NOTE:

[2980] Cardin. de Aragon., in Vita Gregorii IX, P. I, tom. 3 Rer. Ital.

[2981] Raynald., Annal. Eccl.

[2982] Richardus de S. Germano, in Chron.

[2983] Godefridus Monachus, in Chron.

[2984] Matth. Paris, Hist. Anglic.

[2985] Raynald., Annal. Eccles. Chron. Bononiens.

[2986] Richardus de S. Germano, in Chron.

[2987] Godefridus Monachus, in Chron.

[2988] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.

[2989] Gualvan. Flam., in Manip. Flor., cap. 264.

[2990] Monachus Patavinus, in Chron.

[2991] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.

[2992] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.

[2993] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.

[2994] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[2995] Paris, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.

[2996] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.

[2997] Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.

[2998] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom 6 Rer. Italic.

[2999] Roland., lib. 3, cap. 8.

Anno di CRISTO MCCXXXV. Indiz. VIII.

GREGORIO IX papa 9.

FEDERIGO II imperadore 16.

Per provvedere alla ribellione del _re Arrigo_ suo figliuolo, imprese

l'imperador _Federigo_ in quest'anno il viaggio di Germania insieme col

suo secondogenito _Corrado_[3000]. Dopo Pasqua si mosse di Puglia

coll'accompagnamento di tre arcivescovi e d'altri nobili, ch'egli poi,

giunto a Fano, licenziò e lasciò ritornare alle lor contrade. Seco

portava lettere del sommo pontefice[3001], esortatrici della fedeltà a

lui dovuta, indirizzate ai vescovi e principi della Germania. A riserva

delle sue guardie, niuna soldatesca condusse egli seco, ben sapendo che

a chi ha danaro non manca gente, e che l'oro è il più potente strumento

per superar tutte le difficoltà. A questo fine egli andò ben provveduto

di tesoro nei suoi bauli. Nel mese di maggio, imbarcatosi a Rimini,

passò ad Aquileia, e di là continuò il cammino sino in Germania, dove

senza opposizione alcuna arrivò, e fu accolto con tutto onore dai

principi e popoli. Allora il giovane re Arrigo, al vedere che niuno

alzava un dito in suo favore, prese la risoluzione di andar a gittarsi

ai piedi del padre, e chiedergli misericordia. Tritemio, autore assai

lontano da quei tempi, scrive[3002] che si presentò a lui nel dì 2 di

luglio in Vormazia, e che Federigo, al mirarlo, ardente di sdegno,

comandò tosto che fosse cacciato in prigione; nè bastarono le preghiere

di quanti erano astanti ad ammollire l'implacabil suo cuore. Per lo

contrario da Godifredo Monaco di San Pantaleone, storico contemporaneo,

abbiamo[3003] che Arrigo, benchè convinto della congiura suddetta, pure

_in gratiam patris recipitur. Sed non persolvens, quae promiserat, nec

resignans castrum Drivels, quod habuit in sua potestate, jussu patris

est custodiae mancipatus_. Ch'egli ancora fosse rimesso in grazia del

padre, lo attestano le lettere di papa _Gregorio IX_ riferite dal

Rinaldi[3004]. Alcuni poscia per questo accusarono di crudeltà Federigo;

ed altri credettero ch'egli non si potesse esentare dall'assicurarsi di

un figliuolo, sì feroce anche dopo un così nero delitto, e che dava

indizii di voler essere un secondo Assalonne. Era vedovo l'imperador

Federigo. Conchiuse in questi tempi con dispensa pontificia il

matrimonio con _Isabella_ sorella di _Arrigo re_ d'Inghilterra. In

Vormazia con gran solennità furono celebrate le nozze. Nota il suddetto

Godifredo Monaco[3005] una particolarità degna di osservazione. Cioè che

_imperator suadet principibus, ne histrionibus dona solito more

prodigaliter effundant, judicans maximam dementiam, si quis bona sua

mimis vel histrionibus fatue largiatur_. Ho io trattato altrove di

questa ridicolosa usanza de' secoli barbari[3006]. Non si faceano nozze,

o altre feste grandiose di principi tanto in Italia che in Germania, e

probabilmente anche in altri paesi, che non vi concorressero le

centinaia di buffoni, giocolieri, commedianti, cantambanchi ed altri

simili inventori di giuochi e divertimenti della corte e del pubblico. I

regali che lor si faceano non solamente dal principe autor della festa,

ma dagli altri ancora che vi intervenivano, o di vesti o di danaro, o

altre cose di valore, erano immensi. Gli esempli presso gli scrittori

sono frequenti. E durò quest'uso od abuso anche nel secolo susseguente

1300. Federigo fece conoscere in tal congiuntura il saggio suo

discernimento col non volere scialacquar donativi in gente sì fatta,

siccome appunto avea praticato anche l'imperadore _Arrigo II_ nell'anno

1043, allorchè solennizzò le sue nozze con _Agnese_ figliuola di

_Guglielmo_ principe del Poitù. Tenne poscia Federigo[3007] una gran

dieta in Magonza, dove espose i reati del figliuolo, per giustificar la

propria condotta, e insieme per farlo conoscere indegno della corona.

Crebbe intanto il suo odio e sdegno contra de' Milanesi e degli altri

Lombardi, che sempre più andava egli scoprendo uniti e risoluti di

difendere la lor libertà contra il lui mal animo. Ora il pontefice, che

ben prevedeva in qual fiera guerra avesse a terminar questa discordia,

nell'anno presente ancora si affaticò per estinguerla, se era possibile;

e tanto più, perchè ne veniva frastornato il soccorso di Terra santa.

Scrisse ai Lombardi, affinchè spedissero i lor deputati a Perugia.

Scrisse a tutti i prelati che si trovavano alla corte in Germania,

incaricandoli di interporre i loro uffizii per indurre Federigo a far

compromesso di quelle differenze nel papa, padre comune. Ne fu contento

Federigo, ma prescrisse un corto tempo al laudo, cioè fino al prossimo

Natale del Signore.

Sotto il presente anno tanto Rolandino[3008] che il Monaco

Padovano[3009] parlano delle nozze di _Andrea II_ re di Ungheria con

Beatrice figliuola del defunto _Aldrovandino_ marchese d'Este; e

scrivono che essa con grandioso accompagnamento di nobili della marca

trivisana, e di _Guidotto vescovo_ di Mantova, fu inviata dal marchese

_Azzo VII_ suo zio paterno in Ungheria. Ma lo strumento dotale, dato da

me alla luce[3010], ce la fa conoscere già pervenuta nel maggio

dell'anno precedente ad Alba Reale. Andrea già avanzato in età, secondo

i conti di Alberico Monaco e d'altri, finì di vivere nell'anno presente,

con lasciar gravida la moglie. Allora fu che _Bela_, figliuolo d'esso re

di una precedente moglie, il quale di mal occhio avea veduto ammogliato

di nuovo il padre, sfogò l'odio suo contro la regina matrigna, e la

tenne come in prigione, pascendola del pane di dolore. Beatrice, donna

di gran coraggio e d'animo virile, capitati per buona ventura alla corte

di Ungheria gli ambasciatori dell'imperador Federigo, se l'intese con

loro, e travestita da uomo ebbe la fortuna di salvarsi, e di tornare in

Italia alla casa paterna[3011]. Partorì ella, non so se in Germania

oppure in Italia, un figliuolo appellato _Stefano_. Questi poi in età

competente prese per moglie una nipote di Pietro Traversara, potente

signore in Ravenna, che gli portò l'ampia eredità di quella nobil casa,

e passato poi per la morte d'essa alle seconde nozze con Tommasina de'

Morosini, nobile veneta, n'ebbe un figliuolo, appellato _Andrea III_, il

quale fu poi re d'Ungheria. Era in questi tempi anche la Romagna tutta

sossopra per la guerra che l'una all'altra si facevano quelle città.

Girolamo Rossi[3012] ne parla all'anno precedente. Nel presente abbiamo

da esso storico e dagli Annali di Cesena[3013] che i popoli di Ravenna,

Forlì, Bertinoro e Forlimpopoli ostilmente vennero a dare il guasto al

distretto di Cesena. Come se costoro se ne stessero a mietere il grano

nelle proprie campagne, niuna guardia faceano. Ma eccoti il popolo di

Cesena che armato e ben in ordine arriva loro addosso, ne fa molta

strage, e prende il fiore della nemica milizia, che fu condotto nelle

carceri di Cesena. Anche i Faentini coll'aiuto di due quartieri di

Bologna[3014] fecero una scorreria nel territorio di Forlì, con arrivar

sino alle porte di Forlimpopoli, lasciando quivi e poscia nel Ravegnano

funesti segni della lor nemicizia. Del pari i Bolognesi[3015]

continuarono la guerra co' Modenesi. Aveano già corrotti con danaro i

capitani del Frignano, i quali, ribellatisi a Modena, sottomisero al

dominio loro ventitrè castella di quelle montagne. Con grandi forze

ancora in quest'anno entrarono nelle pianure di Modena con giugnere fino

al fiume Secchia, e recar que' danni che erano allora in uso, e poi se

ne tornarono indietro. Siccome accennammo di sopra, pensando i

Modenesi[3016] d'innondar le campagne de' Bolognesi, fecero a Savignano

un taglio del fiume Scultenna, o sia Panaro, e ne rovesciarono l'acque

addosso al loro distretto; ma il Cronista di Parma[3017] scrive che

questa invenzione tornò piuttosto in utile d'essi Bolognesi. Nè lieve

dovette essere quell'impresa, perchè, per attestato della Cronica di

Reggio[3018], _iverunt Parmenses et Cremonenses, Placentini et

Pontremolenses in servitio Mutinae ad cavandum Scultennam super

Bononiam_. Assediarono anche i Modenesi il castello di Monzone, uno di

quelli che loro s'era ribellato nel Frignano, e vi presero dentro sei

capitani ribelli.

Per quanto scrive Galvano Fiamma[3019], i Cremonesi appresso Rivaruolo

presero ducento cavalieri bresciani nel mese di maggio; ma riuscì poi ai

Bresciani di farne prigionieri trecento altri de' Cremonesi. Jacopo

Malvezzi[3020], probabilmente descrivendo questi avvenimenti, solamente

ci fa sapere, secondo il rito degli storici parziali alla sua patria,

che i Bresciani, avendo raggiunti i Cremonesi al ponte d'Alfiano,

diedero loro una memorabil rotta, con uccisione d'innumerabili, e con

far prigionieri ottanta cavalieri e cinquecento fanti. Tornò in

quest'anno il popolo di Piacenza[3021] a cozzare coi nobili di tal

maniera, che essi furono forzati ad abbandonar la città. Ad essi nobili

ancora fu dai popolari tolta la terra di Fiorenzuola. Erano infievoliti

forte i Sanesi[3022], nè poteano tener forte contra la potenza de'

Fiorentini: il perchè dimandarono pace, e vi frappose anche i suoi

autorevoli uffizii, per commissione del papa, il vescovo di Palestrina.

Si conchiuse l'accordo, con restar obbligati i Sanesi[3023] a rifar le

mura di Montepulciano, e furono restituiti i prigioni. Studiossi

parimente il pontefice Gregorio di ridurre la concordia nella città di

Verona[3024]. Per questo inviò colà _Niccolò vescovo_ di Reggio e

_Tisone vescovo_ di Trivigi, di cui non truovo menzione presso

l'Ughelli. Corrisposero amendue all'espettazione del santo Padre,

coll'indurre nel dì 18 d'aprile le due fazioni contrarie, cioè la guelfa

del conte Ricciardo da San Bonifazio, e la ghibellina dei Montecchi, a

darsi il bacio di pace[3025], e a giurare di star ai comandamenti del

papa, a nome del quale misero ivi il podestà. Non piaceva un tale stato

di cose ad Eccelino da Romano, e però con lettere e messi[3026] andò

sollecitando l'imperador Federigo a calare in Italia con potente

esercito, promettendogli dal suo canto di gran cose. Fu eziandio creduto

ch'egli in persona si portasse alla città d'Augusta ad aggiugnere sproni

a chi già correva. Fu in quest'anno crudelmente ucciso nel monistero di

Santo Andrea, in un dì delle Rogazioni, _Guidotto_ da Correggio, vescovo

di Mantova, dalla famiglia degli Avvocati[3027]. Levossi per questo a

rumore tutto il popolo di Mantova, distrusse le lor case e torri, e gli

obbligò ad uscire di città. Si ridussero costoro a Verona da Eccelino,

rifugio di tutti gli scellerati.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 251 / 277 题