NOTE:

[3230] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.

[3231] Raynald., in Annal., Eccl.

[3232] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.

[3233] Roland., in Chron., lib. 5, cap. 22.

[3234] Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Italic. Chron.

Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. Petrus

de Curbio, Vita Innocentii IV, P. I, tom. 3 Rer. Italic.

[3235] Roland., lib. 5, cap. 23.

[3236] Paris de Creta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.

[3237] Raynaldus, in Annal. Eccl.

[3238] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.

[3239] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[3240] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.

[3241] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Italic.

[3242] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. Chron. Caesen., tom. 14

Rer. Ital.

[3243] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.

[3244] Ghirardacci, Istor. di Bologna, tom. 1.

[3245] Matth. Paris, Hist. Angl.

Anno di CRISTO MCCXLIX. Indizione VII.

INNOCENZO IV papa 7.

FEDERIGO II imperadore 30.

Si accinse nell'anno precedente il santo re di Francia _Lodovico IX_ a

compiere il suo voto di Terra santa[3246], e raunato un possente

esercito si mise in viaggio, accompagnato da _Roberto conte_ di Artois e

da _Carlo conte_ d'Angiò e di Provenza, suoi fratelli, e da molti

vescovi e baroni di Francia. Gli fornirono i Genovesi[3247] un copioso

stuolo di galee e di navi da trasporto a nolo. Seco era _Ottone

cardinale_, vescovo tuscolano legato apostolico. Imbarcatosi coi suoi

arrivò felicemente all'isola di Cipri, dove passò il verno. Venuta la

primavera, il piissimo re sciolse le vele verso l'Egitto, e prosperosi

furono i principii della sua spedizione, perchè giunto colà verso la

festa dell'Ascension del Signore, s'impadronì dell'importante città di

Damiata, dove si trovò gran copia d'armi, vettovaglie e ricchezze. Per

la solita inondazione del Nilo gli convenne far pausa tutta la state.

Poscia nel novembre uscì coll'armata in campagna, e più di una volta

ruppe i Saraceni, che ardirono d'azzuffarsi con lui. Per questi

progressi del re Cristianissimo, grandi speranze concepì tutta la

cristianità; ma dove andassero queste a finire, lo vedremo all'anno

seguente. Passò in questo anno in Puglia Federigo, nè si sa ch'egli

facesse impresa militare in alcun paese. Abbiamo bensì da Matteo

Paris[3248], che mentre _Marcellino vescovo_ di Arezzo nelle parti

d'Ancona per ordine del pontefice facea guerra a Federigo e ai

Ghibellini suoi aderenti, cadde nelle mani de' Saraceni, posti da esso

imperadore alle guardie di quelle contrade. Dopo tre mesi e più di

prigionia, d'ordine di Federigo fu pubblicamente impiccato; sacrilega

crudeltà, che fece orrore a tutti i buoni, ed accrebbe il discredito ed

odio comune contra di Federigo. Scrive ancora Pietro da Curbio[3249],

cappellano del papa, ch'egli, detestando l'opere buone del santo re di

Francia, chiuse i passi e i porti del suo regno, perchè egli non

passasse di là, nè fossero portate vettovaglie all'armata navale di lui

e de' Crocesignati. Ma che dobbiamo noi credere alla storia tanto

discorde ed appassionata di questi tempi? Tutto il contrario scrive

Matteo Paris, con dire che san Lodovico, dimorando in Cipri, spedì a

Venezia per aver soccorso di viveri. Gli spedirono i Veneziani sei navi

cariche di grano, vino e di altri commestibili, e un corpo ancora di

combattenti. Lo stesso fecero altre città ed isole:_ hoc Frederico non

tantum permittente, sed propitius persuadente. Similiter et ipse

Fredericus, ne aliis inferior videretur, maximum eidem victualium

diversorum transmisit adminiculum_. Aggiugne che il santo re per questo

rinforzo scrisse al papa, _ut reciperet ipsum Fredericum in gratiam

suam, nec amplius tantum Ecclesiae amicum ac benefactorem impugnaret vel

diffamaret, per quem ipse et totus exercitus christianus, ab imminenti

famis discrimine respiravit_. Anche la regina Bianca madre del re ne

scrisse con premura al papa; ma questi non si potè mai piegare, e più

che mai seguitò ad impugnar Federigo. Abbiamo infine una lettera di

Federigo scritta a san Lodovico[3250], in occasione d'inviargli de'

viveri e dei cavalli, dove esprime il desiderio di andare a trovarlo in

persona alla crociata: dal che si truova impedito per la guerra che gli

faceva il papa. Eppure Pietro da Curbio non ebbe scrupolo di scrivere

tutto al rovescio. Che poi il cardinal Capoccio in questi tempi, spedito

per legato dal pontefice verso la Puglia, facesse ribellar varie terre e

baroni al medesimo Federigo, lo abbiamo dallo stesso Paris. Era restato

in Lombardia vicario del padre il re Enzo. Fumava egli di collera contra

dei Parmigiani per l'antecedente rotta, e contra de' Bolognesi a cagion

de' danni inferiti a' Modenesi e alla Romagna, per opera loro ribellata

a suo padre. Fecero in quest'anno i Parmigiani[3251], uniti coi

Mantovani, uno sforzo alla volta di Brescello, che era stato rovinato

insieme con Guastalla da Eccelino, durante l'assedio di Parma.

Rifabbricarono essi quel castello, e vi misero buona guarnigione.

Assicurato così il passo del Po, condussero alla lor città grani, sale

ed altre vettovaglie, delle quali penuriavano. Ma un giorno

all'improvviso eccoti comparire il re Enzo coi Cremonesi fino alle porte

di Parma. Matteo Paris scrive che entrarono anche in Parma le sue genti,

e dopo aver fatta gran copia di prigioni se ne andarono. Non è cosa sì

facile da credere. Venne poscia a Modena, menando seco una bell'armata

di Cremonesi, Tedeschi, ed altri popoli, a' quali si aggiunsero i

Modenesi. Erano venuti i Bolognesi[3252] con poderoso esercito fino alla

Fossalta, circa due miglia lungi da Modena. La Cronica di Brescia[3253]

ha che i Bresciani ed altri collegati lombardi furono in aiuto di essi

Bolognesi, i quali aveano allora per podestà Filippo degli Ugoni

bresciano. Le città ancora della Romagna loro spedirono rinforzi di

gente. Nel mercoledì 26 di maggio si venne ad una terribil battaglia, in

cui dopo gran mortalità di gente l'animoso re Enzo non solamente restò

sconfitto, ma ancora con assaissimi dei suoi, e con Buoso da Dovara,

capo de' Cremonesi, fu fatto prigione dai Bolognesi, i quali

trionfalmente il condussero alla lor città, e confinaronlo nelle lor

carceri. In esse sopravvisse egli per più di ventidue anni, trattato

nondimeno con assai onore e civiltà da quel comune. Per quante lettere

scrivesse dipoi Federigo suo padre, e per quante esibizioni di riscatto

facesse ai Bolognesi per riavere in libertà il figliuolo, nulla potè mai

ottenere, riputando gran gloria quel popolo l'avere un riguardevol

prigione, re e figliuolo, se ben bastardo, d'un imperadore. Quando non

sia scorretto il testo di Pietro da Curbio, è da stupire com'egli abbia

scritto[3254] che questa vittoria dei Bolognesi accadde _XII kalendas

januarii, anno quo capta est Victoria_.

Costernati intanto i Modenesi per così grave disgrazia, si ritirarono

alla lor città, attendendo a ben provvederla e fortificarla, perchè già

miravano da lungi qual tempesta loro sovrastasse. Infatti nel mese di

settembre si presentò sotto Modena il cardinale Ottaviano con tutte le

forze de' Bolognesi e degli Aigoni[3255], cioè della fazione fuoruscita

di Modena, e la strinse di assedio. Se vigorosa fu l'offesa, minore non

fu la difesa. Gittarono un dì gli assedianti con una briccola, ossia

macchina da lanciar pietre, un asino morto con ferri d'argento entro la

città con altra carogna. Da questa ignominia irritato il generoso popolo

modenese, fece una sortita con tal empito, che tolse ai Bolognesi la

briccola, e la mise in pezzi. Essendosi dunque ostinatamente sostenuti i

Modenesi per più di tre mesi, nè veggendo speranza di soccorso, diedero

orecchio ad un trattato di pace offertogli dal cardinale[3256]. Si

stabilì esso nel dì 15 di dicembre. Nè già sussiste ciò che narra il

Monaco Padovano[3257], cioè che Modena si sottomettesse ai Bolognesi.

Restarono essi nella lor libertà, obbligati nondimeno di star fedeli

alla parte pontificia, e di ricevere ne' bisogni guardie nella loro

città. Si leggono i capitoli d'essa pace presso il Sigonio[3258].

Tornarono allora alla patria i Rangoni cogli altri fuorusciti di Modena,

e fu levato alla città l'interdetto, a cui in questi tempi erano

sottoposte tutte le città aderenti a Federigo. Ad esso imperadore fu

attribuito a delitto il non averne permesso l'osservanza nelle città

della Puglia. Ora nello stesso tempo che l'armi pontificie erano addosso

ai Modenesi, anche i Parmigiani coi fuorusciti reggiani fecero oste

contro la città di Reggio, e distrussero alcuno dei suoi borghi. Secondo

la Cronica antica di Reggio[3259], nel giugno, Simone de' Manfredi

bandito da Reggio, occupò ad essi Reggiani le castella di Novi, Arola e

Santo Stefano. Il Sigonio aggiugne, che i Reggiani col re Enzo ad Arola

vi fecero prigione tutta la guarnigione, e inoltre ducento cavalieri

parmigiani, che venivano per guardia a quel castello. Volle poi Enzo far

uccidere questi prigionieri in faccia a Parma; e l'avrebbe fatto il

crudele, se avvertito che i Parmigiani poteano con usura rendergli la

pariglia, non fosse desistito da questo inumano disegno[3260]. In

quest'anno i Manfredi Faentini, famiglia che comincia ora a farsi udire

nella storia, occuparono la città di Faenza, mettendo in fuga la guardia

che v'era de' Bolognesi[3261]. E, secondo gli Annali di Cesena[3262], i

conti di Bagnacavallo coi loro partigiani s'impadronirono della città di

Ravenna, con iscacciarne Guido da Polenta e la fazione guelfa, siccome

osservò ancora Girolamo Rossi[3263]. Perciò dal cardinale Ottaviano

furono i Ravegnani dichiarati nemici e ribelli della Chiesa romana, del

re Guglielmo e de' Bolognesi. Così tornarono di nuovo ad imbrogliarsi

gli affari della Romagna.

E, a proposito del re Guglielmo[3264], ho io altrove prodotto un suo

documento nell'anno 1249, con cui a dì 2 d'ottobre dà in feudo a Tommaso

da Fogliano nobile reggiano, nipote e maresciallo di papa Innocenzo IV,

i diritti che, _ratione imperii_, a lui competevano _in civitate,

districtu et episcopatu cerviensi, et in Bertonoro, et territorio, et

districtu suo_, ec. Da gran tempo la Chiesa romana non avea più dominio

in quella provincia, anzi neppur vi pretendeva. Spettava essa

all'imperio; e per chiarirsene meglio, si osservi che il papa stesso

quegli fu che impetrò questo dono al nipote dal re Guglielmo, e nella

bolla di confermazione confessa il medesimo papa che quei sono Stati

dell'imperio. Perciò si legge bensì nella sentenza proferita contra di

Federigo nel concilio di Lione dell'anno 1245 per uno de' suoi reati

l'aver egli occupata la marca d'Ancona, il ducato di Spoleti e

Benevento; ma non si fa già doglianza, perch'egli facesse il padrone

nella Romagna. Finalmente si noti presso l'Ughelli[3265] una concessione

fatta dal suddetto Tommaso da Fogliano, come conte della Romagna, di

alcune castella al vescovo di Sarsina nel dì 18 agosto del 1259, dove

chiaramente dice, esser quelli _di giurisdizione imperiale_. Andiamo ora

a Padova. Da che _Eccelino_ seppe la prigionia del re Enzo, considerando

che anche Federigo suo padre era in Puglia e mal sano[3266], cominciò a

formar pensieri di stabilir meglio la sua fortuna, e con indipendenza

ancora da esso imperadore. S'impadronì dunque nell'anno presente della

città di Belluno, che era dei signori da Camino. Poscia occupò con frode

la forte terra e rocca di Monselice, togliendola agli ufficiali e

soldati di Federigo. Levò poi dal mondo sotto varii pretesti alcuni che

gli faceano ombra in Padova. Era egli avanzato in età: contuttociò menò

moglie nel settembre di quest'anno Beatrice, figliuola di Buontraverso

da Castelnuovo. E senza pur condurla a casa, nello stesso mese mosse

l'armata de' Padovani, Vicentini e Veronesi, e andò sino a Porto e a

Legnago[3267]. Poi segretamente fatta una contromarcia, la notte della

vigilia di san Matteo si presentò alla nobil terra di Este, dove un

traditore per nome Vitaliano da Arolda gli diede una porta. Il popolo

sorpreso da questa inaspettata novità, se ne fuggì chi qua e chi

là[3268]. Fu data a sacco la terra, ed incontanente formato l'assedio

della rocca con belfredi ossia bitifredi, cioè torri di legno, petriere

e trabucchi, che continuamente dì e notte flagellavano le mura, le torri

e il palazzo del marchese. Alcuna di quelle macchine dicono che rotava

per aria pietre pesanti più di mille e ducento libbre; il che ai nostri

dì potrebbe parer cosa incredibile. Fece anche venir colà dalla Carintia

dei minatori, che gli promisero di far delle stupende mine. Dopo un mese

d'assedio gli assediati diedero la fortezza ad Eccelino con onesta

capitolazione. Impadronissi dipoi di Vighizuolo e di Vescovana, luoghi

tutti del marchese, e fece distruggerli. Non tentò per allora Cerro e

Calaone, perchè fortezze di buon polso, e solamente gli bastò di

bloccarle, acciocchè non v'entrassero viveri. Dopo un anno ancor queste

vennero in suo potere. Tale fu il danno che nell'anno presente ebbe

_Azzo VII_, marchese d'Este, trovandosi egli in Ferrara per podestà,

senza che apparisca alcun suo movimento in soccorso di quelle sue terre.

Dopo avere _Jacopo Tiepolo_ doge di Venezia rinunziata la sua dignità a

cagion della vecchiaia, terminò i suoi giorni nel dì 9 di luglio

dell'anno presente[3269]. In suo luogo fu sostituito _Marino Morosino_.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 265 / 277 题