NOTE:

[3077] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.

[3078] Matth. Paris, Hist. Angl. Monach. Patavin., in Chron.

[3079] Richardus de S. Germano, in Chron.

[3080] Annales Veronens., tom. 8 Rer. Ital.

[3081] Raynaldus, in Annal. Eccles.

[3082] Richardus de S. Germano, in Chron.

[3083] Matth. Paris, Hist. Angl.

[3084] Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.

[3085] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.

[3086] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.

[3087] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Gualvaneus Flamma, in

Manip. Flor.

[3088] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[3089] Alberic. Monachus, in Chron.

[3090] Roland., lib. 4, cap. 5. Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.

[3091] Roland., lib. 4, cap. 7.

[3092] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.

[3093] Chron. Caesen., tom. 14 Re. Ital.

[3094] Sigonius, de Regno Ital., lib. 18.

[3095] Raynald., in Annal. Eccles., num. 20 ad ann. 1240.

Anno di CRISTO MCCXXXIX. Indizione XII.

GREGORIO IX papa 13.

FEDERIGO II imperadore 20.

Crescevano di dì in dì i motivi per li quali era papa _Gregorio_

scontento dell'imperador _Federigo_. Gli spedì egli più lettere ed

ambasciate, affinchè si correggesse[3096]; il citò ancora; ma vedendo

che le parole, preghiere e minaccie erano gettate al vento, rotta la

pazienza, venne finalmente ai fatti. O la continuazion della guerra

ch'egli faceva ai Lombardi, per la conservazion de' quali era forte

impegnato il papa, ovvero l'occupazion della Sardegna, pretesa dalla

Chiesa romana come incontrastabil suo diritto, oppure i segreti maneggi

di lui per incitare i Romani alla ribellione contra di esso papa

legittimo lor sovrano, furono, a mio credere, gl'impulsi più efficaci

perchè il pontefice Gregorio fulminasse pubblicamente nel dì delle Palme

la scomunica contra di Federigo II, ed assolvesse i sudditi di lui dal

giuramento di fedeltà. Altri non pochi reati d'esso imperadore vengono

espressi nella bolla di essa scomunica, che si legge nella Storia di

Matteo Paris[3097], e presso il Rinaldi ed altri autori. Confermò dipoi

papa Gregorio nel Laterano queste censure nel giovedì santo seguente, nè

lasciò indietro cosa alcuna per iscreditare e rendere odioso Federigo

con tacciarlo insino di pubblico ateista. Diede nelle smanie

l'imperadore all'avviso di tal novità; e, fatto stendere da Pietro delle

Vigne un manifesto in sua giustificazione, lo spedì a tutte le corti

della cristianità, con dolersi acerbamente del papa, e caricarlo di

varie ingiustizie, ch'egli pretendea fatte a sè stesso e ad altri. Passò

a fiere minaccie contra del medesimo e de' cardinali, con altre scene e

querele descritte dal Rinaldi negli Annali Ecclesiastici, e più

diffusamente rapportate da Matteo Paris. Scacciò poscia dal regno di

Sicilia e di Puglia i frati predicatori e minori non nativi del paese;

occupò l'insigne monistero di Monte Casino[3098]; richiamò da Roma tutti

i suoi sudditi; impose nuove taglie e contribuzioni agli ecclesiastici:

tutto per far onta e dispetto al pontefice, e tutto in varii tempi

dell'anno presente. _Lodovico IX_ re di Francia, che fu poi santo, per

attestato di Alberico Monaco[3099], inviò i suoi ambasciatori a Roma per

mitigar l'animo del papa verso di Federigo; ma il pontefice, uomo di

petto forte, nulla si mosse per questo. E neppur volle ascoltare due

vescovi inviati a Roma da Federigo. Anzi fece predicar la crociata

contra di lui. Vegniamo allo storico Rolandino[3100], da cui abbiamo gli

andamenti d'esso Federigo Augusto. Portossi egli sul fine di gennaio con

sontuoso accompagnamento di milizie e di nobiltà a Padova. L'incontro

magnifico fattogli da tutto il popolo di quella città gli fu cagione di

non poco piacere e insieme di maraviglia. Circa due mesi si fermò egli

nell'insigne monistero di Santa Giustina, ben corteggiato da Eccelino,

divertendosi alla caccia e in far buone passeggiate. Seco era

l'imperadrice, che amava piuttosto d'esser chiamata regina. Portossi

anche alla visita di Monselice, e vi ordinò alcune fortificazioni.

Stando nell'alto di quel monte vagheggiò più volte il bell'aspetto delle

terre e castella del marchese di Este, sparse per la ricca sottoposta

pianura, e conobbe la di lui potenza. Fece anche venir lo stesso

marchese con salvo condotto alla corte, e tenne con lui un segreto

colloquio. Era ben contento il popolo di Padova del buon volto e delle

carezze dell'imperadore, e dappertutto si mirava allegrezza, e

massimamente nel dì di Pasqua, in cui Federigo comparve colla corona in

capo. Ma fra pochi giorni così bel sereno si cambiò in un melanconico

nuvolo, perchè giunsero le nuove ch'egli era stato scomunicato dal papa.

Fece ben Federigo in un gran parlamento esporre da Pietro delle Vigne,

uomo dottissimo in questi tempi, le ragioni per le quali teneva per

ingiuste e nulle quelle censure: tuttavia nel popolo restò non poco di

confusione, e in lui cominciarono a crescere e a lacerarlo le diffidenze

e i sospetti. Perciò, fatto venire a Padova Azzo marchese d'Este con

tutti coloro che aderivano al di lui partito, gli affidò; e intanto

l'iniquo Eccelino mise delle spie per sapere chi dei Padovani trattava

col marchese, e tutti i lor nomi ebbe in iscritto. Di frequenti segreti

consigli si faceano in Santa Giustina. Non bastò a Federigo d'aver messe

guardie in tutte le castella d'esso marchese; volle anche per ostaggio

il principe Rinaldo di lui figliuolo, e con belle parole il mandò a

stare in Puglia insieme con Adelasia figliuola di Alberico da Romano,

con cui _Rinaldo_ avea contratto gli sponsali. Per non poter di meno, il

marchese accomodò la sua pazienza a queste avanie, che si stesero

appresso ad assaissimi nobili de' principali di Padova suoi amici, i

quali chi ad un luogo, chi ad un altro furono mandati a' confini:

consigli tutti del maligno Eccelino, nemico dichiarato del marchese.

Ma poco stette Federigo, la cui fortuna già si scopriva retrograda, a

provar gli effetti della sua politica troppo tirannica. Era egli dianzi

stato a Trivigi, ben accolto ed onorato da quel popolo. Alberico da

Romano, fratello d'Eccelino, irritato contra di lui pel cattivo

trattamento da lui fatto a sua figliuola Adelasia, e a Rinaldo Estense

suo genero, subito che intese come l'imperadore s'era messo in cammino

verso la Lombardia, unitosi con Biachino e Guezzelo da Camino, occupò la

città di Trivigi, con farvi prigioni tutti gli ufiziali e soldati

postivi dall'imperadore, a riserva di Jacopo da Morra Pugliese podestà,

che ebbe la buona sorte di fuggirsene. Probabilmente Alberico non fece

un passo sì ardito senza consiglio ed intelligenza de' vicini Veneziani.

A questo avviso, Federigo, battendo i denti se ne tornò a Padova, e

tosto ordinò un grande esercito contra di Trivigi. Nel mese di maggio,

dopo aver fatto prendere l'oroscopo a mastro Teodoro suo strologo sulla

torre del comune di Padova, mosse l'armata, e andò ad accamparsi intorno

a Castelfranco, dove citò i Trivisani a rendersi nel termine di otto

giorni. Passato il tempo prefisso senza che venissero a' suoi piedi,

fece una donazione al comune di Padova della città di Trivigi con un

privilegio munito di un bel sigillone d'oro. In quello stesso giorno

andando il marchese d'Este Azzo VII al campo con cento cavalieri, si

incontrò in Eccelino, che con circa venti de' suoi veniva a Cittadella.

Portavano amendue l'aquila nelle loro bandiere. Vi fu chi crede che

quivi avesse a succedere qualche scena fra questi due rivali. Ma avendo

il marchese mandato innanzi a pregar cortesemente Eccelino di ritirarsi

alla diritta o alla sinistra, egli si ritirò, e non ne fu altro. Essendo

poi accaduto nel dì 3 di giugno una grande ecclissi del sole, che durò

per due ore, Federigo, benchè ne sapesse la cagione, pure se ne mostrò

turbato, e determinò di ritirarsi da Castelfranco per andare in

Lombardia; e dopo aver tenuto un colloquio col marchese d'Este, con

Eccelino ed altri de' principali della marca trivisana, si mise in

viaggio co' suoi Tedeschi e Pugliesi, de' quali maggiormente si fidava.

Allorchè pervenne nelle vicinanze del castello di San Bonifazio, dicono

che il marchese fu avvertito con cenni da un cortigiano dell'imperadore,

amico suo, come si trattava di fargli tagliare il capo. Bastò questo al

marchese perchè co' suoi aderenti si mettesse in salvo nel suddetto

castello, e quantunque Federigo gli spedisse Pietro dalle Vigne per

affidarlo con mille belle promesse, il marchese non si sentì più voglia

di dimorar presso d'un principe che punto non si piccava di mantener la

parola, e tanto più perchè prevaleva nel suo consiglio il furbo e nemico

suo Eccelino. Passato che fu lo imperadore in Lombardia[3101], il

marchese d'Este, messa la sua speranza in Dio, e raunato un buon

esercito, coraggiosamente nel mese d'agosto andò ad Este. Ricuperò la

terra senza fatica; quella rocca e il castello di Baone a forza di armi;

quello di Lucio colla fame; l'altro di Calaone col terror de' trabucchi.

Assediò dipoi Cerro, dove era un presidio di Saraceni; venne Eccelino

per soccorrerlo, ma non si attentò; e però tornò alle mani del marchese,

il quale non permise che fosse fatto insulto alcuno a quegli infedeli.

Queste sue prosperità tornarono in danno di molti Padovani suoi amici, o

creduti tali, perchè Eccelino crudelmente li levò dal mondo.

Nel luglio dell'anno presente tolta fu Ravenna all'imperadore da Paolo

Traversara[3102] coll'aiuto de' Bolognesi e Veneziani, che poi la

rinforzarono[3103]. Per questa cagione l'imperador Federigo col re

_Enzio_ suo figliuolo naturale venne verso il Bolognese, ed imprese coi

Modenesi, Reggiani, Parmigiani e Cremonesi l'assedio del castello di

Piumazzo, intorno a cui consumò gran tempo. L'ebbe infine per forza, e

lo distrusse col fuoco, facendovi prigioni cinquecento persone. Di là

passò ad assediar Crevalcuore, e avutolo con grande stento, del pari lo

atterrò. Il vedere un sì glorioso imperadore perdersi dietro a tali

bicocche[3104], e l'impadronirsene anche con somma difficoltà, gli

accrebbe il discredito; e massimamente perchè nello stesso tempo i

Bolognesi[3105] vennero fin vicino a Modena, e vi bruciarono il borgo di

San Pietro. Presero anche i Modenesi[3106] il castello di Marano di

Campiglio, e Monte Tortore nel Frignano. Dopo sì segnalate imprese

Federigo, che tenea delle segrete corrispondenze con molti nobili

milanesi[3107], rivolse l'armi sue a quella volta. Passò per Merignano,

Landriano e Bascapè sino alla Pieve di Locate[3108], saccheggiando e

bruciando il paese. Fu disputa in Milano, se si avea da uscire in

campagna, oppur da aspettare in città il nemico. Ma prevalse il parere

di Gregorio da Montelungo legato pontificio, che fece armare anche

cherici e frati; e però venne l'esercito milanese a postarsi a

Camporgnano contra di quello di Federigo. Una parte de' nobili passò nel

campo dell'imperadore; altrettanto fecero i Comaschi. Ciò non ostante,

se s'ha da credere a Galvano dalla Fiamma, l'armata milanese stette a

fronte del nemico, rovesciò varie acque addosso al campo imperiale, ed

anche in un combattimento prese il carroccio de' Cremonesi, e mise quel

popolo e i Pavesi in rotta. I Piacentini anch'essi dal canto loro

respinsero gli sforzi dei cesarei. Chiaritosi Federigo che non facea

buon vento in quelle parti, se ne venne in Toscana[3109]; fu ben

ricevuto dai Lucchesi, e in Pisa celebrò la festa del santo Natale.

Aveva egli spedito il figliuolo _Arrigo_, ossia _Enzo re_ di Sardegna

nella Marca d'Ancona, acciocchè incominciasse a far guerra al

papa[3110]. Non tardò egli a farvi delle conquiste nel mese d'ottobre.

Contra di lui ebbe ordine _Giovanni dalla Colonna_ cardinale di portarsi

colla gente che potè adunare. E il pontefice Gregorio IX, dacchè fu

ritornato a Roma dalla villeggiatura d'Anagni, ben ricevuto dal popolo,

dopo aver nell'ottava di san Martino confermata la scomunica contra di

Federigo, alla medesima censura sottomise il suddetto re Enzo con tutti

i suoi aderenti per l'invasione fatta nella marca anconitana, spettante

alla Chiesa romana. Dappoichè l'imperador Federigo[3111] si fu ritirato

dal distretto di Bologna, quel popolo con tutte le sue forze si portò

all'assedio di Vignola, forte castello del distretto di Modena; e già

con briccole, mangani, gatti ed altre militari macchine aveano atterrata

buona parte del muro; quando nel dì 4 d'ottobre sopraggiunsero i

Modenesi, Ferraresi e Parmigiani con Simone conte di Chieti Pugliese, e

diedero battaglia. Fu sanguinosa e dura, ma infine voltarono le spalle i

Bolognesi, ed, oltre ad assaissimi o morti o annegati nel fiume

Scultenna, ne restarono, secondo la Cronica di Parma[3112], circa due

mila e secento prigioni. Minor numero si legge ne' vecchi Annali di

Modena. Strinsero in quest'anno i Veneziani[3113] una forte lega con

papa Gregorio ad oggetto di torre, se veniva lor fatto, la Sicilia a

Federigo, con obbligarsi al mantenimento di una buona squadra di galee.

Non solamente per l'indegna morte del figliuolo del doge Tiepolo erano

disgustati i Veneziani dell'imperadore, ma eziandio perchè avea tolte

loro quattordici galee, e quattro navi cariche di merci e di frumento,

che venivano dalla Puglia nella marca d'Ancona. O per guadagnare, o per

tener più unito al suo partito Bonifazio marchese di Monferrato,

Federigo Augusto gli fece una cessione di molte sue ragioni e

pretensioni, e gli confermò alcune castella con diploma dato nel campo

presso Pizzighettone nel dì ultimo d'agosto dell'anno presente, che

disteso si legge nella Storia del Monferrato[3114].

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 255 / 277 题