NOTE:

[3123] Ricordano Malaspina, cap. 130.

[3124] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. Matth. Paris, Hist. Angl.

[3125] Richardus de S. Germano, in Chron.

[3126] Raynaldus, Annal. Eccles. Caffari, Annal. Genuens., lib. 6.

Richardus de S. Germano, in Chron. Matth. Paris, Hist. Angl.

[3127] Matth. Paris, Hist. Angl.

[3128] Richardus de S. Germano, in Chron.

[3129] Matth. Paris, Hist. Angl.

[3130] Richardus de S. Germano, in Chron.

[3131] Roland., lib. 5, cap. 6. Monachus Patavinus, in Chron., tom. 8

Rerum Ital.

[3132] Vita Innocentii IV, Part. I, tom. 3 Rer. Ital.

[3133] Matth. Paris, Histor. Angl.

[3134] Richardus de S. Germano, in Chron.

[3135] Roland., lib. 5, cap. 5.

[3136] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.

[3137] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.

[3138] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Italic.

[3139] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital. Gualvaneus Flamma, in Manip.

Flor., cap. 274.

[3140] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.

Anno di CRISTO MCCXLII. Indizione XV.

Pontificato vacante.

FEDERIGO II imperadore 25.

Trovavasi desolata la Sede apostolica, perchè priva di pontefice, e

perchè neppure fra que' pochi cardinali che vi restavano sapeva entrar

la concordia. Erano alcuni d'essi usciti di Roma, gli altri cozzavano

l'un contra l'altro; tutto andava a finire in lasciar vedova la Chiesa.

L'Annalista Pontificio[3141] rigetta la colpa d'ogni disordine sopra del

solo _Federigo_. Ma convien dire che la storia di questi tempi è

alterata di troppo dalle passioni, dalle calunnie, dalle dicerie, che

non ci lasciano discernere la verità di tutte le magagne d'allora, nè di

chi fosse il torto in varii casi di quella maledetta discordia. Erano

pubblici, erano maiuscoli i vizii di Federigo, ed egli capace di tutto;

ma che dalla parte di Roma sempre si camminasse diritto e senza difetto

alcuno, sempre con istrada contraria all'iniquità di Federigo, poco

costa il dirlo. A noi mancano storici di allora che abbiano senza

parzialità ben esaminati i principii e i progressi di queste tragedie,

per poterne ben giudicare. Sappiamo da Matteo Paris[3142] e da Alberto

Stadense[3143] che gran discordia si trovava allora fra i cardinali. Se

Federigo n'era in colpa, come può stare che egli scrivesse lettere sì

obbrobriose ai medesimi, riferite dallo stesso Rinaldi, colle quali

fieramente gli accusa e strapazza, appunto perchè non s'accordavano ad

eleggere un successore di Pietro, e lasciavano in tanta confusione la

Chiesa di Dio? Ma non più. Nel mese di febbraio, per attestato di

Riccardo da San Germano[3144], Federigo spedì il gran mastro dell'ordine

teutonico, eletto arcivescovo di Bari, con un altro personaggio, _ad

curiam romanam pro pace_. Nulla se ne fece. Per colpa di chi, nol dice

la storia. Mandò ancora a Tivoli nel mese d'aprile i due cardinali

prigioni: il che può far credere che li lasciasse anche andare per

l'elezion del papa, siccome avea permesso nell'anno precedente. Veggendo

poi che non era da sperar pace dalla corte di Roma, nel maggio seguente

ripigliò le ostilità. Il duca di Spoleti per parte dell'imperadore diede

il guasto al territorio di Narni. Altrettanto fecero i Romani a Tivoli,

posseduto allora dall'imperadore. Dalle milizie d'esso Augusto assediata

la città d'Ascoli, nel mese di giugno cadde sotto il di lui dominio. Nel

qual mese venuto egli nella marca d'Ancona, si fermò all'Avenzana sino

al luglio, e poscia passò a dare il guasto ai contorni di Roma.

Nell'agosto si ridusse in Puglia. Non istava in ozio in questi tempi

_Eccelino_ da Romano, signoreggiante sotto l'ombra dell'imperadore in

Padova, Vicenza e Verona[3145]. Giacchè non gli era venuto fatto di

occupar colla forza la grossa terra di Montagnana, appellata dal Monaco

Padovano _populosa_[3146], che era del marchese d'Este, ricorse ad un

altro ripiego. Cioè spedì colà, o quivi guadagnò degl'incendiarii, i

quali in una notte del mese di marzo attaccarono il fuoco in più parti a

quella terra. Il marchese, stando nella rocca d'Este, di là mirò

quest'incendio, e tosto colla sua gente cavalcò colà per soccorrerla. Ma

avvertito che veniva, ed era vicino l'esercito di Verona, scorgendo che

altri fuochi saltavano su per Montagnana, s'avvide del tradimento.

Perciò, fatto mettere il fuoco nel resto, e presi seco quanti uomini e

donne e fanciulli potè di quegli abitanti, con esso loro se ne tornò ad

Este. S'impossessò di quella terra Eccelino, e ordinò tosto che vi si

fabbricasse un castello, o vogliam dire una fortezza. Chiamato poscia in

aiuto il conte di Gorizia, si portò Eccelino nel seguente giugno, per

far dispetto ad Alberico suo fratello, a dare un fierissimo guasto al

territorio di Trivigi. Lo stesso trattamento fece dipoi a quello d'Este;

e, tornato a Padova, attese da lì innanzi a far fabbricare in quella

città un castello con orride ed infernali prigioni, nelle quali col

tempo morì ancora quell'architetto ch'egli avea scelto per farle ben

tenebrose e scomode a chi per sua disavventura vi capitava. E ben poco

ci voleva sotto quel tiranno a capitarvi. Alcune altre conquiste di

castella fatte per Eccelino dalla parte di Vicenza si leggono nella

Cronica Vicentina di Antonio Godio[3147], autore che eziandio rapporta

le crudeltà commesse da lui in quella città.

Per vendicarsi i Milanesi de' Comaschi, da' quali restarono traditi

nell'ultima venuta di Federigo sul Milanese[3148], fecero oste contra di

loro, mettendo a ferro e fuoco il loro distretto sino alle porte di

Como. Presero e smantellarono le castella di Lucino e di Mendrisio. Si

impadronirono di quello di Bellinzona, e gran danno recarono ad altri

luoghi. Per attestato di Riccardo da San Germano[3149], avea Federigo in

Puglia e Sicilia fatto un armamento di cento cinquanta galee e venti

vascelli, da spedire contro ai Veneziani e Genovesi. Per questo i

Veneziani[3150] uscirono in mare con settanta galee; ma nulla ebbero da

faticare, perchè la flotta imperiale, comandata da Ansaldo Mari

Genovese, s'inviò contra de' Genovesi: nel qual tempo anche il marchese

Oberto Pelavicino per terra con grande sforzo nel dì 20 di giugno venne

sino a Porto Venere, ed imprese poi l'assedio di Levanto[3151]. Aveano

gli animosi Genovesi già fatto un preparamento di ottantatrè galee, ed

altri legni minori; e, all'avviso de' nemici, tosto imbarcati volarono

in traccia d'essi. Fu precipitosamente levato l'assedio di Levanto; la

flotta di Federigo sfuggì sempre ogni cimento, qua e là ritirandosi, ma

inseguita sempre da' Genovesi; e così terminò l'anno senza vantaggio

alcuno delle parti. Ma non lieve guadagno fu per la lega pontificia

l'aver indotto nell'anno presente a forza di danaro _Bonifazio_

_marchese_ di Monferrato, _Manfredi_ marchese del Carretto, e i marchesi

di Ceva, a far pace e lega coi Genovesi, Milanesi e Piacentini, con

obbligarsi que' marchesi nelle mani del legato apostolico di abbandonare

la parte dell'imperadore, di difendere a tutto lor potere la santa

Chiesa romana, e di far guerra viva ai nemici di essa e dei suddetti

comuni. Secondo la Cronica di Piacenza[3152], il _re Enzo_, figliuolo di

Federigo, fece un'irruzione in quest'anno nel Piacentino, assediò quivi

il castello di Roncarello, diede alle fiamme Podenzano e molti altri

luoghi di quel distretto. Andavasi intanto sempre più insinuando, o

aumentando in Lombardia il veleno delle fazioni guelfa e ghibellina. La

città di Parma, dianzi felice[3153], cominciò nell'anno presente a

provarne i mali effetti, con essere venuta meno la concordia fra i

cittadini. Soggiacque al medesimo pernicioso influsso quella di

Brescia[3154], dove si formò una fazione appellata da' Malisardi, per

colpa de' quali perdè quella città molte castella e nominatamente in

quest'anno Pontevico, che que' maligni fazionarii diedero al comune di

Cremona.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 258 / 277 题