[3096] Raynaldus, in Annal. ad hunc annum.
[3097] Matth. Paris, Hist. Anglic.
[3098] Richardus de S. Germano, in Chron.
[3099] Albericus Monachus, in Chron.
[3100] Roland., Chron., lib. 4, cap. 9.
[3101] Rolandinus, lib. 4, cap. 14.
[3102] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.
[3103] Richardus de S. Germano, in Chron.
[3104] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
[3105] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
[3106] Annal. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
[3107] Annales Mediol., tom. 16 Rer. Ital.
[3108] Gualvan. Flamma, in Manipul. Flor.
[3109] Richardus de S. Germano, in Chron.
[3110] Card. de Aragon., in Vit. Greg. IX, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
[3111] Chron. Bononiense, tom. 16 Rer. Ital. Annales Veter. Mutinens.,
tom. 11 Rer. Ital.
[3112] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
[3113] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[3114] Benvenuto da San Giorgio, Storia del Monferrato.
Anno di CRISTO MCCXL. Indizione XIII.
GREGORIO IX papa 14.
FEDERIGO II imperadore 21.
Trovossi in gravissime angustie nell'anno presente il pontefice Gregorio
per la prepotenza di Federigo, principe ansante di vendetta contra di
chi avea separato lui dalla comunion de' fedeli, e renduti pubblici per
la cristianità i suoi reati. Mentre era esso Federigo in Toscana nel
verno, per quanto potè, ravvivò ed esaltò dappertutto il partito de'
ghibellini, in guisa che pochi erano que' luoghi, ne' quali dove più e
dove meno non fosse la fazione sua. Non si vollero già a lui
sottomettere i Fiorentini[3115], ma per lui furono i Pisani e i
Lucchesi, i quali nel presente anno insieme col marchese _Oberto
Pelavicino_ occuparono la Garfagnana. Gli giurarono fedeltà anche i
Sanesi, sperando coll'aiuto suo di mantenersi contro la potenza di
Firenze. Similmente gli Aretini se gli diedero, perchè travagliati dal
possente comune di Perugia, che non potè mai indursi a chinare il capo
all'imperadore, e tenne saldo per la Chiesa. Altrettanto avvenne nella
marca d'Ancona. Quivi al re Enzo si diedero alcune città, e massimamente
Osimo. Nel mese di febbraio entrato Federigo nel ducato di Spoleti,
Foligno il ricevette a braccia aperte con altre terre. Ebbe anche
Spello[3116], Orla, Città Castellana, Corneto, Sutri, Montefiascone e
Toscanella. Ma ciò che più afflisse la corte pontificia, fu che
l'ingrato popolo di Viterbo si gettò nelle braccia di Federigo in odio
de' Romani suoi antichi nemici. Allora fu che il pontefice, sorpreso da
sommi affanni, si sarebbe forse abbandonato, se Dio non l'avesse
provveduto di un raro coraggio. Vedevasi già Roma attorniata dalle forze
di Federigo al di fuori, al di dentro i nobili e il popolo niuna
disposizione mostravano a sostener le fatiche della guerra e della
difesa, perchè non mancava a Federigo in essa città il suo partito,
guadagnato a forza di regali, di danaro e di promesse. Pertanto papa
Gregorio, rivolte tutte le sue speranze a Dio, prese lo spediente
d'intimare una general precessione, in cui portò le sacre teste de'
santi apostoli Pietro e Paolo, e predicò la crociata contra di Federigo
imperadore nemico della Chiesa. Tal compunzione mosse questo pio
spettacolo nel popolo romano, che la maggior parte non solo de' laici,
ma anche degli ecclesiastici prese la croce e l'armi in difesa del papa
e di Roma. Ma guai a que' crocesignati tali che capitarono poi nelle
mani di Federigo. Niun d'essi andò esente, dopo varii tormenti, dalla
morte. Perduta la speranza di ottenere l'intento suo sotto Roma,
Federigo nel mese di marzo passò in Puglia, ed attese a far gente e a
smugnere le borse de' suoi sudditi, ma principalmente quelle degli
ecclesiastici. Non mancava intanto il papa di muover anche egli e cielo
e terra contra di lui: tanto erano esacerbati gli animi dall'una e
dall'altre parte. Trattò in Germania, si maneggiò in Francia e in
Ispagna, per far eleggere un nuovo imperadore; ma n'ebbe delle risposte
di poco suo gusto. Fece raccogliere da' suoi legati in Francia ed
Inghilterra grossissime somme di danaro dalle chiese, e in altre guise,
che gli servirono non poco in questi bisogni, e sollecitò quanti popoli
e principi potè per istaccarli dal partito di Federigo, ed attaccarli al
suo. Fra gli altri mosse per mezzo, di Gregorio da Montelungo suo legato
i Lombardi, i Bolognesi, i Veneziani e il marchese di Este a formar
l'assedio di Ferrara. Vi intervenne in persona _Jacopo Tiepolo_ doge di
Venezia e il suddetto marchese, a cui piucchè agli altri premeva tal
conquista[3117]. Inoltre i Mantovani, che si erano già sottratti
all'ubbidienza di Federigo, col conte Ricciardo da San Bonifazio vi
concorsero, e vennevi anche Alberico da Romano coi signori di Camino.
Durò l'assedio dal principio di febbraio sino al fine di maggio, oppur
sino al dì 3 di giugno. Nè apparenza v'era di forzar quella città alla
resa. Si ricorse al ripiego di guadagnar con danari Ugo de' Ramberti ed
altri potenti di Ferrara, che dissero di voler pace. Si fecero di bei
patti, e Salinguerra venne al campo de' collegati per confermarli;
nientedimeno, secondo che narra Ricobaldo[3118], egli fu attrappolato
dal legato pontificio, che era solamente notaio, uomo di grande
attività, ma di larga coscienza. Detestò, per attestato d'esso
Ricobaldo, questa frode il marchese d'Este, allegando l'onore e il
giuramento, _cui legatus persuasit, ut calcato honesto et juramento,
amplecteretur, quod utile sibi foret, ut scilicet urbe potiretur, illo
escluso_. Così Salinguerra, già ottuagenario, fu condotto prigione a
Venezia, dove civilmente trattato finì i suoi giorni in santa pace; e la
casa d'Este dopo tanti anni rientrò in Ferrara, e maggiormente vi si
stabilì andando innanzi. Per ordine del papa, ad esso marchese Azzo fu
in questo medesimo anno consegnata Argenta, terra che gareggiava colle
città.
Fece l'imperador Federigo nel mese di maggio dare da' suoi un terribil
guasto al territorio pontificio di Benevento[3119]. Poscia nel seguente
agosto ne ordinò anche l'assedio; ma quel popolo con vigorosa resistenza
gli fece conoscere l'illibata sua fedeltà verso la Chiesa romana.
Mossesi poi nell'agosto suddetto con poderosa armata Federigo da Capoa,
e il suo disegno era d'entrare nella Campania romana; ma, o sia che vi
trovasse più opposizione di quel che credeva, oppure che fosse
consigliato a ripigliar piuttosto de' paesi che si potessero pretendere
spettanti all'imperio: certo è che sen venne a Ravenna[3120], dove
essendo mancato di vita Paolo da Traversara capo de' Guelfi, facile
riuscì a lui dopo un breve assedio di rimetterla nel dì 22 d'agosto
sotto la sua ubbidienza. Di là passò all'assedio di Faenza, città che
vigorosamente si tenne per alquanti mesi. Inviarono i Veneziani nei
settembre di quest'anno uno stuolo di galee in Puglia, che diede il
guasto a Termoli, al Vasto e ad altre terre di quelle spiagge, con
riportarne un ricco bottino. E nel novembre, per ordine di Federigo,
furono scacciati dai regno tutti i frati predicatori e minori, a riserva
di due nativi del paese per ciascun convento. Il podestà imperiale di
Padova[3121] ebbe in quest'anno battaglia con Azzo VII marchese d'Este
presso il Ponte Rosso, e riuscì vantaggiosa per lui, con aver fatti
prigioni molti soldati d'esso marchese, fra' quali alcuni nobili. Per lo
contrario, nel dì 16 di maggio il podestà di Verona con tutta la
cavalleria e fanteria di quella città andò verso la Badia, terra del
suddetto marchese Azzo, con intenzione di dar soccorso al castello di
Gaibo assediato da esso marchese. Ma vergognosamente presero dipoi essi
Veronesi la fuga, e quivi lasciarono tutte le lor barche e carra.
Vennero allora alle mani del marchese le castella di Gaibo e della
Fratta che per ordine suo furono distrutte. Anche i Mantovani fecero
oste contra de' Veronesi, e, giunti a Trevenzolo, s'azzuffarono con
essi, ma con riportarne la peggio. Vi restò morto fra gli altri il loro
podestà, che era Gherardo Rangone da Modena, e il lor capitano Bocca
d'asino con assaissimi altri Mantovani fu condotto ne' ceppi a Verona.
Gli Alessandrini, stati fin qui uniti colla lega lombarda, si diedero
nell'anno presente all'imperadore, con ricevere per loro governatore il
marchese Manfredi Lancia[3122]. Questi poi da un lato e il marchese
_Oberto Pelavicino_, vicario dell'imperadore in Lunigiana, da un altro
ostilmente entrarono nel Genovesato. Inviarono i Milanesi e i Piacentini
dei soccorsi a Genova, il cui popolo virilmente accorse ai bisogni, e
fece retrocedere i nemici. Savona ed Albenga persistendo nella
ribellione, ebbero un gran gran guasto da essi Genovesi.