NOTE:

[3180] Petrus de Curbio, Vita Innocent. IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.

[3181] Raynald., in Annal. Eccl.

[3182] Roland., lib. 5, cap. 13.

[3183] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.

[3184] Matth. Paris, Hist. Anglic.

[3185] Raynaldus, in Annal. Eccl. Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom.

6 Rer. Italic.

[3186] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Gualv. Flamm., in Manipul.

Flor.

[3187] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.

[3188] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6.

[3189] Gualvan. Flamma, cap. 279.

[3190] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[3191] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.

[3192] Roland., lib. 5, cap. 15.

[3193] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.

[3194] Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.

[3195] Ricordano Malaspina, Storia Fiorent., cap. 137.

[3196] Ptolom. Lucens., in Annal. brev.

[3197] Chronic. Senense, tom. 15 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCXLVI. Indizione IV.

INNOCENZO IV papa 4.

FEDERIGO II imperadore 27.

Di gran maneggi avea già fatto il pontefice _Innocenzo_ coi principi

della Germania, affinchè si venisse all'elezione d'un nuovo re, senza

neppure avere riguardo a _Corrado_ figliuolo di _Federigo_, che non era

nè scomunicato nè deposto. Alieni da questa risoluzione essendosi

trovati il re di Boemia, i duchi di Baviera, Sassonia, Brunsvich e

Brabante, e i marchesi di Misnia e di Brandeburgo[3198]: ne scrisse loro

il papa lettere efficaci. Tanto innanzi andò l'affare, che finalmente fu

eletto _re Arrigo langravio_ di Turingia dagli arcivescovi di Magonza,

di Colonia e di Treveri, e da alcuni altri principi[3199]: nuova che

sommamente rallegrò il papa per la conceputa speranza che col braccio di

questo principe egli schianterebbe Federigo e tutta la sua casa. Mandò

_Filippo vescovo_ di Ferrara per suo legato in Germania con un buon

rinforzo di danari al re novello, e con ordine di forzar tutti gli

ecclesiastici a riconoscerlo per tale. Scrisse parimente ai principi

secolari, pregandoli ed esortandoli a far lo stesso, con dispensar loro

per questo l'indulgenza plenaria di tutti i loro peccati. Volle inoltre

che i soldati del nuovo re prendessero la croce, e godessero di tutte le

indulgenze ed immunità, come se andassero a militare contro ai Turchi e

agli altri infedeli: il che servì di cattivo esempio per li tempi

susseguenti, con vedersi la religione servire alla politica. Intanto il

re Corrado figliuolo di Federigo, alla cui rovina ancora tendeva tutta

questa novità, raunato un forte esercito, marciò alla volta di

Francoforte per disturbar la dieta che ivi dovea tenere il

langravio[3200]. Venuto alle mani coll'armata del nemico re, ne restò

totalmente disfatto, di maniera che si giudicava come ridotto a

fuggirsene in Italia, se il duca di Baviera non avesse imbracciato lo

scudo per lui. Furono creati nello stesso tempo dal pontefice due

cardinali legati, acciocchè facessero un'armata, e commovessero la

Puglia e Sicilia contra di Federigo[3201]. E perciocchè occorrevano di

grandi spese per sostenere sì strepitosi impegni, s'imposero alle chiese

di Francia, Italia, Inghilterra e d'altri paesi non poche gravezze, per

cagione delle quali uscirono poi molte doglianze degl'Inglesi, riferite

da Matteo Paris[3202], essendo ben probabile che anche gli ecclesiastici

degli altri paesi si lamentassero forte che il loro danaro avesse da

servire in uso tale. Infatti si cominciarono varie congiure contra di

Federigo nella Puglia. Ne erano autori Teobaldo Francesco, Pandolfo

Riccardo, la casa de' conti di San Severino, ed altri non pochi baroni.

Per attestato del Continuatore di Caffaro[3203], la volevano anche

contra la vita d'esso imperadore. Fu in questi tempi, oppure molto più

tardi, come altri vogliono, i quali sembrano più veritieri, che anche

Pietro dalle Vigne, gran cancelliere di Federigo e suo favorito in

addietro, cadde dalla sua grazia. Chi scrisse, perchè trovato che avesse

parte nelle suddette congiure; chi perchè nel concilio di Lione non

articolasse parola in favore del suo padrone; chi perchè lo avesse

voluto avvelenare: del che fu convinto. Dei segreti dei principi ognun

vuol dire la sua. Quel che è certo, Federigo il fece abbacinare, lo

spogliò di tutti i suoi beni, e confinollo in una prigione, dove dicono

che da lì a tre anni egli stesso disperato, con dar della testa nel

muro, si abbreviò le miserie e insieme la vita. Abbiamo da Matteo Paris,

che trovandosi Federigo assediato da tanti turbini da tutte le parti,

ricorse al santo re di Francia _Lodovico IX_, acciocchè s'interponesse

col papa per la concordia, con esibirsi di passare in Terra santa colle

sue forze per ricuperare quel regno, e quivi terminare i suoi giorni,

purchè fosso rimesso in grazia della Chiesa. Lodovico, perchè avea già

presa la croce, voglioso d'impiegar le sue armi in Oriente in pro della

cristianità, parendogli questa un'offerta di sommo rilievo, per poter

unitamente con Federigo promuovere gli interessi di Terra santa, e

perchè conosceva che, durante la discordia fra la Chiesa e l'imperio,

nulla di bene potea sperare in Oriente; cercò di abboccarsi col sommo

pontefice, e l'abboccamento seguì nel monistero di Clugnì. Per quanto si

affaticasse il re a far gustare al papa questa proposizione, nulla potè

mai ottenere, persistendo Innocenzo IV in dire che non si dovea più

fidar di Federigo, principe tante volte provato mancator di parola. Poco

aggustato se ne tornò il re Lodovico alla sua residenza. Del suo ardore

per questa pace ne siamo anche assicurati dal Rinaldi annalista

pontificio.

Oltre a ciò, per dar animo ai ribelli di Puglia, si fece correr voce che

Federigo era morto in Toscana; ma Federigo, accorso colà, dissipò non

solamente questa diceria, ma eziandio i sollevati colla prigionia

d'alcuni; contra de' quali poscia, e contra de' parenti, e infine contra

chiunque fu o provato o sospettato complice egli poscia con atrocissimi

tormenti infierì. In una sua lettera scritta al re di Inghilterra nel dì

15 d'aprile del presente anno, parla egli de' congiurati depressi, con

aggiugnere[3204] che nel dì ultimo di marzo essendo venuto il cardinal

Rinieri col popolo di Perugia e d'Assisi per assalire Marino da Ebolo

suo capitano nel ducato di Spoleti, questi gli avea data una rotta; e

che, oltre agli uccisi, da cinque mila n'erano restati prigionieri. C'è

licenza di credere molto meno. Negli Annali vecchi di Modena si leggono

queste parole:_ Eodem anno 1246 Perusini conflicti fuerunt a Federico

imperatore_[3205]. Da una lettera poi di Guglielmo da Ocra abbiamo che

Federigo fece in quest'anno pace coi Romani e i Veneziani. Niuna

menzione di ciò s'ha dalla Cronica del Dandolo[3206] da cui bensì

sappiamo che circa questi tempi tornò sotto la signoria di Venezia la

città di Zara. Non parlano le Croniche di fatto alcuno riguardevole

accaduto in quest'anno in Lombardia. Ricavasi solamente da quelle di

Piacenza[3207] che il _re Enzo_ venne colle genti di Parma e Cremona sul

Piacentino ad istanza di Alberto da Fontana, che gli avea promesso di

dargli la città. Seguì ancora un conflitto fra lui e i Piacentini. Colle

mani vote se ne tornò il re Enzo a Cremona. In Parma[3208] i ministri

dell'imperadore occuparono il palazzo e la torre del vescovo, e tutte le

rendite del vescovato, con imporre eziandio delle gravissime taglie e

contribuzioni a tutti i beni della Chiesa: mestiere nello stesso tempo

praticato da Federigo in Puglia, e negli altri paesi posti sotto il suo

giogo. _Obizzo_ e _Corrado_ marchesi Malaspina si dichiararono in

quest'anno per la lega di Lombardia[3209]; ma, secondo l'uso de'

marchesi di quelle parti, Corrado da lì a non poco tornò ad abbracciar

il partito di Federigo. Prosperarono in quest'anno gli affari di

_Eccelino_ da Romano[3210], coll'essere venuti alle sue mani

Castelfranco, Triville e Campreto, castella de' Trivisani. Ebbe anche

per forza il castello di Mussolento. Costui in Verona fece morire i

nobili da Lendenara, e molti altri in Padova per sospetti di congiura,

che si dicea tramata contra di lui. Negli Annali Veronesi[3211], i quali

in questi tempi si trovano mancanti e i confusi, vien riferita una

battaglia accaduta di là dal Mincio fra Eccelino e i Veronesi dall'una

parte, e il _conte Ricciardo_ da San Bonifazio coi Mantovani e

fuorusciti veronesi, ed _Azzo VII_ marchese d'Este coi Ferraresi,

dall'altra. Niuno restò vincitore, ma molti furono i morti e prigioni, e

non pochi cavalli pel troppo caldo vi rimasero soffocati. A qual anno

appartenga tal combattimento nol so dire: probabilmente all'anno

seguente, come osservò il Sigonio.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 262 / 277 题