecchè fine di entrambi sia
l'interesse. Lo Inglese negoziando teco, fa il tuo conto, che del
guadagno ne vuole a mano salva tre quarti, ma una volta rimasti
d'accordo va franco, ch'egli curerà l'interesse tuo al pari del
proprio; perchè non intende usare teco come i contadini a lascia
podere, e confida cavarti di sotto qualche altro vantaggio: il
Francese vuole tutto per sè, ti agguanta quanto può; se qualche
cosa ti lascia e' sono gli occhi per piangere, ma poi il rubato
volentieri sprofonda teco per farti ridere; lo Inglese quando ti
spoglia non confessa ai quattro venti che ti ha spogliato, ma nè
manco si vanta averti vestito; mentre se dai retta al Francese sai tu
chi è il ladro? Quegli che si è lasciato rubare; così vero
questo, che uno dei loro filosofonisti ha spiattellato chiaro, che la
proprietà è un furto; epperò i ladri devono venerarsi sopra
gli altari come operai; a fare rivivere la pristina comunione delle
cose; l'Inglese non pone nel traffico tenerezza in nulla eccettochè
sul netto ricavato; salda affare per affare; la gratitudine che cerca
sta nel profitto, ed altra non ne cura: al Francese non basta, esige
la lode, desidera tu lo saluti generoso e magnanimo se portandoti via
un quadro di Raffaello te ne lascia una copia fatta di sua mano; quasi
quasi pretende una statua se dopo averti mangiato le ostriche te ne
depone in mano con religiosa gravità i gusci vuoti!
[1] Voce popolare, e significa a tuo marcio dispetto, di prepotenza ec.
Ha scritto Martino Lutero in qualche parte come considerando la
ragione umana gli facesse lo effetto di un'uomo briaco a cavallo; non
so in qual maniera ci possa incastrare, ma quante volte penso alla
pretensione della Francia; di essere salutata cervello del mondo
cotesto ricordo mi ronza per la mente zufolando a mo' della zanzara.
Dello interesse i Francesi hanno lo istinto, non il discorso, non per
virtù di concetto bensì di nervi spiegano e ritirano gli ugnoli:
per l'interesse ustolano, ma quale veramente sia, la vera strada di
conseguirlo non sanno, e ciò perchè un pensiero torna loro
molesto quanto una mosca sul naso; pensa se due! Piuttosto poi di
tenere tre pensieri fitti nel capo li baratterebbero con la corona di
spine di Gesù. Chiunque in mezzo a loro si ricorderà, che il
quattro viene dopo il tre, e dopo il quattro il cinque, e chiunque non
rifinirà gridare a squarciagola strozzandoli, come il carnefice del
principe Carlo figliuolo di Filippo: «la stia zitto, signore, che
quello che io fo, lo fo proprio per suo bene» arriverà a
dominarli sempre, Infatti dopo che lo imperatore Napoleone pubblicò
_urbi et orbi_, che impero significava pace, la Francia non sostenne
mai guerre sì varie, nè più difficili a vincersi, nè meno
facili a prevedersene la fine. A Caterina dei Medici, al cardinale
Mazzarino, e a Napoleone Bonaparte, che mai possono opporre i
Francesi? Il solo Richelieu, e questo perchè egli e gli altri
ponevano il proprio concetto sul capezzale la sera quando si
addormentavano per ripigliarlo appena desti la mattina. Per gli uomini
francesi torna mostruoso tenere un pensiero in testa più di un'ora
quanto alla femmina francese condursi due volte al festino col
medesimo abbigliamento; che se contrastando tu osservi da Caterina,
dal Mazzarino, e da Napoleone creature per eccellenza uniche non
può cavarsene regola generale io ti allegherò la turba dei
còrsi Saliceti, Pozzo di Borgo, Sebastiani, Abbatucci, ed altri
moltissimi per ingegno certo non superiori ai Francesi, ma che pure
costanti nei propositi, e fermi nei concetti arrivarono a dominarli, e
li dominano.--
Se la fortuna maligna ci fece il cervello senza gambe, o perchè non
ci approfittiamo del giudizio dei nostri vecchi? Ora senza tante
storie tenetevi come un breviario nelle mani da recitare quattro volte
il giorno quanto lasciò scritto di loro Niccolo Macchiavello, o
piuttosto imparatelo a mente, che la è cosa corta, ed insegnatelo
invece della Santa Croce ai vostri figliuoli:
«Stimano tanto l'utile e il danno presente che poco rammentano le
ingiurie e i benefizi passati, e poco cura si pigliano del bene, e del
male futuri.»
«Taccagni piuttostochè prudenti; poco loro cale di quanto su
loro si parli o scriva: cupidi più del danaro, che del sangue;
generosi solo nelle udienze.»
«Chi vuole condurre a bene una cosa nella Corte di Francia gli
bisognano danari assai, diligenza grande, e buona fortuna.»
«Richiesti di un benefizio pensano prima che utile ne possono
cavare per loro, che se devano servirti.»
«Quando non ti possano far bene te lo promettono; quando te ne
possano fare, lo fanno con difficoltà o non mai.»
«Umilissimi nella cattiva fortuna, nella buona insolenti.»
«Ordiscono male col senno, ma tessono bene con la forza.»
«Chi vince accorda sempre con loro, chi perde mai, epperò prima
di cominciare una impresa bada se ti possa riuscire, e se la ti può
riuscire non ti trattenga il pensiero d'impermalirli. Con tutti,
massime con loro il traditore è il vinto.»
«Vari sono e leggeri; _nemici del parlare romano e della fama
nostra_.»
E non è tutto; pure può bastare; che se taluno screditasse
l'autorità del Macchiavello come uomo appassionato o maligno tu
credi, che il Macchiavello poteva sentire forse il caldo e il freddo,
l'amore, e l'odio in cose di stato no; così vero questo, che gli
scrittori francesi o vogli antichi o vogli moderni più gravi accuse
articolarono a proprio danno, e le puoi leggere nella storia di
Francia del Michelet. Tito Livio attesta i Galli avere in costume
rompere la fede per vezzo; nulla contavano le promesse: vanto loro
_gabbare_; e' sembra che i nipoti non abbiano tralignato.--
Voi vedete quanto grande il debito dei Francesi nel conto che loro
aperse la Italia, e delle poste antiche di Carlomagno si tace per
compensarle con le antichissime, nostre di Giulio Cesare. Veruno di
voi ignora la copia del sangue generoso che ci costò il primo
impero: e che importavano a noi le guerre ispaniche, e che le boreali?
Con le nostre mani dovemmo fabbricare le nostre catene, però la
vittoria, la quale agli altri è madre gioconda di libertà, a noi
ribadiva il servaggio. La Francia crescente noi empiva di lutto,
tramontante c'involse nella sua ruina; dopochè la Italia venne
tratta nell'orbe della Francia mai più fu visto così infelice
satellite. Quando Napoleone si struggeva all'Elba quasi ferro morso
dalla lima, noi altri Italiani commiserando alla grandezza sventurata
dell'uomo gli dicemmo: «vieni tra noi, qui troverai meglio
dell'aquila rapace; cuori che palpitano anco dentro i sepolcri; menti
che la fortuna impietra nella fede; che se per tua sventura e nostra
ti talenta un'aquila per la caccia dei popoli, eccoti la romana;
meglio di cotesta tua francese conosce le vie della vittoria.» Ed
egli sdegnò; insetto imperiale antepose bruciare alla candela di
Francia, che rinnovarsi il sangue co' raggi del sole italiano. La
stirpe napoleonide ci doveva un compenso, e i laudatori codardi della
potenza felice baccando come Menadi briache lui inneggiavano padre, e
redentore, per poco non supplicavano Dio a cedergli il trono, per
metterci lui, allorchè venne a combattere l'Austria in Italia:
quali i suoi concetti nel moversi come nel fermarsi dicemmo; e se sia
vero il fatto lo dimostra, imperciocchè se veramente, come le
parole sonavano, volle la Italia unita per qual consiglio mentre si
vantava aiuto in Lombardia diventa ostacolo a Napoli e in Roma?
Tuttavolta ebbe Nizza, e Savoia; la chiave d'Italia, e le tombe dei
padri dei monarchi d'Italia; materia ed anima, religione e interessi,
vivi e morti crudelmente offesi;--e scredenza confessata da noi della
unità italiana, e ragione stabilita a impedirla in futuro; posti i
fondamenti della _guercia unità di un Piemonte ingrassato_[1]. E
come se tanto non bastasse, ecco i nostri rettori, e chi consente con
essi crescere di furore: la libertà, e la indipendenza sembra, che
addosso a loro esercitino la virtù di due camice di Nesso; muove a
sdegno la viltà di Esaù venditore della sua primogenitura per un
piatto di lenticchie, ma quali e quante passioni agiti dentro noi la
vista di questi Coribanti insaniti di servitù noi non possiamo
significare. Mi pare avere intronate le orecchie dall'orribile
profferta dei figliuoli del conte Ugolino:
_«. . . . . . Tu le vestisti
«Queste misere membra e tu le spoglia.»_
[1] Espressioni di G. Ferrari nel primo discorso contro il Trattato
di Commercio!
Guai! anco a cui tra loro non doma perfino una aurora boreale
d'intelletto italiano! Guai! anco a cui tra loro mostra che il sangue
gli batte il cuore meno gelido, meno monotono della goccia che casca
giù dalla volta della grotta, che in procinto di essere messo al
bando della Chiesa moderata per ottenere perdono bisogna, che si
presenti con la corda al collo, co' piedi, col capo, coll'anima nella
neve.--Signore, liberaci da questi lupercali di vergogna e d'infamia!
Pertanto fu ragione, se l'amico nostro non si reputava soddisfatto, e
chiese così la Sardegna per finocchio dopo il pasto; ma essendosi
gli arruffapopoli inalberati sul serio, i castrapopoli non gliene
poterono fare dono. La Sardegna avrebbe somministrato stabile
fondamento di preponderanza alla Francia nel mediterraneo, e poichè
per questo lato non le riuscì spuntarla, ecco che torna per via
obliqua all'assalto, e mediante il trattato di navigazione a se
accerta facoltà di crescere, noi assicura a perpetua rachitide. La
trista setta, che ha tolto per compito di nabissare la Italia opponeva
lo stato della navigazione nostra floridissimo nonostante la
concorrenza francese, e male argomentava, però che lo appunto si
miri a fare in modo che cotesto stato non già floridissimo, ma
comportabile cessi; nè da per tutta la Italia accadde ad una
maniera, bensì nella Liguria dove la inopia di terra spinge alle
industrie marittime. Fu domandato s'instituisse una inchiesta di gente
perita affinchè in faccenda dove ne va posta sì grossa si
procedesse con piena conoscenza di causa, e secondo il solito
dispettosamente la respinsero, e sì che dovevano conoscere a prova
quanto male avesse approdato al paese cotesto loro arrogante
perfidiare.--Come riuscì profittevole l'aumento del 10 per cento
per le ferrovie? Nè valsero a dissuaderli le persuasioni di uomini
espertissimi, ed a loro devoti; come neppure la sconcia contradizione
in che cascavano, avendo nella stessa sessione proposta la legge pel
menomato porto delle lettere: qui si contava sopra, maggiore ripresa
sul rinvilio, là speravasi il medesimo resultamento dal caro:
peggio di tutte la legge sul bollo, e sul registro: fioccavano i
moniti; sbracciavansi a dare ad intendere come certe tasse, che sta in
potere tuo diminuire se crescano soverchiamente, trovi modo a ridurle
senza tuo pregiudizio: valga per esempio questo: dove tu renda grave
il diritto di registro sopra il trapasso di proprietà avendo a
comperare un podere del valore di tremila scudi, tu d'accordo col
venditore porrai sul pubblico strumento tanto prezzo quanto basti a
coprirti dall'accusa della lesione, e basteranno i mille e cinquecento
scudi, gli altri millecinquecento tu passerai a mano al venditore
mercè ricevuta privata; donde avviene, che se prima il registro
costava tre per cento, veruno pensando a frodarlo, tu riscotevi sul
contratto la gabella di novanta scudi, mentre adesso, che l'hai
cresciuto a cinque per cento tu non ne cavi più di settantacinque;
vero è però che il legislatore mascagno ha previsto il tiro, e
dove il Percettore trovi alterato il prezzo a danno del fisco cresce a
suo modo e manda la gente al tribunale; di qui odio contro il
Percettore, querele nei tribunali, liti che si possono vincere come
perdere, aperta a due imposte la porta agli arbitrii, e quello,
ch'è peggio, se a qualche misero toccò la sventura di avere ad
alienare il suo a prezzo vile per soprassoma dovrà pagare la tassa
come se glielo avessero pagato il giusto: orribile legge! di fatti
cagione d'inestimabili querimonie! ella, come si presagiva, non
approdò allo erario secondo le ingorde voglie; e chi la fece, dopo
aver promesso riformarla, adesso si vanta aver fitto cotesto cavicchio
nella Italia.--Ma che ci sta a fare il cervello dentro cotesti
benedetti crani? Se ce lo avessero messi come un cencio sudicio nella
conca del bucato a questa ora avrebbe ad essere lavato e asciutto al
sole. Niente valse; che cavillando in ischiuma di parole inani, ecco a
colpi di sofisma la setta ha conficcato il secondo chiodo alla Italia;
il primo fu il trattato di Nizza, e di Savoia, il secondo è il
trattato di navigazione; aspettate il terzo, e sarà messa in croce
la Italia; ah! se mi si domandasse se più debbansi aborrire o
tedeschi o moderati in coscienza penserei dovere rispondere, che
voglionsi odiare con odio pari ambedue, benchè maggiore cagione la
porgano i moderati: di vero quelli nemici sono, e si arrabattano a
mantenersi serva una terra conquistata, mentre questi poichè la
bindolarono a cui l'aveva col proprio sangue redenta anfanano adesso a
riporla in servitù. Giusto giudicio cada sopra il vostro sangue,
talchè i vostri successori ne abbiano spavento[1].
[1] «Giusto giudicio dalle stelle caggia
Sopra il tuo sangue, e fie nuovo et aperto
Talchè il tuo successor temenza ne aggia.»
_Dante_
Sovvenuti da cotanto amico si dice, che noi aderimmo al Congresso:
quanto a me non ci credo; dacchè è chiaro come noi non possiamo,
che scapitarci. I Sovrani, che ci riconobbero diranno: voi ci deste ad
intendere, che il metallo popolano urlava infocato nella fornace, le
volte ne tremavano, screpolavansi le pareti; se si commetteva a voi
aprirgli la via voi lo avreste condotto a fondere una _corona_;
all'opposto se stiantava da se irrompeva a gettare un _berretto_; in
queste angustie io vi ho concesso fondere una corona: ora poi vediamo
a prova, che la faccenda cammina altramente; dura la guerra ma no per
la libertà, bensì per mantenere fermo un trono stabilito da Dio,
e col consentimento nostro raffermato: così essendo ci piace la
corona del Borbone come quella, che conosciamo fabbricata di metallo
ugualissimo al nostro, e poi ci garbano meglio due corone che una,
perchè quanti meno siamo a comandare tanto meglio ci torna, ed una
contrapponendo all'altra rendiamo inani ambedue: la regia potestà
l'è una tal cetra dove come più ci hanno corde peggiore suono
manda. Poco preme a noi del Papa capo dei cattolici, moltissimo come
capo di quella potestà spirituale, che interzandosi con la nostra
ne fa una corda da reggere tutto il genere umano; non intendiamo, che
la Italia si componga intera, anzi ripigli ognuno le sue spoglie, e
torni a casa. Non ci opponete i voti dei popoli: con noi siffatti
garbugli non giovano a scarrucolarci: ad ogni modo frego e da capo:
fuori tutti da Napoli, fuori dalla Toscana, e dalla Emilia, e liberi
allora da timore, e da lusinghe i popoli palesino la propria
volontà.--
In tali strette a qual santo vi voterete voi altri? Al vostro amico di
Francia? Dov'egli non abbia composto i fatti suoi, fingerà di
sostenervi per avvantaggiarsi; se gli avrà assettati vi
rinnegherà anco fuori del pretorio, e senza, che lo abbia ravvisato
la serva[1]. Certo per voi non si rimarrà su la corda; considerate
il tiro, che fece agl'Inglesi nella guerra di Crimea, e credete
ch'egli voglia pigliarsi soggezione di voi? O non capite, ch'egli
tenne ad arte fin qui spezzata la Italia come il mercante va al
mercato con la moneta spicciola in tasca per aggiustare il prezzo
della derrata?
[1] S. Matteo c. 16 v. 64.
Oggimai però torna vano spendere parole intorno a questo argomento,
che il Congresso, mancata la Inghilterra, non si può fare; la
vescica di Francia cadde sgonfiata al penetrare della punta di un ago
inglese. Fin qui la fortuna arrise al Napoleonide, e mentre dura il
vento prospero ogni uomo par pilota; adesso, che si mette alla
burrasca gli spropositi fioccano, e veramente è tale questo della
proposta del Congresso, dacchè avendo il fino che già accennai,
bisognava scandagliare prima il terreno per non cascare dentro la
fitta: ora poi fu mandato sossopra per ragioni così agevolmente
pratiche, così ovviamente persuasive, che bene si acquista fama di
leggerino chi prima lo promosse: donde noi giudichiamo o che non ebbe
mai senno, o lo ha perduto chi si avventura a mettere in repentaglio
la reputazione di prudente per cosa dove il civanzo è incerto, la
perdita sicura; e comecchè ai Francesi non manchino spiriti
vivacissimi, che anzi li possiedono in copia, vie più mi confermo
nella opinione, che di Stato essi non intendano niente; e se questo
ebbe animo di dire il Macchiavello in faccia al cardinale di Amboise
ministro di Luigi XII non farà caso, che lo dica io qui dove veruno
Francese ci sente.--
Smorzato il Congresso sottentra un'altra sequela di considerazioni
piene di ambagi; e tu odi dintorno un domandare affannoso: «avremo
la guerra?»
Gli oracoli tacquero, affermano gli scrittori cristiani, dopo la
venuta di Gesù Cristo, i Profeti non costumano più, o li
bruciano come il Savonarola, o li buttano nel Tevere come Brandano;
degli Astrologhi non rimangono neppure le ceneri: a speculare il
futuro non ci avanza altro telescopio, che l'intelletto il quale
quando non ha le lenti rotte quasi sempre se le trova appannate. A
Torino ci hanno vecchi repubblicani con un paio di occhiali di
dodicimila franchi all'anno sul naso adesso vedono tutto monarchico,
ed anco assoluto.
Noi pertanto con lo intelletto nostro ragioniamo così. Lo
Imperatore di Francia guerra sembra non ne abbia a volere; suo fine
prima di giungere al regno fu arrivarci, arrivato mantenercisi;
magari! se starebbe quieto ad esclamare: _Deus nobis hæc otia
fecit_; ma nè Dio si pigliò cura di lui, nè gli largiva ozi;
i giorni suoi afferrò Nemesi dagli occhi senza palpebre, la Dea
implacata, che veglia sempre, la quale gli contende posarsi; dov'egli
si fermi le sue gambe, come quelle di Filemone, e di Bauci,
barbificheranno nella terra, e ne sorgerà rigoglioso e potente
l'albero della Libertà. Lo impero perchè duri bisogna, che
procacci al popolo di Francia la recuperazione di quanto la Repubblica
consegnò al primo Napoleone, e adempia alle necessità della
Democrazia.
Ma dov'è questa Democrazia, e chi la rappresenta? Tutti e nessuno;
per ora assai rassomiglia alla morte, la quale mentre non ha forma
disforma tutte le cose, e come la morte è capo di vita novella:
difficilmente accade e forse mai che l'uomo acconsenta in tutto e per
tutto ad un'altro uomo; quindi screzi in casa, nel foro, e da ogni
dove, anco tra quelli che si professano cultori di uno stesso partito;
ma dai milioni dei singoli emanano a mo' di molecole spiriti di sensi
uguali sottilissimi, e tenui, i quali aggregandosi moltiplicano;
cresciuti a potenza mirabile compongono quella grande cosa, ch'è la
coscienza pubblica, donna e madonna del mondo. Questa s'insinua
nell'aria, la bevi nell'acqua, l'odi in tutti i suoni, ti squilla in
ogni canto; se la cacci in prigione ti guasta il carceriere, se la
mandi al patibolo si mette a predicare su la traversa della forca, se
cammini ti sta allato come ombra, se giaci ti zuffola di sotto al
guanciale, se dormi ti si pone a sedere sul cuore come sopra un
cuscino. Ferro, fuoco, laccio, e veleno non valgono contro lei; gli
hanno provati, e conobbero, che se ne alimenta per crescere.--Gli
astutissimi sfidati poterla vincere hanno cercato agguindolarla e
pare, che riescano; ma ella è una proroga, che talora si concede da
lei per ferire meglio,... la sosta nella cappella del condannato
condotto alla giustizia.