NOTE:

[3293] Matth. Paris, Hist. Angl.

[3294] Nicolaus de Jamsilla, Hist., tom. 8 Rer. Ital.

[3295] Chronic. Sicil., cap. 26, tom. 10 Rer. Ital.

[3296] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.

[3297] Matth. Paris, Hist. Angl.

[3298] Annales Mediol., tom. 14 Rer. Ital.

[3299] Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., cap. 285.

[3300] Paris de Cereta, Annal. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.

[3301] Matth. de Griffonibus, Memor., tom. 18 Rer. Ital.

[3302] Petrus de Curbio, Vita Innocentii IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.

[3303] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.

[3304] Memoriale Potest. Regiens., toro. 8 Rer. Italic.

[3305] Richobald., in Pomar., tom. 9 Rer Ital.

[3306] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.

[3307] Paris de Cereta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.

[3308] Matth. Paris, Hist. Angl.

[3309] Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital. Paris de Cereta,

Annal. Veron, Annal. Mediol. et alii.

[3310] Raynald., in Annal. Eccles.

[3311] Roland., lib. 6, cap. 15.

[3312] Ricordano Malaspina, Istor., cap. 144.

[3313] Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital.

[3314] Memoriale Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.

Anno di CRISTO MCCLII. Indizione X.

INNOCENZO IV papa 10.

Imperio vacante.

Abbiamo di certo che il _re Corrado_ nel dì 4 di dicembre dell'anno

precedente si partì da Verona, e, fatto il viaggio per Vicenza e Padova,

s'imbarcò in mare coll'aiuto di Eccelino, e passò a Porto Naone[3315]. I

conti suoi erano di poter giugnere in Puglia per mare in pochi giorni,

con risoluzione di tenere in Foggia per la festa del Natale un general

parlamento. In qual tempo precisamente vi arrivasse egli, non è ben

chiaro. Niccolò da Jamsilla[3316] scrive ch'egli sbarcò a Siponto

nell'anno presente senza specificarne il giorno. Altrettanto abbiamo

dalla Cronica Cavense[3317]. Non può certamente stare ciò che si legge

nel Diario di Matteo Spinelli[3318]: cioè che _alli 27 d'agosto 1251

venne lo re Corrado coll'armata de' Veneziani, e sbarcò a Pescara, o

alla montagna di Sant'Angelo_. Nel tempo suddetto Corrado neppur era

giunto in Lombardia. E il Continuatore di Caffaro[3319] scrive ch'egli

non già si servì di legni veneziani, ma _transiens per Marchiam venit in

partibus Istriae et Sclavoniae, ibique sexdecim galeas regni, quae serie

paratae erant, ipsum regem cum sua comitiva levaverunt, et ipsum in

Apuliam traduxerunt_. Giunto questo principe in Puglia, ricevè gli

ossequii e il giuramento di fedeltà dai baroni, e specialmente fece

buona accoglienza a Manfredi principe di Taranto suo fratello, con

lodare la sua condotta, e prendere da lui tutte le necessarie

informazioni dello stato presente degli affari. Avendo poscia, o

mostrando premura della grazia di papa _Innocenzo_[3320], che avea già

fulminata la scomunica contra di lui e di tutti i suoi aderenti, gli

spedì Bartolommeo marchese di Hoemburgo Tedesco, l'arcivescovo di Trani,

e Guglielmo da Ocra suo cancelliere, suoi ambasciatori, per ottener

l'investitura del regno di Sicilia e Puglia, e la succession

nell'imperio, con esibirsi pronto a far quello che avesse il papa

ordinato. Furono questi cortesemente accolti; ma nulla fruttarono i lor

maneggi, stando saldo il pontefice a pretendere che quel regno, per li

reati di Federigo suo padre, fosse decaduto alla Chiesa romana. Da ciò

irritato Corrado, non guardò più misura alcuna, ed attese a debellar

chiunque s'era ribellato ed avea alzato le bandiere del romano

pontefice. Le armi sue adunque, rinforzate dai Saraceni di Nocera e

Sicilia, piombarono addosso ai conti d'Aquino, con ispogliarli di tutte

le loro terre[3321], e con prendere e saccheggiare Arpino, Sezza,

Aquino, Sora, San Germano, ed altri luoghi che prima s'erano dati al

papa. Verso la festa di san Martino ostilmente s'inviò l'esercito suo

contra di Capoa; ma quella terra senza fare resistenza, e con rendersi,

schivò l'eccidio delle persone. Altro non vi restava che la città di

Napoli, la quale negasse ubbidienza. Questa, confidata nella sua

situazione, nelle forti mura, e nella speranza de' soccorsi del papa, si

accinse ad una gagliarda difesa. Passò dunque lo sdegnato re all'assedio

di quella città nel dì primo di dicembre, secondochè è scritto nel

Diario di Matteo Spinelli[3322], dove nondimeno si truovano slogati gli

anni. Egli dice del 1251, ma ha da essere il presente 1252. Nella

Cronica Cavense[3323] è scritto che fu dato principio all'assedio di

Napoli nel dì 18 di giugno dell'anno seguente. Non può stare. Invece di

giugno sarà ivi scritto gennaio. Durò di molti mesi quell'assedio. Ma in

questi tempi si raffreddò non poco il re Corrado verso del fratello

Manfredi, anzi concepì astio contra di lui, non ben si sa, se per

sospetti conceputi in vederlo sì savio ed amato dai popoli, oppure per

mali uffizii fatti contra di lui dai malevoli, fra' quali specialmente

si distinse Matteo Ruffo, nato nella città di Tropea in Calabria, che di

povera fortuna, per la sua abilità, era arrivato sotto l'imperador

Federigo II ai primi gradi della corte, e da lui fu lasciato aio del

figliuolo _Arrigo_ e vicebalio della Sicilia. Era questi nemico

dichiarato di Manfredi. Ma non mancò prudenza a Manfredi per navigare in

mezzo a tanti scogli. Destramente rinunziò a Corrado i contadi di

Gravina, Tricarico e Montescaglioso. Ed ancorchè il re gli sminuisse

anche la giurisdizione nel principato di Taranto, che solo gli restò, e

tuttochè Corrado ordinasse che Galvano e Federigo Lancia, e Bonifazio

d'Anglone, parenti dal lato materno di Manfredi, uscissero del regno,

pure Manfredi non ne mostrò risentimento alcuno, e seguitò con allegria

e fedeltà ad aiutare il re suo fratello in tutte le di lui imprese.

Intanto in Lombardia, cessato il timore di Federigo II, che teneva uniti

in più città gli animi de' cittadini, e succeduta la troppa libertà,

questa cominciò a generar la discordia. Soprattutto in Milano insorsero

gare e dissensioni fra il popolo e i nobili. Nel dì 6 di aprile, sabato

in albis dell'anno presente[3324], nel venire da Como a Milano _fra

Pietro_ da Verona dell'ordine de' Predicatori, inquisitore ed uomo di

santa vita, fu da Carino, sicario degli eretici, in vicinanza di

Barlassina sacrilegamente ucciso, e poi nel seguente anno canonizzato e

posto nel catalogo de' martiri da papa Innocenzo IV. Preso il sicario, e

messo nelle mani di Pietro Avvocato da Como, allora podestà di

Milano[3325], dopo dieci giorni di prigionia, fu lasciato fuggire. Gran

sollevazione per questo sorse in Milano; fu imprigionato il podestà,

dato il sacco al suo palazzo, ed appena potè egli ottenere in grazia la

vita. Allora i nobili proposero di dare il dominio della città a _Leone

de Perego_ arcivescovo. Non solamente si opposero i popolari, ma

suscitarono anzi una lor pretensione: cioè, che non ai soli nobili, ma

anche a quei dell'ordine popolare si conferissero le dignità e i

canonicati della metropolitana. Si venne alla forza; fu cacciato di

città l'arcivescovo, svaligiato il suo palazzo, e maggiormente per

questo crebbe la rissa fra il popolo e la nobiltà. Capo del popolo fu

Martino dalla Torre, e de' nobili Paolo da Soresina. Allora il popolo

chiamò per suo capitano il _marchese Manfredi_ Lancia, che venne con

mille cavalli al suo servigio. Così gli Annali di Milano[3326]. Ma

Galvano Fiamma, differisce fino all'anno 1256 questa perniciosa novità,

e ne tornano a parlare allora gli stessi Annali. _Gregorio da

Montelungo_, legato apostolico[3327], in ricompensa de' tanti servigi da

lui prestati alla Chiesa romana negli anni addietro, promosso al

patriarcato d'Aquileia, nel mese di gennaio andò a prenderne il

possesso. Morì all'incontro in Brescia _Ricciardo_ conte di San

Bonifazio, lasciando dopo di sè un glorioso nome, e un figliuolo

appellato Lodovico, che in prodezza non si lasciò vincere dal padre.

Negli Annali di Verona[3328] la sua morte si fa accaduta nel febbraio

dell'anno susseguente. Senza inorridire non si possono leggere nelle

Storie di Rolandino[3329], del Monaco Padovano e di Parisio da Cereta le

crudeltà praticate in questi tempi dal tiranno _Eccelino_ da Romano

contra de' cittadini di Verona e di Padova. Fecero nell'anno presente i

Parmigiani oste contro il castello di Medesano[3330]; e quantunque

_Oberto marchese_ Pelavicino co' fuorusciti di Parma e coi Cremonesi

accorresse in aiuto degli assediati, tuttavia s'impadronirono di esso

castello, e similmente di quei di Berceto e Miaro. Abbiamo da Matteo

Paris[3331] che i Romani elessero per loro senatore per l'anno vegnente

Brancaleone di Andalò Bolognese, uomo giusto, di gran petto, ma di non

minor rigidezza, il quale ricusò di accettare, se non gli veniva

accordata cotal dignità per tre anni, non ostante lo statuto di Roma.

Nella Vita di papa Innocenzo[3332] vien dipinto Brancaleone per un gran

Ghibellino e nemico del papa. Con questa condizione fu accettato, e ito

poscia a Roma, tenne in esercizio le forche e le mannaie per castigar la

gente troppo sediziosa, ed avvezza a non rispettar le leggi. In

quest'anno poi, secondo il suddetto Paris, oppure nel 1254, secondo

Pietro da Curbio (che sembra meritar in ciò maggior credenza), i Romani,

disgustati della superbia ed insolenza del popolo di Tivoli,

coll'esercito si portarono contro quella città. La presero e diroccarono

con fiero esterminio; e se quei cittadini vollero salvar la vita,

convenne che andassero scalzi e colle corde al collo a chiedere

misericordia in Roma. Per quello nondimeno che vedremo all'anno 1254,

non sussiste questa rovina di Tivoli. Guerra grande fu del pari in

Toscana[3333] tra i Fiorentini, Lucchesi ed Orvietani Guelfi, e i Sanesi

e Pisani Ghibellini. Ebbero gli ultimi una rotta a Montalcino.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 268 / 277 题