[3270] Joinvill.
[3271] Nangius, Matth. Paris, et alii.
[3272] Giovanni Villani, Istor., lib. 6, cap. 36.
[3273] Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. Chron. Parmense,
tom. 9 Rer. Ital. Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
[3274] Annales Mediolanenses, tom. 16 Rer. Ital.
[3275] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
[3276] Monachus Patavinus, in Chron. Memorial. Potest. Regiens.
[3277] Antonio Campo, Istor. di Cremona.
[3278] Sigon., de Regno Ital., lib. 18.
[3279] Annal. Mediol., tom. 8 Rer. Ital. Gualvan. Flamma, in Manipul.
Flor., cap. 284.
[3280] Rolandinus, lib. 6, cap. 3 et seq.
[3281] Petrus de Curbio, Vit. Innocentii IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
[3282] Caffari, Annal. Genuens. Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8
Rer. Ital. Albertus Stadensis. Ricordano Malaspina et alii.
[3283] Ricordano Malaspina, Istor., cap. 147.
[3284] Giovanni Villani, Istor., lib. 6.
[3285] Saba Malaspina, Histor., lib. 1, cap. 2.
[3286] Petrus de Curbio, in Vit. Innocentii IV, cap. 29.
[3287] Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Italic.
[3288] Guillelmus de Podio, apud Du-Chesne, cap. 49.
[3289] Albertus Stadensis, in Chron.
[3290] Matth. Paris, Hist. Angl.
[3291] Baluz., tom. 1 Miscellan.
[3292] Nicolaus de Jamsilla, Hist., tom. 8 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCLI. Indizione IX.
INNOCENZO IV papa 9.
Imperio vacante.
Se fosse con disgusto o piacere intesa in Lione da papa _Innocenzo_ la
morte di _Federigo II_, non ha bisogno il lettore che io lo decida. Dirò
bensì che egli più che mai non solo si accinse a promuovere in Germania
gli affari del _re Guglielmo_ sua creatura, e a deprimere, por quanto
gli era possibile, il _re Corrado_, non meno odiato da lui che il suo
padre Federigo, con iscomunicarlo ancora, e dichiararlo decaduto da ogni
diritto sopra i regni; ma eziandio più che, mai senza risparmio
d'indulgenze plenarie e di crociate[3293], si diede a commuovere i
vescovi, baroni e popoli della Germania, Sicilia e Puglia contra di lui.
Tutto ciò s'ha dagli Annali Ecclesiastici del Rinaldi e da Matteo Paris.
Nè andarono a voto i maneggi del pontefice. Ribellaronsi[3294] le città
di Foggia, Andria e Barletta, e, quel che è più, Napoli e Capoa; e
questo esempio fu seguitato dai conti di Caserta e Cerra della casa di
Aquino, che possedevano allora quasi tutto il paese posto tra il
Garigliano e il Volturno. Papa Innocenzo IV promise a tutti dei gran
privilegii e gagliarda assistenza di soccorsi. Manfredi, giovane allora
d'anni dieciotto, ma savio e grazioso, che avea preso le redini del
governo a nome del re Corrado suo fratello, non perdè tempo ad accorrere
con quante forze potè contra de' sollevati, e gli riuscì di ridurre alla
primiera ubbidienza le tre prime città, e di assicurarsi di quelle di
Avellino ed Aversa. Mise poi l'assedio a Napoli, e diede il guasto a
quel territorio; ma per quanto egli si studiasse di tirar fuori della
città i Napoletani per dar loro battaglia, essi, più accorti di lui, si
tennero sempre alla sola difesa delle mura. Una Cronica di Sicilia[3295]
aggiugne che anche Messina, Castello San Giovanni ed altri luoghi si
ribellarono a Corrado in Sicilia. Intanto il pontefice Innocenzo, omai
libero dalla paura di Federigo, per dar più calore alle sollevazioni
della Puglia e agli altri affari dell'Italia, dopo Pasqua si mosse da
Lione, e, venuto a Marsilia, per la Provenza e per la riviera del mare
felicemente arrivò a Genova patria sua[3296]. Trovò quella città in gran
festa e magnificenza, non solamente per la venuta sua, ma ancora perchè
le città di Albenga e Savona con altri luoghi dianzi ribelli, scorgendo
la difficoltà di potersi sostenere, dappoichè era mancata la vita e
potenza di Federigo imperadore, erano tornate all'antica ubbidienza del
comune di Genova. Quivi scomunicò il re Corrado[3297], i Pavesi,
Cremonesi, ed alcuni popoli del partito imperiale. Sciolse dalla
scomunica _Tommaso di Savoia_ già conte di Fiandra, e gli diede per
moglie una sua nipote con ricca dote. Concorsero alla città di Genova i
podestà e gli ambasciatori di tutte le città e dei principi che erano
del suo partito, e particolarmente quei di Milano, Brescia, Mantova e
Bologna. Diede loro il papa benigna udienza; e perchè desideravano
ch'egli passasse per le loro città, determinò di compiacerli. Sul fine
dunque di giugno venuto a Gavi e Capriata, fu quivi accolto dalla
milizia milanese[3298], e scortato, perchè Vercelli tuttavia seguitava
la parte imperiale, e nel dì 7 del mese suddetto entrò in Milano,
accoltovi con grandioso e mirabil incontro e somma divozione da quel
popolo, e prese alloggio nel monistero di Sant'Ambrosio. E perciocchè
era morto in Genova il loro podestà, ne diede loro un nuovo, cioè
Gherardo dei Rangoni da Modena. Fermossi poi por varii affari il
pontefice in quella città lo spazio di sessantaquattro giorni. È lecito
il credere che uno de' più importanti fosse quello di staccare dal
partito ghibellino la vicina città di Lodi. Nata in quella città
discordia fra due famiglie potenti[3299], cioè fra i Vistarini e gli
Averganghi, questi ultimi ricorsi a Cremona, v'introdussero un presidio
ghibellino. Mise per questo il papa l'interdetto in quella città, perchè
allora si contava per delitto da gastigar coll'armi spirituali il
seguitar la fazione imperiale. Ciò udito i Milanesi, senza farsi molto
pregar da Sozzo de' Vistarini, mossero il loro esercito, ed entrarono
anch'essi in Lodi, e cominciarono a disputarne il possesso ai Cremonesi.
V'era anche _Eccelino_ da Romano con Buoso da Doara, se crediamo agli
storici di Milano; ma, secondo la Cronica Veronese[3300], v'intervennero
solamente gli ambasciatori di quel tiranno, cioè Federigo dalla Scala e
Rinieri dalla Isola. E secondo la Cronica di Matteo Griffone[3301],
Buoso solamente nell'ottobre di quest'anno fu rilasciato dalle carceri
di Bologna. Finalmente i Cremonesi, non potendo resistere alla forza dei
Milanesi, voltarono le spalle, e Lodi restò in potere d'essi Milanesi,
che ne diedero il dominio per dieci anni a Sozzo de' Vistarini, e vi
diruparono il castello dell'imperadore. Scrivono i suddetti storici
milanesi che nel mese d'aprile di quest'anno fu stabilita una pace
perpetua fra le città di Milano e Pavia. Della verità di questo fatto è
da dubitare; imperciocchè Parisio da Cereta asserisce che i Pavesi
continuarono nella lega de' Cremonesi ghibellini, e con essi ancora si
trovarono all'assedio di Lodi.
Ricuperarono i Milanesi in questo anno il castello di Caravaggio, e, in
pena della ribellione, lo distrussero. Da Milano passò dipoi papa
Innocenzo a Brescia nel mese di settembre, e di là a Bologna, dove nel
dì 8 di ottobre consecrò la chiesa di San Domenico. Oltre a Pietro da
Curbio[3302], gli Annali vecchi di Modena[3303] mettono il suo cammino
per Brescia, Mantova, Ferrara e Bologna, con poscia soggiugnere che
passò anche per Modena: il che pare che non ben si accordi. Nella
Cronica di Reggio[3304] si ha ch'egli da Mantova venne a San Benedetto
di Polirone, poscia a Ferrara e a Bologna. Ricobaldo scrive[3305], che
essendo egli fanciullo, il vide predicare al popolo in Ferrara nella
festa di san Francesco di ottobre. Andò finalmente il pontefice,
passando per la Romagna, a posarsi e a fissare la sua residenza in
Perugia, perchè non si fidava di Roma, dove bollivano molle fazioni, nè
vi mancavano partigiani dell'imperio. Presero in quest'anno i Cremonesi
il castello di Brescello sul Po, che era de' Parmigiani[3306], e ne
condussero prigionieri a Cremona i soldati che vi stavano in guardia.
Continuò la guerra fra il popolo e i nobili fuorusciti di Piacenza.
S'impadronirono questi ultimi della rocca di Bardi, e disfecero un corpo
di fanti e cavalli, che colà venivano per soccorso. Unitosi coi popolari
di Piacenza il _marchese Oberto_ Pelavicino, e colla milizia cremonese,
andò ai danni de' Parmigiani, e prese le castella di Rivalgario e di
Raglio, che poi diede alle fiamme: nel qual tempo il popolo di Piacenza
distrusse il ponte sul Po per paura di Milano. Tolsero ancora essi
popolari piacentini alcune altre castella ai nobili, con isfogare la lor
rabbia contra le insensate mura. In questo medesimo anno Eccelino da
Romano colla milizia di Verona, Padova, Vicenza e Trento, per venti
giorni stette nel distretto di Mantova, spogliando e guastando il
paese[3307]. Ma ecco nel mese di ottobre calare in Italia _Corrado re_
di Germania. Bisogna ben credere che si fossero molto rinvigoriti ed
assicurati i suoi affari in essa Germania, ed abbassati quei del _re
Guglielmo_ d'Olanda, dacchè esso Corrado si potè arrischiare a venirsene
di qua dalle Alpi. E veramente Matteo Paris[3308] fa abbastanza
intendere che Guglielmo cominciò ad essere in dispregio presso i
principi tedeschi. Arrivato che fu Corrado a Verona, ricevè quante
dimostrazioni di gioia e rispetto potea mai desiderare da Eccelino.
Passò dipoi coll'esercito suo di Tedeschi, e con quello dei Veronesi,
Padovani e Vicentini di là dal Mincio, ed accampatosi al castello di
Goito, quivi tenne un parlamento coi Cremonesi, Pavesi, Piacentini, ed
altri popoli del suo partito. Dopo quindici giorni ritornato a Verona,
continuò il suo viaggio con disegno di passar a buona stagione per mare
in Puglia. Tanto il Monaco Padovano che Parisio da Cereta ed altri
storici[3309] scrivono che in quest'anno il principe Rinaldo figliuolo
di _Azzo VII_ marchese d'Este, che già per ostaggio fu mandato in Puglia
da Federigo II imperadore, terminò i suoi giorni in quelle contrade.
Papa Innocenzo IV in una lettera[3310] scritta nel giugno di quest'anno
a _Pietro cardinale_ legato per indurre Manfredi a voler sottomettere e
cedere il regno alla Chiesa romana, fra le altre cose gli raccomanda la
liberazione del suddetto Rinaldo. Alcuni scrittori tengono che Manfredi
o per iniqua sua politica, o per ordine del re Corrado, se ne sbrigasse
col veleno. Chi ci può assicurar della verità in tempi di tante dicerie
e calunnie? Quel che è certo, restò di lui un picciolo figliuolo, a cui
fu posto il nome d'_Obizzo_. Giacchè le cattive congiunture de' tempi
aveano privato il marchese del caro suo figliuolo, si fece egli portare
a Ferrara il nipotino, e, riconoscendo in esso le fattezze e lo spirito
del defunto figliuolo, il dichiarò poi suo erede; e noi a suo tempo il
vedremo padrone di Ferrara e d'altre città. In questi tempi Eccelino da
Romano più che mai seguitò ad infierire contra dei Padovani. Le di lui
crudeltà minutamente vengono riferite da Rolandino[3311] testimonio di
veduta. Sul principio di questo anno nel dì 7 di gennaio il popolo di
Firenze[3312], dacchè ebbe intesa la morte di Federigo II, si mosse a
rumore; e rimise in città la fazione guelfa fuoruscita, e fece loro far
pace coi Ghibellini. Ma poco andò ch'essi Ghibellini furono forzati a
ritirarsi fuori di città. Fecero poi oste i Fiorentini nel mese di
luglio a Pistoia, che si reggeva in questi tempi a parte ghibellina. I
Pistojesi, venuti con loro a battaglia, ne rimasero sconfitti a Monte
Robolino. Ebbero i medesimi Fiorentini guerra ancora coi Sanesi[3313],
perchè questi ricettarono i lor banditi, ed erano in lega coi Pisani e
Pistoiesi di fazion ghibellina. Abbiamo dalla Cronica di Reggio[3314]
che gli Alessandrini e Milanesi una tal rotta diedero al popolo di
Tortona, che la maggior parte d'esso restò prigioniere.