Come invocare la Provvidenza vindice dei diritti conculcati dei

popoli, e poi mettersi tra mezzo impedimento fra la Provvidenza ed i

popoli? Come dopo che la bandiera di Francia fu vantata tutrice di

civiltà rimane su ritta fra le infamie di Roma come piantata nel

fango? Perchè fino all'ultimo l'impero di Francia protesse Gaeta

contro il volere del popolo? Perchè si agitò tanto, giungendo

fino alle minacce, non ischifando le insidie onde i membri sparsi

della famiglia italiana non si riunissero? Queste le sono cose, che

non si ponno negare. E a Roma perchè ci, sta adesso?--. Nè

Italia egli patisce una, nè libera: una, nel presagio della sua

potenza la teme come uomo e come dominatore della Francia; libera, se

ne atterrisce come uomo; da per tutto dove la libertà sorga capisce

che gli chiederà ragione del 2 Decembre.

Diventava il Napoleonide Re co' popoli, adesso vorrebbe mantenersi Re

co' principi; una maniera di centauro politico; nè mai arrivò a

infingersi intero, e se altri traverso le sue ambagi nol seppe capire,

la colpa non è sua; se altri perfidia ad attribuirgli concetti,

ch'egli in mille maniere respinse, ed in ogni occasione dichiarò

proprio agli antipodi dei suoi, a lui non si può imputare: innanzi

del 2 Decembre, io ricordo, come se fosse adesso, che a certo dabbene

uomo il quale con parole di oro s'industriava innamorarlo della gloria

del Washington rispose netto: «io sono principe e non lo posso

fare.» Così è, al nipote di Carlo Buonaparte pareva la fama

del Washington cosa da non giovarsene, e i Francesi uomo siffatto

elessero capo della Repubblica, e dopo simile manifestazione

dell'animo suo lo sopportarono. O Francesi!

I popoli, il Napoleonide, tiene in mano a guisa di carte, per giocare

la partita in pro suo, e dei suoi: seguita i disegni dello Zio, il

quale prese per davvero che gl'Imperatori possano tenere nelle mani la

palla del mondo con la croce sopra; e neppure adesso che si sente

preso dentro le morse pone giù il disegno: al contrario ci s'intora

acerbo più di prima; giunto in fondo degli arzigogoli avventura

l'estremo per ripigliare fiato, memore della sentenza del

Macchiavello: «cosa fa cosa, e tempo la governa.»

I Moderati prima rimasero attoniti, poi lodarono, all'ultimo

censurarono, adesso tentennano, piegano a destra ed a mancina; musano

come le formiche; incerti intorno alla via da tenere: fino dal primo

apparire della proposta del Congresso chi possedeva non dico fiore, ma

briciola d'intelletto, disse cotesto espediente manca perfino della

furberia di cui è copia nei trovati dei marruffini, e dei trecconi.

Di vero i Moderati stracciarono co' denti la Costituente proposta dal

degno amico Giuseppe Montanelli, nè del tutto a torto, come quella,

che intendeva sottoporre i principi al giudizio di un tribunale

composto di deputati eletti dal popolo: ora bisognava domandare se

questi principi ci si avessero a condurre spontanei, ossivvero per

forza, e se spontanei, egli era chiaro come l'acqua, che non ci

sarebbero andati, mentre se per forza, i popoli, i quali senza bisogno

di geometria sanno come la via retta sia la brevissima, potendo, gli

avrebbero mandati tutti in un fascio non mica dinanzi al tribunale

della Costituente, bensì in luogo che non importa dire. Però, se

in questa parte la Costituente zoppicava, stava ritta su tutte e due

le gambe nell'altra: all'opposto il Congresso intimato dallo

Imperatore dei Francesi a questa pecca della Costituente montanelliana

ne aggiunge l'altra, ed è che i convenuti sarebbero ad un punto

giudice, e parte.--

Ad ogni uomo comecchè fornito di levatura mediocre apparve chiaro,

che ogni principe avrebbe a lasciare un brindello di carne, che tiene

stretto fra i denti, nè certo consentirà a lasciarlo; prima di

ogni altro quello di Francia: ad ogni modo levati di mezzo i trattati

del 1815 a quali altri storneremo noi? A quello di Amiens, di Tilsitt,

o piuttosto all'altro di Luneville? Ovvero, andando anco più in su,

ci fermeremo a quello di Utrecht, o di Wesfalia? A veruno di questi,

però che quivi non si considerassero le aspirazioni dei popoli

bensì unicamente gl'interessi dei principi, ed oggi lo scopo del

Congresso sta per lo appunto quì, che adempiendo i desiderii dei

popoli si apra un nuovo ordine di secoli, il regno di Saturno

riapparisca sopra la terra dove ogni uomo possa vivere tranquillo

all'ombra della sua vigna, e del suo fico! Bene sta. Ma quali popoli

interrogheremo noi circa le infermità, che li travagliano, ed

intorno ai rimedi, che reputano più spedienti a guarirli? Gli

europei Soltanto o quelli di tutto il mondo? Chiedo venia della

impronta domanda; presso uomini così sviscerati pel bene della

umanità ella suona peggio che oltraggio: là umanità non

circoscrivono mari nè monti, e il sole levandosi e tramontando vede

più torti a riparare, che contentezze a benedire. Da ponente come

da levante, da ogni lato insomma la umanità grida: ohi! Dunque

tutto il mondo. Ciò posto in sodo, in qual guisa vorrannosi

interrogare le generazioni! degli uomini? Col suffragio universale, mi

risponderanno:--Ottimamente; ma tra suffragio universale, e suffragio

universale ci corre: a mo' di esempio, suffragio come a Nizza, o come

nel Messico? Della sincerità di cotesti voti non ne dubita veruno

dei principi raccolti; piace loro il metodo, e approvasi; essi

imiteranno come in ogni altra cosa in questa la Francia maestra del

vivere civile. Ora io dico, che dove rimanga statuito così non vale

il pregio adunarsi, imperciocchè non pure gli Arabi e gl'Indiani

supplicheranno Francesi, e Britanni a restare in Affrica, e in Asia,

ma se non volete altro, Veneti, e Pollacchi esporranno il Santissimo

su l'altare onde Austriaci e Russi non li privino della delizia del

paterno reggimento. Se qualche dimostranza si permetteranno e' fia

perchè non mettano a prova più dura la infinita loro pazienza a

sopportare e a patire. Di ciò interpreti la maggiore parte dei

Vescovi, che la verità sanno da due parti, da quella di Dio, e

dall'altra dei popoli. Dunque poniamo il caso che si voglia, e volendo

si possa adoperare una guisa diversa, e supponiamo altresì, che

tutti i popoli senza paura rimangano facoltati a dire la sua, e allora

del pari il convenire dei regi che monta? I popoli vorranno prima

essere affrancati dalla dominazione straniera, e poi dalla casalinga;

però che in ogni tempo pochi principi abbiano preferito regnare

coll'amore, piuttostochè col terrore, e la terra considerino podere

proprio dove chi vive è bestiame, e chi muore ingrasso. Nel

concilio dei re chi rappresenterà dunque i popoli? Chi ardirà

farsi innanzi don questa maniera di mandato? E' tornerebbe lo stesso

che andare a farsi seppellire da sè; per la quale cosa si chiarisce

come si dovrebbe commetterne la incumbenza ai re. Omero ha chiamato i

Re _pastori di popoli_, mentre il Byron li appellò addirittura

_lupi_; su di che io mi astengo giudicare, considerando che o lupi o

pastori la messa torna a mattutino, dacche o che gli uni tengano il

Congresso o gli altri, la materia non si può versare che intorno al

mangiarsi gli agnelli cotti o crudi. Questo poi una differenza

veramente per noi la fa: quanto ne vadano lieti gli agnelli non è

facile darcelo ad intendere.

Ai dì nostri che tengono bottega aperta di piaggeria, e di

vituperio come di ogni altra mercè, non mancò chi celebrava la

proposta del Congresso come tiro furbesco da sbancarne il Macchiavello

in persona: là dove fosse così io per me affermo tra i mali

metodi di governo pessimo quello che poggia sopra la bindoleria,

però che non puoi filare sempre tanto sottile che altri non si

accorga del tuo tramestio, e allora perdi il credito, nè ti avranno

più fede mai, sia, che tu mentisca, o che dica la verità; e poi

ognuno s'ingegna vincere di scherma lo schermitore, per la quale cosa

dai e dai la sua brava botta diritta all'ultimo gliela ficcano. Lo

intelletto umano sostenuto dalla logica, e dalla lealtà non solo

dura, ma cresce di vigore progredendo; invece appoggiato alla frode

ogni dì più strapiomba, e quanto maggiormente si travaglia a

ingannare di tanto si sconcia. Sicuro, a modo che i pesci da che mondo

è mondo si pigliano con le reti, e gli uccelli co' vergoni così

gli uomini con le parole dolose; non però gli uomini, che fanno

professione di sagacia, e sia quasi esercizio del loro mestiere;

imperciocchè allora tanto sa altri quanto altri, e tra corsale e

pirata non ci corre che i barili vuoti, E parmi che non si possa

allegare con frutto l'esempio del Borgia sempre traditore, e sempre

creduto; imperciocchè i traditi il più delle volte presagissero

il fato soprastante ma nol potessero evitare; e nè anco potendo

vollero, dacchè fuggendo era certa la perdita della sostanza, e

restando forse perdevano la vita, onde l'uomo tra il _forse_ della

morte probabile, e il _certo_ della miseria corre sempre il rischio

della prima; tanto lo amore della roba lo vince! Ad ogni modo anco il

Valentino cascò nella fossa che si era scavato; la fortuna gli

tirò la somma dei tanti tradimenti macchinati a danno altrui, e fu

un tradimento che gli tolse peggio che la vita, vo' dire la potenza. I

re tutti privi di scettro ci apparvero sempre una miserabile cosa, ma

se pensi al tiranno senza sbirri, senza giudici, e senza carnefice, e

al suo tremare sempre, alla paura della luce, al suo immaginare in

ogni tasca un coltello, in ogni bicchiere un veleno ti senti

aggricciare le carni addosso per lui.

Più, che ci si pensa sopra, e meno posso persuadermi della

utilità del bandito Congresso per lo Imperatore dei Francesi:

quanto allo interno, non ha mestieri fingere, almeno per ora; il vento

gli dura non come un dì in filo di ruota pure sempre potente a

gonfiargli la vela: rispetto di fuori, con un poco di arte gli hanno

riversato sul capo il ranno ammannito per la testa altrui; di vero, lo

amore suo per la umanità levano a cielo; chi può negare l'opera

sua a tale disegno, che porrebbe al fine ed _una volta davvero_ la

belva umana sopra le altre belve dei boschi? Fra quelli che hanno a

consentire occorrono due donne, alle quali gli uomini facilmente

concedono tesori di bontà; e almeno quanto alla regina di Spagna

sembra proprio che colgano in mezzo del bersaglio. Dunque assentono

tutti, ma innanzi di convenire insieme sembra, ed è non che

profittevole necessario sapere un po' in quanti passi di acqua si

abbia a pescare: egli definisca l'argomento pei negoziati; egli

accenni chi debba rendere, e che cosa, ed a cui; egli che concepì

il disegno deve avere pensato senz'altro al modo di mandarlo in

esecuzione; sicuramente quanto sarà per proporre non gli promettono

di punto in bianco accettare, quantunque confessino potere

addormentarglisi in grembo; un po' di esaminazioncella gliela daranno,

ma così lemme lemme tra un dito e l'altro a mo' della vergognosa di

Camposanto, insomma come usa tra gente tuffata tre volte nella pila

della buona fede. Forse il Palmerston fa un po' troppo a fidanza, e

corre il rischio che gli mettano il curatore; ma fu sempre il suo

pecco di fidarsi troppo, e ormai gl'Inglesi ci si sono avvezzati.

_Extra jocum_, il contegno dei vari stati europei alla proposta dello

Imperatore dei Francesi mi ricorda la favola del viaggio impreso di

conserva tra la volpe, e il lupo, i quali giunti, che furono in parte

dove la volpe prese odore di tagliola si tirò da un lato dicendo in

segno di onore al lupo: _passi eccellenza_! Aggiunge la favola, che il

lupo passò, e rimase preso; forse non è probabile, che passi

Napoleone; staremo a vedere.--

Che se io fossi meno persuaso l'errore essere stato la prima fascia

avvolta intorno alla vita dell'uomo quando venne al mondo penserei che

lo Imperatore dei Francesi innanzi, e meglio di noi conobbe la

gaglioffaggine del bandito Congresso, ma, che ciò nonostante lo

volle intimato, e ci persevera per tirare senza sospetto, o almanco

con pretesto plausibile in Francia non tutti, ma quei Principi co'

quali gli preme intendersi per istringere lega offensiva e difensiva;

nè questo può farsi per via di scritture, o di ambasciate; e' vi

hanno cose che la bocca di cui le dice, ha da sussurrarle nelle

orecchie di cui le deve intendere e tre sono troppi; qui o mai cade il

taglio di affermare, che bisogna comportarci con gli amici come se

domani ci avessero a diventare nemici, e ciò accadendo tanto vale

il mio sì, quanto il tuo no; non importa poi che i sovrani contro i

quali si ordisce la tela rispondano alla chiamata, anzi giova che non

vadano, bene preme e di molto accorrano quelli, che l'hanno a

tessere.--Però avvertite che se la Francia la trama, la

Inghilterra la ordisce, e dove l'una delle due manchi la tela non si

fa, o si fa male.--

Che, che di ciò sia avventuriamoci ad un'altra se guenza di

pensamenti. Adesso per certo non avanza altro eccetto l'alternativa di

riunire il Congresso o non riunirlo.--

Poniamo prima, che si riunisca nel modo, che unico può succedere,

vale a dire di Re consulenti al proprio interesse. I Principi sanno

che ricupero di diritto di popol risponde per l'appuntino la

diminuzione delle regie attribuzioni. Uomini democratici non rifinano

mai di predicare, che i popoli si rimarranno contenti alla libertà

esterna, che oggi si chiama indipendenza di nazione, e a modi

ragionevoli di libertà interna; i Principi non ci credono; però

che se quello che i democratici affermano per un periodo limitato di

tempo sembra vero, tale non è del pari nello spazio dei secoli, ed

i Principi non si contentano a fermare come Giosuè il sole per ore,

bensì presumono inchiodarlo perpetuo nel cielo della loro potenza.

Se voi rammentate loro come i Pivernati sendo rimasti vinti dai Romani

mandassero oratori a Roma per negoziare la pace, i quali richiesti in

qual modo intendessero comporsi in amistanza risposero:--da uomini

liberi.--Al che i Romani da capo:--bene sta, ma concedendovi pace vi

conserverete fedeli?--E i Pivernati di rimando:--sempre, se i patti

equi, se iniqui, finchè la necessità dura.--Concessero patti

generosi, li mantennero i posteri, e i Piveri co' Romani diventarono

una gente: se voi allegherete simili casi v'irrideranno

esclamando:--cotesti sono fatti antichi e chi lo sa se veri.--E se,

buttate in un canto le sentenze democratiche, metterete innanzi

l'esempio di Teopompo re di Sparta, il quale rimproverato dalla moglie

per avere ristretto la potestà regia rispose:--certo la scemai per

farla più durevole,--i Re osserveranno, ch'ei non se ne intendeva;

la moltitudine pari alla lupa, che dopo il pasto ha più fame di

pria, e meglio vale essere mangiato a un tratto, che cincischiato in

brandelli, tranne il caso, nel quale, concedendo, tu ci veda il verso

di rientrare più tardi su i tuoi co' cambi dei cambi.--

Dunque la Storia è li come il morto su la bara, per insegnarci che

le tratte spiccate dal popolo creditore della sua libertà sopra la

reggia gli vengono saldate in moneta di ferro, o di piombo,--e sovente

anco di canapa.--

Pertanto i Principi convocati non possono fare altro che consultarsi

ai danni d'Italia; imperciocchè se essi consentirono lo impero di

Francia e il Regno italico fra noi, e' fu perchè reputarono l'uno e

l'altro capace di soffocare la rivoluzione; anzi considera bene, prima

per virtù di questa paura i soscrittori ai trattati di Vienna

mostrarono sopracciglio meno aggrondato allo Imperatore di Francia,

poi lo imperatore insieme con gli altri col medesimo patto sostennero

il Regno d'Italia; con una differenza però, che si ragguaglia al

potere dei due stati; il primo gagliardissimo fu riconosciuto in

fatto, e in diritto, il secondo in fatto soltanto, in certo modo come

una scheggia nella mano, finchè non arrivi il cerusico co' ferri a

cavartela fuori.--

Nel Congresso, e da per tutto, la Francia attenderà all'interesse

proprio rigidamente, senza nè pietà nè pudore imperciocchè

abbia sempre costumato così; di vero le faccende di questo mondo non si

giudicano per via di fisime, bensì con la notizia dei casi, la

speculazione delle conseguenze, dei costumi, e della indole dei popoli co'

quali abbiamo a trattare; e rinnuovo qui certa mia querimonia che non

andrà del continuo perduta; la quale è, qualunque professione, o

vogli mestiere per umile, che sia desidera tirocinio; se ne assolve, e ne

assolvono colui che rizza su cattedra di politica, tra le difficili

scienze umane difficilissima; conciossiachè a molto sapere delle cose

accadute esiga accompagnata cognizione precisa delle cose, e delle persone

presenti; nè tanto bastando voglia altresì un certo divinamento

dell'avvenire. Ora, se avessero bene considerato la parte della storia di

Francia, che spetta a noi, conoscerebbero a prova com'ella sempre più

anco di nocerci ci straziasse: mettiamo in disparte la storia antica come

quella, che poco approda alle contingenze nostre: incomincisi pure da

Carlo VIII; ei si precipita giù dall'alpi a guisa di vento, che va

innanzi turbinoso, buttando all'aria stati, e popoli come polvere di su la

via; guerreggia senza fine, negozia senza fede, e dopo avere lusingato

tutti, tutti tradisce; crudele nella facile vittoria, si mostra animoso

nella fuga, e si lascia dietro a testimoni del suo passaggio soldati

ladri, modi di guerra efferati, il costume di trangugiarsi prima di venire

a battaglia l'oro rapito, ed il troppo più truce di cercarlo dai

vincitori nelle viscere palpitanti dei vivi; all'ultimo la infermità

vergognosa che quasi maledizione lanciata da lontano attinge nella

sorgente della vita i nostri più tardi nipoti.--Luigi XII Re mercante

vende libertà, e tirannide, cresce esca alle discordie, ed altre ne

suscita; negozia come le Parche filano, per tagliare mortalmente ad ora ad

ora il filato; il Regno di Napoli si spartisce con Ferdinando il Cattolico

a mo' di fanciullo che si divida una mela col compagno arrapinato; semina

la Italia di ossa italiane, ma altresì di francesi. Quale amico si

fosse costui sel seppero i Fiorentini, messi quasi olive nel torchio con

modi da disgradarne ogni matricolato usuraio per ispremere loro di sotto

pecunia; e con parole, non come adesso sanno adoperarsi pompose di amore

per il genere umano tutto quanto senza pure pretermettere un cosacco, e

non dimanco a volta a volta acerbe o benigne ora altalenava per Pisa

libera, ed ora per Firenze padrona; risucchiato poi l'osso lasciò Pisa

ai Fiorentini perchè se lo rodano. Francesco I dei peccati mortali

superò i dieci non che i sette; materia affatto agitata principalmente

dalla lussuria, dall'ira, e dalla superbia: anch'egli empiè la terra di

morti: massime la Italia contrastando senza concetto regio all'emulo Carlo

imperiale concetto per la propria immanità condannato a screpolarglisi

nelle mani, ed era la conquista del mondo, o di quanto più mondo si

potesse; poi rifinito patteggia la pace tradendo i collegati suoi. Qui si

manifesta non meno trista, ma più aperta che altrove la perfidia di

Francia, imperciocchè da un lato si aizza vano i Fiorentini, e gli

altri stati italiani a intorarsi nella guerra contro Cesare, e a chiudere

gli orecchi ad ogni proposta d'accordo, e ciò perchè i negoziatori

imperiali non salissero in baldanza nelle trattative di pace a Cambraio

facendola alla Francia pagare caro.

Confronta e vedi se le arti di allora uguali a quelle, che la Francia

volle usare poi. Baldassarre Carduccio oratore fiorentino raccomanda

al Re Francesco la sua povera Patria con queste parole: «Sire, la

Maestà vostra tante volte mi ha affermato e ripetuto le medesime

cose, che se io non veggo la osservanza di quelle, non _che io creda

più a parola di Re dubiterei si avesse a credere a Dio_.» A cui

il Re di Francia rispose: «Voi avreste mille ragioni perchè io

ve l'ho promesso, e con l'effetto lo manterrò.» E mosso dalla

medesima passione il buon Carduccio mentre faceva uffizio pari col

Gran maestro udiva dirsi: «Ambasciatore, se voi trovate mai, che

questa Maestà faccia conclusione alcuna, che voi non siate in

precipuo luogo nominati e compresi, dite, ch'io non sia uomo di onore,

anzi ch'io sia un traditore»; e mentre queste cose così solenni

dal Re, e dal suo ministro affermavansi essi avevano _bruttamente_,

come in quei tempi fu detto, e i posteri ratificarono, _traditi e

venduti i collegati_, nè Carlo V dopo avere condotto i Francesi al

passo iniquo volle lasciarsi scappare di mano la occasione di

trafiggerli; imperciocchè sollecito a procurare agli amici suoi il

benefizio della pace, mentre domanda il mandato all'oratore di Ferrara

esce fuori col detto amaro: «io vo' avere risguardo ai miei

collegati, e non fare come fece il Cristianissimo.»

Lo assedio di Roma · 第 5 / 63 段