[3212] Matth. Paris, Hist. Angl.
[3213] Sigonius, de Regno Ital., lib. 18.
[3214] Trithemius, Annal. Hirsang.
[3215] Raynaldus, in Annal. Ecclesiast. Albertus Stadens., in Chron.
Petrus de Curbio, Vita Innocentii IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
[3216] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.
[3217] Matth. Paris. Hist. Angl., Petrus de Curbio, in Vita Innocentii
IV, cap. 23.
[3218] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
[3219] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
[3220] Annales Mediol., tom. 16 Rer. Ital.
[3221] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
[3222] Rolandinus, lib. 5, cap. 21.
[3223] Annales Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
[3224] Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.
[3225] Annales Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
[3226] Sigonius, de Regno Ital., lib. 18.
[3227] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Italic.
[3228] Matth. Paris, Hist. Angl.
[3229] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye, tom. 1.
Anno di CRISTO MCCXLVIII. Indizione VI.
INNOCENZO IV papa 6.
FEDERIGO II imperadore 29.
Memorabile fu quest'anno per la gloriosa liberazion di Parma. Avea la
rigida stagion del verno fatto ritirare ai quartieri buona parte degli
eserciti pontificio e cesareo, esistenti sotto Parma[3230], Federigo
nondimeno stette costante all'assedio nella sua città di Vittoria. Nel
gennaio dell'anno presente la cavalleria de' Parmigiani a Collecchio
restò sconfitta dai fuorusciti di Parma. Perchè restò preso nella zuffa
Bernardo de' Rossi, fu poscia da essi iniquamente ucciso, ma ne fecero
lo stesso dì un'esecranda vendetta i Parmigiani col dar morte a quattro
de' più nobili della fazione imperiale. Ebbero essi un'altra
disavventura. Erano venuti i Mantovani con sette grosse navi
incastellate su per Po, per vietare a' Cremonesi la fabbrica d'un ponte
su quel fiume. Passarono al dispetto de' Cremonesi; ma venuto loro
addosso il re Enzo, abbandonarono quelle navi, e si diedero alla fuga,
restandovi molti d'essi prigioni. Federigo, gran vantatore delle cose
prospere, e solito ad impicciolir le contrarie (costume nondimeno
familiare di tutti i tempi), in una sua lettera[3231] scrisse che erano
state prese cento navi tra grandi e picciole in questa occasione. Tali
perdite furono in breve ben compensate. Passata la metà di febbraio in
un giorno di martedì, cioè nel dì 18 di quel mese, per quanto io vo
conghietturando (la Cronica di Reggio[3232] dice _XII exeunte februario_
che in quell'anno bissestile vien ad essere il dì 18), un soldato
milanese, secondochè vien raccontato da Rolandino[3233], per nome
Basalupo, persuase al legato pontificio Gregorio da Montelungo, a
Filippo Visdomini Piacentino podestà di Parma, e agli altri baroni
difensori di Parma, che s'avea da assalire la città Vittoria
dell'imperadore, avendo egli osservato che ne era molto sminuita la
guarnigione, e che Federigo ogni dì di buon tempo ne usciva per
sollazzarsi alla caccia del falcone, suo favorito esercizio[3234]. Fu
risoluta l'impresa, ed uscito l'esercito collegato andò vigorosamente a
dar l'assalto alla nemica città. Se ne stavano sbadigliando
gl'imperiali, non mai imaginandosi una tal visita; e quantunque fossero
superiori di numero e ben fortificati, pure talmente s'invilirono, che
dopo qualche contrasto presero la fuga. Entrati i vittoriosi pontificii,
fecero man bassa contra dei Pugliesi, e principalmente contra de'
Saraceni; a moltissimi de' Lombardi diedero quartiere. Vi restò fra gli
altri ucciso Taddeo da Sessa, quello stesso che nel concilio avea fatto
da avvocato di Federigo. Lasciovvi anche la vita il marchese Lancia. Il
tesoro trovato nella camera imperiale in danaro, gioielli, vasi d'oro,
d'argento, corone, ed altre cose preziose, fu inestimabile. Circa
duemila si contarono di uccisi, più di tremila furono i prigioni. Preso
anche il carroccio de' Cremonesi tenuto per gioia di gran prezzo,
trionfalmente fu condotto a Parma. Berta era il nome d'esso carroccio.
Federigo, che si trovava alla caccia tre miglia lungi di là,
ragguagliato del fatto, senza pensarvi molto, spronò coi suoi alla volta
di Borgo San Donnino, e di là senza fermarsi passò a Cremona, portando
seco non so se più di rabbia, oppure di malinconia. Furono i fuggitivi
inseguiti sino al Taro, e molti ancora dei Parmigiani per due miglia di
là andarono facendo de' prigioni. La città Vittoria data alle fiamme,
col suo falò terminò il trionfo de' Parmigiani, che poi non vi
lasciarono pietra sopra pietra. Grande strepito fece per tutta Italia e
ne' paesi oltramontani questo glorioso successo della parte pontificia,
e ne venne un gran crollo agli affari di Federigo in Italia.
Era tornato a Padova sul principio di quest'anno Eccelino da
Romano[3235]; e giacchè era andata a male l'impresa di Parma, pensò egli
a far delle nuove conquiste. Nelle città di Feltre e Belluno
signoreggiava Bianchino da Camino aderente alla parte guelfa. Eccelino
nel mese di maggio, presi seco i Padovani e i Vicentini, ostilmente
s'inviò verso Feltre. Nel viaggio una gazza venne a posarsi sopra la
bandiera di Eccelino, e fu sì piacevole, che si lasciò prendere. Parve
questo ad Eccelino un buon augurio, e ordinò che fosse da lì innanzi la
buona gazza delicatamente nudrita in Padova. Feltre non fece molta
resistenza; ed Eccelino passò anche sotto Belluno; ma ritrovatovi del
duro, riserbò ad altro tempo l'impresa. Nella Cronica eziandio di Verona
si legge[3236] che esso Eccelino, venuto l'ottobre dell'anno presente,
coi popoli di Verona, Padova, Vicenza, Feltre e Belluno (secondo
Rolandino, non per anche Belluno era sua), passò sul mantovano, e per lo
spazio d'un mese diede il guasto a quelle campagne, e menò via molti
prigioni. Fu in quest'anno[3237], che papa Innocenzo fulminò la
scomunica contra di quel tiranno, cioè contra del crudele Eccelino.
Ricuperarono i Parmigiani[3238] nell'anno presente le castella di
Bianello, Cuvriaco, Guardasone e Rivalta. Nè si dee tacere che al conte
Ricciardo da San Bonifazio, il quale tanto si segnalò nella difesa della
lor città, donarono il palazzo dell'imperadore che era posto nell'Arena.
Erasi staccata la città di Vercelli da Federigo; la fece egli in
quest'anno ritornare all'ubbidienza sua. Ma Novara, secondo la Cronica
Piacentina[3239], si diede in quest'anno al legato del papa e ai
Milanesi. I Bresciani[3240] anch'essi ritolsero ai Cremonesi il castello
di Pontevico. Nuovi guai recò ancora la potenza de' Bolognesi al comune
di Modena con torgli Nonantola, San Cesario e Panzano. Dagli Annali di
Genova[3241] abbiamo che i Pisani e il marchese Oberto Pelavicino aveano
fatto un grande armamento per muover guerra ai Genovesi, i quali si
prepararono per ben riceverli. La rotta degl'imperiali sotto Parma fece
lor calare l'orgoglio. Aggiungono che Federigo venne sino ad Asti, e
spedì suoi messi a Lodovico re di Francia, il quale era già in procinto
di passare il mare contra degl'infedeli, con esibir di nuovo sè stesso e
tutte le sue forze per la medesima sacra spedizione, purchè
gl'impetrasse l'assoluzione della scomunica e deposizione. Ma nulla di
ciò fu fatto, e Federigo si fermò tutto il verno in Lombardia senza
recare offesa alcuna ai Crocesignati, o ad altri popoli. Succederono
bensì molte novità nella Romagna[3242]. Spedito colà il _cardinale_
_Ottaviano_ degli Ubaldini, prese seco tutta la milizia di Bologna, e
nel mese di maggio andò a mettere l'assedio a Forlì, che dopo pochi
giorni capitolò la resa. Altrettanto amichevolmente fecero le città di
Forlimpopoli, Cervia, Cesena, Imola e Ravenna. Con questi popoli poi
passò nel mese di giugno ad assediar Faenza, che tuttavia era in potere
di Tommaso dalla Marca, creato conte della Romagna da Federigo. Tenne
forte quella città per quindici giorni, dopo i quali si diede al
cardinale. Anche Malatestino (si comincia ora ad udir questa famiglia,
che col tempo salì ben alto) fece ribellare Rimini all'imperadore. Crede
Girolamo Rossi[3243], che queste città venissero sotto la signoria della
Chiesa, e che il pontefice dichiarasse allora Ugolino de' Rossi suo
nipote conte della Romagna. Più probabile a me sembra, che fossero prese
a nome di _Guglielmo re_ di Germania e de' Romani, creatura del papa,
per le ragioni che andando innanzi accennerò. Il Ghirardacci[3244] altro
non conobbe, se non che que' popoli giurarono di stare ai comandamenti
del papa e de' Bolognesi, conservando la libertà delle loro città. Tal
guerra fu fatta in quest'anno in Germania da Guglielmo nuovo re coronato
in Aquisgrana, al _re Corrado_ figliuolo di Federigo, che fu costretto a
ritirarsi in Italia presso il padre. Non farei io sigurtà della verità
di questo racconto che è di Matteo Paris[3245], perchè della venuta di
esso Corrado in Puglia non v'ha menomo vestigio in altre storie di
questi tempi.